Willy Morgan and the Curse of Bone Town, la recensione

La recensione di Willy Morgan and the Curse of Bone Town, l'avventura punta e clicca degli italiani di Imaginarylab

RECENSIONE di Alessandra Borgonovo   —   12/08/2020
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Indice

Giusto un mese fa eravamo qui a parlarvi di Willy Morgan and the Curse of Bone Town, avventura punta e clicca sviluppata dagli italiani di Imaginarylab: il gioco ha talento da vendere e si è mostrato ispirato fin dalle prime battute, a dispetto di enigmi che avrebbero potuto sembrare un po' troppo semplici per chi con questo genere ci è cresciuto. C'erano alcune leggere sbavature che sono state corrette e abbiamo finalmente potuto sentire il doppiaggio di tutti i personaggi, ma ci siamo resi conto con un certo dispiacere che l'esperienza si è rivelata molto più corta del previsto.

Partito sotto una luce interessante, il viaggio di Willy per sollevare il velo dietro alla misteriosa scomparsa del padre avvenuta dieci anni prima si era infatti quasi del tutto risolto con la demo che abbiamo provato a suo tempo. Il gioco completo ha aggiunto una seconda parte più sbrigativa e annacquata rispetto alla precedente, dove le nostre azioni erano tanto limitate e guidate da privare Willy Morgan and the Curse of Bone Town di tutto lo charme che ci aveva spinto ad aiutare questo bizzarro quindicenne.

Ay ay Captain

Ricapitolando in breve la trama, Willy è figlio di due famosi esploratori rimasto apparentemente orfano di padre dieci anni prima gli eventi del gioco: Henry Morgan è sparito senza lasciare traccia dopo essere stato visto l'ultima volta a Bone Town, sua città natale nella quale si recava almeno una volta l'anno. La moglie ha deciso di seppellire quella tragedia e si è gettata totalmente nel lavoro, mentre il figlio sembra più legato al ricordo del padre. Un giorno riceve una lettera proprio da suo padre, datata poco prima della sua scomparsa, che lo prega di recarsi a Bone Town e gli lascia alcuni criptici indizi su come comportarsi una volta lì. Da questo momento il controllo passa a noi e dovremo guidare Willy prima nella non facile impresa di lasciare casa in sella a una bicicletta dalla sicurezza quantomeno discutibile, poi lungo i vicoli di una cittadina che sembra essere stata lasciata morire lentamente nonostante la presenza di alcuni abitanti. Bone Town è infatti una città fantasma senza ancora esserlo del tutto, un luogo che ha perso lo spirito gioviale che anima le memorie del nostro giovane protagonista per lasciar posto a una lenta autodistruzione.

Come già vi abbiamo anticipato, Willy Morgan and the Curse of Bone Town segue tutti i dettami tipici dei punta e clicca anni '90 che l'hanno preceduto, da Monkey Island a Day of the Tentacle, sebbene la difficoltà dei suoi puzzle sia più tarata verso il basso e risulti meno astrusa. Nella ricerca di tutti i frammenti della mappa appartenuta a un famigerato pirata, e qui sembra davvero di trovarsi ne I Goonies, esploreremo da cima a fondo Bone Town e faremo la conoscenza di bizzarri personaggi, alcuni dei quali sembrano essere capitati lì assolutamente per caso senza avere nulla a che fare con l'atmosfera: proprio questo contrasto, tuttavia, li rende particolari e strappa un sorriso nel vedere l'assurdità con cui sono stati contestualizzati.

Willy Morgan 01

Molto ispirato, troppo breve

La cittadina è piuttosto articolata, per quanto possa esserlo un centro abitato particolarmente piccolo, e pur essendo divisa in "settori" (ovvero micro aree all'interno delle quali sappiamo trovarsi uno dei pezzi di mappa) riesce a mantenere una certa omogeneità nei suoi enigmi: non sarà raro, infatti, raccogliere uno o più elementi in altrettanti luoghi prima di poter superare determinati ostacoli e ottenere così l'agognato premio. Rare volte il gioco si farà abbastanza cervellotico da lasciavi riflettere qualche minuto sulla soluzione ma per il resto l'avventura è immediata nel suo svolgimento.

Il problema è in parte questo. Al di là di deviazioni volte, in maniera persino arguta e assurda come solo certi punta e clicca sanno essere, a raggiungere un obiettivo all'apparenza semplice, il gioco non si concede molto altro. Sarebbe potuto essere comprensibile se l'avventura avesse avuto una lunghezza discreta ma non è il caso di Willy Morgan and the Curse of Bone Town, che proprio nella brevità trova il suo maggiore difetto: l'avventura si esaurisce in un paio d'ore e laddove la prima parte, prologo compreso, riesce a essere accattivante e coinvolgente quanto basta, riportandoci ai fasti del suo genere, la seconda si risolve in un attimo ed è così guidata da lasciare l'amaro in bocca. Proprio nel momento in cui la storia prende una svolta, aprendosi a possibili scenari, il gioco ha una battuta d'arresto e decide di risolvere la trama in maniera sbrigativa, mettendoci di fronte a enigmi che non sono davvero tali in favore di una conclusione annacquata.

Willy Morgan 02

Tra classico e moderno

Nulla da dire invece per quanto riguarda il comparto artistico, che conferma le buone impressioni della demo: siamo di fronte a uno stile che rimanda ai classici ma decide di darsi un tono tutto suo grazie a tratti più morbidi, che ricordano la Disney post 2D e film come Coraline e la Porta Magica (l'introduzione in particolare grida Laika Studios). Stesso discorso per il sound design, che offre una serie di tracce azzeccate per l'atmosfera del gioco e che solo in un paio di occasioni ci sono sembrate "prepotenti", intromettendosi nella scena senza una particolare ragione. Il doppiaggio, che finalmente abbiamo potuto sentire per intero, si mantiene su buoni standard e riesce a differenziare i personaggi tra loro, bene o male accordandosi all'idea che ci eravamo fatti di loro in fase di anteprima.

La modernità, però, non riguarda solo l'estetica ma lo stesso gameplay: volendo forse toccare le corde di chi non è troppo avvezzo ai punta e clicca, Willy Morgan and the Curse of Bone Town aggiunge un paio di aspetti che migliorano la qualità della vita ma siamo anche liberi di non utilizzare: parliamo del viaggio rapido per passare da una zona all'altra e della possibilità di attivare un indicatore che segnala con quali elementi possiamo interagire. Una scelta che potrebbe non trovare il favore dei puristi, tuttavia il fatto che sia a discrezione del giocatore la rende una di quelle aggiunte apprezzabili che non vanno per forza a minare l'equilibrio dell'esperienza. Ovviamente, per chi se lo sta chiedendo, il gioco è disponibile in italiano almeno per quanto riguarda i testi: il doppiaggio rimane invece in inglese.

Willy Morgan 03
Multiplayer.it

6.8

Lettori (3)

7.7

Il tuo voto

Ricapitolando, dunque, Willy Morgan and the Curse of Bone Town è senza dubbio un gioco ispirato e ricco di citazioni che rappresenta un interessante esordio per Imaginarylab: parla più ai neofiti che ai veterani del genere ma si lascia benissimo giocare anche da questi ultimi. Lo stile artistico è piacevole a vedersi, gli enigmi sono accattivanti e assurdi soprattutto nella prima parte mentre i personaggi, pur nel loro piccolo, hanno qualcosa per cui farsi ricordare. A minare molto l'esperienza sono la breve durata e la conclusione affrettata alla quale va incontro il gioco proprio nel momento in cui avrebbe potuto farsi ancora più interessante: se la prima parte è infatti ben costruita, la seconda si risolve in un paio di soluzioni molto guidate e un finale che, nonostante le premesse per un nuovo capitolo, lascia l'amaro in bocca per la frettolosità con cui è stato costruito. Vogliamo comunque dare fiducia al team di sviluppo e speriamo davvero che le avventure di Willy non si concludano qui, portandoci a un nuovo, più lungo, viaggio verso l'ignoto.

PRO

  • Artisticamente ispirato
  • Si rivolge più ai neofiti del genere
  • Gli enigmi sono accattivanti il giusto

CONTRO

  • Davvero troppo breve
  • Seconda parte annacquata e sbrigativa