Out There: Omega The Alliance, la recensione su Nintendo Switch 2

Una simulazione spaziale roguelike di grande fascino è il soggetto della recensione di Out There: Omega The Alliance.

RECENSIONE di Giorgio Melani   —   17/04/2019

Indice

Il viaggio spaziale è una sorta di topos videoludico, legato agli archetipi di questo sistema d'intrattenimento fin dagli anni 70. Se un tempo poteva essere una scappatoia ideale per costruire ambientazioni stilizzate e mettere in scena una minaccia da abbattere con soluzioni di gioco minimaliste, adesso è diventato il luogo ideale dove dare sfogo alle possibilità di esplorazione illimitata date anche dalle nuove tecnologie e dai nuovi sistemi di sviluppo su base procedurale, che consentono un'estensione sconfinata dei mondi virtuali. Tuttavia, c'è anche chi ha deciso di utilizzare queste tematiche per darne una rappresentazione profondamente diversa da quella altamente tecnologica di certe simulazioni, recuperando stili di gioco più vecchi e calandoli all'interno di forme nuove e ibride. L'utilizzo dello schema roguelike è risultato particolarmente azzeccato per mettere in scena il rischio e la meraviglia del viaggio spaziale, come ha ampiamente dimostrato l'ormai celebre FTL: Faster Than Light, da cui Out There: Omega The Alliance trae chiaramente ispirazione, come vediamo in questa recensione. Il gioco è una versione aggiornata di Out There, uscito in precedenza su piattaforme iOS e Android.


La storia è volutamente poco definita, incentrata su alcuni punti essenziali ma con uno sviluppo che cambia a seconda del viaggio che scegliamo di intraprendere ad ogni partita, che risulta in questo modo staccata dalla precedente come una vera e propria esperienza diversa, pur seguendo un sentiero comune. Il protagonista è un anonimo astronauta che si risveglia dal sonno criogenico e si ritrova, invece che sul familiare satellite Ganimede di Giove, nello spazio più profondo, a causa di qualche anomalia nei sistemi di navigazione. Poco dopo il risveglio incontra una struttura aliena dalla quale riceve una nuova tecnologia che consente di effettuare viaggi interstellari a notevole velocità e da lì parte la sua missione di tornare verso la Terra, anche se lungo il cammino accadono poi vari eventi che introducono ulteriori obiettivi possibili. Nel suo percorso, l'astronauta si trova spesso a contatto con varie specie aliene amichevoli o no, all'interno di una narrazione che evidentemente investe il suo viaggio di un significato più profondo del semplice tentativo di tornare a casa, trovandosi all'interno di una trama occulta di collegamenti tra diverse civiltà dello spazio. È un gioco particolarmente impegnativo che nasconde finali diversi, che può essere spesso frustrante e ingiusto, eppure anche irresistibile, grazie a un sapiente dosaggio di ingredienti e a un'atmosfera affascinante. Su Nintendo Switch acquista inoltre il vantaggio della portabilità (che era poi un elemento originale nella sua prima incarnazione per iOS), associata al comfort di una doppia interfaccia che consente di giocare sia con il touch screen che con i controlli tradizionali.

Esplorazione, raccolta e gestione

All'interno di una mappa stellare, ci troviamo a scegliere i sistemi da visitare cercando di seguire la rotta verso uno degli obiettivi stabiliti, tenendo conto che si possono ottenere solo indicazioni vaghe sulle varie tappe da toccare. Ogni spostamento da un sistema all'altro costa carburante e ossigeno, mentre eventuali incidenti si riflettono in danni sullo scafo della nave. Si può dire allora che tutto ruoti attorno alla gestione di tre bisogni primari per la sopravvivenza del protagonista: carburante, ossigeno e resistenza dello scafo. Attorno al mantenimento in buono stato di questi tre elementi si deve basare l'azione del giocatore, oltre a cercare di seguire una vaga rotta verso l'obiettivo prefissato. Questo comporta un attento calcolo degli spostamenti da fare e delle azioni da compiere per gestire al meglio le risorse, ma pensare che tutto si basi solo su una meticolosa valutazione strategica delle mosse non sarebbe corretto.


Com'è giusto che sia in una simulazione di viaggio ai confini dell'universo tra sistemi sconosciuti, il caso ha un peso enorme nello sviluppo degli eventi, spesso risultando anche ingiusto ma riproducendo in maniera verosimile il clima di costante incertezza e pericolo che caratterizza i viaggi spaziali in porzioni sconosciute del cosmo. Le azioni da compiere sono praticamente sempre le stesse, eppure si incontrano, di volta in volta, situazioni particolari ad ogni nuova partita. Le interazioni basilari riguardano la perforazione di pianeti rocciosi alla ricerca dei vari materiali utili per il mantenimento della nave e la costruzione di nuove tecnologie, il lancio di sonde su pianeti gassosi per il recupero di carburante oppure l'atterraggio su pianeti dotati di atmosfera respirabile per incontrare nuove specie aliene, con le quali stabilire qualche forma di contatto. Oltre alla gestione strategica delle risorse, in molti casi ci troviamo a dover prendere delle scelte o risolvere alcuni enigmi, presentati sullo stile delle avventure testuali, che possono portare a nuove scoperte e all'ottenimento di ulteriori materiali bonus o progetti per nuove tecnologie da applicare alla nave.

Attrazione gravitazionale

Il gameplay in sostanza di esaurisce in questo numero limitato di azioni, ma la quantità di variabili in termini di tecnologie da scoprire, costruire e installare sulla nave per amplificare le possibilità di esplorazione, gli eventi casuali che emergono all'arrivo in ogni nuovo sistema e la possibilità di abbordare e utilizzare nuove navi sono tutti elementi che riescono ad iniettare la giusta dose di movimento e variazioni sul tema, mantenendo sempre alto l'interesse sul gioco. Nei numerosi riavvii che saremo costretti a fare, alcune run saranno praticamente condannate fin dall'inizio da una concatenazione di eventi negativi che possono risultare fatali e questo può aumentare il senso di frustrazione in un gioco che già consente un margine di errore veramente minimo per la sopravvivenza. Eppure la magia di Out There: Omega The Alliance sta proprio nel riuscire a non farsi abbandonare, anche dopo l'ennesima brutta fine per esaurimento di carburante, dell'ossigeno o per i danni subiti allo scafo.


C'è ovviamente il dispiacere di vedere concluso prima del tempo un viaggio che magari eravamo riusciti ad estendere in maniera ottimale con un'attenta gestione o una serie di eventi particolarmente fortunati, ma anche di fronte ai finali più ingiusti, perché magari causati più dal caso che da effettivi errori del giocatore, risulta difficile non premere il tasto e iniziare subito una nuova partita. La velocità con cui si ritorna nel vivo dell'azione ha ovviamente a che fare con la facilità con cui ci troviamo proiettati ancora in un nuovo viaggio, ma è anche lo sviluppo random degli eventi a spingerci a tentare sempre nuove imprese. All'interno di un sistema roguelike che potrebbe risultare dispersivo, l'introduzione di obiettivi sbloccabili e la possibilità di ottenere navi aggiuntive selezionabili fin dall'inizio, una volta raggiunti determinati target, riescono quantomeno a fornire dei traguardi, creando un certo senso di progressione tra le numerose esperienze che si possono affrontare di partita in partita.

Fumetto interattivo

Rappresentare uno spazio infinito con pochi mezzi a disposizione non è mai impresa facile e la soluzione adottata dal team francese Mi-Clos Studio, con il supporto di Raw Fury, è particolarmente riuscita: il gioco appare come una sorta di fumetto interattivo, con tanto di lettering tipico e illustrazioni disegnate a mano che si fondono con gli elementi tridimensionali ed effetti applicati in una soluzione mista di ottimo impatto. L'aspetto da classico Weird Tales sci-fi riesce a infondere un certo carisma in Out There: Omega The Alliance, che su questo fronte supera agilmente altri esponenti similari come il suddetto FTL, più improntati su una rappresentazione 2D basilare. D'altra parte, sono titoli che si pongono anche in maniera diversa: al contrario di altri, questo gioco cerca di proporre una certa base narrativa, sebbene spezzettata e vaga come può esserlo una storia che dev'essere raccontata in tanti modi diversi e il suo universo ha bisogno dunque di una forte caratterizzazione, ottimamente trovata in questo particolare stile grafico.


L'assenza di combattimenti non rende meno minaccioso l'universo di Out There, che fa leva su altri aspetti per incutere timore, esaltando maggiormente il mistero del viaggio tra le meraviglie della scoperta e le conseguenze drastiche di scelte sbagliate o di incidenti casuali. Anche in questo senso la scelta di uno stile comic fantascientifico, unita alla colonna sonora d'atmosfera, esaltano questo senso di sospensione tra i due estremi. È ovviamente una rappresentazione semplice, ma risulta anche piuttosto chiara considerando le dimensioni minime dell'interfaccia e degli elementi da visualizzare sullo schermo, specialmente usando Nintendo Switch in versione portatile. Per quanto riguarda l'adattamento sulla console in questione, la possibilità di utilizzare contemporaneamente il touch screen e i controlli tradizionali in modalità portatile rappresenta una comodità in più, visto che il gioco è nato sui dispositivi mobile e risulta particolarmente godibile in questa versione, anche se l'estrema piccolezza di alcuni oggetti su schermo e dei testi potrebbe risultare fastidiosa. Il gioco è tradotto in varie lingue ma purtroppo non in italiano.

Digital Delivery
Nintendo eShop
Prezzo
13,00 €
Multiplayer.it

8.0

Lettori

S.V.

Il tuo voto

Ci sono chiaramente degli elementi derivativi in Out There: Omega The Alliance che dimostrano l'influenza di FTL e giochi simili, eppure questo titolo riesce ad emergere con una notevole personalità, grazie alla sua particolare caratterizzazione e al fatto di fare leva su aspetti diversi della sopravvivenza nello spazio. La scelta dello stile grafico in stile comic fantascientifico è in linea con l'idea che Out There vuole dare del viaggio cosmico tra sistemi sconosciuti, puntando sulla meraviglia della scoperta, la malinconia della solitudine ma anche sul dramma contingente della mancanza di risorse e di aiuto. Le sue dinamiche possono essere ingiuste e frustranti, ma tra il fascino dell'esplorazione e i buoni meccanismi gestionali è veramente difficile abbandonare l'anonimo astronauta al suo destino prima di aver almeno tentato a fondo di raggiungere la destinazione.

PRO

  • Meccaniche gestionali semplici ma ben funzionanti
  • Ottima caratterizzazione fumettosa che restituisce bene il fascino dello sci-fi classico
  • Gli elementi roguelike sono crudeli ma spingono a ricominciare

CONTRO

  • Il gameplay si fonda su pochi elementi ripetuti all'infinito
  • L'aleatorietà degli eventi può aumentare la frustrazione
  • Interfaccia e testi un po' piccoli in portabilità