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Cinque brand storici per rilanciare Konami

Cinque nomi che potrebbero darle nuovo vigore

SPECIALE di Simone Marcocchi   —   07/04/2015

Tra gli anni '80 e i '90 Konami e Hudson Soft. hanno sfornato giochi splendidi, per i palati più raffinati e per le dita sudate e callose di tanti giocatori. Inizialmente si mettevano in fila le monetine sul monitor dei cabinati arcade, per essere più rapidi a ripartire. Poi siamo passati al negozio di fiducia, il venerdì pomeriggio, per spendere il weekend con gli amici davanti alla TV a tubo catodico, fino a perdere un po' diottrie. Siamo andati a ripescare, dalla nostra memoria storica, cinque saghe che vorremmo rivedere ma soprattutto cinque formule di gameplay oggi quasi scomparse, che non sembrano invecchiare mai e che desideriamo tanto rivedere almeno un'ultima volta.

Cinque nomi che, secondo noi, Konami dovrebbe riprendere e valorizzare a dovere

Bomberman

Siamo certi che sono molti tra voi, soprattutto i meno giovani, ad averci passato l'infanzia. Per chi è un utente PC di vecchissima data forse il nome Dyna Blaster era quello stampato sul floppy disk, ma sia su console che in sala giochi è proprio Bomberman il titolo originale. Il nostro bombarolo si aggirava per livelli diversi, in stile labirinto, con lo scopo di distruggere i mostri e potenziare il proprio arsenale. Se qualcuno di voi è appassionato di collezionismo sappiate che la versione per Super Nintendo, soprattutto del secondo episodio, è dannatamente bella e ricercata. Più volte ripreso, ufficialmente o attraverso dei cloni, è giunto sino ai giorni nostri senza però mai riuscire a brillare come fece un tempo.

Contra

Tra capitoli esclusivi per alcune piattaforme, versioni per cabinato, mille seguiti e tante conversioni, Contra era e resta (no, diciamo era, purtroppo) un nome potente nel panorama videoludico. Conosciuto anche come Probotector, vede protagonisti dei commando armati fino ai denti, muscolosi e ipertrofici come solo il cinema dell'epoca sapeva mostrarci, e lo scopo era sbaragliare orde di nemici che si paravano davanti a noi. Lance e Bill hanno potuto godere sia della visuale a scorrimento laterale, sia quella isometrica. Il loro essere Rambo, dentro e fuori, gli permetteva di scardinare qualsiasi mezzo, deflagrare eserciti e fermare perfino l'avanzata di alieni che, alla fine, non erano venuti in pace come speravamo... ma che hanno avuto pan per focaccia.

Gradius

È pur vero che oggi abbiamo Resogun, su PlayStation 4, che sembra aver raccolto il testimone spirituale di un brand che circola ormai da trent'anni su tutte le piattaforme. Ma non forse non è proprio la stessa cosa. Gradius ci permetteva di controllare un'astronave, la mitica Vic Viper, per sgominare le armate dei cattivoni dell'impero Bacterion, i quali avevano come unico pensiero il nostro sterminio. Bastava una sola nave per fermare un esercito infinito di combattenti, che eravamo chiamati a decimare (ci davano molta fiducia) anche grazie ai power-up pensati per il nostro mezzo. In sala giochi piaceva molto e quasi tutti hanno poi imitato il suo stile tecno-biologico dei nemici e delle ambientazioni. Forse l'esclusiva Sony darà idee e nuova linfa a tanti sviluppatori, noi di certo vogliamo il ritorno di questa serie.

Zone of the Enders

Al tempo furono discrete le vendite dei primi due capitoli, usciti su PlayStation 2, e nati da un'ottima idea di fondo di quel genio che è Hideo Kojima, autore di Metal Gear. Vennero realizzati degli anime e un ecosistema che col tempo avrebbe dovuto arricchirsi, ma forse ci hanno creduto troppo loro e poco il pubblico. Aveva uno stampo arcade fino al midollo, insolito per un titolo basato sui mech. La terza release fa ormai parte del genere "vaporware", anche nell'ottica dei recentissimi risvolti che hanno visto coinvolto il buon Hideo, quindi probabilmente non vedrà mai la luce. Un vero peccato, considerando che stampa e utenti lo aveva davvero apprezzato.

Bloody Roar

Che lo chiamiate in questo modo o che ricordiate il nome originale, ovvero Beastorizer, è indubbio che ne rimembrerete sicuramente le gesta se avete vissuto l'era della prima PlayStation. Al centro, esseri umani che si menavano in un ring come se non ci fosse un domani, alla stregua del più conosciuto e di successo Tekken. La particolarità di vedere i combattenti che si trasformavano in animali, con fattezze antropomorfe, restituiva una piacevole sensazione - anche se umani e bestie strane che si menavano non era certo la cosa più innovativa del mondo - e di certo sarebbe interessante vedere in che modo si potrebbe sviluppare questa serie in un'ottica più moderna.