The Outer Worlds, la recensione 524

La recensione di The Outer Worlds ci racconta dell'ennesimo ritorno di Obsidian sulle meccaniche GDR che ormai padroneggia con impareggiabile maestria

RECENSIONE di Simone Tagliaferri   —   22/10/2019

Indice

Obsidian fa da anni lo stesso gioco. È come se avesse una formula chiusa in una cassaforte intorno alla quale costruisce ogni suo titolo, tanto sono riconoscibili alcuni tratti comuni a tutti. Ovviamente a volte si è presa più spazio per sperimentare (Neverwinter Nights 2: Mask of the Betrayer, Alpha Protocol, Pillars of Eternity 2), mentre altre volte ha scelto la via che le dava più sicurezza di portare a casa il risultato. Come vedremo nel corso della recensione di The Outer Worlds, il titolo appartiene a questa seconda categoria, nel senso che non inventa assolutamente nulla né nell'ambito del genere cui appartiene, quello dei giochi di ruolo d'azione in prima persona, né tra le produzioni di Obsidian stessa.

Molti hanno visto in The Outer Worlds il possibile seguito spirituale di Fallout: New Vegas, altro titolo dello sviluppatore americano, non allontanandosi troppo dalla verità.

Difficile dire come sia stato concepito il gioco, ma immaginiamo che la delusione dei fan per Fallout 4 e per alcune soluzioni di compromesso rispetto a New Vegas, non sia stata secondaria nella decisione di realizzare un titolo che ricalca parte della struttura di quello che rimane uno dei capitoli più blasonati dell'intera serie post apocalittica di Bethesda.

La storia

The Outer Worlds racconta di un sopravvissuto (o una sopravvissuta) della nave spaziale Speranza, alla deriva nello spazio per motivi che si scopriranno durante il gioco, che viene risvegliato dall'ibernazione da un criminale spaziale, un certo Phineas, dopo un viaggio durato molto più del preventivato alla volta della colonia di Alcione, ossia un sistema di pianeti governati da un conglomerato di multinazionali, dedito allo sfruttamento intensivo delle risorse locali. Ancora scosso dal brusco ritorno tra i vivi, il nostro personaggio viene spedito da Phineas su di un pianeta della colonia , alla ricerca di un'astronave e di risposte. Perché quello che doveva essere un tranquillo viaggio di dieci anni verso una nuova vita si è trasformato in un incubo lungo settant'anni (il tempo passato in ibernazione)? Cosa vuole Phineas da noi? Perché la Speranza è stata abbandonata senza che nessuno abbia fatto nulla per salvare i suoi occupanti?

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A queste domande se ne aggiungeranno molte altre, mano a mano che le nostre vicende si intrecceranno con il governo della colonia di Alcione e con le fazioni che sono nate sui suoi pianeti, tutte a loro modo in aperto contrasto con le politiche del Consiglio, l'organo direttivo della colonia.

Creazione del personaggio

La prima cosa da fare prima di avventurarsi in The Outer Worlds è crearsi un personaggio. L'editor incluso consente di determinarne l'aspetto, il sesso, nonché gli attributi di base (Corpo, Mente e Personalità), che influiranno direttamente sulle abilità. Queste ultime sono l'elemento caratterizzante più importante del personaggio, che hanno anche la funzione di mettere dei paletti decisi al gameplay. Le abilità sono suddivise in gruppi di due o tre e possono avere un valore che va da 0 a 100. Ad esempio il gruppo 'Distanza' comprende le abilità Pistole, Armi da fuoco lunghe e Armi pesanti, mentre il gruppo 'Invisibilità' comprende Furtività, Hacking e Scassinamento.

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Fino al valore 50 i punti abilità vanno assegnati al gruppo e non alla singola abilità, da 50 in poi le assegnazioni diventano invece individuali. In questo modo è possibile specializzare il personaggio in una certa abilità, dopo averlo fatto diventare capace in un certo campo che comprende l'abilità stessa. Dopo le abilità bisogna selezionare le attitudini, ossia occorre scegliere un tratto del personaggio con relativo bonus. Fatto anche questo siamo pronti a partire. Considerate che il gameplay prevede la possibilità che si abbiano ripensamenti: saliti a bordo dell'astronave con cui viaggeremo in lungo e in largo nello spazio, l'Inaffidabile (si chiama così), troveremo un terminale con cui potremo riassegnare tutti i punti iniziali e quelli ottenuti salendo di livello.

Struttura di gioco

Come ampiamente raccontato in fase di anteprima, The Outer Worlds è diviso in territori più o meno vasti visitabili singolarmente.

Quindi niente open world. In realtà si tratta di una soluzione perfetta per lo stile di gioco, visto che sarebbe stato davvero difficile gestire l'avventura come open world mantenendo la stessa struttura narrativa, che prevede viaggi frequenti in luoghi molto diversi tra di loro, con questi ultimi che possono essere pianeti, gigantesche astronavi, satelliti, basi segrete e quant'altro.

La prima area, una porzione del pianeta Terrarum 2 con sita una cittadina della colonia di Alcione dedita alla produzione di scatolette di uno strano tonno, serve da introduzione al sistema di gioco, nonché alla situazione politica con cui dovremo confrontarci da qui in avanti. Parlando con gli abitanti del posto scopriremo che sostanzialmente le multinazionali considerano i coloni come roba loro e li hanno vincolati completamente al sistema produttivo, condizionandoli fisicamente e mentalmente.

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Quelli che non hanno voluto accettare le imposizioni, o che semplicemente hanno preso coscienza del loro misero stato, si sono ribellati diventando dei predoni o fondando delle piccole comunità all'esterno delle città della colonia.

Nella prima porzione del gioco la divisione sociale è rappresentata in modo netto, con noi che siamo chiamati a prendere posizione facendo una scelta radicale e per certi versi fin troppo brusca. Fortunatamente con l'aprirsi dell'universo tutto diventa più sfumato e la visione del mondo degli autori di Obsidian si illumina di aspetti davvero interessanti. Di base The Outer Worlds sembra essere una critica al sistema capitalista e all'alienazione che produce nelle persone, in realtà il sistema di scelte interne al gioco limita molto il messaggio rivoluzionario insito nella trama, che si risolve in uno dei due possibili finali. Senza darvi anticipazioni precise, sappiate che spesso agire nel modo che sembra più giusto porta a risultati completamente opposti a quelli desiderati.

Come già accennato, il titolo di Obsidian è essenzialmente un gioco di ruolo d'azione in prima persona in cui il gameplay cambia enormemente in base alla progressione scelta per il personaggio.

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Sostanzialmente è possibile giocarlo come se fosse uno sparatutto in prima persona, ossia sparando a vista a qualunque nemico, oppure decidere per un approccio più meditato, usando magari la furtività o le altre abilità a nostra disposizione per non dover compiere una strage indiscriminata. Non crediamo che sia possibile finirlo senza sparare un colpo, ma alcune situazioni consentono di evitare conflitti a fuoco. Ad esempio è possibile persuadere un certo personaggio a non commettere una determinata azione semplicemente parlandoci, oppure si possono sfruttare gli anfratti di alcuni livelli per passare inosservati dietro ai nemici (le mappe dispongono quasi sempre di accessi laterali o passaggi nascosti che permettono di raggiungere gli obiettivi senza farsi notare). Tutto spetta al giocatore.

Di nostro abbiamo optato per un personaggio specializzato nelle armi da fuoco lunghe, decisamente furtivo e dalle abilità scientifiche sviluppate. In questo modo abbiamo potuto provare il sistema di combattimento, quello stealth, pur avendo pagato un po' nei dialoghi.

Il sistema di combattimento

Il sistema di combattimento di The Outer Worlds ricorda moltissimo quello dei Fallout. Sostanzialmente è uno sparatutto in prima persona in cui è possibile rallentare il tempo per mirare meglio e compiere un certo numero di azioni (sparare, usare consumabili e così via), finite le quali si torna a combattere in tempo reale, in attesa che la barra della manipolazione temporale si ricarichi. Avere tempo di mirare è fondamentale per sfruttare i danni localizzati dei nemici, oppure per colpire i loro punti deboli. Ad esempio alcuni robot sono resistentissimi ai danni, a meno che non li si colpisca in un punto specifico.

Le armi a disposizione sono molte e sono quasi tutte modificabili tramite dei kit che si trovano nel mondo di gioco.

Abbiamo quindi armi da mischia come mazze elettriche, lame al plasma, martelli e altre ancora, fucili d'assalto che con l'innesto giusto possono diventare fucili di precisione, mitragliatrici pesanti, lancia granate, pistole, armi al plasma, armi scientifiche (dagli effetti spesso stranissimi) e così via. Anche a livello di corazze c'è una certa varietà, nonostante gli slot che le riguardano siano solamente due: corpo e testa. Ogni pezzo dell'equipaggiamento è soggetto all'usura e, di tanto in tanto va riparato ai banchi da lavoro, usando i pezzi di ricambio ottenuti smontando le armi e le corazze inutilizzate, oppure rivolgendosi a dei personaggi non giocanti specializzati. Sempre i banchi di lavoro consentono di migliorare armi e armature manipolandole o applicando i succitati kit, così da aumentare il livello di personalizzazione dell'intera esperienza. I nemici sono di molti tipi e vanno dai già citati predoni, a dei robot impazziti, alcuni di taglia decisamente grossa, per arrivare alla fauna locale, che definire poco amichevole è un eufemismo. Ad esempio capiterà di incontrare delle grosse mantidi capaci di ammazzarci in pochi colpi oppure degli insidiosi sciami vorticanti.

A seconda del nostro comportamento potremo anche indispettire alcune delle fazioni della colonia, aumentando il numero di personaggi desiderosi di farci fuori.

Il sistema di combattimento è legato a doppia mandata con la progressione del personaggio, perché uccidere nemici è uno dei modi principali per accumulare punti esperienza. Gli altri sono risolvere le missioni che ci vengono assegnate o utilizzare le abilità sviluppate quando possibile (ad esempio scassinare porte e contenitori, oppure persuadere un personaggio tramite delle scelte di dialogo). Volendo possiamo agire da soli per l'intera avventura, oppure possiamo portarci dietro uno o due dei sei compagni che troveremo esplorando la colonia. Noi abbiamo optato per avere sempre due compagni con noi, non solo per avere un aiuto in combattimento, ma anche per seguirne le storie e per scoprire i loro rapporti con gli altri personaggi non giocanti, che spesso danno vita a dialoghi imprevisti e belli da leggere. Come annunciato da Obsidian, il personaggio principale non si può impegnare in nessuna relazione amorosa. Senza svelarvi troppo possiamo però dirvi che in realtà qualcosa del genere c'è e riguarda alcuni compagni.

Paradossalmente il fatto che le storie d'amore si vivano in modo indiretto ha permesso agli sceneggiatori di renderle più delicate rispetto alla brutalità con cui solitamente vengono affrontate nei videogiochi, con tanto di sequenze di corteggiamento e sbronze atte a dimenticare una delusione amorosa. Insomma, sono sempre legate a delle quest, ma non si viene premiati per essersi portati a letto questo o quel personaggio.

Da punto di vista stilistico, con The Outer Worlds Obsidian ha fatto un ottimo lavoro, probabilmente il migliore della sua storia. Sapendo di non avere a disposizione un budget illimitato, ha puntato tutto sulla scrittura e sulla realizzazione di illustrazioni che descrivono la colonia di Alcione in modo utopistico, quanto grottesco, creando quello che a molti è sembrato un immaginario da Fallout dello spazio, pieno com'è d'ironia e di grandi contrasti, che si riflettono nella società, solo apparentemente unita, e nel mondo di gioco stesso.

In particolare ci sono alcuni dialoghi davvero memorabili, tra personaggi che finiscono per svelare dei lati impensabili di loro stessi e altri che risultano essere soltanto assurdi, nonostante la loro apparente serietà. I momenti spassosi non mancano, come ad esempio i dialoghi con ADA, l'intelligenza artificiale che guida l'Inaffidabile, o alcune chiacchierate con Nyoka, uno dei compagni.

A livello tecnico, invece, lo stile è un po' meno marcato e la qualità dei diversi luoghi visitati è più altalenante. Soprattutto gli interni sono decisamente anonimi, lì dove le aree esterne spiccano quantomeno per la ricercatezza cromatica e il tentativo di ipotizzare delle architetture originali. Peccato per l'eccessiva compressione di alcune mappe, in cui le zone rilevanti sono vicinissime tra di loro. In generale rendono meglio i luoghi più piccoli, quelli destinati a una sola funzione, che non hanno quel retrogusto da palla di vetro con neve dei territori più ampi. Per dire: a un certo punto bisogna visitare un'astronave gigantesca, in cui però i luoghi chiave stanno uno di fila all'altro (uno in ogni stanza, praticamente), con tanto di area nascosta piena di predoni a pochi passi dal centro di comando dei Mordet, una forza militare che si occupa della sicurezza comandata da una delle fazioni indipendenti.

Probabilmente il tutto è dovuto alla mancanza di fondi per fare qualcosa di più grande, ma è innegabile che ci si faccia caso e che possa risultare straniante. Fortunatamente l'impressione negativa è mitigata dai viaggi rapidi, che consentono di raggiungere i luoghi chiave di ogni mappa selezionandoli dalla mappa generale, e dai numerosi spostamenti che faremo durante la nostra avventura. Per il resto ci preme di segnalare che è meglio giocare sin da subito a uno degli ultimi due livelli di difficoltà, soprattutto se si è esperti del genere, perché quello normal è davvero facile. Giocando a difficoltà medio alta abbiamo impiegato circa trenta ore per terminare il gioco, aprendo però ogni contenitore e cercando di esplorare al meglio ogni mappa.

Fortunatamente The Outer Worlds è altamente rigiocabile, grazie al sistema ludico stesso che invita a sperimentare tutte le possibilità offerte, sia a livello di meccaniche, sia a livello di trama stessa. Insomma, ci troviamo di fronte a una grande avventura single player che merita i vostri soldi e il vostro tempo.

Versione testata
PC Windows
Digital Delivery
PlayStation Store, Xbox Store, Nintendo eShop
Prezzo
59,99 €
Multiplayer.it

8.9

Lettori (83)

8.1

Il tuo voto

Come abbiamo cercato di spiegarvi nella recensione, The Outer Worlds è un titolo tipico di Obsidian, che garantisce una certa libertà di approccio a tutti i livelli, cercando di raccontare anche una buona storia. Se gradite lo stile dello sviluppatore di Neverwinter Nights 2, sicuramente apprezzerete anche questo. Certo, ci sarebbe piaciuto vedere un po' più di coraggio generale e la compressione di alcune mappe è decisamente disturbante, ma per il resto ci troviamo di fronte a un ottimo titolo, in attesa di vedere il primo sforzo post acquisizione di Microsoft.

PRO

  • La formula Obsidian funziona sempre
  • Dialoghi e situazioni spassose
  • Progressione del personaggio abbastanza sfaccettata
  • Alcune scelte stilistiche
  • Rigiocabile almeno due volte per vedere i finali maggiori

CONTRO

  • Un po' di coraggio in più non avrebbe guastato
  • Certe mappe sono fin troppo compresse
  • Alcuni interni sono anonimi