Resident Evil 2, la recensione 255

Torniamo a Raccoon City dopo ventuno anni per vivere nuovamente l'avventura di Leon Kennedy e Claire Redfield, intrappolati loro malgrado in un incubo a base di zombie: ecco la recensione di Resident Evil 2.

RECENSIONE di Tommaso Pugliese   —   25/01/2019

Indice

Resident Evil 2 è un remake straordinario, per molti versi un affascinante caso da studio. Non era ovviamente facile confrontarsi con la potenza dei ricordi e la nostalgia di chi nel 1998 quell'esperienza l'ha vissuta in maniera intensa e coinvolgente, ma a quanto pare gli sviluppatori di Capcom non disdegnano le sfide e anzi le affrontano a viso aperto, senza timore, consapevoli delle proprie capacità. I precedenti erano ben noti, del resto: due anni fa Resident Evil 7 biohazard ha dimostrato come fosse possibile rivoluzionare un franchise così popolare e radicato nell'immaginario collettivo, pur senza farlo davvero: la visuale in prima persona e le fasi passive avevano tratto in inganno molti giocatori, ma rappresentavano solo un tassello del puzzle per una produzione che si rivelava essere più simile agli episodi classici di quanto non apparisse all'inizio. Nel caso di Resident Evil 2, però, l'operazione è stata ancora più complessa e suggestiva. L'incarico era infatti quello di trasportare lo storico capitolo ai giorni nostri, ridisegnandone completamente l'estetica e adottando una serie di espedienti che potessero in qualche modo preservare quell'iconico mix di gameplay legnoso e tensione, pur senza consegnare agli utenti un'azione dai connotati lenti e spigolosi. Missione compiuta?

Trama e gameplay

Le sequenze iniziali di Resient Evil 2 sono probabilmente quelle che più prendono le distanze dall'originale, provando a portare il remake Capcom nell'Olimpo delle esperienze cinematografiche che vanno per la maggiore fra le produzioni tripla A. È tutto molto coinvolgente: il preambolo con il camionista distratto, il presagio di un disastro che sta per abbattersi su Raccoon City, l'arrivo di Leon Kennedy per il suo primo giorno di servizio presso il dipartimento di polizia e l'ombra di qualcosa che non va per il verso giusto già a qualche chilometro dal centro urbano, presso una stazione di servizio. I due protagonisti si incontrano per caso e decidono di proseguire insieme per cercare di capire cosa stia accadendo, ma subito dopo il fato li divide e si trovano ad affrontare l'incubo da soli.

Come probabilmente già saprete, il gioco include di fatto quattro varianti della campagna in single player, con la possibilità di vestire i panni di Leon o Claire e assistere agli eventi dal loro punto di vista, ma anche apprezzare tante piccole (e meno piccole) differenze che rendono ogni playthrough degno di nota. Completando la campagna con Leon potremo sbloccare la storia alternativa e parallela con Claire e viceversa, ottenendo il vero finale e sperimentando una durata dell'esperienza che si aggira intorno alle venti ore per ciascun doppio playthrough, come più volte anticipato. Accade infatti che per la prima run servano fra le otto e le nove ore al livello di difficoltà intermedio, mentre le successive si fanno più brevi fondamentalmente perché si ha già un'idea di cosa fare e di dove andare, ergo i tempi morti si riducono.

È però il caso di specificare come Resident Evil 2 sia rimasto nel proprio animo un titolo del 1998, quando il grado di sfida medio era sostanzialmente più alto rispetto agli attuali standard e gli sviluppatori non si preoccupavano di inserire un bel po' di backtracking, anche spietato (del tipo: sono sopravvissuto per miracolo al percorso per procurarmi alcuni oggetti, non ho più munizioni ma mi rendo conto che devo tornare al lato opposto della mappa perché mi sono dimenticato qualcosa), visto che in genere ciò non si traduceva poi in una media voto più bassa. La frustrazione di alcune sequenze è insomma rimasta intatta, vivida, a sottolineare come siano cambiati i tempi. Certo, da questo punto di vista gli autori si sono fortunatamente astenuti da un'eccessiva cattiveria. È vero, gli zombie ci mettono una vita a crepare pur quando li centriamo alla testa e il coltello si è trasformato in uno strumento soggetto a usura, da sostituire di tanto in tanto se si ha la fortuna di trovarne un altro, togliendoci la sicurezza di rimanere sempre e comunque con un'arma fra le mani.

Al contempo, tuttavia, nei boss fight le munizioni compaiono magicamente, sulla mappa vengono indicate in modo chiaro le stanze ancora inesplorate e gli oggetti presenti, in linea con gli ultimi episodi della serie, e infine l'inventario marchia le cose che hanno esaurito la propria utilità, così da poterle scartare. Quest'ultima funzione può essere traumatica nel caso vi si ricorra per esigenze di spazio ridotto, visto che un oggetto eliminato viene perso per sempre e non lasciato sul terreno, ma per fortuna con qualche miglioramento dello zaino la situazione diventa più tollerabile. A proposito di inventario e di capienza, il gioco si è modernizzato anche nel sistema di salvataggio, che viene sì attivato presso le iconiche macchine per scrivere, ma non necessita dei famigerati nastri di inchiostro. Come nell'originale, nel remake di Resident Evil 2 la stazione di polizia di Raccoon City si pone come indubbia protagonista dell'avventura: si tratta di un edificio antico, dal passato oscuro, pieno di segreti da scoprire e bui corridoi da percorrere tenendo puntata la torcia, sperando che da dietro l'angolo non arrivino gli inconfondibili versi di uno zombie (o, peggio, i pesanti passi di voi-sapete-chi).

Ci sono location completamente inedite di cui non vogliamo anticiparvi nulla, ma in generale il gioco ripercorre e rivisita il capitolo del 1998 cambiando approccio, stile e direzione al fine di raccordare le varie esigenze e miscelarle in una soluzione che si rivela sorprendente. Dicevamo infatti del gameplay al contempo vecchio e nuovo: traendo grande spunto dall'evoluzione che il franchise ha sperimentato con Resident Evil 4, Leon e Claire possono muoversi gestendo la visuale liberamente, con una telecamera da dietro le spalle che approfitta di ogni occasione buona per accorciare artificiosamente le distanze da un eventuale bersaglio, creando così un senso di tensione costante. Contribuisce in tal senso anche il sistema di mira, che acquista precisione solo quando l'arma è ferma e non si presta bene agli scontri ravvicinati, in cui si finisce per sprecare una gran quantità di preziose munizioni. Merito anche degli zombie e del loro incedere inaspettato, barcollante, ora lento e ora più rapido e nervoso: un approccio parecchio convincente, che rende i colpi alla testa più complicati di quanto non si pensi.

La gestione del coltello ci è sembrata invece legata alla tradizione, ma tutte le armi secondarie (dunque anche le granate) possono essere sfruttate durante appositi quick time event per allontanare (o eliminare) un nemico dopo che ci ha afferrati, così da non perdere energia vitale. Una volta a corto di munizioni, però, diventa dura: ci si ritrova a fuggire sempre e comunque, privi di qualsiasi possibilità offensiva, e tale situazione può protrarsi anche per diverso tempo; almeno finché non si cambia scenario e si passa alla seconda metà della campagna, certamente meno intensa sotto il profilo delle atmosfere e dei nemici, a suo modo più fantascientifica. Eravamo preoccupati che Capcom non riuscisse a legittimare queste fasi così peculiari dell'avventura e invece le sbavature, anche dal punto di vista della caratterizzazione dei personaggi, ci sono sembrate davvero trascurabili.

Lo stesso discorso può essere fatto per i nemici: gli zombie sono certamente quelli più caratteristici e raccapriccianti, ma non mancano i pericolosissimi licker e altre creature mutanti tanto spaventose quanto micidiali. C'è stato un generale sfoltimento di alcune categorie, sono stati eliminati uccelli e ragni giganti, ma i cani sono rimasti e purtroppo la loro resa a video non è delle migliori. I boss fight traggono senz'altro ispirazione da quelli dell'originale Resident Evil 2, ma anch'essi sono stati rivoluzionati, risultando discretamente impegnativi e coinvolgenti. Qualche parola infine per gli altri personaggi giocabili oltre Leon e Claire, protagonisti di sezioni brevi ma molto interessanti, che spaziano nello stealth classico, rimandando ad alcune delle più recenti produzioni horror, o introducono meccaniche puzzle piacevoli.

La modalità assistita

Se state giocando al livello di sfida intermedio e vi capita di incappare in una sequenza di game over (ripartendo dall'ultimo salvataggio effettuato oppure, nel caso dei boss fight, da poco prima l'incontro col nemico), Resident Evil 2 vi proporrà di passare alla cosiddetta modalità assistita. Si tratta del classico cambio di difficoltà presente in molti giochi, che rende i nemici meno resistenti, aumenta le risorse in giro, attiva la mira semiautomatica e offre finanche il ripristino graduale dell'energia vitale. Nel remake Capcom, tuttavia, tale feature assume connotati differenti: in primo luogo perché una volta scelta non è possibile tornare indietro e la prestazione viene "macchiata" nel report finale; in secondo luogo perché, di fatto, adatta il grado di sfida del gioco a quelli che sono gli standard attuali.

Trofei PlayStation 4

I quarantadue Trofei di Resident Evil 2 sono legati per lo più allo svolgimento di azioni obbligatorie nel corso della campagna, come ad esempio accedere per la prima volta alla stazione di polizia, combinare due oggetti dell'inventario, oppure completare le sezioni con i personaggi alternativi. Dopodiché ci sono tanti achievement che vanno invece un po' cercati e che ruotano attorno a fattori come la raccolta di collezionabili, le uccisioni spettacolari (metti una granata in bocca a uno zombie e poi falla saltare colpendola con la pistola) e le prestazioni nell'ottica dello speedrunning.

Struttura e realizzazione tecnica

Ne abbiamo già parlato ma è il caso di tornare un secondo sulla questione: le quattro campagne di Resident Evil 2 presentano delle differenze (per lo più narrative) che giustificano il tempo richiesto per completarle tutte, cambiando la presenza di oggetti e modificando alcuni degli enigmi, ma offrono scenari per lo più identici e dunque già memorizzati. Questo tipo di soluzione va per forza di cose a incidere sul coinvolgimento, perché è chiaro che dalla seconda run in poi non si viene colti dalla stessa tensione nel perlustrare determinate zone della mappa, e al contempo è possibile completare più rapidamente alcune fasi perché le si conosce già. Detto questo, ogni completamento viene premiato con interessanti contenuti extra, che vanno dai costumi alternativi per i protagonisti a vere e proprie modalità aggiuntive, in particolare The 4th Survivor: si tratta di un survival mode in cui, al comando di un soldato della Umbrella, Hunk, dovremo cercare effettuare il percorso inverso nella mappa ed eliminare un'enorme quantità di nemici pur avendo a disposizione un equipaggiamento limitato. L'offerta verrà peraltro ulteriormente arricchita in futuro, vedi l'annuncio della modalità gratuita The Ghost Survivors.

Parliamo insomma di un prodotto discretamente sostanzioso, che non mancherà di tenervi occupati per diverse ore, solleticando il vostro interesse in maniera direttamente proporzionale all'attaccamento al brand. Esula invece da qualsiasi tipo di legame nostalgico la valutazione di un comparto tecnico eccellente, che rispetto alla 1-shot demo sembra aver curato maggiormente i dettagli e la qualità di determinati asset, evitando quasi sempre di mostrare il fianco a primi piani di texture in bassa definizione. Ci sono tantissime superfici riflettenti in Resident Evil 2, e il RE Engine riesce a gestirle molto bene, a parte qualche artefatto sulle pareti della stazione e l'uso di una risoluzione più bassa per questo tipo di effettistica, cosa a cui tuttavia bisogna far caso. Sono state utilizzate soluzioni molto sofisticate anche per una migliore resa del gore, e non è dunque un caso che le interiora strappate o i tessuti muscolari esposti brillino sotto la luce della nostra torcia.

La realizzazione degli scenari è ottima, con anche qui un picco nella prima metà della campagna e l'introduzione di asset decisamente più generici nella seconda parte, ma la media qualitativa rimane molto alta e trova la propria migliore espressione nei modelli poligonali, che si tratti dei protagonisti o degli zombie, dotati di un set di animazioni particolarmente ricco, in grado di restituire reazioni diverse e credibili a seconda del colpo subito e della parte del corpo danneggiata. Il comparto sonoro è anch'esso validissimo, con un design che sfrutta in maniera sorprendente l'audio binaurale per dividere in maniera ancora più netta i rumori nel panorama stereo o surround e comunicarci così da che parte arrivano determinati suoni. Abbiamo trovato il doppiaggio in italiano ottimo, generalmente ben interpretato, con ben poche mancanze: un extra molto gradito.

Versione testata
PlayStation 4
Prezzo
62,99 €
Multiplayer.it

9.0

Lettori (134)

9.0

Il tuo voto

Resident Evil 2 è un remake eccellente, capace di rispettare l'opera originale ma al contempo reinventarla, adottando soluzioni intelligenti ed efficaci al fine di riprodurre il peculiare mix di controlli e tensione che ha reso celebre il filone dei survival horror alla fine degli anni '90. Protagonisti di campagne alternative tutte da giocare, Leon e Claire non si muovono come dei carri armati, certo, ma la loro libertà d'azione viene limitata da espedienti che rendono tutt'altro che banale mettere a segno dei colpi alla testa, oppure divincolarsi quando un nemico si trova nelle vicinanze. Merito anche delle ottime animazioni e di un comparto tecnico che mette a frutto l'esperienza fatta con Resident Evil 7 biohazard, migliorando ulteriormente e consegnandoci un prodotto in grado di mettere tutti d'accordo.

PRO

  • Una reintepretazione di classe
  • Gameplay classico ma moderno
  • Tecnicamente spettacolare

CONTRO

  • La tensione scema dopo la prima run
  • Seconda parte della campagna meno brillante
  • Sa essere spietato e frustrante