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Bayonetta Origins: Cereza and the Lost Demon, la nostra recensione

Dopo il trionfo del terzo Bayonetta, gli sviluppatori di PlatinumGames sorprendono tutti con uno spinoff sulle origini della strega. Ecco la recensione.

Bayonetta Origins: Cereza and the Lost Demon, la nostra recensione
RECENSIONE di Aligi Comandini   —   14/03/2023

Dopo un periodo buio, segnato da alcuni clamorosi passi falsi e da una comunicazione tutt'altro che brillante, l'arrivo di Bayonetta 3 ha rappresentato un'essenziale luce in fondo al tunnel per i fan di PlatinumGames. Vero, anche quel fenomenale action ha avuto uno sviluppo travagliato, ma almeno ha confermato come l'apprezzatissimo team giapponese guidato da Hideki Kamiya e Atsushi Inaba sia ancora ricco di notevoli talenti, oltre che capace di sfornare videogiochi di qualità.

Una singola prova, però, non è sufficiente a garantire la salute della casa, specie per chiunque abbia ascoltato le voci apocalittiche che parlavano di pessimi piani di crescita e di seri problemi produttivi interni, risolti solo marginalmente da alcune provvidenziali "iniezioni" monetarie. Fatto sta che, parallelamente alle voci di sventura, giravano anche commenti molto più positivi in cui si calmavano le acque descrivendo un semplice periodo di trasformazione organizzativa e formazione di nuove leve, oltre che una discreta lista di prodotti sperimentali in lavorazione, pronti a cambiare faccia a una software house ormai nota quasi esclusivamente per i giochi d'azione.

A tali incertezze e speculazioni, Platinum ha semplicemente deciso di rispondere con un nuovo gioco, peraltro sempre legato all'universo di Bayonetta. Solo che stavolta non siamo davanti a un titolo tutto botte e adrenalina, bensì a un'avventura dall'aspetto fiabesco, che sembra voler narrare le origini della strega più inarrestabile dei videogiochi con una delicatezza ormai da molti considerata ben lontana dagli uffici dello Sky Building di Osaka.

Già, perché questo curioso spinoff chiamato Bayonetta Origins: Cereza and the Lost Demon, vanta una cura certosina per la direzione artistica quasi capace di ricordare i bei tempi andati di Clover Studio (il rimpianto team dalla cui caduta PlatinumGames è nata) e, anche se il suo look inconsueto ha portato molti a considerarlo una produzione secondaria, non è assolutamente il caso di sottovalutarlo. Oggi vi diremo come mai Bayonetta Origins: Cereza and the Lost Demon è tutto fuorché un gioco ignorabile, nella nostra recensione.

La storia di Bayonetta Origins tra demoni, streghe e... fate?

Durante le prime battute di Bayonetta Origins: Cereza and the Lost Demon, dovrete affrontare l'addestramento di Morgana. Vi assicuriamo che è più semplice di quanto crediate
Durante le prime battute di Bayonetta Origins: Cereza and the Lost Demon, dovrete affrontare l'addestramento di Morgana. Vi assicuriamo che è più semplice di quanto crediate

La trama del terzo Bayonetta è stata una mezza delusione, in parte per via dell'inserimento forzato di una terza "fazione" nell'universo creato da Platinum e di alcuni elementi importanti della narrativa relegati a testi secondari, quando non del tutto abbandonati a sé stessi. La cosa non ha avuto grandi effetti sulla qualità generale di quel titolo, e anzi il fatto che la scrittura fosse completamente al servizio del giocato ha per certi versi permesso agli sviluppatori di sbizzarrirsi con la campagna oltre ogni limite. Con Bayonetta Origins la situazione è però molto diversa.

Questo è una sorta di prequel dopotutto, dai ritmi più compassati e pervaso dal chiaro desiderio di trascinare i giocatori nel suo mondo; la storia è perciò un elemento molto più centrale nella produzione, e non è difficile rendersene conto fin dalle prime battute, che vi mettono nei panni di una Cereza ancora ingenua e timorosa, che decide di diventare una poderosa strega per poter salvare sua madre dalla prigionia a cui l'hanno costretta le altre streghe di Umbra.

Debole e isolata da quasi tutte le sue pari per via del tabù infranto dai suoi genitori, la ragazza viene accolta da Morgana, una strega esiliata che le insegna le basi della magia. Come ovvio che sia, la ricerca di potere di Cereza porta la ragazza a mettersi nei guai in tempo record, tanto da trascinarla nei meandri di una foresta oscura in compagnia di un demone evocato, per qualche strano motivo, nella sua bambola di pezza preferita. In un luogo dove nulla è come sembra ed esseri fatati hanno il controllo di ogni cosa, l'unica speranza di questa strana coppia sono un lupo bianco e la voce di un ragazzo misterioso.

La foresta in cui Cereza si perde è 'fatata' nel vero senso della parola. Le fate saranno i vostri avversari principali per tutta la campagna
La foresta in cui Cereza si perde è "fatata" nel vero senso della parola. Le fate saranno i vostri avversari principali per tutta la campagna

Sono vicende semplici, trattate con una finezza atipica se si considera che tra gli scrittori principali c'è ancora Kamiya (molto apprezzato come director, ma non certo un luminare quando si tratta di testi), e create prevalentemente per coprire alcuni "buchi" di Bayonetta 3, con particolare focus sulle fate e la loro natura. Non tutto vanta lo stesso livello di intelligenza, vero, per via di qualche scelta un po' troppo banale e della inevitabile tendenza del team giapponese a eccedere sul finale, ma se non altro viene sviluppato con maggior senso un multiverso ormai indispensabile per portare avanti il marchio in futuro. Molto piacevole persino la presenza di una narratrice principale, che dà al tutto un tono ancor più magico e surreale durante le peculiari scene d'intermezzo, con quest'ultime rappresentate come fossero pagine di un libro illustrato.

Insomma, siamo davanti a un titolo la cui narrativa è molto più adatta ai giocatori giovani rispetto a quelli a cui Kamiya e compagni ci hanno abituato, eppure la maggior cura riposta in tale aspetto la rende una delle più piacevoli della serie in generale.

Gameplay: fratelli di capelli

Cheshire ha molte forme a disposizione in Bayonetta Origins: Cereza and the Lost Demon. Hanno poteri molto diversi anche in battaglia, ma tutte hanno in comune almeno una mossa finale di qualche tipo sui nemici paralizzati
Cheshire ha molte forme a disposizione in Bayonetta Origins: Cereza and the Lost Demon. Hanno poteri molto diversi anche in battaglia, ma tutte hanno in comune almeno una mossa finale di qualche tipo sui nemici paralizzati

Il completo cambio di direzione del gioco coinvolge chiaramente il gameplay, anche se la trasformazione è meno colossale di quanto si potesse anticipare. Alla base, infatti, Bayonetta Origins è prevalentemente ancora un action, nonostante la sua struttura sia del tutto diversa da quella dei giochi che l'hanno preceduto. L'idea alla base è molto vicina a quello di Brothers: A Tale of Two Sons, primo lavoro di Josef Fares, ed esattamente come in quell'avventura anche qui si controllano due personaggi separatamente, dato che i movimenti di ognuno sono legati a una delle due levette analogiche del pad, mentre la telecamera è fissa con visuale dall'alto.

Le analogie si fermano però qui, dato che l'opera di PlatinumGames risulta meccanicamente molto più complessa: Cereza e Cheshire - questo il nome del suo compagno demoniaco - hanno infatti abilità separate e completamente uniche, che vengono furbescamente gestite attraverso i grilletti dorsali, e vanno utilizzate in combinazione sia nel bel mezzo dei combattimenti che durante l'esplorazione, in quanto ricche di sinergie o direttamente correlate ai tanti ostacoli ambientali sparsi per le mappe.

I poteri elementali di Cheshire saranno indispensabili anche durante l'esplorazione
I poteri elementali di Cheshire saranno indispensabili anche durante l'esplorazione

Ma partiamo dal combattimento, perché, nonostante il gioco sia ricco di enigmi, fasi platform e pura esplorazione, le battaglie occupano buona parte della campagna, oltre a girare attorno a un sistema di tutto rispetto. Da applaudire, ad esempio, l'intuitività dell'esperienza: in un gioco d'azione con due personaggi controllabili contemporaneamente il gameplay potrebbe risultare confusionario e ostico, eppure in Bayonetta Origins la progressione delle abilità e l'aggressività dei nemici sono calcolate alla perfezione, così da permettere a qualunque giocatore di padroneggiare al meglio ogni manovra. Si parte da combinazioni semplicissime di colpi con poche variazioni, dove l'unico fattore da gestire è il posizionamento dei protagonisti per evitare i danni; andando avanti però le cose si complicano notevolmente, e il numero di avversari raggiunge una varietà tale da necessitare di specifiche "presentazioni" introduttive, simili a quelle viste negli action da cui tutto è nato.

Le differenze non sono peraltro solo estetiche; non richiedendo chissà quale velocità di reazione per essere gestito, il combattimento qui è per lo più costruito attorno a debolezze specifiche a vari poteri, utilizzabili da Cheshire trasformandosi in quattro diverse forme elementali che si sbloccano avanzando nella campagna. In pratica gli scontri sono quasi dei piccoli puzzle, dove all'inizio basta menare le mani a casaccio ed evitare attacchi per non avere problemi, ma gradualmente diventa obbligatorio aguzzare l'ingegno, e capire esattamente cosa utilizzare e quando per superare le difese nemiche.

Cheshire è sempre un alleato potentissimo, ma per massimizzarne l'efficacia è necessario usare al meglio le sue abilità in base alle debolezze nemiche
Cheshire è sempre un alleato potentissimo, ma per massimizzarne l'efficacia è necessario usare al meglio le sue abilità in base alle debolezze nemiche

Il bello è che l'impronta di Platinum si nota alla grande anche in un sistema di questo tipo. Ogni forma, per capirci, ha combinazioni di colpi con raggio e movimenti specifici che possono venir cancellate liberamente le une nelle altre, mentre è presente nel gioco un doppio albero di abilità tramite cui si potenziano sia Cheshire che Cereza, e si possono ottenere manovre più avanzate come schivate e attacchi speciali combinati quando un nemico è paralizzato dai rovi della streghetta. Ok, finezze simili non aggiungono molto all'esperienza di base (tutt'altro che difficile), ma anche qui c'è ovviamente una difficoltà più alta da affrontare una volta completato il tutto, ed è sempre piacevole vedere questo genere di cura nelle meccaniche anche quando le si può in parte ignorare. Discorso diverso invece per i boss: sono pochi, ma in più fasi, e risultano senza ombra di dubbio sia le battaglie più creative che quelle più impegnative del gioco. Non è certo una sorpresa, considerando la maestria di Platinum nella creazione di scontri memorabili, eppure non era scontato fare centro in un gioco così diverso per ritmi e approccio dai loro progetti classici.

A voler fare una singola critica degli aspetti appena descritti, forse la progressione è persino troppo lenta e, pur assicurando che ogni novità venga assorbita senza troppi problemi, porta i primi scontri ad essere basilari se comparati a quanto affrontato a campagna inoltrata. Non si tratta comunque di un problema particolarmente grave, ed è perfettamente logico che gli sviluppatori abbiano optato per una crescita graduale.

Struttura: la terra del giovane eterno

Nei Tir Na Nòg dovrete vedervela con alcune delle fasi platform più elaborate del gioco. Nulla di troppo complicato, ma è il caso di muoversi comunque con una certa coordinazione in Bayonetta Origins
Nei Tir Na Nòg dovrete vedervela con alcune delle fasi platform più elaborate del gioco. Nulla di troppo complicato, ma è il caso di muoversi comunque con una certa coordinazione in Bayonetta Origins

Come già precisato, Bayonetta Origins: Cereza and the Lost Demon non è un action puro, bensì un titolo più ponderato, dove esplorazione e risoluzione di enigmi hanno spesso la stessa importanza delle artigliate di Cheshire. Il gioco rappresenta peraltro una piacevolissima dimostrazione di talento, dato che vanta una mappa complessa molto ben congegnata, che risulta estremamente piacevole da navigare e ripercorrere una volta ottenute le abilità necessarie ad aprire passaggi precedentemente bloccati.

L'avanzamento del gioco ricorda quello dei metroidvania: la direzione da seguire nella foresta fatata è sempre chiaramente indicata dalle orme del lupo bianco, ma è possibile lasciarle perdere e percorrere i tanti bivi disponibili, o dopo un certo punto addirittura riesplorare alcune zone già percorse per svelarne tutti i segreti grazie ai nuovi poteri del vostro gattone demoniaco. Farlo, di norma, permette di ottenere oggetti utili - o materiali per crearli, dato che Cereza può mescolare pozioni in un calderone ai punti di salvataggio - insieme alle risorse necessarie per ottenere le abilità di combattimento nei rami di sviluppo.

Le mappe del gioco sono più variegate e ricche di quanto si possa pensare. Inoltre, una volta ottenuti i poteri necessari, potrete riesplorarle per ottenere tutti i loro segreti
Le mappe del gioco sono più variegate e ricche di quanto si possa pensare. Inoltre, una volta ottenuti i poteri necessari, potrete riesplorarle per ottenere tutti i loro segreti

La raccolta di questi materiali alle volte è persino un po' troppo "rilassata", ma se non altro si sposa bene all'incantevole atmosfera del gioco, e il design delle mappe è abbastanza brillante da dare sempre grosse soddisfazioni quando si supera un ostacolo precedentemente impossibile da oltrepassare. Spiccano, in particolare, delle sessioni platform che richiedono movimenti coordinati di entrambi i personaggi per avanzare, e alcuni gradevolissimi enigmi che portano a usare Cheshire per proteggere Cereza da certi pericoli o permetterle semplicemente di raggiungere obiettivi usando varie combinazioni di poteri.

Il grosso di queste situazioni si svolge peraltro in una dimensione alternativa chiamata Tir Na Nóg, da superare per dissipare le illusioni delle fate e poter continuare liberamente l'inseguimento del lupo che guida i passi della protagonista. L'utilizzo di livelli simili è molto furbo, perché ha permesso agli sviluppatori di inserire nella campagna mappe molto distanti dall'estetica e dalla conformazione tipica della foresta, ed è al contempo perfettamente inserito in una serie dove le "prove nei portali" sono una presenza costante.

Le forme elementali di Cheshire in Bayonetta Origins: Cereza and the Lost Demon bastano e avanzano per offrire una buona varietà
Le forme elementali di Cheshire in Bayonetta Origins: Cereza and the Lost Demon bastano e avanzano per offrire una buona varietà

In quanto esaminato risiedono però forse gli unici elementi del titolo ad averci deluso, a partire dalle capacità di Cereza, indubbiamente molto più limitate rispetto ai poteri del compagno. Laddove infatti in battaglia la semplice gestione dei rovi è un perfetto contraltare alle tante forme di Cheshire, lo stesso non si può dire nel bel mezzo dell'esplorazione, dove la ragazza può solo interagire con certi elementi attraverso un elementare rhythm game che sul lungo andare diventa piuttosto ripetitivo. Qualche variazione sul tema viene introdotta più avanti, ma la presenza di note doppie o prolungate da seguire aggiunge poco o niente a queste "attivazioni", confermandole come l'aspetto più debole dell'intero gameplay. Si tratta di operazioni abbastanza rapide da non venire mai realmente a noia, ma siamo certi si potevano trovare soluzioni più interessanti alla magia di Cereza.

L'altra incrinatura risiede invece nell'equilibrio tra enigmi e combattimenti, che nell'ultimo terzo dell'avventura inizia a gravitare fin troppo verso i secondi, prevalentemente per via di numerosi Tir Na Nóg completabili superando delle semplici arene. Sono battaglie soddisfacenti che richiedono concentrazione, ma visti gli ottimi risultati raggiunti avremmo voluto vedere alle prese i designer di Platinum con più mappe complesse ed enigmi.

Arte e tecnica, tra guerrieri, pittori e musicanti

L'ultima opera di Platinum è una gioia per gli occhi, ma la colonna sonora non è da meno
L'ultima opera di Platinum è una gioia per gli occhi, ma la colonna sonora non è da meno

Pur con i piccoli inciampi sopra descritti, non si può che elogiare il lavoro fatto dal team sui sistemi di Bayonetta Origins; per quanto la qualità generale sia di tutto rispetto, la caratteristica che spicca più di ogni altra resta l'impressionante comparto artistico del gioco, a tratti capace di sorprenderci ben al di là delle nostre più rosee aspettative.

Considerando quanto altalenante fosse la direzione artistica di Bayonetta 3 era difficile aspettarsi un lavoro di questo livello, eppure l'opera di Platinum ci ha davvero lasciati a bocca aperta, tanto da riuscire con i suoi colori accesi e il look magnificamente essenziale a colpire ad ogni cambio di ambientazione. Bayonetta Origins è la dimostrazione di come una grafica stilizzata e cartoonesca non debba necessariamente seguire i canoni di altre produzioni, e i suoi personaggi e livelli sono lontani sia dall'aspetto "fumettoso" di una miriade di produzioni indipendenti, che dall'estetica di opere ben più ricercate (e riconducibili allo storico della casa) come Okami o Viewtiful Joe. A tratti i colori del gioco ricordano per composizione ed equilibrio la versione digitale della vetrata di una chiesa; altre volte le texture ricordano i quadri di Gustav Klimt o le opere più "pulite" dell'art noveau, il tutto però mantenendo un'armonia invidiabile che non viene mai a mancare nemmeno dopo secchi cambi di ambientazione.

Cereza qui è ancora solo una timida e impaurita ragazzina. Lo sguardo penetrante della futura Bayonetta però c'è già tutto, specie con occhi così enormi
Cereza qui è ancora solo una timida e impaurita ragazzina. Lo sguardo penetrante della futura Bayonetta però c'è già tutto, specie con occhi così enormi

A innalzare ancor di più l'impatto generale, infine, ci pensano le musiche, grazie a una colonna sonora assolutamente eccezionale. Da Nier Automata in poi Platinum ha fatto passi da gigante in questo campo e, nonostante fosse impossibile tenere testa al genio di Keiichi Okabe in quel titolo, sono riusciti a distinguersi affidandosi chiaramente a dei grandi talenti sia in Bayonetta 3 che qui. In Bayonetta Origins le musiche rappresentano un accompagnamento perfetto per ogni situazione, dalle sognanti atmosfere delle zone più tranquille della foresta alle adrenaliniche battaglie contro i nemici più ostici. Questo è chiaramente uno di quei giochi che, grazie alla sua direzione artistica e alla sua colonna sonora, non invecchierà mai.

Chiudiamo con la longevità, che non è certo straordinaria ma nemmeno sottovalutabile. Il gioco dura infatti tranquillamente più di una decina d'ore, e supera senza problemi le 15 se si considerano i tanti collezionabili per i completisti, o la presenza di un extra di breve durata che merita assolutamente di essere giocato. Inoltre c'è la già accennata difficoltà aggiuntiva che si sblocca una volta terminata l'avventura, anche se ovviamente non basta a offrire una rigiocabilità comparabile a quella degli altri giochi di Platinum.

Conclusioni

Digital Delivery Nintendo eShop
Prezzo 59,99 €
Multiplayer.it
8.5
Lettori (24)
7.6
Il tuo voto

L'opera di Abebe Tinari è una gemma che dimostra come in PlatinumGames non si siano rigirati i pollici negli ultimi anni, bensì ci sia stata un'importante opera di coltivazione di talenti. Le nuove leve qui hanno dimostrato la loro abilità in tutti i campi, dal design a quello artistico, senza tralasciare una colonna sonora a tratti persino più eccelsa degli altri aspetti del gioco. Il loro non è comunque un lavoro perfetto, per via di qualche ingenuità strutturale e della tendenza del team a spingere un po' troppo l'acceleratore sull'azione in chiusura d'opera, ma Bayonetta Origins è comunque un titolo che speriamo non venga sottovalutato, perché per certi versi rappresenta un ritorno di PlatinumGames alla sfaccettata creatività di Clover Studio, e vogliamo assolutamente vedere altri esperimenti di questo tipo da loro.

PRO

  • Artisticamente magnifico e la colonna sonora non è da meno
  • Gameplay brillante, vario e ricco di buone idee
  • Ottimo design delle mappe

CONTRO

  • Verso la parte finale l'equilibrio si spezza in favore dell'azione
  • Le capacità di Cereza sono un po' troppo basilari durante l'esplorazione