Dolmen, la recensione del soulslike a metà strada fra Dark Souls e Dead Space

Un'ambientazione in stile Dead Space unita a meccaniche soulslike: sulla carta il mix perfetto, ma qualcosa dev'essere andato storto: la recensione di Dolmen.

RECENSIONE di Tommaso Pugliese   —   22/05/2022
20

Se è vero che ripercorrere i passi di chi ci ha preceduto con successo può essere una buona idea, a maggior ragione se sentiamo di poter adottare un approccio differente, allo stesso modo bisogna avere consapevolezza dei propri limiti e di quali sono gli standard raggiunti finora per non arrivare sul mercato con un prodotto scadente.

Purtroppo è esattamente ciò che è capitato al team di sviluppo brasiliano Massive Work Studio, che pur attingendo a classici di straordinario valore come Dark Souls e Dead Space ha finito per mettere insieme un soulslike estremamente generico sotto tutti i punti di vista, caratterizzato da una direzione artistica mediocre e da un sistema di combattimento spesso inconsistente.

In questo tripudio d'interfacce inutilmente complicate e bruttarelle, ritmi spezzati a favore di grinding e un level design che anziché migliorare peggiora, c'è qualcosa che si salva? Ve lo riveliamo nella recensione di Dolmen.

Storia

Dolmen, il protagonista esplora un nuovo scenario
Dolmen, il protagonista esplora un nuovo scenario

Probabilmente l'aspetto meno interessante di Dolmen è proprio la storia, e in particolare la maniera in cui gli autori hanno scelto di raccontarla: niente sequenze di intermezzo né tantomeno dialoghi, solo semplici terminali testuali che danno la terribile sensazione di trovarsi di fronte a una produzione indipendente vecchia di diversi anni.

Peccato, perché il succo della trama ha il suo perché e vede il nostro personaggio, un comandante con la corazza più anonima dell'universo (ma, occhio, potrete personalizzarne i colori...), affrontare i mostri che hanno fatto irruzione sul pianeta Revin Prime arrivando direttamente da un'altra dimensione. In che modo? Grazie a un misterioso cristallo, il Dolmen appunto, di cui dovremo raccogliere dei campioni.

Struttura

Dolmen, il protagonista combatte con il tipico spadone a due mani degli astronauti
Dolmen, il protagonista combatte con il tipico spadone a due mani degli astronauti

In termini di struttura, il titolo di Massive Work Studio è un soulslike scolastico: la campagna, caratterizzata da un durata che va dalle dodici alle quindici ore a seconda di quante volte incapperete nel game over, è ambientata all'interno di tre differenti scenari, ognuno con i tradizionali "compartimenti stagni" delimitati dai Fari di Collegamento: dispositivi che consentono di salvare la partita ripristinando però tutti i nemici già eliminati, a parte i boss.

Come da copione, è presso questi Fari che è anche possibile impiegare i punti e le risorse guadagnate fino a quel momento per migliorare le statistiche del personaggio oppure costruire nuove armi, ma l'operazione non avviene tramite un semplice menu contestuale, bensì teletrasportandosi verso la nave base e raggiungendo noiosamente i dispositivi predisposti per tali funzioni, inclusa una sorta di capsula che fa il verso a quella si usava in Dead Space per potenziare la corazza d'Isaac Clarke, solo molto più brutta e spartana.

Gameplay

Dolmen consente di attaccare i nemici anche con un fucile a energia
Dolmen consente di attaccare i nemici anche con un fucile a energia

Pur con un serie di limiti che appaiono piuttosto chiari fin dalle prime battute, è il gameplay l'aspetto indubbiamente migliore di Dolmen. Nel gioco potremo infatti combattere sia utilizzando armi da taglio (ad esempio gli spadoni a due mani, che come noto non mancano mai nell'equipaggiamento di un astronauta), alternando colpi veloci e pesanti, regolati da animazioni piuttosto lunghe che però non è possibile cancellare neppure agendo sulla schivata; sia armi da fuoco che utilizzano l'energia dell'armatura per funzionare.

Tutti gli strumenti disponibili sono caratterizzati da agenti elementali legati a fuoco, ghiaccio e acido, che dunque si rivelano più o meno efficaci a seconda della classe di appartenenza dei nostri nemici. Bisogna inoltre fare attenzione ai tre indicatori posti in alto a sinistra sullo schermo: salute, stamina e la già citata energia. Quest'ultima può essere utilizzata per ripristinare parzialmente la prima, ma funge anche da "carburante" per il fucile e la si può recuperare solo consumando delle fiaschette o tramite l'uccisione di specifici avversari.

L'impianto che viene fuori da questa interpretazione funziona abbastanza bene, ma con i bersagli agganciati può capitare che la telecamera tenda a intralciarci, aggiungendo ulteriori difficoltà rispetto all'evidente legnosità dei movimenti, a qualche compenetrazione di troppo (colpire i nemici da dietro un riparo? Sì può fare, ma accade anche il contrario) e a una resa degli impatti ben poco soddisfacente, anzi spesso scivolosa e inconsistente.

La genericità del comparto tecnico e artistico si riflette inevitabilmente anche sui mostri e sui boss, che risultano purtroppo parecchio anonimi. Questi ultimi, peraltro, sembrano incapaci di portare la sfida a un livello superiore, come sarebbe lecito attendersi; anzi, una volta memorizzati due o tre pattern e potenziato un minimo il personaggio vengono giù con una facilità sorprendente.

Realizzazione tecnica

Dolmen, il primo boss
Dolmen, il primo boss

Ci sono tanti modi per "mascherare" le mancanze tecniche di un titolo dal budget ridotto, ma pare che gli sviluppatori di Dolmen non ne conoscano neppure uno. C'è poco da girarci intorno: tutto quello che si vede sullo schermo in Dolmen appare estremamente generico e privo d'ispirazione, sembra davvero che gli autori abbiano preso degli asset standard e li abbiano inseriti nel gioco, magari con la speranza di sostituirli dopo aver messo a punto le varie meccaniche. Peccato non sia successo.

Su PS5 sono disponibili le ormai tradizionali due modalità grafiche, una a 4K e 30 fps e una con risoluzione ridotta e 60 fps, ovviamente da preferire visto che non si rinuncia a nulla di che in favore di un gameplay più reattivo e preciso. L'interfaccia è molto datata e bruttina, le animazioni lasciano a desiderare, gli scenari risultano fin da subito terribilmente anonimi. E il sonoro non fa di meglio, anzi risulta perfettamente adeguato a tutto il resto.

Commento

Versione testata PlayStation 5
Digital Delivery Steam, PlayStation Store, Xbox Store
Prezzo 39,99 €
Multiplayer.it

5.5

Lettori (7)

6.9

Il tuo voto

Dolmen è un soulslike irrimediabilmente mediocre e fuori tempo massimo, che approda sul mercato dopo un certo Elden Ring e la cosa lo fa risultare ancora più datato e anonimo. Ci sono un paio di buone idee sotto il profilo del gameplay, ma per il resto il titolo targato Massive Work Studio appare estremamente generico e poco ispirato, incapace di valorizzare al meglio i combattimenti, appesantito da un'interfaccia quasi amatoriale e incapace di far valere le sue (poche) ragioni all'interno di un filone oramai ferocemente competitivo.

PRO

  • Buona l'idea della doppia arma
  • Si combatte abbastanza bene
  • Incipit narrativo interessante
CONTRO
  • Estremamente generico sotto ogni aspetto
  • Concettualmente e tecnicamente datato
  • Resa degli impatti inconsistente