Devil May Cry V: Special Edition, la recensione

Dopo l'assaggio di qualche giorno fa, è arrivato il momento di dirvi tutto quello che pensiamo di questa Special Edition di Devil May Cry V

RECENSIONE di Emanuele Gregori   —   11/11/2020
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Ormai la next gen sta diventando davvero current gen e Devil May Cry V Special Edition è stato uno dei grandi protagonisti della comunicazione dell'ultimo periodo. Dopo avervene parlato già qualche giorno fa, oggi è finalmente il momento di darvi il nostro giudizio definitivo attraverso la recensione, avendolo giocato anche su Xbox Series X, oltre che su PS5.

È talmente scontata la qualità del gioco in sé che sarebbe quasi superfluo dirvi di non sbirciare il voto in fondo, ma abbiamo deciso di mantenere la stessa votazione solo per una questione di coerenza, seppur non ci sia dubbio che questa è, a tutti gli effetti, la versione migliore che possiate trovare sul mercato!

Sono storie di demoni

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Se non avete giocato Devil May Cry V, prima di qualsiasi altra cosa, fustigatevi. Se invece siete delle persone degne di rispetto che hanno vissuto a tempo debito l'ultimo capitolo dell'avventura di Dante, Nero, Trish e compagni, allora sapete già di cosa stiamo parlando.

Cinque anni dopo gli eventi del quarto capitolo, Nero è finalmente riuscito ad aprire la sua agenzia, che gestisce insieme alla sua fidanzata. La quiete viene interrotta da un losco figuro incappucciato che un giorno si presenta in agenzia e strappa il braccio a Nero, sparendo subito dopo aver aperto un varco, probabilmente verso gli inferi. Nero si dirige quindi a Redgrave per scoprire qualcosa in più su quel che sta accadendo. La città è cara al leggendario cacciatore di demoni Dante e qui proprio quest'ultimo è alla ricerca della verità insieme a V, che lo ha ingaggiato.

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Su queste premesse si apre una campagna lunga una ventina di missioni, tutte di durata ed entità diverse e nel corso delle quali avremo modo di giocate con tutti e tre i protagonisti. Lì dove Dante e Nero, con le loro iconiche spade ed armo da fuoco sono già entrambi noti al grande pubblico, la new entry V è riuscita a farsi apprezzare più del previsto. Il malaticcio e pallido caster, accompagnato dai suoi tre demoni di compagnia, ha rappresentato una svolta importante sia nella narrazione che nel gameplay del quinto capitolo di Devil May Cry.

È scontato dirvi che, se vi aspettate una storia da brividi e colma di colpi di scena, forse avete sbagliato serie ma anche genere di riferimento. Ciò non toglie che il piglio esagerato, la tamarraggine e un livello tecnico e sonoro importante, risultino dettagli importanti per il godimento generale.

Vergil

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Torniamo al fulcro di questa Special Edition, nonché all'unico elemento che verrà aggiunto come DLC a pagamento anche per chi possiede solo la versione stardand: Vergil. Il fratello di Dante viene inserito di prepotenza all'interno del gameplay, diventando di fatto il personaggio più giocabile di tutto il titolo. A dispetto degli altri tre infatti, Vergil può essere selezionato per l'intera durata della campagna, oltre che per il Bloody Palace e per il Vuoto.

Come vi avevamo già accennato, il suo inserimento all'interno della narrazione non cambia sostanzialmente nulla, portando addirittura il gioco a saltare buona parte del cutscene se queste non lo vedono protagonista. Ad essere del tutto sinceri e precisi, esistono alcune differenze, ma non vogliamo e non possiamo rovinarvi la sorpresa, quindi lasciamo a voi il piacere di scoprirle. Tenendo sempre bene a mente che, a meno di strane rivoluzioni, si tratta di avvenimenti non canonici, immaginiamo inseriti per evitare di fare troppi spoiler a coloro i quali avessero voglia di iniziare direttamente con Vergil.

Virgilio e le mazzate

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Spostandoci sul gameplay vero e proprio, Vergil è tra tutti, senza alcun dubbio, il personaggio più forte e dinamico. Già da subito equipaggiato con tutte e tre le sue iconiche armi, ha la possibilità di teletrasportarsi in un istante verso i nemico agganciati o scappare in fretta e furia quando la situazione non è delle migliori.

La commistione tra le due spade e i beowulf, se ben amalgamati tra loro, sono capaci di dare vita a combo pazzesche, così da innalzare vertiginosamente il counter del livello di stile, così caro a chi gioca a Devil May Cry. Se questi elementi non fossero sufficienti, ci pensa una sorta di evocazione di un doppelganger che moltiplica la potenza di fuoco a dare ulteriore forza ad un personaggio caratterizzato molto bene. L'ultima delle caratteristiche è poi il Sin Devil Trigger, per mezzo del quale Vergil scatena la sua natura e lascia dietro di se una scia di demoni trucidati.

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Purtroppo non tutto è oro quel che luccica, e non possiamo esimerci dal mettere in luce un paio di elementi non esattamente straordinari. Vergil è si splendido, fluido e dannatamente divertente da usare, ma è allo stesso tempo molto chiaro che sia lontanissimo da un bilanciamento sensato, sia per la sua forza intrinseca e per le skill acquistabili, sia al contrario per l'inserimento forzato in missioni non adatte a lui. Cerchiamo di spiegarci meglio: tutte le implementazioni di questa Special Edition sembrano puntare con forza alla spettacolarizzazione, che è poi il marchio di fabbrica della serie. Devil May Cry non è Ninja Gaiden e questo lo sappiamo perfettamente. L'idea di Stylish Action nasce proprio da qui ed è chiaro che sarebbe stupido attendersi diversamente. Ciò non toglie che il grado di sfida si riduca sensibilmente al controllo di Vergil, andando poi a scontrarsi, al contrario, con alcune sezioni pensate appositamente per V che, con grande ovvietà, mal si sposano alle caratteristiche di Vergil.

Questo problema lo si riscontra principalmente con i boss, a volte davvero fastidiosi e frustranti, ma senza mai compromettere davvero l'intera esperienza.

Turbo Mode e Dark Night Mode

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Un accenno breve alle nuove modalità che abbiamo avuto la possibilità di discutere anche nel precedente provato. Come già detto questa Special Edition odora davvero di spettacolarizzazione e queste aggiunte sono proprio l'emblema del lavoro fatto da Capcom. Non abbiamo nascosto che sembra quasi di trovarsi di fronte a due mod ufficiali, realizzate solo ed esclusivamente per mettere in luce la potenza del salto tecnologico di questa nuova generazione.

Per farla breve, la Turbo Mode non fa altro che aumentare la velocità di gioco dell'120%, rendendo il tutto ancor più frenetico ed accorciando ovviamente i tempi di completamento. Non ci sorprenderebbe infatti vedere che diventerà quella di riferimento per gli speedrunners.

La Dark Night mode è invece, a nostro avviso, la meno riuscita e bilanciata, atta solo a mostrare le ossa dell'hardware e che non fa altro che metterci di fronte ad decine e decine di nemici, moltiplicando in maniera esponenziale la quantità inizialmente prevista. Questo elemento ha due aspetti consequenziali molto semplici: da una parte la possibilità di farmare sfere rosse e punti stile come se non ci fosse un domani; dall'altra la caratteristica di rendere incomprensibile quel che accade a schermo e di rovinare qualsiasi briciolo di bilanciamento conosciuto. Si tratta pur sempre di una caratteristica in più e per questo non ci sentiamo di penalizzarla più del previsto, ma certamente si poteva fare molto meglio.

Il salto tecnico

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Veniamo alle chiacchiere sul salto tecnico. Come vi avevamo anticipato qualche giorno fa, nonostante Devil May Cry V Special Edition dovesse arrivare sul mercato con una modalità a 4K nativi, su PlayStation 5 questo non sembrava possibile. Una serie di indagini ci ha permesso di scoprire la causa, slegata dal gioco in sé stesso e relativa al firmware della console ancora da aggiornare. Per questo motivo abbiamo messo in stand by il giudizio su questo aspetto, spostandoci però anche su Xbox Series X, così da testare al meglio anche questa versione.

Al netto di questi problemi, quel che possiamo dirvi è che Devil May Cry V permette, tramite una gestione non esattamente chiarissima per l'utente, di avviare il gioco seguendo una serie di impostazioni che danno luce a differenti scenari da un punto di vista tecnico. Le variabili fondamentali sono il ray tracing e il frame rate, oltre poi le modalità di gioco scelte.

Una volta attivato il ray tracing (del quale comunque si poteva fare certamente un utilizzo migliore) il gioco ha modo di girare a 4K nativi e 30fps o altrimenti, scegliendo le prestazioni a 1080p e 60fps. Altrettanto, disattivando il ray tracing, ci troviamo di fronte ad un 4K a 60fps. Come ultima opzione è anche possibile andare a scegliere una risoluzione variabile che, partendo dal 1080p, può arrivare a portare il gioco fino a 120fps.

È bene fare presente che quest'ultima opzione non genera mai davvero un numero così alto di frame, che difficilmente arrivano al centinaio su entrambe le console. Al netto di qualche leggerissima differenza e di un generale riscontro migliore a favore di Xbox Series X, le due versioni sono sostanzialmente identiche, ed il nostro consiglio è di giocare senza ray tracing e a 60fps, indubbiamente il compromesso migliore. Come dicevamo anche le due nuove modalità inficiano l'aspetto tecnico: infatti attivando la Turbo Mode o la Dark Night Mode, il ray tracing verrà comunque automaticamente disattivato.

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Commento

Versione testata
PlayStation 5
Multiplayer.it

9.0

Lettori (16)

7.6

Il tuo voto

Devil May Cry V: Special Edition è realtà, così come le console sulle quali arriva. In maniera banale parliamo certamente della versione migliore e più completa dell'ultima avventura di Dante & Co. L'aggiunta di Vergil e la revisione tecnica sono certamente i due dettagli più importanti, che fanno il paio con un'altra serie di aggiunte meno riuscite ma comunque simpatiche. In un panorama di line up di lancio non esaltante, recuperare un titolo straordinario come questo potrebbe comunque risultare un'ottima scelta: pensateci.

PRO

  • Vergil è FIGHISSIMO!
  • Ray tracing interessante
  • DMC V è sempre un gran piacere
CONTRO
  • Per quanto bello, Vergil non sempre è bilanciato al meglio
  • I 120fps tanto sbandierati non sono di casa
  • Le nuove modalità sono più goliardiche che interessanti