Xbox Game Pass: cosa ne pensano gli sviluppatori? 38

Xbox Game Pass è stato accolto positivamente un po' da tutti i giocatori, ma cosa ne pensano gli sviluppatori?

NOTIZIA di Giorgio Melani   —   05/07/2019

Il lancio di Xbox Game Pass è stato salutato in linea di massima molto positivamente dai videogiocatori: nonostante il concetto del servizio su abbonamento possa incontrare ancora qualche resistenza, l'offerta di Microsoft si è dimostrata talmente conveniente da abbattere qualsiasi muro sulle abitudini pregresse dell'utenza console. La domanda però è: con tutto questo ben di Dio che viene propinato all'utenza a un costo apparentemente irrisorio (10 euro mensili o 12,99 nel caso di Xbox Game Pass Ultimate), come fanno tutti gli sviluppatori a guadagnarci qualcosa? Cosa ne pensano loro di questa nuova modalità di distribuzione e fruizione dei videogiochi che potrebbe imporsi sempre di più in futuro? Eurogamer.net ha condotto un'indagine tra alcuni rappresentanti di questa categoria, ancora piuttosto limitata come campione preso in esame ma comunque significativa di come venga visto e vissuto il Game Pass dall'altra parte della barricata.


Dino Patti, il co-fondatore di Playdead, autori di Limbo e Inside, per esempio, è uno dei sostenitori più convinti del Game Pass: "Penso che il modo in cui Game Pass si ponte come business sia per la prima volta quello che considero giusto per gli sviluppatori", ha affermato. Sebbene non abbia approfondito più di tanto la questione, secondo Patti l'accordo che Microsoft propone agli sviluppatori è equo, tanto da superare la sensazione di perdita che ci può essere nel dare il gioco "gratis" agli utenti, sostenendo che il supporto da parte della casa di Redmond è tale da rappresentare un vantaggio effettivo per gli sviluppatori che entrano a far parte del catalogo. Ben più dubbioso e meno positivo invece è risultato Fred Wester di Paradox, il quale non sembra essere molto d'accordo con il modo in cui Microsoft si accorda con gli sviluppatori: sebbene i termini non siano stati esplicitati, ovviamente, sembra che gli sviluppatori ottengano una valutazione in base al gioco messo a disposizione in catalogo e su questa guadagnino a prescindere da quanto il titolo in questione venga effettivamente scaricato e giocato dagli utenti.


Si tratta di un modello in stile Netflix, che effettivamente si accorda caso per caso con i produttori per il finanziamento e l'introduzione dei contenuti nel proprio catalogo. Secondo Wester sarebbe invece meglio un sistema alla Spotify, che invece finanzia i creatori di contenuti in base a quanto questi vengono fruiti e la stessa cosa vorrebbe anche Paradox, perché sostiene che, rispetto ad altre tipologie di giochi, i suoi titoli vengano giocati di più. Per Wester, in generale, i servizi su abbonamento devono essere presi con cautela dagli sviluppatori, perché adesso è una sorta di corsa all'oro in cui i guadagni sono facili ma potrebbe non durare e in ogni caso sarebbe importante mantenere comunque un canale di collegamento diretto con i propri utenti, senza dare via i propri prodotti rimanendo poi privi di qualsiasi controllo sul loro andamento, non avendo accesso ai numeri e quindi non avendo nemmeno gli strumenti per capire come l'accordo sia andato e quanto sia possibile contrattare per altre partnership ulteriori.


Altre prospettive sono state illustrate da Raul Rubio di Tequila Works e Dan da Rocha, autore di Q.U.B.E. Secondo il primo, la cosa più importante è scegliere valutare bene il partner con cui ci si impegna in questo tipo di business, mentre il secondo si è dimostrato entusiasta del modello su abbonamento, riferendo che per i team molto piccoli è l'ideale. In particolare, riducendo i rischi di una produzione e distribuzione standard, l'abbonamento può essere utile per posizionare i propri titoli più vecchi sulle piattaforme e renderli comunque visibili a fruibili, oppure per lanciare giochi su piattaforme emergenti, in modo da vedere quale sia l'impatto sul pubblico da una posizione comunque privilegiata e a rischio ridotto. Insomma, le considerazioni sono diverse e dimostrano come una soluzione tipo Xbox Game Pass possa risultare più o meno valida a seconda delle posizioni di partenza dei vari sviluppatori, soprattutto. La questione diventa particolarmente interessante perché, con l'entrata in campo anche di Google Stadia e la diffusione di abbonamenti per quanto riguarda i singoli publisher, il mercato del futuro sembra sempre più indirizzato verso questo modello di business. Tuttavia, la stessa Microsoft continua a non considerare l'abbonamento come sostitutivo del mercato standard: "Questo è pensato come un elemento aggiuntivo per l'ecosistema", ha spiegato Ben Decker di Microsoft a GamesIndustry, rispondendo a chi avanza dubbi sugli effetti nefasti degli abbonamenti sul mercato videoludico. "Non vediamo un futuro dove le sottoscrizioni sono dominanti, vediamo un futuro dove gli utenti hanno la possibilità di scegliere tra una sottoscrizione e l'acquisto per il possesso, con un ecosistema misto che è poi quello che vogliono sia gli utenti che gli sviluppatori".

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