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Perché Nintendo sta vendendo e ricomprando azioni: cosa significa per chi segue i videogiochi

Alcune banche giapponesi venderanno quote di Nintendo, mentre la società avvia un grande buyback.

NOTIZIA di Raffaele Staccini   —   27/02/2026
Logo Nintendo

L'annuncio della cessione di una parte delle quote detenute da alcune banche in Nintendo ha generato interesse anche tra chi segue il settore videoludico. Il tema può sembrare distante dai giochi, ma riguarda la struttura finanziaria della società che da decenni pubblica serie come Super Mario e Zelda.

L'operazione coinvolge istituti giapponesi che intendono ridurre le proprie partecipazioni incrociate, una pratica molto radicata in Giappone e oggi al centro di un cambiamento strutturale. Ma andiamo a vedere più nel dettaglio cosa sta succedendo.

Il buyback di Nintendo

Secondo i dati diffusi, la vendita complessiva raggiunge i 290 miliardi di yen, equivalenti a circa un miliardo e 750 milioni di euro. Si tratta di una quantità significativa di azioni che passa di mano, ma non di una mossa diretta di Nintendo. A vendere sono soprattutto MUFG Bank e Bank of Kyoto, affiancate da Resona Bank e dalla società tecnologica DeNA. È un processo favorito dal Tokyo Stock Exchange, che da anni spinge le aziende a sciogliere i legami azionari storici per aumentare trasparenza e competitività.

Shuntaro Furukawa, attuale presidente di Nintendo
Shuntaro Furukawa, attuale presidente di Nintendo

Negli anni le partecipazioni incrociate hanno contribuito a consolidare rapporti tra aziende e istituzioni finanziarie. L'idea è che un azionariato troppo stabile possa ridurre la pressione sui dirigenti e rallentare l'adozione di strategie più efficienti. Questo sistema è però da tempo oggetto di critiche da parte di osservatori internazionali, che lo considerano un ostacolo alla competitività e alla trasparenza nei confronti degli azionisti.

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La reazione del mercato è stata immediata. Il titolo Nintendo ha chiuso la giornata con un aumento vicino al 3 percento, mentre le azioni di Kyoto Financial Group hanno registrato un rialzo superiore. È un segnale che gli investitori guardano alla riorganizzazione come a un processo in grado di rendere più chiara la struttura dell'azionariato e più prevedibili le mosse future delle società coinvolte.

Parallelamente alle vendite, Nintendo ha annunciato un piano di riacquisto fino a 14 milioni di azioni, con un limite massimo di spesa di 100 miliardi di yen, pari a circa 650 milioni di euro. Il buyback è una scelta frequente nelle grandi aziende e risponde a più obiettivi. Da un lato può sostenere il valore del titolo, dall'altro consente alla società di mantenere maggiore controllo sulla composizione del capitale, soprattutto dopo l'uscita di azionisti storici. È quindi un modo per stabilizzare la situazione finanziaria e per gestire in modo più diretto l'equilibrio interno del gruppo.

Questo tipo di operazioni non è nuovo. Nel 2019 le banche giapponesi avevano già venduto circa 71 miliardi di yen di quote di Nintendo, segnando la prima fase di una riduzione delle partecipazioni incrociate. Oggi il processo sembra accelerare e il settore videoludico non è l'unico coinvolto. Reuters ha riportato che anche Toyota sta pianificando un disinvestimento analogo, che potrebbe valere circa 17 miliardi e mezzo di euro. È una prova ulteriore del cambiamento culturale che sta attraversando le grandi corporate nipponiche.

Per chi segue i videogiochi, l'effetto immediato è limitato. La vendita delle quote non modifica lo sviluppo dei giochi né le strategie creative della società. Tuttavia offre un quadro più preciso su come si sta muovendo uno dei principali attori dell'industria. Una struttura finanziaria più lineare può infatti influire sulla capacità di investimento e di pianificazione a lungo termine, due aspetti che pesano sul lancio di nuovi hardware e sul ritmo delle produzioni.