Napster, il servizio che ha rivoluzionato (e illegalmente sconvolto) l'industria musicale all'inizio degli anni 2000, è stato acquistato per 207 milioni di dollari. A firmare l'accordo è stata Infinite Reality, azienda specializzata in esperienze virtuali immersive e realtà aumentata. L'obiettivo è ambizioso: trasformare Napster in una piattaforma musicale sociale, con ambienti 3D dedicati a concerti virtuali, listening party e spazi commerciali per artisti e case discografiche.
Spazi virtuali per fan e artisti
Secondo Infinite Reality, il nuovo Napster diventerà un luogo in cui gli artisti potranno "creare ambienti folli, limitati solo dalla loro immaginazione", offrendo esperienze condivise tra musicisti e pubblico. I fan potranno acquistare merchandising, partecipare a eventi e performance dal vivo in ambienti digitali come spiagge, club o palchi futuristici. L'idea ricorda i fasti di Clubhouse, ma con un'infrastruttura visiva e sociale molto più avanzata. L'amministratore delegato John Acunto ha definito l'esperienza "Clubhouse per mille", sottolineando l'intento di creare un nuovo hub musicale nel mondo digitale.
La decisione si inserisce in una strategia più ampia di acquisizioni: Infinite Reality ha già acquistato la Drone Racing League, la piattaforma di marketing nel metaverso Landvault e il servizio di shopping in VR Obsess. Napster si aggiunge quindi a un ecosistema che punta a integrare musica, socialità e tecnologia immersiva.
Il valore nascosto: le licenze musicali
Anche se oggi il nome Napster non è più centrale nel panorama dello streaming, il servizio possiede ancora licenze per milioni di brani, rendendolo un asset interessante per chi voglia creare una nuova piattaforma senza partire da zero. Infinite Reality punta a "disrompere legalmente" il mercato, sfruttando questa base legale per costruire un prodotto alternativo a Spotify o Apple Music, ma molto più esperienziale e partecipativo.
Non è chiaro cosa accadrà all'attuale versione di Napster, che oggi offre un catalogo paragonabile ai big dello streaming. Tuttavia, gli indizi suggeriscono che la direzione sarà sempre più quella dell'integrazione con ambienti virtuali e meno quella del semplice ascolto on-demand.