Chernobylite, la recensione

A trent'anni dal disastro di Chernobyl, nella recensione di Chernobylite torniamo nella Zona di Alienazione per cercare le risposte da cui siamo scappati a lungo.

RECENSIONE di Alessandra Borgonovo —   28/07/2021
82

26 aprile 1986. Il giorno in cui la catastrofe nucleare di Chernobyl cambiò per sempre la vita di 350.000 persone: tra loro anche Igor, giovane e appassionato fisico che lavorava nella struttura. Anche a lui il disastro ha tolto qualcosa di prezioso, la sua fidanzata Tatyana, e dopo essere stato tormentato dai fantasmi del passato per trent'anni, decide che è arrivato il tempo di metterli a tacere cercando quelle risposte che sembrano volere.

Con queste premesse si apre il nostro viaggio nella Zona di Alienazione, che diventerà il cuore dell'intera esperienza di Chernobylite: non è un horror puro, anzi, dopo ore e ore spese a vagare senza sosta per i territori desolati attorno a Chernobyl l'impressione che abbiamo avuto è stata quella di un Fallout elevato alla potenza dei suoi momenti più inquietanti.

L'anima del gioco è più da GdR con una fortissima componente di sopravvivenza, alla quale si accodano orrori che il disastro nucleare ha causato (e tante altre spiegazioni fisico/scientifiche che non sapremmo riportare nemmeno volendo, data la complessità). Chernobyl non è certo un elemento nuovo nell'immaginario, videoludico e non, ma l'esperienza si è rivelata in questo caso molto coinvolgente grazie a una ricostruzione incredibilmente fedele e immersiva, nel suo desolante terrore. Tra creature d'incubo e soldati governativi, la ricerca della verità da parte di Igor si rivelerà molto più complessa di quanto possa sembrare.

Scopriamo Chernobylite nella recensione della versione PC.

Adattati, combatti, sopravvivi

I desolanti paesaggi di Chernobylite.
I desolanti paesaggi di Chernobylite.

Come anticipato, Chernobylite è soprattutto un GdR con forte enfasi sulla sopravvivenza: dovremo imparare a muoverci con cautela all'interno della Zona di Alienazione, cercando risorse che possano tornarci utili, valutando se e quando entrare in combattimento, come farlo nel caso fossimo costretti e soprattutto pensare a come crescere, per tornare sul campo più forti di prima.

Ogni azione di Igor, infatti, che sia la raccolta di risorse, la risoluzione di eventi, l'uccisione di nemici o il completamento della missione principale, ci permette di guadagnare punti esperienza che a loro volta si convergono in punti abilità da spendere parlando con i compagni di squadra. L'obiettivo del protagonista è infatti molto preciso: salvare Tatyana, che, pur essendo scomparsa da trent'anni, lui è sicuro di trovare nelle mani del governo. Per farlo bisogna soddisfare i requisiti del piano di azione, tra i quali bisogna mettere insieme una squadra di cinque elementi: ognuno di loro sarà in grado di insegnarci tecniche precise legate al loro background e alla loro vita a seguito del disastro di Chernobyl, attraverso un breve allenamento sul campo. Sta a noi, in base allo stile di gioco che adotteremo, scegliere come crescere e su quali aspetti focalizzarci, tenendo però presente che Igor non è un soldato: sebbene sappia uccidere, farlo potrebbe avere ripercussioni sulla sua psiche, elemento fondamentale da tenere d'occhio assieme alla salute.

Avere un piano d'azione e dei compagni significa, di riflesso, avere anche una base operativa da dove dirigere le operazioni. Questo è sostanzialmente l'hub di Chernobylite, al quale tornare dopo ogni missione, e che da semplice magazzino in disuso va trasformato in un vero e proprio rifugio dove non solo noi, ma anche i nostri compagni sentano di appartenere: prenderci cura di loro tanto quanto di Igor è fondamentale per evitare animosità ma, soprattutto, che lascino il gruppo nel caso si trovassero fin troppo in disaccordo con noi. Dobbiamo ammettere che non ci è capitato di rovinare i rapporti a tal punto, tuttavia proprio perché si è liberi di prendere le decisioni che si vuole, c'è la possibilità che qualcosa vada storto.

Migliorare la base è fra gli elementi più coinvolgenti del gioco, poiché strettamente legato alla raccolta di risorse, che a loro volta possono però essere ottenute con maggiore efficacia proprio costruendo macchinari adatti alla creazione di oggetti utili sul campo. Uno influenza l'altro, insomma, e trovare il giusto equilibrio, soprattutto in termini di priorità è una grossa parte del divertimento. Il senso di progressione si percepisce, al punto tale che verso la fine ci si sente forti a sufficienza da usare meno cautela di quanta non ne avremmo utilizzata all'inizio: avremmo preferito che il gioco ci tenesse più in tensione, ma nel complesso ha senso che, più ci avviciniamo al nostro obiettivo principale, Igor si rafforzi. Di contro, è altrettanto vero che se non ci prendiamo qualche rischio all'inizio, esplorando più del dovuto o mettendoci in situazioni di pericolo ma a fronte di una grossa ricompensa, la progressione è lenta e difficile, dovendo anche pensare al benessere dei compagni.

Chernobylite, la nostra squadra quasi al completo
Chernobylite, la nostra squadra quasi al completo

Come avrete capito, Chernobylite non è un GdR open world a cui ormai siamo fin troppo abituati, bensì un'esperienza centellinata in missioni più o meno brevi all'interno della Zona di Alienazione. Le aree si scoprono a mano a mano che si procede con la trama principale ma, alla lunga, finiscono per essere sempre le stesse in un circolo ripetitivo dove poco cambia: ciascuna mappa ha con sé, oltre all'obiettivo di missione, anche degli eventi casuali che possono farci guadagnare punti esperienza e risorse aggiuntive, quando non oggetti legati strettamente alla progressione della storia. Ovviamente, tutto quello che facciamo durante una missione, fosse anche solo scoprire una zona alla quale non possiamo accedere perché, ad esempio, ci mancano i grimaldelli per scassinare l'ingresso, rimane in memoria e qualora dovessimo tornare troveremo l'icona segnata sulla mappa.

Ciò significa che presto o tardi nell'area in questione rimarrà ben poco da fare, al di là dell'ovvia raccolta risorse, e future missioni principali ambientate in quel punto saranno affrontate andando da punto A a punto B, senza perdersi via in altro poiché l'abbiamo già risolto in precedenza. Il fatto che ci siano segnalini sulla mappa, tuttavia, non ci obbliga a seguire solo e soltanto quelli: analizzandola si può anche intuire dove potrebbero esserci potenziali risorse in base alla posizione o alla grandezza di alcuni edifici. Le icone servono solo a indicare eventi di rilievo, o dove siamo sicuri di trovare qualcosa, ma l'esplorazione e in che modo gestirla è demandata totalmente a noi.

La trama procede attraverso una serie di missioni principali, alle quali potremmo volendo assegnare i compagni (che possono, anzi devono, essere impiegati delle secondarie) ma si tratta di incarichi delicati da gestire di persona; non solo per le possibilità di successo basse che di solito gli altri personaggi avrebbero ma anche per controllare personalmente la zona e assicurarci di trovare qualunque indizio possa tornarci utile. Dovendo seguire alla lettera le necessità del piano, saremo chiamati a trovare specifici indizi che ci aiutino nelle nostre indagini senza però avere idea di dove siano e quanti: seguendo le icone degli eventi è probabile incappare in uno di questi, perciò spesso il completamento di una mappa è necessario per non doverci tornare in seguito.

Sebbene libera, l'esplorazione non può esattamente essere condotta con i nostri tempi: poiché Igor è un fisico che sta cercando risposte scomode, il governo ha messo sulle sue tracce uno Stalker e non uno della mutua a quanto pare. Più tempo trascorreremo all'interno di una missione, più la sua comparsa si farà probabile e potremo capirlo dal lento manifestarsi di un'anomala tempesta: è il nostro conto alla rovescia privo di numeri, nel momento in cui vediamo il cielo scurirsi e lampi e tuoni prendere il sopravvento, la soluzione migliore sarebbe tornare alla base tramite wormhole, che possiamo attivare in qualunque momento. Se però lo Stalker dovesse manifestarsi, l'unica scelta sarà provare a scappare o combatterlo.

L'arte della sopravvivenza

Chernobylite, la gestione della base è essenziale alla nostra sopravvivenza
Chernobylite, la gestione della base è essenziale alla nostra sopravvivenza

Per quanto riguarda i combattimenti, o più in generale i pericoli da fronteggiare, possiamo scegliere tre vie: la furtività, il faccia a faccia oppure le trappole - persino mescolandole tra loro, con le dovute restrizioni. Ad esempio non è possibile costruire nulla durante uno scontro, quindi dobbiamo affidarci solo a noi stessi e al nostro equipaggiamento.

Chernobylite si presenta abbastanza versatile da rendere possibile qualsiasi approccio, ognuno con i suoi rischi annessi. Noi abbiamo scelto l'opzione furtiva la maggior parte delle volte, alternandola al combattimento diretto quando ci sentivamo abbastanza sicuri e sfruttando raramente le trappole, spesso più come diversivo che non in modo offensivo. Nemmeno a dirlo, per costruire servono risorse e questo va tenuto assolutamente in mente: non solo trappole, siamo anche in grado di assemblare oggetti di fortuna come pomate e decotti per la salute, le radiazioni e la psiche. Dobbiamo essere preparati a tutto, perché il pericolo è sempre in agguato e spesso assume le forme di creature d'incubo.

Non ne abbiamo parlato finora ma l'orrore è ben presente in Chernobylite, non solo in termini di allucinazioni e spaventi, ma di veri e propri nemici, più subdoli degli esseri umani poiché sono in grado di creare portali e spostarsi attraverso di essi, riapparendo persino sotto i nostri piedi. In genere più resistenti dei soldati governativi, hanno anche una migliore percezione e devono essere affrontati solo avendo la certezza di non farli avvicinare, perché la loro influenza sulla nostra psiche sarà più pesante, senza contare che possono avvelenarci con le radiazioni. Per fortuna, è anche semplice accorgersi della loro presenza sia per il cambio della musica sia perché quando si muovono hanno il passo molto pesante: prestando orecchio, l'unico nostro alleato per lungo tempo nel gioco, possiamo intuire dove sono e agire di conseguenza.

Adattarsi, combattere, sopravvivere. Sono questi i tre elementi cardine di Chernobylite, che però aggiunge all'equazione una variabile interessante: la morte. Morire fa parte del cerchio della vita, è normale e in questo gioco è parte integrante dell'esperienza poiché nel rinascere sarà possibile modificare la linea temporale vissuta per correggere eventuali errori - d'altronde in un universo narrativo che parla di wormhole, singolarità e molteplici universi, cosa volete sia ritoccare la storia e rinascere in un'altra linea?

Il potere della titolare Chernobylite è immenso e può essere sfruttato anche in questo modo: non è esattamente un incentivo a morire, anche perché il passato si può modificare solo se si è in possesso di abbastanza materiale, quanto piuttosto a prenderlo in considerazione qualora le nostre scelte dovessero portare a esiti poco desiderabili. Sapendo a cosa una decisione ci ha portato, è possibile fare il salto nel buio e tentare l'altra via, tenendo presente che potrebbe andare meglio ma anche peggio. Una meccanica molto particolare, che nonostante vi permetta di barare non è senza conseguenze: a ogni morte perderemo una considerevole quantità di oggetti, scelti casualmente dal gioco, perciò qualora volessimo morire conviene farlo con una certa cognizione altrimenti rischia di rivelarsi soltanto un inutilissimo spreco di risorse.

Ripetitività

Chernobylite, le Ombre non sono creature da affrontare alla leggera
Chernobylite, le Ombre non sono creature da affrontare alla leggera

Nel complesso, Chernobylite è un'esperienza equilibrata e piacevole, che tuttavia scade un po' nella ridondanza sia per le poche mappe presenti sia per la necessità di raccogliere determinati elementi e dunque tornare più e più volte nello stesso luogo. Una volta potenziati a sufficienza, sebbene ad esempio i soldati governativi si rafforzino in termini di unità ed equipaggiamenti, il senso di sfida e sopravvivenza si fa più tiepido lasciandoci spesso a fare da punto A a punto B senza particolare impegno. Non abbiamo dubbi che giocato a difficoltà più elevate possa rivelarsi una sfida, specie per quanto riguarda la gestione della base e dei compagni, ma la ripetitività di fondo si percepirebbe comunque.

Il combattimento ci ha lasciato sensazioni contrastanti: l'intelligenza artificiale è discreta, facilmente aggirabile o prevedibile in molti casi, e il il rinculo delle armi è nella media. Gli indicatori di sorta, dalla nostra salute a quella dei nemici fino all'allerta, possono essere gestiti nelle impostazioni, perciò se si volesse un'esperienza più impegnativa e immersiva la si può costruire tranquillamente.

Graficamente siamo rimasti colpiti dalla ricostruzione della Zona di Alienazione, che restituisce la perfetta, inquietante sensazione di desolazione e pericolo che attanaglia l'area; un po' meno d'impatto invece i modelli dei nemici, siano essi soldati o creature di sorta. Dove Chernobylite brilla davvero tanto è nell'atmosfera, che deve tutto alla sua colonna sonora: sappiamo che, soprattutto in un gioco horror o in generale mirato a trasmettere tensione, le musiche hanno gran parte del peso sulle loro spalle e in questo caso è tutto gestito a regola d'arte.

Un cambio di ritmo senza soluzione di continuità ci accompagna nell'esplorazione, dando più o meno enfasi a una situazione e aiutandoci a capire quando dobbiamo davvero iniziare a preoccuparci. Lavoro assolutamente eccellente in questo senso e, più in generale, nel sound design che a volte rende difficile distinguere tra realtà e allucinazione.

Chernobylite, la ricostruzione dell'Area di Alienazione è davvero ben riuscita
Chernobylite, la ricostruzione dell'Area di Alienazione è davvero ben riuscita

Tecnicamente, il gioco gira fluidissimo a 60fps ma siete liberi di giocare con le impostazioni come preferite e avviare un benchmark per verificare che tutto funzioni correttamente. Da questo punto di vista, potete mettere alla prova il vostro computer in diversi modi e le possibilità offerte dagli sviluppatori sono ottime. Se siete appassionati di GdR semplici (il sistema di progressione non è comunque impegnativo) ma soprattutto di esperienza survival con un pizzico di horror, non c'è ragione per cui non dovreste gettarvi su Chernobylite.

Commento

Digital Delivery Steam
Prezzo 29,99 €
Multiplayer.it

8.0

Lettori (33)

7.5

Il tuo voto

Chernobylite è un'ottima esperienza basata sulla reale tragedia del 1986. Un gioco dove la sopravvivenza è l'elemento chiave, attorno alla quale ruotano le altre meccaniche gestionali, ruolistiche e horror, per un mix che funziona e intrattiene nonostante la percettibile ridondanza da un certo punto in avanti. Siamo curiosi di arrivare alla fine di vicende che si presentano molto più complesse di quanto possa sembrare, un percorso lungo il quale verremo chiamati a compiere decisioni che avranno ripercussioni anche in là nel futuro; conseguenze che tuttavia possiamo scegliere di sovvertire andando a modificare il passato, qualora dovessimo morire - un concept interessante e ben sfruttato affinché non ecceda né da un lato né dall'altro. Ricorda per certi versi S.T.A.L.K.E.R. ma ha abbastanza anima da ritagliarsi una propria identità.

PRO

  • Storia misteriosa quanto basta da essere avvincente
  • La Zona di Alienazione è stata ricostruita molto bene
  • La morte come seconda possibilità è un concept interessante
  • C'è una forte enfasi sulla sopravvivenza e sulla gestione della base
  • Ottima atmosfera, restituita soprattutto dall'eccellente colonna sonora
CONTRO
  • Il combattimento diretto non è troppo soddisfacente
  • La ridondanza inizia a farsi sentire poco dopo la metà del gioco