PlayStation Store: lo spegnimento di PS3, PSP e PS Vita e la preservazione dei giochi

La voce di corridoio sulla possibilità che Sony decida di spegnere il PlayStation Store relativo a PS3, PSP e PS Vita fa emergere dei quesiti importanti.

NOTIZIA di Giorgio Melani   —   23/03/2021
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Ha generato una certa angoscia la voce di corridoio che vuole Sony intenzionata a "spegnere" la sezione "legacy" del PlayStation Store, ovvero quella dedicata alle piattaforme più vecchie come PS3, PSP e PS Vita. Ribadiamo che al momento si tratta solo di un rumor senza alcuna conferma ufficiale, ma la questione è verosimile e soprattutto introduce dei quesiti molto interessanti per quanto riguarda il futuro dei videogiochi, proprio mentre sta avvenendo progressivamente lo spostamento verso il digitale e i servizi. Il report che parla di PlayStation Store di PS3, PS Vita e PSP in chiusura entro la fine del 2021 proviene da una "fonte verificata" e viene riportato da The Gamer, sostenendo che Sony ha intenzione di chiudere il suo digital delivery dedicato alle console più vecchie tra luglio e agosto 2021, di fatto rendendo tutti i giochi in digitale per queste console non più acquistabili o raggiungibili attraverso lo Store ufficiale.

La questione ha generato addirittura una corsa all'acquisto di titoli da parte di giocatori preoccupati di non poterli poi ottenere una volta che le sezioni legacy dello Store verranno disattivate, come dimostrato dalle difficoltà ad accedere ad alcune sezioni dello Store riportate su alcuni forum di discussione, come ResetEra e Reddit, ma chiaramente la questione è ancora prematura. Quello che però appare molto reale è il problema in prospettiva: con la transizione verso il digitale e addirittura la smaterializzazione di hardware e software attraverso lo streaming, è chiaro come il possesso dei prodotti cambi e diventi un semplice usufrutto. Lo spegnimento dei server è una realtà con cui dovremo fare i conti su distanze di tempo piuttosto lunghe e i server di PS3, PSP e PS Vita potrebbero effettivamente essere arrivati a fine corsa ed essere messi offline, con il problema reale di non poter raggiungere i giochi in digitale. L'idea più rassicurante è che chi ha acquistato i titoli in passato abbia comunque sempre la possibilità di poter effettuare nuovamente il download, ricercandoli dalla propria libreria, ma la notizia ha insinuato anche il sospetto che questo non sia sempre vero e che sulla lunga distanza anche questo diritto potrebbe essere negato, con la disattivazione totale di intere porzioni di uno store digitale.

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È un po' l'idea che hanno sempre sostenuto i detrattori del digitale, o comunque chi preferisce acquistare i giochi su supporto fisico, tuttavia nemmeno quest'ultima soluzione potrebbe essere assolutamente al riparo di problemi. Come messo in evidenza nella lunga discussione emersa su ResetEra su questa voce di corridoio, ci sono ulteriori questioni da tenere in considerazione per le console più recenti, basate su sistemi di licenza digitali e account vari. Per esempio, come riportato dall'account Twitter "Does it Play" ripreso anche da John Linneman di Digital Foundry (sempre particolarmente attento a queste questioni sul recupero di giochi del passato, che aveva in precedenza anche criticato la scelta di Microsoft di rendere obbligatoria l'attivazione online dell'account su una nuova Xbox Series X|S), quando la batteria cmos interna a PS4 di scarica diventa comunque necessario un collegamento a un server per poter verificare la licenza, senza il quale non funzionano nemmeno i giochi su disco. La questione non è propriamente problematica, visto che probabilmente i server Sony per questo tipo di procedura rimarranno online per molto tempo, ma è da notare come anche una collezione di giochi su disco non sia completamente sicura e al riparo da qualsiasi cambiamento radicale nel futuro. Di fatto, se questa attivazione attraverso server non va a buon fine, non funzionano nemmeno i dischi.


È un caso limite, chiaramente, ma dimostra come i prodotti acquistati dipendano comunque sempre più da un accentramento di potere nelle mani dei produttori di hardware e distributori di servizi e sempre meno dall'effettivo possesso da parte degli acquirenti. Dunque il primo problema è la paventata impossibilità, in un prossimo futuro, di poter riottenere o far funzionare dei giochi che si sono effettivamente acquistati. Ma al di là di questo c'è anche un altro problema: che fine faranno quei giochi che diventeranno irraggiungibili o ingiocabili? La questione è particolarmente presente su PS5 e le console Sony in generale, visto che la compagnia non sembra particolarmente propensa a dedicarsi alla retro-compatibilità estesa come fa invece Microsoft da un po' di tempo a questa parte (e a questo potremmo collegare le celebri esternazioni di Jim Ryan, CEO di Sony Interactive Entertainment, quando parlava di "credere nelle generazioni" o la mitica "chi vorrebbe mai giocarci?" Riferita ai vecchi titoli su PS1, PS2 e PS3). Come riferito anche dal noto giornalista di Bloomberg, Jason Schreier, "i produttori di console dovrebbero avere un obbligo etico nei confronti del mantenimento e della preservazione della storia dei videogiochi. Se far funzionare questi store è troppo costoso, fate in modo di rendere i titoli giocabili altrove". Un'idea potrebbe essere spostare le intere librerie su PlayStation Now: l'inclusione di tutti i giochi sembra poco fattibile e in ogni caso probabilmente coloro che hanno acquistato i titoli in precedenza dovrebbero comunque pagare nuovamente per accedervi, ma potrebbe essere quantomeno un sistema per non perdere i giochi e preservarli in qualche modo.


Il discorso ritorna sempre al grande caos che riguarda la preservazione dei videogiochi, trattandosi di un medium sistemico e dunque legato a specifiche macchine per farli funzionare, dunque soggetti più di qualsiasi altro medium all'obsolescenza tecnologica. Ne avevamo già parlato in precedenza e la soluzione sarebbe una forma di emulazione legale e condivisa, che possa consentire quantomeno di raggiungere quei giochi che altrimenti sono di fatto destinati a sparire, secondo il principio base di trovare il modo di conservare un software e possibilmente renderlo fruibile a prescindere dalla piattaforma su cui è uscito. Il rischio estremamente reale è infatti ritrovarsi nella situazione per cui un gioco che non viene più prodotto o supportato non può effettivamente più essere giocato dai nuovi utenti che non lo trovano sul mercato, o ancora peggio da coloro che l'hanno proprio acquistato, pagandolo regolarmente. Il paradosso, in tutto questo, è che il software di per sé è anche un prodotto perfettamente preservabile, in termini di codice sorgente, mentre tutte le difficoltà applicate al suo utilizzo dipendono esclusivamente da questioni legate a copyright e gestione del possesso, che appaiono sempre più squilibrate a sfavore degli utenti.