Da gennaio 2028 Sony non produrrà più nuovi dischi per le console PlayStation, uscendo di fatto dal mercato fisico. L'annuncio ha provocato una reazione molto forte, con prese di posizione da parte di esponenti del settore. Per Rhys Elliott, responsabile di Alinea Analytics, il tono delle proteste e la loro forza è fuorviante: si tratterebbe di una parte minoritaria del pubblico, pur molto rumorosa.
Tanto rumore, poca sostanza
Nella sua newsletter, Elliott ha analizzato le ragioni commerciali dietro la scelta, partendo dalle percentuali di vendita di diversi titoli di successo su PS5. Resident Evil Requiem ha venduto poco più del 30% delle copie in versione fisica, mentre Marvel's Wolverine supera il 32%. Pragmata e Onimusha: The Way of the Sword vanno oltre il 40%, mentre 007: First Light, Assassin's Creed Black Flag Resynced e Crimson Desert restano sotto il 30%.
Il quadro cambia con i giochi multiplayer. I dischi di FC 27, Madden 27 e MLB The Show 26 su PS5 non arrivano al 10% delle vendite. Sono titoli che generano ricavi enormi, e la differenza indica abitudini d'acquisto molto diverse a seconda della community: chi cerca grandi esperienze single player compra ancora molti dischi, mentre gli appassionati di sport e i giocatori di live service sono quasi interamente passati al digitale. Sony ha evidentemente preferito pensare prima a questi ultimi.
Per la multinazionale giapponese il punto è anche economico. Produrre dischi richiede una filiera costosa, dalla fabbricazione fino alla vendita al dettaglio, mentre il digitale elimina questi passaggi e passa per un negozio su cui l'azienda ha un controllo ben maggiore.
"La reazione negativa è in gran parte opera di una minoranza rumorosa all'interno di una minoranza dei ricavi", scrive Elliott. "Ma è una minoranza che conta molto, e che spende parecchio su PlayStation." Si parla di fan di lunga data e collezionisti, che prenotano i giochi in anticipo, spesso nelle edizioni da collezione, e che restano attivi nei mesi e negli anni successivi all'uscita di un titolo.
Secondo l'analista "alcuni se ne andranno", ma Sony sa che molti continueranno ad acquistare i giochi su PS Store, magari a malincuore. Il vero problema, a suo avviso, è il cinismo di fondo generato dalla comunicazione: "Sony di solito parla poco, e a volte è un punto di forza. Stavolta non lo è stato".