Deus Ex: tra passato, presente e futuro 77

Con l'arrivo di Deus Ex: Mankind Divided su PlayStation Plus, cogliamo l'occasione per parlare del passato e del futuro della celebre serie

SPECIALE di Mattia Armani —   15/01/2018

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C'è un filo che collega System Shock all'ultimo Deus Ex e quel filo passa per uno dei titoli cyberpunk più amati di sempre. Una creatura, quella di Warren Specter, che respira ancora, grazie al recente successo della saga, a modifiche come Revision e alla forza di una formula che ha proiettato nell'Olimpo del videogioco il nome di Looking Glass Studios. Una formula che nell'originale Deus Ex, sviluppato in seno a Ion Storm, è cresciuta ulteriormente mescolando lo stealth di Thief, una forte componente shooter, svariati elementi di ruolo, situazioni risolvibili in modi differenti, cospirazioni di portata mondiale, l'intricata storia di due fratelli molto speciali e un mondo incredibilmente coinvolgente.

Il tutto permeato da una riflessione sulla trasfigurazione umana, tra pezzi di metallo innestati nella carne viva e fantasmi di un'umanità che per trascendere la sua vulnerabilità rischia di finire distrutta. Ed è proprio il novello mito di Icaro che fa da filo conduttore per l'intera serie fin dal dal primo capitolo enorme e longevo, reso unico dai gadget futuristici, dalle armi avveniristiche, da cupe visioni del futuro come quella avveratasi delle Torri Gemelle, dalla possibilità di compiere scelte importanti per la trama e dalla capacità di coinvolgere il giocatore fino a metterlo all'angolo nei momenti di maggiore pathos. Senza contare l'importante ossatura di una componente shooter, potenziata dall'allora rivoluzionario Unreal Engine, decisamente superiore a quella vista nelle precedenti incarnazioni di questo complesso sottogenere.

La lunga marcia di Deus Ex

Il successo del primo Deus Ex salvò Ion Storm dal disastroso Daikatana, ma le polemiche e l'insuccesso di Anachronox portarono sia John Romero che Tom Hall ad abbandonare la compagnia. Nello stesso anno, il 2001, Eidos chiuse gli studi di Ion Storm Dallas, orfani dei due nomi più importanti, lasciando Warren Spector a capo di quelli di Austin dove erano il lavorazione sia Thief: Deadly Shadows, sia Deus Ex: Invisible War. A noi ovviamente interessa quest'ultimo, tutto incentrato sulle biomodifiche e ambientato venti anni dopo il primo capitolo. Tra le novità, oltre all'evoluzione della tecnologia, spicca la possibilità di affrontare le missioni in ordine sparso, ma risaltano anche i combattimenti meno coinvolgenti e il map design non particolarmente ispirato. La critica ha comunque premiato il lavoro di Spector, ma le semplificazioni hanno irritato gli irriducibili fan del primo gioco, contrariati anche dalla longevità inferiore.

La maggiore accessibilità e la fama del capostipite però, sono state sufficienti a garantire vendite elevate, alla fine della corsa addirittura superiori a quelle del primo. Sufficienti, senza dubbio, per giustificare un terzo capitolo che però non arrivò mai a causa dell'abbandono di Spector e della chiusura di Ion Storm. Prima dell'eutanasia, Eidos acquisì definitivamente la software house, incamerò il brand di Deus Ex e iniziò i lavori su Human Revolution nel 2007. Accolto con palpabile entusiasmo, il progetto si è purtroppo arenato un paio di volte, tornando alla ribalta con l'acquisto del publisher da parte di Square Enix nel 2009. L'anno successivo, a quattro anni dall'inizio dei lavori, ecco arrivare Deus Ex: Human Revolution, un prequel incentrato sulle vicende di Adam Jensen, che non ha tradito la formula originale garantendo potenziamenti in quantità, bivi importanti, una forte seppure indulgente componente stealth e diverse possibilità di approccio a ogni situazione. Abbastanza fedele ai predecessori, sostenuto da una colonna sonora di grande impatto e decisamente forte dal punto di vista narrativo, Human Revolution non si è dimenticato nemmeno delle dinamiche shooting, regalandoci un degno erede del primo, rivoluzionario capitolo.

Certo, è impossibile dimenticare i pessimi combattimenti con i boss, il bilanciamento lacunoso e la longevità imparagonabile con quella dei capitoli precedenti, ma parliamo comunque di un titolo da venti e più ore che è stato sistemato e ripulito nei due anni successivi al lancio. Un lavoro che ci ha portato a una versione Director's Cut decisamente più godibile dell'originale grazie a rifiniture importanti e al supporto per le console portatili, e per il Gamepad di Nintendo Wii U, sfruttati come dispositivi accessori per potenziare ulteriormente l'esperienza. Poco prima, tra l'altro, la serie è anche sbarcata su dispositivi mobile con Deus Ex: The Fall, una sorta di versione in miniatura di Human Revolution capace da una parte di stupire, almeno per qualità tecnica e complessità, e dall'altra di deludere a causa di ambizioni eccessive, proprio come l'Icaro citato a più riprese dalla serie.

Il mito di Icaro

L'esistenza di Deus Ex: Mankind Divided, disponibile gratuitamente su PlayStation 4 attraverso il servizio PlayStation Plus proprio in questo mese, è divenuta cosa nota nel 2014, con la rivelazione dell'esistenza di un motore grafico tutto nuovo chiamato Dawn Engine. Poi, nel 2015, ecco l'annuncio ufficiale, con tanto di data d'uscita a breve termine e conseguenti celebrazioni da parte dei fan. Le cose però sono andate diversamente, con un rinvio probabilmente dovuto a problematiche tecniche che ci siamo in parte ritrovati nell'estate 2016, quando il titolo è sceso effettivamente in campo per raccontarci di una tragica lotta tra i normali esseri umani e quelli modificati. Questa volta, per fortuna, le patch sono arrivate velocemente, consentendoci di assistere alla capitalizzazione di tutto il discorso, preparato nei capitoli precedenti, sull'emarginazione di chi ha subito impianti importanti e del rischio che l'umanità come la conosciamo sia destinata a estinguersi. Torna preponderante, insomma, il mito di Icaro, con un titolo che dopo un inizio a dir poco scoppiettante ci mette di fronte a un Jensen profondamente segnato.

Da qui parte una storia ben orchestrata, arricchita da situazioni ancora più varie, da ambientazioni decisamente ispirate, e dall'evoluzione di tutte le meccaniche viste in Human Revolution. Le aree della città mostrano limiti spaziali evidenti in un panorama ormai gremito di open world sempre più complessi, ma in quanto a libertà ci avviciniamo all'originale, con l'aggiunta di soluzioni estetiche di grande impatto, per un titolo senza dubbio all'altezza del nome che porta, anche se perde un po' dal punto di vista narrativo a causa della sua natura di trampolino di lancio per qualcosa di più grande. Mankind Divided, infatti, è stato pensato come ponte tra il capitolo precedente e un universo destinato a espandersi con nuovi contenuti e nuovi giochi tutti collegati tra loro. Il problema è che di questo universo non abbiamo visto ancora nulla. L'unico altro titolo della serie uscito di recente, escludendo la modalità Breach rilasciata come gioco standalone gratuito, è Deus Ex GO, un capitolo portatile che invece di scimmiottare la serie principale, a differenza di The Fall, prende saggiamente una strada più adatta ai dispositivi mobile, accontentandosi di fare da appendice ai capitoli principali. Erede diretto di Hitman GO e Lara Croft GO, è un puzzle game che unisce stealth, hacking e un gameplay "touch" tanto semplice quanto riuscito.

Deus Ex: tra passato, presente e futuro

A quando un nuovo Deus Ex?

Con l'app Deus Ex Universe che non viene aggiornata da più di un anno è impossibile non avvertire un brivido lungo la schiena pensando al futuro della serie creata da Warr Spector. Il finale di Manking Divided ci riserva scelte drastiche e svolte importanti, ma non c'è traccia di chiusure per una storia che è ancora nel pieno del suo svolgimento. Una narrazione che non termina certo con i due DLC, System Rift e A Criminal Past, che sono incentrati su Jensen ma sono svincolati dal gioco principale. Tra l'altro c'è chi è rimasto amareggiato dall'epilogo fin troppo aperto e secondo alcune indiscrezioni tra le concause ci sarebbero importanti tagli resi necessari dalla troppa complessità del progetto, ma non è il caso di perdere troppo tempo con i rumor. Quello che conta è che la situazione della Augmented Rights Coalition (ARC) e il dibattito sugli Illuminati sono ancora tutti da dipanare e sarebbe un peccato sprecare quanto di buono fatto fin'ora.

Un peccato che siamo sicuri Square Enix non commetterà, anche se con tutta la fanfara, le pubblicità virali e l'amore dichiarato per il Deus Ex Universe, ci saremmo aspettati qualche notizia in più. Certo, gli sviluppatori hanno assicurato che stanno ancora lavorando sul progetto e dovrebbero finalmente darci qualche notizia nel corso del 2018, ma la situazione di Eidos Montreal si è fatta piuttosto complessa. Attualmente impegnata al fianco di Crystal Dynamics sul progetto Avengers, la software house è rimasta coinvolta nell'enorme accordo tra Square Enix e Marvel che potrebbe includere un titolo basato sui Guardiani della Galassia capitanato proprio dal team canadese. Parliamo di impegni gravosi che, assieme alle vendite non esaltanti di Mankind Divided e alla possibilità che Eidos Montreal sia al lavoro anche sul prossimo Tomb Raider, ci portano a temere tempi di attesa estremamente lunghi per l'arrivo di un nuovo capitolo principale della saga di Deus Ex. Tra l'altro sono passati ben cinque anni tra l'uscita di Human Revolution e quella di Mankind Divided ed è possibile che gli sviluppatori abbiano preventivamente messo in conto tempistiche simili. Noi siamo pronti ad aspettare tutto questo tempo se questa attesa ci consentirà di avere una degna chiusura delle vicende di Adam Jensen.