La realtà della propria mente in Hellblade: Senua's Sacrifice  284

Abbiamo finalmente messo sotto i ferri il nuovo titolo dei Ninja Theory, e ne siamo rimasti affascinati

RECENSIONE di Antonio Fucito   —   08/08/2017
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Il percorso intrapreso da parte di Ninja Theory è interessante, perché seppur non costellato da titoli universalmente riconosciuti come capolavori, ha contribuito a creare un certo alone di carisma attorno allo sviluppatore britannico, soprattutto per la sua bravura dal punto di vista artistico: su console li abbiamo lasciati con un reboot di Devil May Cry che ha fatto parecchio discutere per il taglio grafico e di gameplay, ma che indubbiamente era dotato di personalità. In tanti, forse, si aspettavano una naturale evoluzione verso proprietà intellettuali inedite votate al genere action, ma i ragazzi di Cambridge avevano piani differenti: team di sviluppo contenuto - circa 20 persone - titolo pubblicato senza finanziamenti esterni, prezzo di vendita dimezzato rispetto ai classici tripla A, ma garantendo qualche ora di gioco dello stesso pregio. Hellblade: Senua's Sacrifice è un titolo spiazzante se viene approcciato con le aspettative di cui sopra, poiché pone il gameplay al servizio di un tema raramente trattato in maniera così completa all'interno dei videogiochi, quello della psicosi. Proprio per questo sciogliamo subito un paio di curiosità che nel caso di questo titolo diventano secondarie: come anticipato costa 30 euro e noi lo abbiamo portato a termine in circa 8 ore. Nel prossimo paragrafo, quindi, ci soffermeremo sugli aspetti che hanno portato al nostro giudizio, i quali dovrebbero essere presi in considerazione, nel bene e nel male, da chi è interessato al gioco.

Trofei PlayStation 4

Hellblade: Senua's Sacrifice è uno di quei titoli che rientra nella categoria "molto facili" per quanto riguarda l'ottenimento del tanto agognato platino. Portando a termine il gioco abbiamo infatti sbloccato il 90% dei trofei complessivi, lasciando per strada evidentemente solo una manciata di iscrizioni che raccontano storie legate alla mitologia nordica. Il resto si ottiene proseguendo naturalmente nell'avventura e vincendo una buona quantità di scontri.

I tormenti della mente

La psicosi è un disturbo della mente poco conosciuto dai più, che non ha particolari manifestazioni fisiche rispetto ad altre malattie ed è quindi difficile da capire da parte di chi non ne è affetto. Solitamente i sintomi sono allucinazioni e delirio, con impossibilità di discernere quello che avviene nella propria mente dalla realtà oggettiva, rispetto alla quale si perde il contatto. Attenzione a non confonderla con la psicopatia, che vi aggiunge la mancanza di empatia e di rimorso, ma attenzione anche ad approcciarla con leggerezza, noi ci limiteremo a farlo in relazione a questo gioco: è un tema delicato, riguardo il quale gli sviluppatori di Ninja Theory si sono rivolti a gruppi di studio e scienziati allo scopo di apprenderlo fino in fondo e riprodurlo nel videogioco in maniera credibile e soprattutto onesta. Sotto forma di un'avventura all'interno del mondo creato dalla mente di Senua, guerriera celtica che ha subito una serie di traumi fin da bambina: il padre che l'ha isolata ai primi segnali di squilibrio, la morte violenta del proprio amato, le credenze della mitologia nordica nella quale i capi delle tribù soggiogate venivano sacrificati in dono agli dei.

Una lotta costante con l'oscurità interiore che può esistere solo se è presente la luce: più grande è l'ombra proiettata, maggiore il pericolo. Non vogliamo rivelarvi ulteriori aspetti della "trama" perché è giusto che venga vissuta in prima persona dal giocatore; quello che possiamo raccontarvi, però, è come i tormenti di Senua sono stati riprodotti dal punto di vista estetico e di gameplay. Partiamo da quest'ultimo, impostato in terza persona con visuale ravvicinata spostata sulla destra; alla stregua di Resident Evil 4 e del nuovo God of War, per intenderci. La progressione è del tutto lineare tranne in un paio di momenti che possono essere affrontati in ordine inverso, ha come base una serie di combattimenti - che rappresentano il 20-30% dell'esperienza all'infuori della parte finale - e la risoluzione di puzzle ambientali, sempre dall'alto valore simbolico integrato con la narrazione. Spesso e volentieri si incontrano porte sbarrate con sopra raffigurati alcuni simboli runici, i quali vanno ricercati esplorando l'ambientazione magari da angolazioni specifiche. In altri momenti la protagonista affronta le illusioni generate dalla propria mente, e allora bisogna trovare la strada guardando attraverso "portali" che rivelano passaggi. E ancora, rivivere l'incendio del proprio villaggio, con le fiamme a rappresentare il pericolo da soverchiare. In tali frangenti si tratta di risolvere puzzle tendenzialmente semplici, esplorare ambienti discretamente grandi come dimensione ma lineari come articolazione, utilizzando R2 (su PlayStation 4, il titolo è esclusiva console ma disponibile anche su PC) per rivelare il passaggio successivo.

Il sistema di combattimento viene associato alla volontà di Senua di sconfiggere le proprie paure, che si manifestano in creature oscure dagli aspetti disturbati; solitamente gli scontri avvengono uno contro uno, ma bisogna stare attenti agli attacchi provenienti dagli altri mostri presenti sul campo di battaglia. Lo schema dei comandi prevede la parata con R1, la schivata con X, attacchi leggeri e pesanti con quadrato e triangolo; il cerchio infine per dare un calcio allo scopo di rompere le difese degli avversari dotati di scudo. Il tutto è abbastanza semplicistico seguendo il classico copione nel quale contano il tempismo e il contrattacco al momento giusto, con un ristretto campionario di mosse a disposizione. Un'ultima possibilità è data dallo scagliare un fascio di luce in grado di rallentare il tempo, disponibile in seguito ad un certo numero di fendenti evitati o portati a segno. A tal proposito si può scegliere il livello di difficoltà in qualsiasi momento - senza intaccare il conseguimento dei trofei - con l'inedita opzione "Auto" che si tara in base alle proprie performance e al numero di colpi subiti: vi suggeriamo ad ogni modo di giocare subito a Difficile, in maniera tale da ottenere un livello di sfida soddisfacente.

Non c'è oscurità senza luce

Tutto qui, né il gameplay generale né il sistema di combattimento possono essere paragonati alle migliori espressioni presenti in avventure o nei titoli action, ma quello che ci ha colpito è come sono stati integrati nella narrazione e nella riproduzione visiva del mondo creato da Senua, ovvero in maniera a dir poco magistrale. Questo grazie ad un doppio lavoro operato da Ninja Theory, che ha realizzato con Hellblade un piccolo gioiello dal punto di vista audiovisivo. Se possibile armatevi di buone cuffie o di un impianto stereo posizionale, perché tutta l'avventura viene accompagnata da un doppiaggio eccezionale - in inglese - e dalle tante voci all'interno della testa della protagonista, che provengono da direzioni ben precise e contribuiscono ad aumentare il coinvolgimento complessivo. Peccato per il lavoro pigro adoperato riguardo i sottotitoli in italiano, che spesso propongono righe intere di caratteri anticipando dialoghi i quali invece vengono recitati con pause ed enfasi: meriterebbero una sincronizzazione migliore col testo scritto.

Ad ogni modo la recitazione della protagonista, il campionamento delle voci, la qualità dei dialoghi sono davvero di pregevole fattura; spesso gli scontri e i momenti topici vengono accompagnati da urla e conversazioni in grado di aumentare l'empatia con la protagonista, di fatto elevando un qualcosa che preso da solo e innestato in un gioco "normale" sarebbe stato al limite del banale. La stessa eccezionale qualità si ravvisa in termini puramente artistici e visivi: Hellblade: Senua's Sacrifice utilizza il motore grafico Unreal Engine 4, modellato da Ninja Theory per proporre uno stile peculiare che sorprende nella gamma dei colori e nei filtri differenti applicati a seconda delle situazioni. Tra le altre cose effetti come deformazioni, sovrapposizione di scritte, flashback sono stati riprodotti seguendo le testimonianze dei pazienti e dottori interpellati, alla stessa maniera simbologie quali corvi, rami e luce, tanto più intensa quanto le ombre che vengono proiettate. Insomma, Hellblade denota una certa ricerca visiva che si traduce ottimamente anche se la si analizza dal punto di vista puramente grafico, non a caso abbiamo consumato la modalità fotografica per immortalare i numerosi scorci meritevoli che abbiamo incrociato. Qualche nota tecnica aggiuntiva, su PlayStation 4 Pro il titolo propone tra le opzioni la scelta tra 60hz e 30hz, in questo secondo caso si ha una risoluzione accresciuta, pari a 1440p "upscalati" in 4K. Il supporto HDR arriverà successivamente, noi abbiamo preferito la fluidità maggiore, per una risposta ai comandi più appagante anche se con qualche calo ben mascherato da motion blur e filtri grafici aggressivi.

In Hellblade ci sono momenti decisamente esaltanti, altri di estrema tensione quasi di stampo horror, in grado da far vivere in maniera partecipe le turbe della protagonista principale. Quando sopraffatti non si muore, semplicemente si rivive lo stesso momento nel mentre che il marciume corrode ulteriormente la mente di Senua, fino a giungere alle battute finali le quali in parte spiegano meglio il processo avvenuto nella sua testa, in parte contribuiscono a far capire come si possa avere una percezione così differente da quella oggettivamente (?) riconosciuta.

Versione testata
PlayStation 4
Digital Delivery
Steam, PlayStation Store
Prezzo
29,90 €
Multiplayer.it

8.8

Lettori (95)

8.4

Il tuo voto

Chi si aspetta(va) da Hellblade una sorta di Heavenly Sword alleggerito dai suoi difetti, oppure un action moderno, meglio che guardi altrove: il nuovo titolo auto prodotto da Ninja Theory è per certi versi sorprendente, per altri spiazzante. I combattimenti e la progressione sono al servizio di una narrativa forte, sceneggiata magistralmente, in grado di toccare tematiche raramente trattate altrove, figurarsi in un videogioco. Se volessimo fare un paragone più o meno forzato, rientra nella categoria di titoli alla Dear Esther oppure Gone Home, ma con un gameplay più corposo e variegato. Certo, poteva essere largamente migliore al punto da portare il titolo verso vette da capolavoro, ma è altresì efficace nel far vivere non passivamente i disturbi psicotici della protagonista, la sua lotta con l'oscurità, il mondo che si è creata dopo aver vissuto una serie di traumi. Le battaglie più difficili si affrontano con la mente, non con la spada: chi vi scrive ad oggi non ha mai dovuto affrontare, per sua fortuna, un conflitto interiore del genere, ma è rimasto impressionato da come questo concetto sia stato riprodotto in maniera così schietta all'interno di un videogioco.

PRO

  • Doppiaggio e livello artistico eccezionali
  • Senua è caratterizzata magistralmente
  • Gameplay perfettamente al servizio di una narrativa importante

CONTRO

  • Combattimenti e puzzle, soprattutto se decontestualizzati, risultano poco sviluppati