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Pirateria streaming in Italia: smantellata rete da 300 milioni che colpiva Sky, Netflix e DAZN

La Guardia di Finanza ha sequestrato una piattaforma IPTV illegale che avrebbe causato danni per oltre 300 milioni di euro.

NOTIZIA di Raffaele Staccini   —   22/05/2026
pirateria

La lotta contro la pirateria digitale in Italia entra in una nuova fase dopo l'operazione coordinata dalla Guardia di Finanza che ha portato allo smantellamento di una rete IPTV considerata tra le più avanzate individuate negli ultimi anni. Al centro dell'indagine c'era CINEMAGOAL, un'applicazione utilizzata per distribuire illegalmente contenuti provenienti da piattaforme come Sky, DAZN, Netflix, Disney+ e Spotify.

Secondo quanto comunicato dagli investigatori, il sistema avrebbe provocato danni economici stimati in circa 300 milioni di euro, coinvolgendo sia servizi video sia piattaforme dedicate alla musica in streaming. L'operazione è stata coordinata dalla Procura di Bologna con il supporto di Eurojust e ha incluso attività parallele anche in Francia e Germania.

Come funzionava il sistema IPTV illegale scoperto in Italia

Le autorità descrivono il meccanismo come particolarmente sofisticato rispetto ai tradizionali sistemi IPTV illegali. L'applicazione CINEMAGOAL collegava i dispositivi degli utenti a server esteri in grado di decifrare illegalmente i flussi protetti delle piattaforme streaming.

Guardia di finanza
Guardia di finanza

Una parte fondamentale dell'infrastruttura si trovava però in Italia. Gli investigatori hanno scoperto l'utilizzo di macchine virtuali operative ventiquattro ore su ventiquattro, incaricate di catturare e ritrasmettere codici di accesso provenienti da abbonamenti autentici registrati tramite identità fittizie. Questo processo avveniva ogni tre minuti, consentendo al sistema di mantenere attivi gli accessi senza destare sospetti immediati.

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Il modello utilizzato permetteva inoltre di aggirare alcuni dei controlli di sicurezza normalmente adottati dalle piattaforme digitali. A differenza di molte reti pirata tradizionali, il sistema non dipendeva direttamente da un singolo indirizzo IP associato all'utente finale, dettaglio che avrebbe reso più complessa l'identificazione degli utilizzatori.

Gli abbonamenti illegali venivano proposti a prezzi compresi tra 40 e 130 euro all'anno, cifre molto inferiori rispetto ai costi cumulativi delle sottoscrizioni ufficiali. Parallelamente al sequestro dei server contenenti i dati di decodifica e del codice sorgente dell'applicazione, la Guardia di Finanza ha individuato anche numerosi dispositivi illegali conosciuti con il nome di "pezzotto".

L'operazione non si è limitata agli organizzatori della rete. Le autorità italiane hanno identificato circa mille utenti che utilizzavano il sistema pirata e nei loro confronti scatteranno sanzioni amministrative comprese tra 154 e 5.000 euro.

Negli ultimi mesi il contrasto alla pirateria IPTV è diventato uno dei temi più discussi nel settore dell'intrattenimento digitale e dello sport in streaming. Le piattaforme che trasmettono eventi sportivi in diretta, in particolare il calcio, stanno aumentando la pressione sulle istituzioni europee per ottenere strumenti più rapidi contro la diffusione illegale dei contenuti.

L'operazione coordinata dalla Procura di Bologna mostra anche un altro elemento ormai centrale: le reti IPTV più avanzate operano spesso attraverso infrastrutture distribuite in più Paesi, rendendo necessaria la cooperazione internazionale tra magistratura, polizia e organismi europei specializzati nei reati digitali.

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