Videogiochi e Giochi da Tavolo sono due linguaggi differenti, che mantengono però un comune alfabeto. È affascinante notare, infatti, come molti titoli storici abbiano pescato a piene mani dal mondo dei giochi in scatola. Opere come Civilization, Advance Wars, Dorfromantik o Armello (senza voler mettere piede nel dominio dei giochi di carte) hanno saputo declinare formule di gioco e meccaniche analogiche in un lessico digitale forte di un pubblico più ampio. È normale, quindi, ipotizzare che si tratti di due mercati perfettamente compatibili l'uno con l'altro. Un'ipotesi che devono aver fatto anche diverse case di sviluppo, dato che negli ultimi anni sono in molti ad aver dato vita alle trasposizioni in giochi da tavolo delle proprie celebri proprietà intellettuali.
Dopo Resident Evil, Dark Souls, The Witcher, Doom, God of War, The Binding of Isaac, Don't Starve e molti altri, è approdato sul mercato l'adattamento di un altro grande capolavoro videoludico. Di una pietra miliare. Di uno di quei titoli che tutti, almeno una volta nella vita, dovrebbero giocare: Metal Gear Solid.
Per realizzare questa impresa, CMON ha contattato Emerson Matsuuchi, game designer noto principalmente per la serie Century e capace di conquistare una miriade di giocatori sparsi per tutto il mondo. Al suo fianco, un team di disegnatori incredibili guidati da Mathieu Harlaut e tra i quali troviamo il nostro Marco Checchetto in prima linea. Nelle scorse settimane abbiamo avuto occasione di mettere le mani su Metal Gear Solid: il Gioco da Tavolo, esplorando a fondo le meccaniche di gioco e testandolo in tutte le sue sfumature. Se siete amanti della serie di Konami e volete sapere se fate parte di quei giocatori che troverebbero ben spesi i circa 110 euro necessari per portarsi a casa questo gioco, allora siete nel posto giusto.
Una struttura atipica
Partiamo dalle basi: Metal Gear Solid: il Gioco da Tavolo propone un'esperienza cooperativa da uno a quattro giocatori. Si tratta di un prodotto che fa del proprio punto di forza l'essere tratto proprio dall'intramontabile opera del 1998 sviluppata da Hideo Kojima. Una volta aperta la scatola, infatti, ci si rende subito conto di come Matsuuchi abbia deciso di far ruotare l'intera esperienza attorno alla missione di Snake a Shadow Moses. Questo è evidente non solo dalla presenza di nemici e personaggi tratti dal primo Metal Gear Solid, ma anche da una lunga campagna composta da 14 scenari con tanto di dialoghi tramite Codec da leggere tra una sezione e l'altra. L'idea è stata quella di replicare in tutto e per tutto l'avventura digitale, permettendo così agli appassionati di ritrovare i momenti che tanto hanno amato e al game designer di declinare in formato analogico il gameplay del titolo originale.
Ma questa scelta funziona? In parte.
L'idea di sfruttare i primi due scenari come Tutorial, per poi andare sempre più in profondità e aggiungere complessità alle varie missioni ci è piaciuta molto. Il problema, però, è che ogni missione prevede un numero massimo di giocatori, rendendo scomoda la selezione degli scenari nel caso di compagnie più grandi. Nel caso siate un gruppo di tre persone, giusto per fare un esempio, sappiate che potrete affrontare solo gli ultimi cinque scenari, rendendo di conseguenza inutilizzabili i primi nove, che sono pensati per partite in single player o per due giocatori.
Questo bizzarro sistema di progressione non danneggia però solo la narrativa dell'opera ai team più grandi, ma impatta anche sul modo di giocare. Completare i vari scenari, infatti, permette di ottenere Carte Equipaggiamento da utilizzare in altre partite. Ci si trova quindi "costretti" a giocare le prime missioni in solitaria o in compagnia di un'altra persona per sbloccare i vari oggetti utili negli scenari più grandi. Una scelta che può essere aggirata "barando" e prendendo comunque le Carte Equipaggiamento, ma che abbiamo trovato male implementata all'interno dell'economia di gioco. Un vero peccato, perché per il resto è innegabile la cura riposta nelle numerose sfumature narrative presenti. Un pizzico di dissonanza ludonarrativa in più e la possibilità di poter affrontare tutti gli scenari anche in quattro giocatori avrebbe reso Metal Gear Solid: il Gioco da Tavolo un prodotto nettamente più accessibile.
Missioni VR, una modalità di grande valore
Se la campagna principale ci è piaciuta, ma presenta grandi limitazioni nella gestione del party, lo stesso non si può dire delle Missioni VR. Fortunatamente, infatti, Matsuuchi ha inserito sei scenari extra che possono essere giocati sin da subito anche in quattro giocatori. Questi scenari sono autoconclusivi e risultano perfetti per intense serate attorno al tavolo da gioco, offrendo livelli di sfida elevati, ma mai insormontabili. Sono delle vere e proprie missioni aggiuntive con regole specifiche e, molto probabilmente, saranno proprio le avventure che giocherete di più con i vostri amici. Peccato, a questo punto, che non ne siano state realizzate di più. Speriamo che in futuro gli autori decidano di continuare su questa strada, offrendo nuovi contenuti per più giocatori, sfruttando magari le tessere e le pedine già presenti nella scatola base. Il classico "riutilizzo degli asset" tanto caro agli sviluppatori di videogiochi, in poche parole.
Tactical Espionage Action
Al di là della succitata gestione della progressione, Metal Gear Solid: il Gioco da Tavolo è un'opera estremamente stratificata e in grado di regalare momenti esaltanti. Il titolo abbraccia in toto le meccaniche stealth del videogioco, per declinarle poi nel lessico dei giochi in scatola. Tutto parte dal personaggio scelto, che presenta abilità differenti, attivabili attraverso uno o più dei quattro segnalini azione dati all'inizio di ogni turno. Come spesso accade nei prodotti dal forte stampo narrativo, dopo il turno dei giocatori tocca a quello degli avversari, che si attiveranno in funzione delle azioni effettuate dai protagonisti. In questo modo i giocatori dovranno attraversare le varie tessere della mappa, prestando attenzione ai nemici e alle trappole, superando così gli obiettivi differenti di scenario in scenario. Boss compresi.
Bastano pochi minuti per rendersi conto di quanto il gameplay di questo adattamento sia rispettoso nei confronti del materiale originale. Le abilità da attivare, la gestione degli oggetti, la struttura dei turni e l'esplorazione delle mappe sono elementi che risultano sempre di facile comprensione, soprattutto per chi è abituato a giocare ai titoli stealth. Sulla plancia avviene tutto in modo intuitivo e la difficoltà non sta tanto nella comprensione delle regole, quanto nella scelta di come applicare le numerose opportunità offerte al giocatore. E questo, per un titolo più "casual" come Metal Gear Solid: il Gioco da Tavolo, è un pregio non da poco. C'è ancora qualcosa da limare sul piano della scrittura (o della traduzione) del regolamento, ma di questo ne parliamo nel box qui sotto e non compromette particolarmente l'esperienza finale.
È interessante notare, inoltre, come Matsuuchi abbia deciso di implementare alla struttura "ad azioni" diversi minigiochi con i dadi. I giocatori dovranno infatti lanciare i dadi in prossimità di porte e terminali da aggirare elettronicamente o di particolari abilità da attivare, quasi come fossero dei QTE da superare.
Questo sistema introduce un elemento aleatorio in grado di dare vita a variabili inattese e, di conseguenza, costringendo i giocatori ad adattarsi alle situazioni. Si tratta di un piccolo extra, ma che abbiamo apprezzato e che ha saputo dare vita a momenti di gioco davvero divertenti.
L'arte di scrivere un regolamento
Più passano gli anni e più siamo convinti che una parte fondamentale per valutare un gioco da tavolo sia la qualità della scrittura del regolamento. Questo perché un buon gioco può essere danneggiato da un cattivo manuale, rendendo le partite frustranti e di difficile comprensione. Metal Gear Solid: il Gioco da Tavolo vive di moltissimi alti e di qualche basso, sotto questo punto di vista. Il gioco CMON (portato in Italia da Asmodee) vanta ben quattro diversi manuali da leggere, divisi in "Campagna Shadow Moses", "Regolamento", "Missioni VR" e "Codec". Ognuno di essi risulta ben scritto, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti più narrativi come i vari messaggi via codec. Un risultato non da poco, che dimostra la sconfinata passione di Matsuuchi nel dare vita a questo progetto.
Non tutto funziona sempre per il verso giusto. Capita, infatti, che alcune informazioni siano un po' troppo diluite, rendendo difficile la comprensione di un paio di meccaniche. In alcuni casi, infatti, non si sa bene come risolvere i propri dubbi. Se guardare nel Regolamento base o nel Tutorial di Shadow Moses. Aggiungeteci poi degli esempi poco chiari ed ecco che un aspetto semplice come "il cono di visione dei nemici" diventa invece un elemento complesso da capire. Nulla che un po' di buon senso o un pizzico di attenzione extra non possa sistemare. Diciamo solo che talvolta si ha la sensazione che si sarebbe potuto fare di meglio, distribuendo meglio le informazioni.
Arte e passione
Veniamo quindi al comparto artistico, croce e delizia di moltissimi giocatori. In questo caso Metal Gear Solid: il Gioco da Tavolo svolge un lavoro egregio, grazie all'incredibile lavoro di Marco Checchetto e di Saeed Jalabi. Per chi non lo conoscesse, Marco non è solo uno straordinario disegnatore in forze presso Marvel, ma anche un grande appassionato di Metal Gear Solid. Una passione che emerge da ogni singola illustrazione, curata nel minimo dettaglio e in grado di trasportare nell'epoca moderna il design originale dei personaggi della saga. Ottimo anche il lavoro di Henning Ludvigsen sulle varie tessere degli ambienti, che richiamano i principali livelli del primo Metal Gear Solid, con le dovute modifiche per renderli delle dimensioni corrette per il gameplay di Matsuuchi.
CMON ha inoltre messo in piedi un team di modellatori 3D di altissimo livello, che hanno saputo portare in scena delle sculture ricche di dettagli. Sculture monocromatiche, ma bellissime da vedere e in grado di risaltare sulla plancia di gioco. Peccato, in questa direzione, che il Metal Gear Rex sia rimasto in esclusiva per coloro che hanno pre-ordinato il gioco su Kickstarter, venendo qui sostituito da una tessera di cartone. Non è certo la stessa cosa, ma capiamo l'esigenza commerciale della questione.
Insomma: da un punto di vista visivo, tra gettoni, carte, tessere e modellini ci troviamo di fronte a un prodotto pienamente riuscito. Un prodotto che sicuramente porta il peso economico di un franchise tanto celebre, ma che non sfigura una volta messo sul tavolo.
Conclusioni
Multiplayer.it
8.0
Metal Gear Solid: il Gioco da Tavolo è un'opera molto interessante. Grazie a una totale devozione nei confronti del materiale originale e a un gameplay divertente e appagante ci sentiamo di consigliarlo soprattutto ai fan del franchise. Tutti gli altri, invece, dovrebbero prima valutare se il sistema di gestione degli scenari può risultare un problema. Dopotutto si sta parlando di un titolo venduto alla cifra di 110 euro che, nel caso si preferisca giocare con un numero di giocatori pari o superiore a tre, rischia di non essere sfruttato appieno. Se, invece, si è disposti ad affrontare delle partite in solitaria o insieme a un'altra persona per sbloccare i vari elementi di gioco, allora la musica cambia e questo adattamento di Metal Gear Solid diventa nuovamente un prodotto meritevole di attenzione. Ormai lo avrete capito: il problema principale di quest'opera firmata CMON e Asmodee è la gestione della progressione di gioco. Una volta superato questo "dettaglio", quello che rimane è un ottimo gioco, che speriamo di vedere espanso in futuro.
PRO
- Grande cura nei confronti del materiale originale
- Gameplay semplice da comprendere, complesso da gestire
- Visivamente è uno spettacolo
CONTRO
- Sistema di progressione castrante
- Alcuni dettagli del regolamento potevano essere comunicati meglio