Jessica Jones 3, la recensione 11

La terza stagione incentrata sulla super detective mette un punto anche alle serie Marvel su Netflix

RECENSIONE di Christian Colli   —   19/06/2019

Indice

Se la stagione finale di Jessica Jones fosse durata quattro o cinque episodi in meno, probabilmente non ci saremmo annoiati così tanto. È una lezione che Netflix non ha ancora imparato e che, purtroppo, penalizza anche quest'ultima escursione della piattaforma di distribuzione digitale nel sottobosco dei supereroi Marvel. Cancellate una dopo l'altra all'improvviso, le serie incentrate sul cosiddetto "street level" prendono congedo con la consapevolezza che molto probabilmente non vedremo più questa incarnazione dei Defenders o del Punitore. Qualcuno direbbe che, forse, è meglio così, ed effettivamente è stata solo Daredevil - la prima serie a essere prodotta da Netflix - a mantenere un buon livello qualitativo, mentre le altre arrancavano tra alti e bassi. Tuttavia è un peccato: i serial Netflix targati Marvel hanno esplorato alcune angolazioni atipiche in questo genere di fiction, soprattutto Jessica Jones.

La prima stagione a tinte noir raccontava le disavventure di una super investigatrice privata sotto stress post traumatico che doveva dare la caccia a uno stalker con la capacità di controllare i pensieri altrui: più un "character study" che una serie TV di supereroi, Jessica Jones aveva brillato per la sua durezza e spontaneità, dipingendo i chiaroscuri di un mondo marcio che neppure i super poteri possono cambiare. La seconda stagione ha scelto una direzione molto più inverosimile e ha aggiustato il tiro soltanto nelle ultime battute, ma anche lì abbiamo sofferto la diluizione della storia e il conseguente rimpasto di un cast che, nel tentativo di sembrare più realistico nella sua umanità, è diventato invece una macchietta nauseante. Questa terza stagione, insomma, ha un compito importante: chiudere il cerchio su Jessica Jones e, contemporaneamente, su questo Marvel Cinematic Universe in miniatura. Ci sarà riuscita?

La trama senza spoiler

Ambientata presumibilmente dopo Captain America: Civil War (si parla spesso del Raft, la prigione per superumani) ma prima di Avengers: Infinity War - non c'è nessun riferimento a Thanos e alla Decimazione - questa terza stagione di Jessica Jones si concentra sulla rinnovata fama che la Alias Investigation ha assunto dopo le vicissitudini che la nostra investigatrice ha affrontato nella seconda stagione. Intrappolata controvoglia nella scomoda posizione di eroina, Jessica deve fare i conti coi problemi di tutti i giorni, ai quali si aggiunge anche un serial killer che l'ha presa di mira. Contemporaneamente, Trish ha sviluppato i propri super poteri e ha deciso di combattere il crimine come una vigilante mascherata: le sue azioni, tuttavia, metteranno in moto una catastrofica catena di eventi che coinvolgeranno l'intero cast, a cominciare proprio da Jessica che della sua sorella adottiva, nonché assassina della madre che aveva da poco ritrovato, non vuole più sentirne parlare. Fortunatamente, a spalleggiare Jessica ci sarà un nuovo, enigmatico personaggio capace di percepire l'indole malvagia altrui: basterà a trovare lo psicopatico che sembra essere sempre un passo avanti a tutti?

Una conclusione priva di mordente

Nonostante l'impegno del cast - Krysten Ritter sempre ispirata, insieme a una Rachael Taylor molto più intensa che in passato - sono pochi i momenti che tengono incollati alla poltrona: a un certo punto ci siamo resi conto che la terza stagione di Jessica Jones sembrava quasi l'indagine di un singolo caso di Law & Order spalmato su una decina di episodi. Inizialmente, la deriva investigativa molto più marcata ci è decisamente piaciuta: Jessica ricorre di rado ai suoi poteri e lavora più che altro di testa, intessendo una rete di agganci e contatti che entrano ed escono di scena continuamente, scambiando soffiate, informazioni e favori che lentamente formano l'intreccio della stagione. Il personaggio di Erik Gelden (che nei fumetti sarebbe Mind-Wave, un villain di serie Z) tutto sommato influisce relativamente sulla storia e il suo potere di percepire il male è sostanzialmente una specie di MacGuffin utile solo a portare la storia da un punto a un altro senza girarci troppo intorno.

E nonostante questo, la prima metà di questa stagione si perde in un'indagine fin troppo disorganica che gira e rigira intorno agli stessi snodi cruciali senza andare quasi mai da nessuna parte, in attesa che tutte le pedine si trovino puntualmente nelle caselle giuste della scacchiera. In questo senso, la sceneggiatura assume contorni spesso forzati, specialmente una volta introdotto il villain della stagione, Gregory Salinger. Meglio noto nei fumetti come l'Insanicida, Salinger non ha nessun super potere: è un serial killer completamente psicopatico che studia, si prepara e anticipa ogni mossa di Jessica con l'astuzia. Da questo punto di vista, la terza stagione cerca di ricalcare il senso di pericolo e di minaccia che infondeva Kilgrave nella prima annata, ma c'è un piccolo problema: l'attore Jeremy Bobb non è David Tennant. Bobb si cala nella parte e fa anche un buon lavoro, ma Tennant era riuscito a dipingere il personaggio di Kilgrave con quelle pennellate di umanità che lo rendevano molto più inquietante. L'Insanicida di Bobb è semplicemente pazzo e le sue motivazioni poco chiare fino alla fine della serie.

Non aiuta il fatto che la serie si scomponga in tante piccole sottotrame che si chiudono senza troppe conseguenze per nessuno. Forse gli sceneggiatori erano convinti che Jessica Jones sarebbe tornata con una quarta stagione e hanno imbastito la storia nel tentativo di preparare il cast a un nuovo conflitto interiore. Come dicevamo più sopra, nella seconda stagione abbiamo sofferto parecchio il tuffo nell'oscurità della maggior parte dei personaggi: alcuni di loro, come Malcolm, tentano la strada della redenzione, mentre altri, come la Jery Hogarth di Carrie-Ann Moss, sprofondano sempre di più in quel lato oscuro della natura umana che li contraddistingue e dal quale non c'è ritorno. Il problema è che la maggior parte di queste sottotrame non è per nulla interessante e, soprattutto nel caso di Jery, assume spesso un tono da soap opera francamente stucchevole. Tutte queste storyline congiungono nel conflitto finale, ma ci mettono davvero troppo tempo e quando il loro intento diventa chiaro, si è ormai superata la soglia di tolleranza.

La vera protagonista

Jessica Jones - come quasi tutte le altre serie Marvel di Netflix, d'altronde - cerca di rispondere all'interrogativo più antico nella storia dei comics: che cosa significa essere un eroe? È una domanda scontata che, però, si presta alle più svariate interpretazioni a seconda dei personaggi e dei contesti. Ed è una domanda alla quale Jessica Jones ha cercato di rispondere in modo intelligente già in passato. In questa stagione, che viaggia sempre più sul sottile confine tra il bene e il male, è Trish "Patsy" Walker a incarnare il grande dilemma. La trasformazione di Trish, dobbiamo ammetterlo, non ci ha convinto molto. Il suo alter ego fumettistico, Hellcat, si prestava decisamente poco a un'interpretazione live action - e non è mancata la solita, scontantissima gag sul costume - ma il montaggio del suo addestramento nella seconda puntata della stagione ci ha lasciato piuttosto interdetti. Nei fumetti, Hellcat è una specie di Catwoman con limitati poteri telepatici, ma nella serie TV è diventata poco più che un'atleta: la stagione non esplora mai la vera portata dei suoi poteri che sembrano ridursi alla capacità di fare qualche capriola e di vedere al buio. Trish non è super forte, non sembra proprio super veloce e sicuramente non è invulnerabile.

Determinata a fare giustizia nelle strade della città come una vigilante mascherata, Trish entra in rotta di collisione con Jessica a più riprese. All'inizio sono rivali - Trish, dopotutto, ha ucciso la madre di Jessica - e poi diventano alleate, ma è un rapporto complicato che diventa sempre più intenso e drammatico, prendendo anche qualche deriva interessante in seno al Marvel Cinematic Universe in piccolo grazie al breve ma significativo cammeo di un altro Defender particolarmente legato alla nostra investigatrice. Jessica Jones 3 funziona bene quando si concentra sul rapporto tra Jessica e Trish e su tutto ciò che ci gira intorno, arrancando praticamente in ogni altro momento della stagione. Preso a sé, il percorso di Trish, in realtà, non è né interessante né originale: è la solita storia di vendetta e giustizia privata che abbiamo visto un miliardo di volte persino su questi stessi schermi. È la storia di Daredevil ma anche quella di Luke Cage e del Punitore, solo ristretta nel campo visivo limitato e un po' petulante di Trish, la ragazza col perenne complesso di inferiorità. Peccato, perché le puntate migliori della stagione sono probabilmente proprio quelle incentrate su Trish: la seconda, diretta peraltro con una discreta capacità dalla Ritter in persona, e l'undicesima.

Alla fine, questa storyline tenta di intraprendere una strada promettente... e tuttavia resta in sospeso come ogni altra sottotrama, in attesa di un series finale che non ci sarà mai. Salutare Jessica Jones con questa consapevolezza è stato triste, ma abbiamo avuto la netta impressione che, chiuso il capitolo Kilgrave, la produzione non sapesse più cosa fare con un personaggio complicato come Jessica senza spingere sull'aspetto più smaccatamente supereroistico o inverosimile. Jessica Jones, per come l'ha impostata Netflix, semplicemente non può funzionare in quel senso, e lo dimostra anche la coreografia più povera che essenziale delle pochissime scene d'azione distribuite in queste tredici ore circa di stagione. Ovviamente chi si aspetta i combattimenti di Daredevil o le sparatorie di The Punisher, non dovrebbe nemmeno prendere in considerazione Jessica Jones: una precisazione scontata, ma è sempre meglio farla.

Multiplayer.it

5.5

L'ultima stagione di Jessica Jones è un po' più convincente della seconda, ma rimane una delle più deboli tra le serie Marvel prodotte da Netflix. Sfortunatamente, questa season ha dovuto sobbarcarsi anche l'ingrato compito di concludere questo capitolo televisivo del Marvel Cinematic Universe, sebbene i problemi fossero evidenti già da qualche tempo. Jessica ci mancherà e ricorderemo con affetto questa interpretazione del personaggio, merito anche della brava Krysten Ritter. Chissà, magari Disney potrebbe rilanciare i Defenders sulla sua nuova piattaforma digitale, in una nuova ottica e con un nuovo budget.

PRO

  • Il rapporto tra Jessica e Trish
  • Le ultime tre puntate
  • Krysten Ritter

CONTRO

  • Serviva qualche episodio in meno
  • Le sottotrame soap dei comprimari
  • L'Insanicida è un villain insipido

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