Judgment, la recensione 65

Dopo aver creato l'affascinante universo narrativo di Yakuza, SEGA ci riporta fra le strade di Kamurocho per una nuova avventura: ecco la recensione di Judgment.

RECENSIONE di Tommaso Pugliese   —   20/06/2019

Indice

Judgment, l'atteso spin-off di Yakuza oggetto di questa recensione, si pone come un esperimento di grande importanza per SEGA. Parliamo infatti della prima produzione recente targata Ryu Ga Gotoku Studio che include una doppia traccia audio, con dialoghi in giapponese e in inglese sottotitolati in italiano, il che abbatte l'ormai storica barriera linguistica che ha purtroppo tenuto tanti utenti lontano dalle straordinarie avventure di Kazuma Kiryu. In secondo luogo, come detto, si tratta di uno spin-off che riutilizza il ben noto scenario fittizio di Kamurocho (ispirato al quartiere Kabukicho di Tokyo) per raccontare una storia completamente inedita, scritta da Toshihiro Nagoshi in persona, con nuovi personaggi molto ben caratterizzati, una direzione perfetta e tanti colpi di scena.

Protagonista del gioco è Takayuki Yagami, un avvocato che decide di abbandonare la professione in seguito a un evento traumatico: tre anni prima ha difeso un ragazzo accusato di omicidio riuscendo a farlo assolvere contro ogni previsione, ma la stessa persona si è poi macchiata di un efferato delitto. Con la reputazione rovinata e deluso dalla propria ingenuità, Takayuki ha lasciato lo studio legale presso cui lavorava per aprire una piccola agenzia investigativa insieme all'amico di sempre Masaharu Kaito, un ex Yakuza dai modi burberi ma dall'animo nobile. I due sbarcano il lunario accettando qualsiasi tipo di incarico, muovendosi in una zona grigia ben distante dalla rigidità e dalla burocrazia che governano le aule di tribunale... finché un particolare caso di omicidio non cattura la loro attenzione: c'è un killer a Tokyo che ammazza le proprie vittime cavandogli entrambi gli occhi.

Ambientazione: Kamurocho non è mai stato così bello

Dopo anni di piacevolissima esperienza con la serie Yakuza, possiamo dire con cognizione di causa che il brand vanta un grande protagonista al di là dei suoi personaggi principali: lo scenario di Kamurocho. Si tratta come detto di un'ambientazione ispirata a luoghi reali, che nel corso del tempo ha subito numerose modifiche e arricchimenti, arrivando all'appuntamento con Judgment nella sua forma migliore. L'ultima versione del Dragon Engine gira infatti a 30 frame al secondo e su PlayStation 4 Pro fa un po' di fatica in alcuni frangenti, ma si tratta di un piccolo prezzo da pagare a fronte di tanta atmosfera, di tanta bellezza e di un grado di interazione assolutamente inedito. Luoghi in precedenza chiusi possono ora essere esplorati liberamente, diversi edifici presentano scale percorribili per salire fin sopra ai tetti, visibili per via del drone che fa parte del nostro equipaggiamento nel gioco e che in diversi casi dovremo utilizzare per individuare determinate persone che si trovano magari al secondo piano di un palazzo, chiuse nel proprio ufficio.

Tutte le attività sono accessibili in maniera trasparente, senza caricamenti, e stavolta possiedono un sistema di achievement che sprona ad esempio a provare tutte le pietanze sul menu di ogni singolo ristorante, giocare con tutti i coin-op presenti negli immancabili Club SEGA (in questo caso Virtua Fighter 5: Final Showdown, Space Harrier, Fantasy Zone, Puyo Puyo, Motor Raid, Fighting Vipers e lo sparatutto Kamuro of the Dead, oltre ai soliti UFO Catcher), guadagnarsi un gruzzolo nel casinò segreto giocando a Blackjack o Poker, fare qualche partita a Mahjong e Shogi, due swing al battling center o una sfida a freccette. Presso la sede dell'agenzia di Takayuki c'è anche un vero flipper, mentre mancano i karaoke bar e i minigame strategici basati sulla gestione dei cabaret club o sulla conquista dei territori con la propria banda di teppisti.

Poco male: da un certo punto della campagna in poi ci si può improvvisare host e intrattenere a pagamento ragazze e/o signore in cerca di compagnia maschile all'interno di un vero e proprio dating sim, partecipare a gare fra droni e provare una sorta di gioco dell'oca virtuale che include tanti premi e sfide da superare con la forza. Questa abbondanza non rappresenta tuttavia che una parte dell'esperienza di Judgment, quella se vogliamo più frivola e spensierata, che però riesce a tradurre sullo schermo in maniera sorprendentemente fedele la realtà di una visita a Kabukicho o fra gli stretti vicoli del Golden Gai (qui chiamato Champion District). Girare di sera, con le tantissime insegne luminose che si riflettono nelle pozzanghere (il gioco fa uso delle screen space reflection) e la gente che passeggia, è fantastico. Si perde inevitabilmente qualcosa nelle ore diurne, ma gli sviluppatori hanno saputo giocare con il sistema di illuminazione per donare un certo spessore ai paesaggi anche di giorno.

Gameplay: come Yakuza, più di Yakuza?

Judgment condivide ambientazione, motore grafico e gameplay con la serie Yakuza: è come se tutti i personaggi fossero stati sostituiti lasciando intatte le meccaniche di base, inclusa la tradizionale struttura che miscela una narrazione coinvolgente e di grande impatto, recitata nelle cutscene con convinzione sia in giapponese che in inglese (una gran bella sorpresa), con sequenze di esplorazione e combattimento. Per strada non mancheremo di incontrare i soliti tirapiedi, tizi loschi, bulli e criminali assortiti che ci sfideranno a duello e che potremo abbattere ricorrendo a due differenti stili di lotta: quello della Gru, più agile e votato alle acrobazie, pensato per le mischie; e quello della Tigre, più consistente e in grado di aprire qualsiasi guardia, ideale per gli scontri uno-contro-uno e i boss fight.

Un'abbondanza di oggetti possono essere utilizzati come armi improprie: dai coni stradali alle insegne, passando per le immancabili biciclette, e una volta riempita la barra della furia avremo modo di attivare devastanti mosse speciali che da una parte riciclano un bel po' di finisher dal repertorio di Kazuma Kiryu, dall'altra introducono nuove, spassosissime e/o dolorosissime azioni contestuali. Orfano fin da ragazzo, Takayuki ha dovuto imparare a difendersi dalla giovane età ed è per questo che padroneggia le arti marziali, ma come combattente è molto diverso dal già citato Kazuma, probabilmente meno forte in assoluto ma capace di rimbalzare sui muri per sferrare attacchi feroci, eseguire salti mortali e piroette che rendono i duelli davvero spettacolari, sebbene forse un po' meno consistenti in termini di resa degli impatti.

Parliamo tuttavia di sfumature che si collocano in un quadro di eccellenza, che aumenta il grado di sfida al fine di rendere ogni scontro più votato alla strategia e rallentare lo sblocco di capacità tali da renderci la vita troppo facile. Scordatevi infatti i rapidissimi potenziamenti per attacco e salute, ma soprattutto date il benvenuto alle cosiddette ferite mortali: qualora un nemico dovesse colpirci con un'arma o con tecniche speciali, una parte della barra dell'energia diventerà inutilizzabile e per ripristinarla nella sua interezza dovremo per forza di cose utilizzare un kit di pronto soccorso oppure far visita a un medico clandestino che opera nelle fogne. Non è più possibile utilizzare i pur numerosi distributori di bibite posti ai lati delle strade, ma i ristoranti e i convenience store faranno certamente al caso vostro qualora vogliate riempire lo stomaco e recuperare le forze: una novità importante per un aspetto dell'esperienza che solo di recente è stato valorizzato.

Ad ogni modo, le differenze con Yakuza non si limitano ovviamente a questi elementi: Takayuki è un investigatore privato e attorno alla sua professione sono state create diverse attività inedite per la serie del Ryu Ga Gotoku Studio. I pedinamenti in stile Assassin's Creed, la realizzazione di prove fotografiche che ricordano un po' il primo Dead Rising, l'analisi di reperti alla Batman: Arkham ma su base bidimensionale, le sequenze di inseguimento con quick time event alla Shenmue, le già citate esplorazioni con il drone, i minigame per lo scassinamento delle serrature e dei dispositivi elettrici, le domande a scelta multipla durante gli interrogatori o le comuni interazioni con i PNG, il riconoscimento di sospettati molto simili fra loro e non ultimo il meccanismo in stile Phoenix Wright in cui bisogna selezionare la prova giusta per dimostrare una tesi.

Non tutte queste attività risultano piacevoli allo stesso modo, ad esempio nelle prime fasi della campagna ci si ritrova bloccati in una stanza alla ricerca di un codice e serve un po' di tempo per capire come ottenerlo, ma si tratta fortunatamente di piccole parentesi che non intaccano la volontà di un generale rinnovamento del gameplay. Certo, non bisogna aspettarsi più di tanto da questa sperimentazione: gli strumenti a disposizione del protagonista vengono richiamati durante situazioni specifiche, indagini che procedono in maniera lineare e che presentano dunque i vari minigame come semplici puzzle, talvolta un po' banali, che hanno il solo scopo di supportare ulteriormente l'elemento della narrazione, che resta centrale anche in questo spin-off.

Trofei PlayStation 4

Judgment include 47 Trofei: alcuni di essi si ottengono semplicemente completando i capitoli della campagna, ma la maggior parte degli achievement è legata alle attività secondarie dell'ampio sandbox a nostra disposizione. Ci sono gli obiettivi collegati all'interazione con ristoranti e negozi, altri che si sbloccano completando i minigame, altri ancora facendo salire il livello di amicizia con i vari PGN presenti a Kamurocho.

Struttura e realizzazione tecnica

Dicevamo della professione investigativa di Takayuki Yagami: attorno a essa non solo sono stati creati i nuovi meccanismi di gameplay appena descritti, ma anche una maniera inedita di intendere le missioni secondarie. Se infatti nei panni di Kazuma Kiryu capitava di imbattersi per caso in qualche strambo personaggio e seguirne poi le vicende decidendo di aiutarlo, in Judgment ci sono modi diversi per accedere a questo tipo di storie facoltative, ad esempio procurandosi specifici incarichi segnalati nel nostro covo oppure assegnatici da amici e conoscenti. Non abbiate paura: il gusto per l'assurdo e la tradizionale giapponesità delle situazioni non manca neppure stavolta, e così vi capiterà di rincorrere un parrucchino che svolazza per le strade al fine di riportarlo al legittimo proprietario, acciuffare un pericoloso ladro di mutandine, scortare una donna e sua figlia per difenderle da un marito apparentemente violento, vendicarvi della proprietaria di un bar che truffa i propri clienti gonfiando a dismisura il conto e minacciando chi non vuole pagare, aiutare il proprietario di un ristorante a liberarsi dalla minaccia di un clan mafioso e così via.

Si nota la grande cura riposta nella realizzazione di queste subquest, che a differenza di alcuni episodi di Yakuza non risultano mai troppo brevi e banali, dunque hanno qualcosa da dire e rimangono bene impresse. Peraltro contribuiscono ad arricchire in maniera sostanziale una struttura che può offrire oltre 70 ore di contenuti fra quest principali e secondarie, e che difficilmente riuscirete ad esaurire nei suoi tredici capitoli in meno della metà del tempo, anche tralasciando il grosso delle attività collaterali. Parliamo insomma di un'esperienza straordinariamente corposa, che vi terrà compagnia per parecchio tempo e a cui potrete avvicinarvi senza temere nulla anche se non avete mai giocato un episodio di Yakuza prima. Anzi, considerando l'indipendenza narrativa del gioco rispetto alle avventure di Kazuma Kiryu e la già citata presenza dei sottotitoli in italiano, oltre che del doppio audio in giapponese e in inglese, Judgment si pone come il titolo perfetto per avvicinarsi a questo affascinante universo e visitare le strade di Kamurocho, come detto mai così suggestive, dettagliate e piene di possibili interazioni.

Graficamente è stato fatto uno straordinario lavoro di arricchimento e rifinitura che fa chiudere un occhio sul fatto che gli sviluppatori abbiano riutilizzato un'ambientazione già vista più e più volte. A livello di effettistica il Dragon Engine non è mai stato tanto sofisticato e quasi tutti i personaggi vantano una caratterizzazione estetica molto forte, merito ovviamente di un motion capture fatto bene e con grande attenzione anche ai più piccoli particolari. Ci sono alcune animazioni riciclate, vedi ad esempio diverse mosse speciali, ma per il resto si è proceduto a rinnovare di molto gli asset di Yakuza e la cosa diventa chiara già dopo poco tempo. Ottima, infine, la colonna sonora: di grande atmosfera, perfettamente calibrata sulle situazioni, stilosa e avvincente quando necessario.

Versione testata
PlayStation 4
Prezzo
59,99 €
Multiplayer.it

8.4

Lettori (28)

8.4

Il tuo voto

Judgment raggiunge il verdetto superando la maggior parte delle perplessità che ne avevano accompagnato lo sviluppo: i nuovi elementi investigativi non rivoluzionano il gameplay e restano legati a specifiche situazioni, ma riescono nell'intento di mischiare le carte in tavola e differenziare l'esperienza rispetto ai vari episodi di Yakuza. Takayuki è un personaggio diverso da Kazuma e questo aspetto viene reso molto bene sia nelle sequenze in-game, con combattimenti più strategici e impegnativi, che dal punto di vista del comparto narrativo, ancora una volta brillante e predominante rispetto a tutto il resto. Lo scenario di Kamurocho è quello che tanti già conoscono come le proprie tasche, è vero, ma non è mai stato così dettagliato, affascinante e aperto a un'esplorazione che si spinge nei corridoi, sulle scale, fra attività commerciali inedite e persino sui tetti di una città che non dorme mai.

PRO

  • Grande storia, narrazione impeccabile
  • Ottimo mix di meccaniche vecchie e nuove
  • Kamurocho non è mai stato così affascinante...

CONTRO

  • ...ma resta uno scenario già visto
  • Elementi investigativi non sempre riusciti
  • Qualche piccola incertezza su PS4 Pro