Recensioni utenti: il review bombing tra democrazia e barbarie 55

Torna ad affacciarsi il review bombing, in accezioni sempre più disparate.

NOTIZIA di Giorgio Melani   —   02/09/2019

Può avere risvolti quasi folli, come in tutte le derive spinte al parossismo, ma la possibilità offerta agli utenti di recensire i prodotti, con articoli pubblici rivolti agli utenti stessi, è di per sé un ottimo servizio, nonché un'evoluzione logica della comunicazione inter e intra-community ai tempi del Web 2.0. Fatto questo assunto fondamentale, possiamo dire come il mezzo venga spesso dirottato per scopi diversi dalla semplice informazione tra utenti, diventando qualcosa di diverso, come nel caso del review bombing. In quest'ultimo caso, la recensione dell'utente è solo un contenitore, un canale atto a veicolare un messaggio ben preciso che assume consistenza in base alla quantità di voci si uniscono alla medesima frequenza, diventando un coro di dissenso.

È un fenomeno affascinante, che rappresenta anche una limpida espressione di democrazia e pertanto non andrebbe liquidato come semplice rumore di fondo di qualche esagitato, sebbene spesso sia proprio questo, in effetti. Di fatto, è diventato uno strumento di protesta, o quantomeno un canale di comunicazione che consente, a chi non ha altra possibilità, di comunicare il proprio dissenso per scelte commerciali, tecniche o addirittura ideologiche effettuate da chi sviluppa o pubblica i videogiochi. In questo modo si crea un nuovo rapporto di potere tra utenti e sviluppatori, che non è necessariamente un ribaltamento quanto piuttosto una nuova forma di dialogo, in un riassetto dei sistemi di comunicazione tra utenza e produttori. Quando questa forma di comunicazione riesce a raggiungere una massa critica, può effettivamente raggiungere dei risultati, come abbiamo visto in certi casi come per il finale di Mass Effect 3, per i prezzi dei DLC dei titoli Paradox o la gestione delle mod di Skyrim.


Il processo è semplice, quasi primitivo: quando emergono elementi critici che fanno scattare una polemica, questa si riflette in un'ondata di recensioni negative da parte degli utenti su un determinato prodotto (o più di uno, come nel recente caso di Borderlands e Borderlands 2 per protestare contro l'esclusiva data a Epic Games Store). È una sorta di segnale, più che una comunicazione ben modulata, ma quanto basta ad aprire un canale di collegamento che mette chi è nella posizione di potere in ascolto. Che questo porti a effetti positivi è discutibile: in molti casi si tratta di proteste futili o direttamente fuori luogo, come nel recente caso delle recensioni negative ad Astral Chain in quanto esclusiva Nintendo Switch, ma rappresentano comunque un segnale che gli sviluppatori potrebbero prendere in considerazione e comunque un mezzo in mano all'utenza in grado di aprire un canale di comunicazione che fino a un po' di tempo fa non esisteva. Visto in quest'ottica il review bombing è l'effetto di un cambiamento generalmente positivo, in linea di massima.

Non è comunque una questione semplice da valutare, perché si tratta a tutti gli effetti di un utilizzo distorto dello strumento recensione che può portare a una sua svalutazione totale. Fanno dunque bene coloro che impediscono di offrire questo spazio di discussione agli utenti per evitare le sue eventuali derive deteriori (come Epic Games Store e l'eShop Nintendo, ad esempio)? Le recensioni degli utenti sono una conquista preziosa e, come abbiamo detto, un'iniziativa profondamente democratica, dunque la loro eliminazione non può essere considerata il giusto modo di risolverne gli aspetti problematici. Semplicemente, come succede per ogni fonte di informazione, resta valida la necessità di approcciarsi anche a questo mezzo con un certo spirito critico, in modo da riuscire a valutare la validità dei giudizi e capire il modo e il senso di certe uscite più colorite. Dal punto di vista sistemico, una soluzione molto valida al momento è quella proposta da Steam, che avverte l'utente nel caso in cui si registri un picco di recensioni negative in un breve arco di tempo e in contrapposizione con quanto registrato in precedenza su uno stesso prodotto, ma è appunto una sorta di avvertimento dall'atteggiamento non censorio, che sembra andare nella giusta direzione.

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