I giochi più brutti del 2018

Scopriamo quali sono stati i giochi più brutti del 2018, ossia quelli che vorremmo non aver giocato o che vorremmo aver fatto giocare ai nostri nemici.

SPECIALE di Simone Tagliaferri   —   22/12/2018
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Tutta la nostra copertura sul meglio del 2018 e quello che ci aspettiamo nel 2019 può essere consultata nella pagina dedicata in costante aggiornamento.

Siamo arrivati al momento più importante dell'anno, ossia quello della raccolta differenziata! Quello che segue è l'elenco dei giochi più brutti del 2018, in senso assoluto. Ovviamente nello stilare la classifica non abbiamo tenuto in considerazione i prodotti spazzatura che affollano gli store online, che fanno storia a sé. Quelli che seguono sono tutti giochi che sulla carta avevano una loro ragione di esistere ma che alla fine non ce l'hanno fatta e sono stati bocciati senza appello. Ovviamente il nostro consiglio è quello di evitarli accuratamente, a meno che non soffriate di una qualche forma di masochismo.

The Quiet Man 11

Agony

Nomen Omen. Agony pretendeva di essere un nuovo e rivoluzionario titolo horror pieno di sangue e creature infernali. Purtroppo l'unico suo successo è quello dell'unanimità di stroncature che ha ottenuto da stampa e giocatori, che ne hanno bocciato la campagna single player, piatta e piena di momenti scollati, e l'art design che regge botta per la prima mezz'ora, perdendosi nell'anonimato completo per il resto dell'avventura. Dopo un po' che si gioca i demoni iniziano a fare pena, più che paura, i pomposi dialoghi diventano insopportabili, i documenti che si trovano esplorando perdono di senso e la fertilità va via dal corpo. No, fortunatamente non si arriva a tanto, ma quasi. Ad ammazzare definitivamente Agony ci pensano la meccanica di ricerca dei sigilli, banale e ripetitiva all'inverosimile, e la pretesa blasfemia che si traduce in momenti involontariamente comici. Da notare per amor di cronaca che di Agony esiste anche la versione non censurata, chiamata Agony Unrated, che risolve alcuni dei problemi del gioco.

Apparition

Apparition è un piccolo horror insulso che sconvolge più per la sua pochezza che per la tensione che è capace di creare. Nei panni di un cacciatore del paranormale dobbiamo scoprire il mistero di Green Creek, ridente località dove i campeggiatori continuano a morire eppure continuano ad andare indefessamente. La loro morte sarà colpa di qualche creatura maligna o dell'imbecillità? Per scoprirlo non resta che recarsi sul posto e mettersi alla ricerca del paranormale, esplorando le poche aree presenti e giocando più volte per sbloccare tutti i passaggi. Peccato che la mappa sia piccolissima, la storia raccontata sovrabbondi di cliché, i sistemi di gioco siano infantili, l'intelligenza artificiale dei mostri sia ridicola e il tutto sembri confezionato a forza per rendere al meglio su YouTube e Twitch, ma sicuramente non per offrire all'acquirente un'esperienza interessante.

Harry Potter: Hogwarts Mystery

Tutti conosciamo la saga di Harry Potter, chi solo dai film, chi anche dai romanzi, chi per sentito dire, chi dalle parodie porno. Molti però non sanno che, prima dell'avvento del maghetto con la cicatrice a forma di tuono sulla fronte, il mondo della magia visse un periodo buio in cui gli studenti di Hogwarts erano vessati da continue richieste di soldi per fare ogni cosa. Imparare la magia non era difficile, a patto di avere un consistente conto alla Gringott che foraggiasse le ambizioni dei discenti. Parafrasando, Harry Potter: Hogwarts Mystery è un simulatore di estorsione in cui il giocatore viene costantemente vessato da richieste monetarie, diconsi microtransazioni, che rendono uno strazio le sue partite. Per il resto il gameplay è quello tipico di un gioco mobile per le masse, ossia estremamente semplice e privo di qualsiasi scoglio, che non sia ovviamente il possesso di una carta di credito. Lasciatelo perdere.

Immortal: Unchained

Qualcuno lo ha definito come il gioco più brutto di sempre. Noi non siamo così radicali, ma ammettiamo che è brutto forte. Immortal: Unchained è un rozzo tentativo di mescolare un souls con uno sparatutto in terza persona. Purtroppo non riesce a convincere per via di un'intelligenza artificiale terribile, di nemici e boss ripetitivi e di alcuni grossi problemi del sistema di combattimento, che minano l'intera esperienza. Insomma, è il caso che il nostro caro immortale se ne stia in catene ancora per un bel po', perché il suo ritorno alla vita rischia di essere controproducente, soprattutto per le nostre gonadi. Noi siamo convinti che sotto la scorza dura della mediocrità che sprizza da ogni pixel di Immortal Unchained ci sia anche un bel gioco, ma non è stato ancora sviluppato.

Jagged Alliance: Rage!

Prendete una storica serie di strategici a turni hardcore con ambientazione militare e ripensatela nel 2018 alla luce delle moderne conquiste del genere, soprattutto in ambito mobile: gli ampi scenari in cui eravate liberi di agire come meglio credevate diventeranno delle mappe piccolissime e dal design insulso; vi sarà tolta la possibilità di comporre liberamente la vostra squadra; potrete guidare contemporaneamente un numero ridottissimo di unità; l'intelligenza artificiale dei nemici sarà tarata al livello fan dei Ferragnez e l'equipaggiamento utilizzabile sarà molto meno vasto e vario di quello che usavate in passato. In compenso otterrete delle abilità ricaricabili, una grafica cartoon e tante chiacchiere tra un livello e l'altro per dare un senso a una trama risibile che si dimentica cinque minuti dopo aver chiuso il gioco. Stiamo ovviamente parlando di Jagged Alliance: Rage! Che, pur uscito pochi giorni fa, ci teneva tantissimo a entrare in questa classifica. Accontentato.

New Gundam Breaker

New Gundam Breaker nasconde un'ottima idea: far montare ai giocatori dei Gunpla (Gundam Plastic Model ) per poi farli combattere all'interno di arene tridimensionali. Purtroppo la parte bella del gioco finisce qui, perché per il resto ci troviamo davanti al festival del grinding. Detto senza mezzi termini, New Gundam Breaker soffre di una ripetitività senza uguali e la campagna single player, sostanzialmente una visual novel scritta molto male con scene di combattimento d'intermezzo, non lo salva dall'oblio che merita. Ad aggravare la situazione ci pensano dei controlli goffi e poco responsivi che corrispondono a combattimenti che mancano di dinamicità e che diventano strazianti dopo poche ore di gioco. Insomma, potete tranquillamente fare finta che non esista.

Tennis World Tour

Tennis World Tour è un gioco di tennis dalle qualità eccezionali. Ossia, lo sarebbe se ci fosse da qualche parte un gioco. Alain Falc, il presidente di Bigben Interactive, dichiarò candidamente poche settimane dopo il lancio che Tennis World Tour è stato chiuso in fretta e furia, quando era ancora al 20% dello sviluppo, per non perdere le vendite garantite dai French Open, un evento tennistico di risonanza mondiale. Ecco, i poveretti che l'hanno acquistato si sono portati a casa un quinto del gioco, pagato però a prezzo pieno. Attualmente Tennis World Tour è arrivato alla versione 1.08, ma nonostante siano passati molti mesi dal lancio, ci sono ancora tanti problemi da risolvere per renderlo un prodotto degno di tal nome. Almeno è vero che stanno continuando ad aggiornarlo. Insomma, non ci troviamo di fronte soltanto a un brutto gioco, ma anche a una terribile operazione commerciale. Altro che erede delle serie Top Spin...

The Quiet Man

The Quiet Man è la prova provata che con un po' di impegno è possibile sbagliare davvero tutto. Figlio di un'idea interessante, ossia mettere il giocatore nei panni di un protagonista sordomuto, fallisce miseramente proprio nel rendere l'esperienza proposta, tanti e tali sono i problemi di realizzazione che si porta dietro. Il principale è sicuramente la gestione delle particolarità del protagonista, l'uomo con i capelli di bava Dane, ma se vogliamo è la realizzazione generale a lasciare interdetti, un po' per la qualità dei filmati, la parte preponderante del gioco, che oscillano tra il realistico e Dragon Ball, un po' per le sequenze da picchiaduro, piene di compenetrazioni, animazioni sballate, scatti improvvisi e cani che mangiano insieme a gatti. Come dimenticare il boss che cammina come se fosse caduto con l'ano su di un palo della lap dance? Come giustificare il fatto che noi non capiamo niente di ciò che Dane dimostra di capire appieno? Perché aggiungendo l'audio Dane parla con gli altri personaggi come se niente fosse? Sfortunatamente, oppure no, le risposte a queste domande andranno perdute come lacrime nella pioggia, o come escrementi in un pozzo nero.

The Quiet Man

È così brutto che andava citato almeno due volte.

Underworld Ascendant

Fa male vedere Underworld Ascendant in questo elenco, un po' per i nomi coinvolti, un po' perché speravamo davvero di poter giocare al seguito spirituale di Ultima Underworld. Purtroppo c'è poco da salvare in un prodotto che mostra tantissime falle, sia concettuali, sia realizzative. Molte promesse della campagna Kickstarter non sono state mantenute, altre sì, ma era meglio che non lo fossero state. Da dove iniziare? Dall'intelligenza artificiale che fa acqua da tutte le parti? Dai livelli chiusi e non collegati che fanno rimpiangere quelli di Ultima Underworld? Dalla realizzazione tecnica mediocre? Dalla mancanza completa di personaggi non giocanti? Dal mondo di gioco che appare morto e stantio? Dai tempi di caricamento biblici? Fare questo elenco è un vero strazio, visti i nomi che sono coinvolti nel progetto, ma a questo punto è inevitabile. Speriamo solo che System Shock 3 non ne risenta.

Wild West Online

Sergey Titov, un nome, una garanzia. Wild West Online fu presentato giocando sull'attesa per l'annuncio di Red Dead Redemption 2. La storia dovrebbe essere nota, ma riepiloghiamola: alcune immagini di Wild West Online furono pubblicate in forma anonima su di un forum di fan di Rockstar Games facendo credere che fossero immagini di Red Dead Redemption 2. Ci credettero in pochi, ma Titov (che ancora fa finta di non avere niente a che fare con il progetto) e i suoi ottennero una buona risonanza per Wild West Online. Peccato che poi il gioco è uscito, svelando tutta la sua pochezza. Sostanzialmente è composto da una grossa mappa vuota in cui non c'è davvero niente da fare, se non viaggiare da una città all'altra sperando di non essere ammazzati da qualche giocatore molto più forte di noi di passaggio, frustrato dai soldi spesi per comprare questa robaccia. Al momento di scrivere questo articolo i server di gioco sono popolati da ben quattro giocatori, con picchi giornalieri di meno di dieci. L'ultimo aggiornamento risale a luglio 2018. Insomma, possiamo darlo per morto, fortunatamente. Questa è la storia di Wild West Online, che pretendeva di spacciarsi come il Red Dead Redemtpion 2 per PC, ma ormai è solo dead... in attesa del prossimo, avvincente videogioco del grande Sergey Titov.