Trials of Mana, recensione 58

Trials of Mana è il remake di un grande classico che l'Occidente ha riscoperto solo da pochissimo: scoprite nella nostra recensione se Square Enix ha fatto di nuovo centro.

RECENSIONE di Christian Colli   —   22/04/2020

Indice

Ultimamente stiamo usando spesso la parola "remake". Soltanto pochi giorni fa, Square Enix ha finalmente pubblicato il suo attesissimo Final Fantasy VII Remake, e poco prima è arrivato sugli scaffali un altro remake importante quanto divisivo, Resident Evil 3. Non fosse stato per la pandemia che ci sta costringendo tutti a casa, quello di Seiken Densetsu 3 sarebbe passato inosservato. Non potevamo cominciare la recensione di Trials of Mana senza riflettere sul momento sfortunato in cui Square Enix ha deciso di pubblicarlo, stritolandolo tra giochi di ruolo del calibro di Final Fantasy VII Remake, Persona 5 Royal e il prossimo Xenoblade Chronicles: Definitive Edition. Forse è stata una scelta oculata, dato che Trials of Mana non può contare su un budget straordinario, ma solo sul suo peculiare caso storico: noto in Giappone come Seiken Densetsu 3, appunto, si è guadagnato un titolo occidentale solo quando l'azienda nipponica ha deciso di portarlo in tutto il mondo lo scorso anno nella Collection of Mana per Nintendo Switch, a venticinque anni dalla sua release per Super Famicom del 1995.

Tre storie in una

Per molti anni, abbiamo giocato la ROM di Seiken Densetsu 3 che qualche anima pia aveva tradotto illegalmente in inglese, e così abbiamo avuto la fortuna di giocare uno dei migliori titoli usciti nell'epoca dei 16-bit. Un'epoca che oggi ci appare lontana più che mai, in cui tante volte la narrazione era subordinata al gameplay e molto faceva l'immaginazione del giocatore. Privato di una vera e propria localizzazione per troppi anni, Seiken Densetsu 3 si è timidamente ripreso un posto sotto i riflettori con un remake che Square Enix ha annunciato a sorpresa lo scorso anno e che noi abbiamo finalmente giocato e finito in questi giorni, appurando la serietà con cui lo sviluppatore nipponico ha approcciato questo classico dopo i deludenti remake dei primi due episodi realizzati negli anni passati. Una serietà che purtroppo non ha giovato a un comparto narrativo che nel '95 era giustificato, ma che oggi lascia abbastanza a desiderare.

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La storia di Trials of Mana ruota intorno a sei personaggi diversi. All'inizio del gioco sceglieremo il protagonista della storia, insieme a due comprimari che si uniranno a esso nel corso dell'avventura. Questa scelta determina il prologo e l'epilogo della partita, nonché varie interazioni o cinematiche: nel corso del gioco incontreremo tutti i personaggi, ma quelli che non avremo scelto per formare la nostra squadra svolgeranno un ruolo secondario e poco approfondito. In realtà, le storyline non sono veramente sei, ma tre, perché i personaggi le condividono a coppie, così come condividono i tre boss finali: Duran e Angela, Riesz e Hawkeye, Kevin e Charlotte. Scegliendo almeno una di queste coppie all'inizio della partita, la narrazione appare più coesa grazie al maggior numero di intermezzi che coinvolgono i nostri protagonisti, facendoli dialogare tra loro e quindi delineando meglio le loro personalità.

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Trials of Mana ricalca quindi fedelmente la struttura frammentaria originale, incentrando il racconto su una ricerca comune: il Mana si sta esaurendo e una Fatina sceglie il protagonista perché riunisca gli spiriti elementali, entri nel Santuario, estragga la mitica Spada del Mana e protegga la Dea prima che vada tutto a rotoli. Forze oscure si cingono intorno all'Albero del Mana, forze che intendono liberare i Benevodon, i giganteschi mostri soprannaturali che durante un'antica guerra furono imprigionati nei cristalli del Mana sparsi per il mondo. Si dà il caso, poi, che queste forze oscure siano legate ai vari protagonisti, chiudendo il cerchio su un racconto che rinuncia a una narrazione sofisticata per adottare quello stile fiabesco che contraddistingue la serie creata da Koichi Ishii. I protagonisti viaggiano quindi in un lungo e in largo per il mondo senza porsi troppe domande, motivati dalle vicissitudini personali che si intrecciano a doppio filo con la ricerca della Spada.

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Sebbene il prologo e l'epilogo cambino a seconda del protagonista, il cuore dell'avventura rimane pressapoco lo stesso a prescindere dalla combinazione con cui si forma la squadra; tuttavia cambia anche l'ordine con cui si visitano i luoghi e si incontrano i vari personaggi. Se nel '95 erano pochi i titoli che provavano a gestire tutte queste variabili su SNES, oggi la situazione è completamente diversa: Trials of Mana azzarda un approccio nostalgico nel rispetto dell'originale, ma riesce a rievocare quell'ingenuità soltanto in parte. Il passaggio al 3D e l'impostazione più cinematografica tradiscono una regia approssimativa e un montaggio maldestro. La storia, che già soffriva di una certa frivolezza, mantiene la caratteristica impronta fiabesca, ma perde il ritmo frettoloso a favore di una rappresentazione più legnosa e meccanica. Il problema si avverte soprattutto scegliendo il doppiaggio in inglese, nettamente inferiore rispetto a quello nipponico specialmente nel caso dei personaggi più fantasiosi.

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Chiariamolo subito: Trials of Mana non è in italiano. Fortunatamente, non è neppure un titolo complicato da seguire. La storia indugia soltanto relativamente sui protagonisti: i loro obiettivi sono chiari fin dall'inizio, ma non c'è un vero e proprio sviluppo caratteriale. I protagonisti riflettono i classici stereotipi, affidando al doppiaggio e al character design pulito di Haccan il grosso del lavoro. Alla luce di queste considerazioni, però, sarebbe sbagliato essere troppo severi. Trials of Mana non è Final Fantasy VII Remake e ovviamente si sogna il budget stratosferico dell'altro rifacimento Square Enix. Al di là di questa differenza, però, Trials of Mana fa proprio quello che avrebbero voluto molti fan nell'altro caso: mette la tecnologia al servizio della nostalgia, rispettando fedelmente il copione originale, forse anche troppo. È una scelta voluta, chiaramente, anche al netto di un comparto tecnico che non fa certo gridare al miracolo, e che punta soprattutto sulla cura maniacale con cui sono stati trasformati in modelli 3D i vecchi sprite.

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Sotto questo aspetto sarebbe ingiusto lamentarsi, sebbene sia evidente di come tutti gli sforzi si siano concentrati sui protagonisti e sulle loro nemesi. L'immagine è sempre fluida e pulita, il mondo di gioco è coloratissimo e particolareggiato, le animazioni convincenti nei combattimenti, meno nelle sequenze d'intermezzo. Nel corso delle venticinque ore circa necessarie a completare l'avventura, abbiamo rincontrato tutti i nemici sconfitti nell'originale, dai più buffi ai più inquietanti, ridisegnati con enorme rispetto nei confronti di un titolo che nel '95 era in 2D e ripreso dall'alto. Trials of Mana ora impiega una telecamera liberamente controllabile che segue il giocatore come in un'avventura in terza persona, anche perché il remake cavalca un'onda molto più dinamica sulle note della bellissima colonna sonora originale di Hiroki Kikuta, riarrangiata per l'occasione da Tsuyoshi Sekito, Koji Yamaoka, Ryo Yamazaki e Sachiko Miyano. I più nostalgici apprezzeranno probabilmente la possibilità di impostare le tracce originali dal menù delle opzioni.

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Quattro chiacchiere con i producer

Qual è il vostro rapporto con la serie Mana?
Masaru Oyamada: Ho avuto la mia prima opportunità di lavorare sulla serie con la versione mobile di Final Fantasy Adventure nel 2006, diventandone il producer nel 2014 con Rise of Mana, quando il signor Koichi Ishii ha lasciato la compagnia.
Shinichi Tatsuke: Per me invece è la prima volta. Sono stato assunto come assistente allo sviluppo di alcuni giochi per console, poi sono diventato producer per i titoli mobile, ma questa è la prima volta che lavoro come producer per un titolo per console.

Qual è il vostro Mana preferito?
Oyamada: Final Fantasy Adventure. È stato il primo videogioco che abbia completato in vita mia.
Tatsuke: Trials of Mana, ovviamente!

Come siete riusciti a modernizzare Trials of Mana rispetto alla versione SNES?
Tatsuke: Abbiamo immaginato come sarebbe stato Seiken Densetsu 3 se lo avessimo sviluppato nel 2020. Era importante lavorare sulla grafica, ovviamente, e dopo svariati tentativi abbiamo optato per la visuale in terza persona. Non essendo limitati dalle dinamiche del gioco originale, abbiamo potuto apportare alcuni cambiamenti significativi al sistema di combattimento e allo sviluppo dei personaggi, aggiungendo anche nuove idee. Credo che il risultato si avvicini molto a quelli che sono i videogiochi moderni.

Cosa credete che offra ai giocatori che non hanno mai avuto a che fare con questa serie?
Tatsuke: Stiamo parlando di un titolo leggendario del 1995 che abbiamo ripensato per uscire nel 2020. E poi i vari episodi della serie Mana non sono collegati tra loro, questo significa che i nuovi giocatori possono avvicinarsi a questo titolo come fosse un RPG completamente nuovo.

Se poteste rifare un altro Mana dopo Trials of Mana, quale scegliereste?
Oyamada: È una domanda davvero difficile. Legend of Mana non è stato mai localizzato in alcuni paesi, però è anche vero che è un titolo molto complicato che sfrutta una quantità enorme di asset grafici, perciò lavorare su quello sarebbe problematico. Mi piacerebbe che tutti i titoli della serie fossero giocabili nell'attuale generazione di hardware prima o poi, quindi credo che, al momento giusto, cominceremo da quelli meno conosciuti.

Quale sono state le sfide più difficili che avete affrontato nel corso dello sviluppo di Trials of Mana?
Oyamada: La trama multipla è senza dubbio la caratteristica principale di questo gioco visto che formare una squadra, scegliendo tre personaggi tra i sei protagonisti, conduce a una gran varietà di combinazioni e dialoghi differenti che sono stati difficili da scrivere. Nell'originale alcuni dialoghi si svolgevano soltanto in condizioni molto specifiche, perciò è stata dura controllare ogni possibile variazione e assicurarsi che fosse tutto al suo posto.
Tatsuke: Anche sviluppare il sistema di combattimento non è stata una passeggiata. Abbiamo cominciato i lavori rispettando le dinamiche del gioco originale, ma quando abbiamo deciso di passare al 3D ci siamo resi conto che avremmo voluto concedere maggior libertà al giocatore, e quindi abbiamo dovuto cambiare il nostro approccio a metà strada. A quel punto abbiamo implementato meccaniche come gli attacchi aerei, la schivata e le combo che avvicinano Trials of Mana ai titoli d'azione più moderni.

Com'è stato ricreare la grafica e il sonoro del gioco?
Oyamada: Una volta completati i modelli dei personaggi e le loro animazioni, ci siamo resi conto che stavamo veramente rievocando lo stile del gioco originale. È stato divertentissimo lavorare alla grafica e non vedevamo l'ora di scoprire il risultato!
Tatsuke: Non abbiamo cambiato la colonna sonora in modo significativo. Il nostro obiettivo era riproporre le musiche originali in alta definizione, affidandole ai nostri compositori migliori. Abbiamo immaginato soprattutto come sarebbero state quelle stesse musiche nel 2020. Allo stesso modo siamo stati attenti a mantenere alcuni specifici effetti sonori, compreso quello caratteristico che si sente ogni volta che si apre il menù ad anello.

Trofei PlayStation 4

Per sbloccare tutti i trofei di Trials of Mana dovrete completare l'avventura almeno due volte, così da raggiungere la Classe 4 con tutti i personaggi. Dovrete poi aprire tutti i forzieri sparsi per il mondo, trovare il piccolo Cactus nascosto in tutte le mappe, migliorare il vaso degli oggetti e sconfiggere anche l'immancabile boss segreto.

Un combattimento rinnovato

Quindi Trials of Mana è un titolo tecnicamente nella media, e già è un miracolo che esista, figurarsi pretenderlo col budget di franchise molto più famosi e desiderati. Forse è per questo che Square Enix sembrerebbe aver orientato tutti i suoi sforzi su un altro aspetto di Seiken Densetsu 3, quello per cui vendeva nel '95: il gameplay. Pur seguendo fedelmente la sceneggiatura originale, nella buona e nella cattiva sorte, Trials of Mana prende le distanze dall'impostazione storica per adottarne una molto più moderna. Questo approccio ha obbligato lo sviluppatore a ridisegnare in tre dimensioni praticamente ogni mappa del gioco, implementando varie sequenze platform, dato che ora è possibile saltare, e planimetrie labirintiche che ricordano quelle esplorate su SNES. Sotto questo aspetto, è stato fatto indubbiamente un lavoro eccellente. Le varie mappe e i numerosi "dungeon" sono stati ricreati con tantissima cura, e mantengono anche gli sporadici rompicapi ambientali da risolvere per aprire nuovi forzieri o raggiungere molto semplicemente l'uscita.

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I nemici aspettano il giocatore a gruppetti in punti prefissati, e lo attaccano a vista. A quel punto, lo scenario diventa un campo di battaglia e il giocatore assume il diretto controllo di un personaggio nella squadra, mentre agli altri due ci pensa una modesta intelligenza artificiale che possiamo limitatamente regolare nel menù della squadra, finché non decidiamo di assumerne il controllo premendo i tasti dorsali. Il sistema di combattimento action prevede l'utilizzo di un attacco base veloce e di un attacco potente più lento che può abbattere le difese e generare cristalli CS che aumentano un indicatore sotto la vita dei personaggi. I CS o Class Strike sono attacchi cinematici che scaricano il suddetto indicatore e infliggono tantissimi danni con un'animazione spettacolare. È importante bilanciare attacchi deboli e potenti, schivare i colpi telegrafati dai nemici - che si fanno sempre più complessi e immediati nel corso del gioco - e attaccare in salto i bersagli volanti per costringerli al tappeto e interrompere magie o altre abilità.

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Non è un sistema di combattimento particolarmente sofisticato, ma fa il suo dovere egregiamente, è immediato e molto divertente. Abbiamo giocato la nostra partita a livello Hard, riscontrando qualche difficoltà in poche occasioni, ma specialmente combattendo contro i boss che spesso vanno affrontati con un minimo di strategia, piuttosto che con la semplice forza bruta. Anche perché Trials of Mana garantisce al giocatore una gran varietà di incantesimi e abilità speciali da impostare su quattro scorciatoie proprio come i Class Strike o scegliere cautamente - il ciclo giorno/notte influisce sull'efficacia degli elementi! - richiamando il caratteristico menù ad anello che, peraltro, mette lo scontro in pausa. Chi ha giocato Trials of Mana nella Collection of Mana, tragga pure un respiro di sollievo. Nel remake non ci si ferma mai e le animazioni degli incantesimi più potenti non rallentano o immobilizzano i combattenti sul campo come succedeva su SNES.

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È tutto molto frenetico e il gioco non perde tempo a spiegarci un altro importante meccanismo, il cambio di classe. Raggiunto il livello 20 e poi ancora il livello 38, soddisfacendo una serie di requisiti specifici, i personaggi possono cambiare classe e specializzarsi in un ramo particolare del loro archetipo. Angela, per esempio, può scegliere se diventare una maga specializzata in incantesimi che colpiscono ad area o in sortilegi che infliggono condizioni anomale. Ogni classe cambia il modo in cui si gioca quel personaggio, che acquisisce un nuovo costume, una nuova capacità innata e un ulteriore Class Strike che consuma ancora più cristalli ma, naturalmente, fa molto più male. Una novità del remake, completamente assente nell'originale del '95, è il sistema delle abilità che si imparano non solo distribuendo i punti guadagnati a ogni level up nei parametri fondamentali - forza, spirito, intelligenza e così via - ma anche automaticamente, proseguendo nella storia, o interagendo con alcuni, insospettabili abitanti.

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Il giocatore può impostare inizialmente fino a due abilità per personaggio, un numero che è destinato a salire cambiando classe. Queste abilità sono veri e propri bonus passivi che consentono di configurare il personaggio a piacimento: combinandole nel modo opportuno, è possibile trasformare alcuni personaggi in veri e propri tank, oppure puntare tutto sul danno per trasformarli in micidiali cannoni magici ambulanti... che però rischiano la pelle ogni volta che si avvicinano troppo a un nemico. Nella nostra partita abbiamo raggiunto il livello 70, sbloccato la quarta classe per ogni personaggio e scoperto decine di abilità secondarie: il sistema di combattimento ci ha divertito molto e nella sua immediatezza si presta particolarmente alla rigiocabilità della campagna, che andrebbe completata almeno due volte per poter comprendere pienamente ogni sfumatura della storia.

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Avendo completato già diverse volte l'originale del '95, siamo rimasti sorpresi dall'aggiunta di un intero contenuto inedito a fine partita, un settimo capitolo che apre una piccola parentesi prima dello scontro col boss finale. La nuova storyline, accessibile ricaricando l'ultimo salvataggio dopo i titoli di coda, si traduce in un lunghissimo dungeon che è un po' un greatest hits di tutti i precedenti, terminato il quale si riceve un'importante ricompensa, e cioè la possibilità di ricominciare la partita in New Game Plus, conservando tutti gli oggetti, i soldi e le abilità generiche sbloccate, compresa una speciale che aumenta notevolmente i punti esperienza guadagnati a fine battaglia fin dal primissimo momento. Una soluzione ingegnosa che piacerà sicuramente a chi adora spolpare completamente i giochi prima di riporli sullo scaffale, vero o digitale che sia.

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Versione testata
PlayStation 4
Multiplayer.it

7.8

Lettori (13)

7.4

Il tuo voto

Trials of Mana esce in un periodo veramente infelice che mette sfortunatamente in risalto il suo budget limitato. Superando lo scoglio di una grafica non proprio all'ultimo grido, e di una regia che ricalca forse anche troppo fedelmente un titolo che non ha mai fatto della narrazione un suo punto di forza, ci si ritrova a giocare una bella favola piena di colore e di avventura, con un sistema di combattimento divertente e immediato che sostiene le partite successive grazie a una buona varietà di contenuti. Se non vivete di sola grafica e vi hanno stancato le trame troppo filosofiche, Trials of Mana potrebbe essere il gioiellino che volevate e che non sapevate di stare cercando.

PRO

  • Il sistema di combattimento modernizzato
  • La ricostruzione delle vecchie mappe in 3D
  • Varie agevolazioni che rendono più scorrevole il New Game Plus
  • Direzione artistica e colonna sonora

CONTRO

  • La storia avrebbe meritato una regia migliore e anche una bella revisione
  • La struttura sente il peso dei suoi veri anni
  • Non è localizzato in lingua italiana, doppiaggio in inglese sottotono