La recensione di Yakuza 6: The Song of Life 81

L'attesa conclusione della saga di Kazuma Kiryu è una storia di segreti, legami di sangue e duelli spettacolari

RECENSIONE di Tommaso Pugliese   —   15/03/2018

Indice

Quando è stato annunciato, nel settembre del 2015, Yakuza 6: The Song of Life ha immediatamente creato delle enormi aspettative fra gli ormai numerosi fan della serie. Lo storico producer Toshihiro Nagoshi aveva infatti rivelato che il sesto capitolo sarebbe stato quello conclusivo per la saga di Kazuma Kiryu, e che proprio per onorare un appuntamento così importante il team di sviluppo aveva pensato bene di disegnare il gioco appositamente per PlayStation 4, evitando le limitazioni di una progettazione cross-gen che pure con Yakuza 0 aveva funzionato in maniera irreprensibile, consegnandoci un comparto tecnico caratterizzato da una straordinaria cura e qualità degli asset, forte anche di un frame rate ancorato saldamente ai sessanta fotogrammi al secondo.

Dicevamo delle aspettative: dopo la ricchezza strutturale di Yakuza 5, che spremeva letteralmente le capacità di PlayStation 3 mettendo sul tavolo ben cinque differenti protagonisti, altrettanti scenari e situazioni inedite, era lecito attendersi che l'episodio d'esordio sull'attuale console ammiraglia Sony spingesse il franchise ancora più in là. Be', cerchiamo di chiarire subito un punto fondamentale: Yakuza 6: The Song of Life è davvero un ottimo titolo e conquisterà senza alcun dubbio il favore degli appassionati, ma non è quella straordinaria sintesi che ci aspettavamo. Volendo azzardare un paragone musicale (del resto il sottotitolo del gioco lo consente), l'ultima fatica di SEGA è come una canzone orecchiabile, radiofonica, ma che non va oltre la tradizionale sequenza di strofa e ritornello, rinunciando a variazioni sul tema e finanche allo "special".

Storie di padri e di figli

Non intendiamo ovviamente rivelare troppo della trama di Yakuza 6: The Song of Life, dunque ci limiteremo a parlare degli aspetti già noti della nuova avventura di Kazuma Kiryu, che si svolge circa tre anni dopo gli eventi del quinto capitolo. Inizialmente impegnata a gestire l'orfanotrofio di Okinawa, la giovane Haruka decide di allontanarsi quando capisce che il suo passato di idol potrebbe compromettere il futuro dei suoi amici, il tutto mentre Kazuma si trova in carcere, deciso a ripulire il proprio nome una volta per tutte dai legami con la malavita giapponese. La ragazza ricompare in quel di Kamurocho, ma in un modo inaspettato: viene investita da un'auto il cui guidatore non si ferma a prestare soccorso, sacrificando se stessa per proteggere suo figlio, il piccolo Haruto.

Quando Kazuma esce di prigione, è questo lo scenario che si trova di fronte: il sogno infranto di una vita felice insieme ai suoi piccoli amici, l'urgenza di tornare nel quartiere di Tokyo che ha fatto da scenario alle fasi più complicate della sua esistenza, la dolce Haruka finita in un coma da cui potrebbe non risvegliarsi, un pargoletto di cui prendersi cura e una ricerca dei colpevoli che lo condurrà a Onomichi, nella città di Hiroshima. Sono tanti gli interrogativi a cui il protagonista di Yakuza 6: The Song of Life dovrà cercare di dare una risposta. Chi è il padre di Haruto? Cosa ci faceva Haruka a Kamurocho? È stato davvero un incidente quello che l'ha vista coinvolta? In che modo è cambiata la città che fino a qualche anno prima conosceva così bene, e fino a dove si è spinto il conflitto fra la mafia cinese, quella coreana e quella giapponese?

Elementi che si intrecciano in una trama ampia e sfaccettata, caratterizzata come al solito da una direzione irreprensibile, da una recitazione intensa (nell'ormai tradizionale mix di dialoghi in giapponese e sottotitoli purtroppo solo in inglese) e da colpi di scena quasi mai telefonati, che ruotano spesso e volentieri attorno al difficile rapporto fra padri e figli, ma che nella loro totalità abbiamo trovato meno ispirati e convincenti rispetto a quanto visto di recente nel prequel, Yakuza 0. Certo, in quel caso c'era l'affascinante ambientazione di fine anni '80 a enfatizzare un po' tutti gli aspetti dell'esperienza, ma anche da questo punto di vista vale il discorso fatto in apertura: considerando la natura conclusiva di The Song of Life, ci saremmo aspettati una struttura narrativa più coerente in alcuni frangenti.

Il solito Yakuza?

Sotto molteplici aspetti Yakuza 6: The Song of Life rappresenta un ritorno alle origini per la serie, un episodio foriero di semplificazioni che puntano innanzitutto al ritorno del singolo personaggio giocabile, Kazuma Kiryu, e all'introduzione di una mappa inedita, quella di Onomichi, che per tanti motivi non può vantare l'attrattiva dell'ormai ben noto quartiere fittizio di Kamurocho. Parliamo infatti di una realtà provinciale, in cui mancano del tutto i convenience store così come qualsiasi tipo di attività collaterale che non siano piccole botteghe e ristoranti, e che non stupisce neppure sotto il profilo dell'estensione, presentando mura invisibili un po' troppo precocemente durante la fase esplorativa.

Ci sono vicoletti molto caratteristici, una altrettanto tipica galleria commerciale e la zona dei templi, che con le sue scalinate ci porta fino a un'altura da dove è possibile ammirare la costa; ma mancano, come detto, aspetti funzionali all'arricchimento della struttura che non siano il minigame dei clan. Quest'ultimo viene introdotto abbastanza in fretta nel corso della campagna e consente di cimentarsi con battaglie strategiche contro JUSTIS, un gruppo nominalmente nato per contrastare la microcriminalità ma trasformatosi a sua volta in una enorme gang di sgherri e uomini corrotti. Sbloccando nuove unità in modo progressivo, talvolta sconfiggendole in normali combattimenti da strada, il nostro compito nel minigioco è di piazzare sul terreno nuovi soldati in base all'energia disponibile e osservarli affrontare le truppe nemiche in maniera semiautomatica, con solo la possibilità di attivare le abilità speciali di cui sono dotati i nostri capitani.

Attività collaterali a Kamurocho e Onomichi

Uno dei tratti distintivi della serie di Yakuza risiede nei minigame e nelle attività collaterali disponibili all'interno degli scenari, e questo nuovo capitolo non fa eccezione. Oltre ai tradizionali classici arcade (nella fattispecie OutRun, Super Hang-On, Space Harrier e Fantasy Zone), nei Club SEGA di Kamurocho ci si può cimentare anche con la versione completa di Virtua Fighter 5: Final Showdown e Puyo Puyo, entrambi giocabili in multiplayer locale e accessibili dal menu principale. Per quanto riguarda gli altri passatempi, tornano il mahjong, le freccette, il battling center e il karaoke, mentre spiccano due fra le attività più "piccanti": la prima è l'Hostess Club, una variante del minigame visto nel già citato Yakuza 0, ma in cui saremo noi a dover chiacchierare in prima persona con una ragazza, selezionando fra un set di carte l'argomento che riteniamo più efficace per conquistarla; la seconda è la live chat, con un simpatico minigame fatto di sequenze di tasti, da azzeccare perché la nostra affascinante interlocutrice cominci a spogliarsi: se saremo bravi, riusciremo a vederla in uno stringato bikini. E per quanto riguarda Onomichi? Potremo giocare partite di baseball, cimentarci con la pesca subacquea o portare in giro Haruto e cercare di interpretare le sue espressioni per dondolarlo e carezzarlo quando si mette a piangere.

Una canzone ben nota

Sul fronte del gameplay, Yakuza 6: The Song of Life non rinnova la formula classica della serie, che purtroppo comincia a sentire il peso degli anni. Il pur ricco sandbox del gioco non fa infatti che indicarci dove andare di volta in volta (con un'unica eccezione sul finale, quando ci verrà chiesto di risolvere un enigma), inserendo in questi tragitti dal punto A al punto B eventuali situazioni collaterali, in primo luogo le ormai celebri quest secondarie. Alcune si ricollegano ai precedenti episodi e strapperanno senz'altro un sorriso ai fan di vecchia data, altre sono completamente nuove ma si muovono in un solco ben definito, senza provare a mischiare le carte: si completano dei dialoghi, si risponde correttamente (o anche no, sembra non cambiare molto) a qualche domanda e si finisce a fare a cazzotti con i malintenzionati di turno. A ciò si aggiungono le missioni del social media fittizio Troublr, creato per segnalare eventuali problemi di ordine pubblico che potremo offrirci di risolvere, salvando nella fattispecie coppiette attaccate da malviventi, dando la caccia a ladri e borseggiatori, e così via.

La cosa interessante di questa ordinaria amministrazione sta nel tentativo di valorizzare tutto ciò che è contorno, legando qualsiasi azione alla progressione del personaggio: le partite nei Club SEGA, le sortite nei ristoranti e, in pratica, tutto quello che facciamo andrà ad aumentare il punteggio di alcune categorie da cui attingere per il potenziamento generale di Kazuma, per lo sblocco di nuove abilità e mosse, incluse le special che sfruttano lo scenario o le armi (dolorosissima quella del coltello: il protagonista lo conficca nell'addome del nemico per poi tirargli una ginocchiata che spinge la lama ancora più a fondo) o le capacità legate al movimento (in primis la durata della corsa) e alle attività secondarie. Tasselli di un puzzle che sembra raccordarsi in maniera precisa con il livello di sfida della campagna, evitando di trasformarci in guerrieri inarrestabili se non verso la fine della storia, quando effettivamente quel grado di abilità sarà necessario per avere ragione degli ultimi, rognosi avversari.

Fatti sotto!

A proposito di duelli e abilità, come si presenta il sistema di combattimento di Yakuza 6: The Song of Life? L'impianto è solido come sempre e riesce a enfatizzare molto bene gli impatti, un elemento questo fondamentale perché gli scontri risultino divertenti e non vengano a noia, neppure al centesimo incontro casuale con una banda di scapestrati. Il layout è quello che i fan della serie conoscono bene, con il Quadrato per i colpi leggeri, il Triangolo per quelli pesanti e le special, X per schivare o interagire, Cerchio per afferrare e dar vita a diverse manovre (pugni o lanci, fondamentalmente). Il tasto dorsale sinistro consente di parare, quello destro di attivare il lock-on su di un singolo avversario, mentre il trigger sinistro centra la visuale e quello destro attiva, laddove disponibile, la "modalità furia". In questo stato, Kazuma afferra automaticamente gli oggetti che trova a tiro per usarli come armi, ma soprattutto può eseguire una devastante raffica di colpi in grado di infliggere ingenti danni anche ai nemici più coriacei.

Purtroppo anche sul fronte del combat system si registra però un atteggiamento conservativo, quasi rinunciatario: dopo aver introdotto con successo gli stili di combattimento con Yakuza 0, gli sviluppatori hanno scelto stavolta di non dar seguito a quell'esperimento e di rimanere ancorati a una soluzione unificata, efficace ma per alcuni versi inadeguata a determinate situazioni. C'è un'abbondanza di risorse a cui attingere per avere ragione dei propri avversari, è vero, ma queste meccaniche si rivelano spesso e volentieri troppo lente per poter fare davvero la differenza, costringendoci in caso di guai a ripiegare su strategie come la "toccata e fuga" (corsa e calcio volante, in pratica), meno spettacolari ma più sicure nel momento in cui i nemici sono tanti e diventa impossibile uscire dalla rissa senza subire danni. Certo, il nuovo sistema fisico restituisce reazioni più realistiche per quanto concerne gli impatti e vi capiterà di combattere anche nel mezzo di attività commerciali, ma si tratta alla fine dei conti di dettagli che non sempre riuscirete ad apprezzare.

Trofei PlayStation 4

Sono in tutto cinquantanove i Trofei sbloccabili in Yakuza 6: The Song of Life. Vista la natura del gioco, com'era lecito attendersi molti achievement sono legati alle subquest e alle attività collaterali, premiando la voglia di esplorare lo scenario e sfruttare le tante possibilità che offre, ma non mancano i Trofei ottenibili tramite la semplice progressione all'interno della campagna.

Un ultimo viaggio in Giappone

Se da un lato la nuova ambientazione di Onomichi è bella ma non particolarmente significativa, dall'altro Yakuza 6: The Song of Life offre una visione definitiva, per cura e dettagli, del quartiere fittizio di Kamurocho. Chi ha giocato con i precedenti episodi conoscerà ormai a memoria le strade della zona, ma di certo non le avrà mai viste così ricche, vivaci e suggestive; specie durante le ore notturne, quando le tantissime insegne luminose compongono uno spettacolo capace di innescare sentimenti contrastanti. La nuova versione del Dragon Engine gestisce questa mole di dati in maniera molto convincente, ancorata ai trenta frame al secondo su PlayStation 4 Pro, con poche incertezze e, soprattutto, asset di indiscutibile qualità: le scalettature e gli elementi meno brillanti si contano sulle dita di una mano, consegnandoci per il resto un comparto visivo di assoluta eccellenza.

E che dire delle cutscene? Alcune sono da manuale del cinema da combattimento, intense e dirette in maniera magistrale, con tempi e inquadrature perfetti. Il sonoro non è da meno, ma lì si tratta praticamente di certezze: il cast dei doppiatori giapponesi di Yakuza ha sempre dato prova della propria bravura, e anche stavolta non si registrano note stonate, il livello resta alto dall'inizio alla fine della campagna, coadiuvato da musiche quasi sempre eccellenti, capaci di sottolineare nella maniera migliore ogni tipo di situazione, dalle sequenze più movimentate a quelle più toccanti.

Versione testata
PlayStation 4
Multiplayer.it

8.4

Lettori (19)

8.6

Il tuo voto

Yakuza 6: The Song of Life ha il pregio di essere un ottimo episodio della serie SEGA: assolutamente solido e convincente in molte delle sue meccaniche, bellissimo da vedere, dotato di una direzione inappuntabile e di una struttura ricca di quest secondarie e attività collaterali; ma ha anche il difetto di dover dimostrare tanto, specie ai fan di lunga data, e di non riuscire a farlo come invece ci si aspettava. Gli autori hanno pensato di congedare Kazuma Kiryu con un'avventura di stampo tradizionale, solitaria, con i piedi ben piantati a terra, ma nell'intraprendere questo percorso hanno purtroppo rinunciato a tante delle valide idee introdotte negli ultimi anni. Lascia l'amaro in bocca non poter premiare questa produzione come speravamo di fare, ma è chiaro che dopo i numeri di Yakuza 5 e l'eccellente visione di Yakuza 0 ci si aspettava un finale ancora più ricco, ancora più coinvolgente, ancora più sfaccettato. Nulla di tutto questo: The Song of Life deve accontentarsi di essere semplicemente un ottimo, divertente, appassionante capitolo della serie.

PRO

  • Gameplay ben collaudato, solido e coinvolgente
  • Tanti minigame e attività collaterali
  • Visivamente è uno spettacolo
  • Narrazione straordinaria...

CONTRO

  • ...ma ci aspettavamo qualcosa di più dalla trama
  • Un solo personaggio giocabile, due soli scenari
  • Onomichi non regge il confronto con Kamurocho
  • Un unico stile di combattimento