GeForce Now: il cloud gaming è già qui 55

Prosegue spedita la marcia di NVIDIA con il suo servizio di cloud gaming: siamo tornati a provarlo a qualche mese di distanza

SPECIALE di Luca Olivato   —   12/09/2018

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Avete voglia di giocare a Final Fantasy XV ma alla vostra S3 Virge viene un infarto alla sola visualizzazione dell'icona? Non riuscite a capire come mai il vecchio Pentium 3 del nonno non riesca a far partire PlayerUnknown's Battlegrounds al massimo dei dettagli? State prendendo a bastonate il VelociRaptor perché si rifiuta di contenere i primi due file di Deus Ex: Mankind Divided? Nessun problema, NVIDIA ha pensato proprio a voi, incrollabili avversari dell'evoluzione tecnologica, con il suo servizio (attualmente in fase di rodaggio) chiamato GeForce Now. Prima di proseguire è bene fare un po' di chiarezza: fino a maggio con lo stesso termine venivano individuate due diverse soluzioni, una per i dispositivi SHIELD e una per PC/Macintosh. La prima, inizialmente chiamata GeForce GRID e attiva sin dal settembre del 2015, funzionava già a pieno regime e prevedeva un abbonamento mensile di circa 10 euro con cui si poteva accedere ad un limitato catalogo di titoli gratuiti (altri erano a pagamento), la seconda è stata lanciata con l'inizio dell'anno.

Dal 15 maggio NVIDIA ha deciso di uniformare le due piattaforme, chiudendo quella più vecchia che in fondo non aveva mai preso piede, e sostituendola con una sorta di desktop remoto da cui accedere ai propri account Steam e Uplay. In questa sede proviamo la release PC a cui si può ancora richiedere la partecipazione gratuita sino al termine della sperimentazione; scaduta la beta, per continuare ad utilizzarla sarà necessario pagare un abbonamento il cui costo non è ancora stato stabilito. Forse siamo stati un po' esagerati con i nostri paragoni iniziali: i requisiti minimi per poter lanciare la leggera applicazione richiedono almeno un Sandy Bridge (classe 2011) dual core da 2.0 Ghz e 4 Gbyte di RAM, ma soprattutto un'ottima connessione ad internet. Se non disponete di una fibra ottica non potrete usufruire del FullHD, ma i 720p a 60 fps dovrebbero essere raggiungibili anche con una 15 Mbps, mentre per l'alta risoluzione la velocità di connessione minima è di 25 Mbps. Noi l'abbiamo provato con una linea Fastweb con un download rate di 65 Mbps e un ping di 14ms, quindi con valori migliori rispetto a quelli consigliati. La connessione via cavo è sempre quella da preferire, ma se proprio non fosse possibile allora è necessario almeno un Wi-Fi a 5 Ghz.

I videogiochi come servizio

Se i videogame non sono ancora diventati un servizio come canzoni e film è principalmente dovuto all'enorme mole di dati elaborati dalle schede video, ma che Steam, in un futuro non troppo remoto, sia destinato ad essere paragonato a Netflix o Spotify sembra una certezza. Lo confermano esplicitamente le dichiarazioni di uno degli uomini più influenti in questo settore, Monsieur Yves Guillemot che qualche mese fa si era speso positivamente sul futuro del cloud gaming. NVIDIA tenta di precorrere questa avveniristica strada: inMultiplayer l'avevamo già provata a inizio anno con buoni risultati, e abbiamo deciso di tornare sulla scena del crimine per vedere come si sono evolute le cose in questi mesi. Una delle maggiori novità riguarda le server farm: a gennaio, in Europa, ce n'erano solo tre (in Inghilterra, Olanda e Germania), mentre oggi sono raddoppiate (ma le location sono rimaste le stesse).

Anzitutto è bene premettere che è possibile lanciare solo (alcuni de)i titoli che si sono già acquistati con i propri account Steam, Uplay e Battle.net (per il momento mancano i cataloghi di GOG e Origin): attualmente sono 225 i giochi supportati, ma c'è da dire che questo numero è in crescita e soprattutto comprende tutte le principali nuove uscite. Questa forse è la notizia più importante, che testimonia la convinzione dell'azienda nel supportare il progetto. Con GeForce Now non si fa altro che "noleggiare" la potenza elaborativa di un PC di fascia alta: nello specifico si scopre che a muovere i giochi è una Tesla P40, in grado di garantire frame rate di almeno 60 fotogrammi al secondo alla risoluzione 1920x1080. Ci sono delle limitazioni a cui sottostare: ad esempio la durata di ogni sessione non può superare le 4 ore (ma si può crearne una nuova appena terminata quella precedente), tra le lingue disponibili manca la nostra (a meno che si possa selezionare dal menù interno del gioco) e i controller supportati sono pochi.

Giocare con le impostazioni al massimo

L'utilizzo è molto semplice: dopo aver avviato il programma si effettua il log in a Steam o Uplay e si lancia il titolo. Le nostre prove hanno riguardato anzitutto Divinity: Original Sin II. I tempi di caricamento si sono rivelati rapidi e l'esperienza di gioco è stata ottima: nella sessione di gioco di circa mezz'ora la risoluzione non si è mai abbassata né ci sono stati cali nel frame rate che si è mantenuto stabile sui 60fps. Del resto con titoli non particolarmente impegnativi GeForce Now mostra tutte le proprie potenzialità: si può dire che non ci sia quasi la differenza tra il gioco in remoto e quello su una postazione dedicata. Alzando un po' l'asticella le cose cominciano a cambiare : in Watch Dogs abbiamo avvertito un minimo di ritardo nella risposta dei comandi, che comunque non è stato particolarmente fastidioso considerando i ritmi del titolo free roaming di Ubisoft, mentre non abbiamo notato diminuzioni della risoluzione. Il vero banco di prova è stato quello dei battle royale: ci siamo fiondati su PUBGe qui GeForce Now ha mostrato i limiti attuali. Nonostante la larghezza di banda e il basso ping, dal momento del lancio col paracadute la risoluzione è calata sui 1280x760, ma tutto sommato la latenza non è stata così dannosa, tanto che siamo riusciti a far fuori un paio di avversari nella nostra prima partita.

È curioso notare come sia possibile modificare le impostazioni grafiche, sebbene l'hardware a disposizione permetta concettualmente di tenerle al massimo; ancor di più è teoricamente possibile cambiare la risoluzione (abbiamo provato ad impostare Assassin's Creed Origins in 4K), ma così facendo si ottengono degli artefatti: meglio lasciare i valori di default, in attesa che i prossimi giochi siano forniti di preset dedicati. Con l'update 6.5 l'app permette inoltre di selezionare tra tre profili (o di crearne ad hoc) per ottenere le migliori performance: a quello "Equilibrato", che sfrutta circa 10 Gbyte all'ora, si affiancano "Risparmio dati" (4 Gbyte/h) e Competitivo, con cui si riducono al massimo le latenze.

GeForce Now è ottimo, ma ancora da affinare

GeForce Now è stupefacente, ma richiede ancora diverso lavoro soprattutto dal lato dell'interfaccia. L'app infatti propone tutta la lista di giochi disponibili, dando l'impressione di poter utilizzare anche quelli che non sono presenti nella propria libreria. Inoltre è necessario ogni volta effettuare il log in a Steam o Uplay: nelle nostre prove non venivano memorizzate le credenziali. Sarebbe opportuno che NVIDIA si accordasse con Valve e Ubisoft per creare un hub omnicomprensivo, mentre allo stato attuale sembra troppo simile all'utility desktop remoto di Windows. L'ampliamento della popolazione dei server dovrà essere un'altra delle priorità dei verdoni nel caso venga recepito con successo anche nel sud Europa. Al netto di questi difetti di gioventù che presumibilmente verranno corretti, si tratta di un servizio estremamente interessante per chi non ha a disposizione sistemi aggiornati: veder girare The Witcher 3 al massimo del dettaglio sul monitor di un vecchio DELL mosso da una GeForce 525M lascia a bocca aperta, e la mascella si spalanca ancor di più quando certi "tripla A" recenti vengono gestiti da un MacBook del 2009.

Gli hardcore gamer che si sono già messi in lista per una fiammante RTX 2080 continueranno a storcere il naso davanti a queste soluzioni, lamentando soprattutto lo scarso supporto a 4K e risoluzioni "esotiche" come i 21:10, ma il vero punto interrogativo è il prezzo. Come scritto inizialmente NVIDIA non ha ancora deciso a che cifra proporre l'abbonamento, ma, a nostro modo di vedere, la vera rivoluzione sarebbe quella di fornire, assieme all'hardware per farlo girare, anche un consistente parco titoli. Molto dipenderà dal potere commerciale della casa californiana nei confronti dei publisher, ma la strada è tracciata da un peso massimo e le console possono iniziare il conto alla rovescia.

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