Summertime Madness, la recensione: un'avventura made in Italy esteticamente ispiratissima

Tra paesaggi onirici e surreali cerchiamo la via di fuga dal nostro stesso dipinto, dopo aver stretto un patto con il diavolo in questa recensione di Summertime Madness.

RECENSIONE di Alessandra Borgonovo   —   19/02/2021
3

Lo scorso agosto vi abbiamo parlato di Summertime Madness, gioco d'esordio degli italiani di DP Games le cui premesse ci avevano lasciato quantomeno intrigati di fronte a un progetto promettente. Sullo sfondo di una Praga devastata dalla Seconda Guerra Mondiale, un pittore rinchiuso nel suo studio dipinge senza sosta per sfuggire agli orrori esterni in quella che chiaramente si dimostra una lotta impari - una corrente lenta ma inesorabile che lo trascina sempre più verso la follia. Una notte si trova davanti a un uomo distinto, apparso dal nulla, pronto a proporgli un patto: entrare in uno dei suoi dipinti per avere la possibilità di allontanarsi dalla morte che corre lungo le strade, trovando pace e abbandonando una città ormai condannata. Vige però una condizione in questo accordo, ossia che se il pittore non riuscirà a ritrovare la strada per tornare prima della mezzanotte, la sua anima resterà intrappolata nel quadro per l'eternità. Un modo per alleviare una sofferenza annunciata? Un gioco perverso nei confronti di un uomo disperato? Trattandosi del diavolo, tutto può essere, ma il nostro protagonista è arrivato al punto di non ritorno e pur di avere un po' di tregua accetta l'accordo. Inizia così la corsa contro il tempo che vi raccontiamo nella recensione di Summertime Madness.

Un'esperienza (solo) suggestiva

La prima impressione che si ha entrando nel mondo di Summertime Madness è, come noi stessi abbiamo avuto mesi fa, è di ritrovarsi all'interno di un bellissimo sogno: il comparto artistico è molto piacevole, né potevamo aspettarci diversamente da un gioco che fa della pittura il suo elemento principale. A contrastare la atmosfere cupe e terrificanti di una Praga sotto il giogo dei bombardamenti c'è un paesaggio semplice ma d'impatto, una non troppo piccola oasi di serenità sulla riva di un fiume. Verrebbe persino voglia di sedersi e contemplare il vuoto, se un enorme orologio e i costanti rintocchi ogni mezz'ora non ci ricordassero, inesorabili, dello scorrere del tempo. All'interno di questo immaginario surreale, colorato, che pulsa di vita propria, saremo chiamati a risolvere diversi enigmi affidandoci soltanto al nostro intuito e alla capacità di osservazione: niente testi o indicazioni di sorta servite sotto il naso, se vogliamo suggerimenti su come procedere dovremo cercarli oppure estrapolarli dall'ambiente.

Un'idea certo non originale, che si sposa bene con il concetto di show don't tell del quale abbiamo discusso in un recente articolo dedicato a Little Nightmares II senza, tuttavia, riuscire a combaciare estetica e sostanza. Summertime Madness si perde nelle sue stesse suggestioni visive, lasciando che prendano il sopravvento sull'impianto ludico per dar vita a un'esperienza molto breve e poco soddisfacente, a tratti persino frustrante. Sapevamo che la storia del "dannato di Praga", come ci piace chiamarlo, si sarebbe conclusa nell'arco di tre ore ma a conti fatti non sono state così piene come ci saremmo aspettati: molto di questo tempo viene sprecato nella comprensione di puzzle di cui abbiamo spesso trovato la soluzione per tentativi, anziché ragionando, poiché mancavano gli elementi per fare supposizioni più concrete. Se all'inizio questo sospetto è passeggero, essendoci nella maggior parte dei casi un modo per orientarsi nella risoluzione, superando la parte dove si è fermata l'anteprima sei mesi fa ci si trova catapultati in un livello visivamente molto curato ma povero nello svelarsi al giocatore.

Summertime Madness: una curiosa architettura
Summertime Madness: una curiosa architettura

Non c'è quel senso di soddisfazione che spesso ci pervade quando superiamo un enigma, dimostrando di aver superato la sfida di ingegno, perché soprattutto nelle battute finali il gioco si appoggia troppo sulla sua titolare follia generando frustrazione pur nella sua brevità - che, lo ripetiamo, di per sé non sarebbe un problema se fosse riempita e non forzatamente diluita con enigmi fin troppo criptici. Arrivati alla fine del nostro bizzarro viaggio non ne abbiamo capito il senso e forse proprio questo è l'aspetto più stridente di Summertime Madness: non saper veicolare il suo racconto, a dispetto di una conclusione che invita a non perdere mai la speranza, che dalle macerie della guerra può comunque germogliare la vita. Delle due modalità offerte, Classica (sei ore) e Avanzata (tre ore), abbiamo scelto la prima per essere sicuri di avere abbastanza tempo: due ore e mezza dopo ci siamo trovati a guardare i titoli di coda, consapevoli di averne spese la metà solo sulla parte finale, girando in lungo e in largo nella speranza di cogliere un suggerimento su dove e come procedere. Non neghiamo la stupore e la delusione nel capire di aver già provato tre quarti del gioco e di essere a un passo dalla fine.

Laddove i costanti rintocchi di invisibili campane scandiscono l'avvicinarsi della nostra supposta condanna, il senso di urgenza che dovrebbe accompagnarci va piano piano perdendo di significato; così come la bussola di Summertime Madness, che dopo le primissime battute inizia a far intravedere quelle crepe che nella fase conclusiva dell'esperienza diventano impossibili da ignorare. Sembra quasi che l'estetica voglia sopperire per le mancanze ludiche, trasformando il gioco in un ibrido tra walking simulator e puzzle game senza riuscire a essere davvero nessuno dei due. Un peccato, visto l'esordio invitante.

Summertime Madness: una fase di esplorazione
Summertime Madness: una fase di esplorazione

Commento

Multiplayer.it

6.0

Lettori (1)

3.4

Il tuo voto

Summertime Madness è un gioco che fa talmente affidamento sulla suggestione visiva da essere il primo a smarrirsi nei suoi surreali meandri, perdendo a mano a mano la presa su una componente ludica che nelle fasi conclusive si fa di difficile comprensione e frustrante. Le pochissime ore utili a portare a termine il viaggio del dannato di Praga all'interno del suo stesso dipinto non lasciano alcun senso di soddisfazione, privandoci anche del senso di una narrazione lasciata a sua volta troppo sul piano interpretativo.

PRO

  • Esteticamente molto curato
  • Le basi per una storia interessante ci sono...
CONTRO
  • ... ma soccombono alla sua stessa estetica
  • La risoluzione degli enigmi è spesso affidata al caso