Una nuova parola d'ordine sta influenzando le strategie dei grandi produttori: la "chipflation". L'improvviso aumento dei costi dei semiconduttori, trainato dalla domanda insaziabile di memorie RAM per i data center dedicati all'intelligenza artificiale, sta mettendo colossi come Google davanti a una scelta difficile.
Secondo recenti indiscrezioni, per il prossimo Pixel 11 Pro, l'azienda di Mountain View starebbe valutando di ridurre la RAM a 12 GB, abbandonando i 16 GB visti sul predecessore. Il motivo principale è di natura psicologica ed economica: mantenere il prezzo di listino intorno ad una cifra che non superi i 999€.
Psicologia e prestazioni andranno di pari passo nella scelta del prezzo di Google Pixel 11 Pro
Superare la soglia dei 999€ significherebbe posizionare il dispositivo nella fascia ultra-premium, rischiando di perdere competitività. Il vero problema, però, non riguardarebbe le prestazioni attuali, poiché 12 GB di RAM sono oggi più che sufficienti per la maggior parte dei compiti. La preoccupazione maggiore risiede nel futuro.
Google promette 7 anni di aggiornamenti software, il che significa che il Pixel 11 Pro dovrà essere funzionale fino al 2033. Con l'evoluzione esponenziale dell'IA, che richiede enormi quantità di memoria per eseguire modelli in locale, esiste il rischio concreto che tra tre o quattro anni i 12 GB diventino un collo di bottiglia.
Quali soluzioni adotterà Google per il suo Pixel 11 Pro?
Una possibile soluzione intermedia per Google potrebbe essere la creazione di due varianti: un modello base da 12 GB di RAM / 128 GB di storage a 999€, per l'utente medio, e una versione avanzata da 16 GB di RAM / 512 GB di storage a 1.099€, dedicata ai power user che intendono tenere il telefono per molti anni.
Questa "scala di memoria" permetterebbe a Google di mantenere il prezzo d'attacco pubblicizzato, senza sacrificare l'innovazione IA che rappresenta il cuore del brand Pixel. La decisione finale di Google rivelerà cosa l'azienda considera prioritario.