Le leggende classiche che sarebbero fantastiche per un videogioco 12

Vi raccontiamo qualche leggenda su cui sarebbe magnifico incentrare un videogioco fatto bene.

SPECIALE di Christian Colli   —   12/04/2019

Indice

Grazie al recente Assassin's Creed Odyssey, in seno all'industria videoludica si è risvegliato un rinnovato interesse nei confronti della mitologia greca, interesse che c'è sempre stato - basti pensare a titoli come il mitico Rygar del 1986 - ma che aveva raggiunto il suo apice grazie ai God of War, prima che Santa Monica Studio puntasse i riflettori sul panorama norreno. Sono tuttavia pochissimi gli sviluppatori che sono riusciti a catturare veramente lo spirito di queste leggende e a reinterpretarle in chiave videoludica. Lo stesso vale per il cinema, che negli ultimi anni ci ha sciorinato più bassi che alti tramite produzioni discutibili come l'Hercules di Dwayne Johnson o i due film ispirati a un classico del 1981, Scontro di titani.

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La furia dei titani, 2012

Riproposto in chiave moderna nel 2010 col titolo Scontro tra titani e Sam Worthington nel ruolo del protagonista Perseo, il film di Louis Leterrier raccontava le disavventure del semidio figlio di Zeus in missione per salvare la regina Andromeda. Nonostante i risultati appena discreti al botteghino, un paio di anni dopo è toccato a Jonathan Liebesman riportare Perseo al cinema in un sequel inedito, La furia dei titani: un carosello di effetti speciali e poca sostanza che si è rivelato un vero flop, conducendo alla cancellazione di un altro sequel, La vendetta dei titani. Rivedendo La furia dei titani, un film che a tratti sembra il tie-in cinematografico di God of War senza il carisma e la violenza del nostro caro Kratos, abbiamo ripensato ad alcune leggende iconiche su cui sarebbe interessante incentrare interi videogiochi. Ve le raccontiamo nelle prossime righe.

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La furia dei titani, 2012

Perseo

Partiamo dal mito di Perseo esplorato nei summenzionati film Scontro tra titani e La furia dei titani. Al cinema, la storia è stata modificata pesantemente con l'introduzione di creature come i Djinn, ma in alcuni punti converge con la leggenda, specialmente all'inizio. Re Acrisio di Argo non riusciva ad avere figli maschi dalla moglie Aganippa, così interrogò l'oracolo di Delfi che profetizzò la sua fine per mano di un nipote maschio. Acrisio rinchiuse quindi la sua unica figlia, Danae, in una torre, ma la ragazza rimase comunque incinta. La storia suggerisce che sia stato Preto, il fratello di Acrisio, a giacere con la giovane, mentre il mito sostiene che sia stato invece Zeus in persona, infiltratosi nella camera fortificata sotto forma di pioggia dorata. Scoperta l'esistenza del pargoletto, Acrisio lo rinchiuse insieme alla madre in una cassa che gettò in mare. Il pescatore Ditti la trovò al largo dell'isola di Serifo e, dopo averla aperta, condusse Danae col bambino al cospetto di suo fratello, il sovrano Polidette che, neanche a dirlo, si innamorò perdutamente della donna.

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L'inizio di Scontro di titani, 1981

Danae tuttavia non ricambiava le attenzioni del tiranno, avendo soltanto occhi per suo figlio Perseo. Così, molti anni dopo, Polidette tese un tranello a Perseo e lo convinse che avrebbe lasciato in pace sua madre se il ragazzo gli avesse portato in dono la testa di una Gorgone, Medusa. Per riuscire nell'impresa, Perseo aveva bisogno di tre potenti manufatti: un paio di sandali alati, una sacca magica in cui riporre la testa della Gorgone e l'elmo di Ade per avvicinarsi invisibile a essa. La dea Atena e il dio Ermes aiutarono il giovane con due regali, rispettivamente uno scudo su cui ci si poteva specchiare e un falcetto di diamante. La prima tappa di Perseo fu il palazzo di Atlante, dove ingannò le Graie perché gli rivelassero dove avrebbe potuto trovare le ninfe che custodivano i suddetti manufatti. Dopodiché, Perseo raggiunse la fredda regione degli Iperborei e si avventurò nel bosco di Medusa, invisibile grazie all'elmo di Ade, quindi decapitò la Gorgone mentre dormiva. Dal collo reciso sgorgarono insieme al sangue velenoso anche due creature, il cavallo alato Pegaso e il gigante Crisaore.

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Perseo contro Medusa in Scontro tra titani, 2010

Lungo il viaggio di ritorno, Perseo visse varie avventure. Pietrificò Atlante, che non aveva voluto aiutarlo, e avvelenò il deserto libico per sbaglio, generando serpenti e scorpioni velenosi. In Filistia si imbatté nella principessa Andromeda, figlia di Cefeo e Cassiopea, incatenata nuda a uno scoglio. Sua madre aveva osato affermare che Andromeda fosse più bella delle Nereidi, le ninfe marine, e così Poseidone aveva colpito la città con violenza, costringendo il re a sacrificare la figlia per placare l'ira del dio e del mostro marino che aveva scagliato contro gli abitanti. Perseo si offrì di salvare Andromeda in cambio della sua mano, quindi ingannò il mostro con un gioco di luci e lo sconfisse. Durante le nozze, tuttavia, Cassiopea - oppure Fineo, lo zio di Andromeda, secondo altre fonti - che non voleva Perseo come genero, gli tese un agguato insieme a un ex pretendente della figlia, Agenore. Il nostro eroe usò la testa di Medusa per pietrificare i suoi nemici, quindi prese con sé Andromeda e volò via coi suoi sandali alati.

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Andromeda in Scontro tra titani, 2010

La nostra storia potrebbe finire qui, e vissero tutti felici e contenti, ma la leggenda prosegue e ci racconta di come Perseo scoprì che Polidette aveva continuato a tormentare sua madre, costringendola a nascondersi. Furibondo, l'eroe si recò a palazzo e pietrificò il re e i suoi seguaci, incoronò Ditti al suo posto, donò la testa di Medusa ad Atena - che la incastonò nel proprio scudo - e restituì a Ermes tutte le armi che aveva usato nella sua impresa. Infine, Perseo prese Andromeda e sua madre e tornò ad Argo in cerca di suo nonno che, temendo per la propria sorte, era fuggito a Larissa. Perseo lo seguì, lo rassicurò che non gli avrebbe fatto alcun male e decise di partecipare ai giochi che il re Teutamide aveva dato in onore di Acrisio: sfortunatamente il vento si alzò proprio quando Perseo stava per lanciare il disco e indovinate un po' chi colpì? Ovviamente il povero Acrisio. In questo modo, la profezia dell'oracolo si compì e Perseo salì al trono di Argo. Tuttavia, sentendosi in colpa per quanto accaduto, il nostro eroe scambiò il suo regno con quello di Megapente che governava Tirinto, e lì Perseo fondò Micene, ebbe tanti figli e, dopo essere morto, fu trasformato da Atena in una costellazione che brilla ancora oggi sopra la Grecia.

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Perseo in Scontro di titani, 1981

Persefone

Persefone dovrebbe essere un volto noto a chi ha giocato God of War: Chains of Olympus, ma forse i nostri lettori siciliani la conoscono con il nome che ha assunto in Italia, e cioè quello di Proserpina, una divinità venerata soprattutto nella regione catanese. La storia di questa tragica eroina non è lunga né complicata come quella di Perseo, ma esistono parecchie varianti in cui cambiano alcuni dettagli o si inserisce qualche figura secondaria come Ecate, Ascalafo o Adone. Figlia di Zeus e di Demetra, la bellissima Persefone fu rapita dallo zio Ade in una località che cambia a seconda della versione del racconto, anche se le più popolari sono Enna, Siracusa e Cnosso. Persefone stava cogliendo i fiori insieme alle figlie di Oceano, quando vide sbocciare sotto i propri occhi un meraviglioso narciso. Nel momento in cui la giovine tentò di coglierlo, sotto i suoi piedi si spalancò una voragine che la inghiottì: era stato Ade a tenderle una trappola, poiché voleva assolutamente sposarla. Certo che gli dèi greci erano delicati, eh.

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Persefone in God of War: Chain of Olympus

Giunta al suo cospetto, Ade le offrì della frutta per metterla a suo agio e Persefone, che evidentemente era anche un po' cretina, smangiucchiò qualche seme di melograno, col risultato di rimanere vincolata allo zio per l'eternità visto che consumare i frutti degli inferi aveva esattamente quell'effetto. Scoprendo l'accaduto, la madre Demetra, dea della fertilità e dell'agricoltura, andò completamente in tilt e causò un inverno lunghissimo e devastante, rifiutandosi di tornare sul monte Olimpo. Zeus, non sapendo che altro inventarsi per placare l'ira di Demetra e impedire l'estinzione della specie umana, stipulò un accordo col fratello Ade: siccome Persefone non aveva mangiato il melograno per intero, Ade le concesse di tornare nel mondo dei vivi sei mesi l'anno. E così, ogni volta che Persefone si ricongiungeva alla madre, quest'ultima rinvigoriva la natura per la felicità, salvo poi ricadere in depressione il resto dell'anno, quando la figlia tornava tra le braccia del suo aguzzino. Ecco in base a cosa i greci antichi associavano i cambiamenti climatici al susseguirsi delle stagioni.

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Rosario Dawson interpreta Persefone in Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo, 2010

Teseo

Teseo è un personaggio molto importante nella mitologia greca cui poca fiction ha dato il risalto che avrebbe meritato: per esempio, in God of War II è semplicemente un boss con una sottotrama contenuta. Si dice che re Teseo abbia unificato l'Attica con le sue imprese e che rappresenti metaforicamente la forza del popolo che si batte contro la tirannia e le istituzioni. Secondo la tradizione, Teseo era un semidio: Egeo, re di Atene, aveva sposato Etra, la figlia del re di Trezene, ma durante la prima notte di nozze il dio del mare Poseidone sedusse la donna e giacque con lei sull'isola di Sferia. Perché, ragazzi, una leggenda greca non può iniziare senza un bel paio di corna e uno stupro. Se dobbiamo credere alle fonti storiche più concrete, tuttavia, allora Teseo era davvero figlio di Egeo, ma era stato generato in Asia Minore. Prima di tornare ad Atene, Egeo seppellì un sandalo e la sua spada sotto un macigno, quindi disse a Etra che loro figlio, divenuto adulto, avrebbe dovuto spostare il masso e recuperare quegli oggetti per dimostrare il suo lignaggio.

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Kratos incontra Teseo in God of War II

Egeo, nel frattempo, sposò Medea di Corinto, ex moglie di Giasone. Gli anni passarono e Teseo, recuperata la spada e il sandalo, decise di tornare ad Atene per reclamare il trono, e lo fece via terra, seguendo un tragitto molto più pericoloso rispetto a quello via mare. Siccome era il protagonista fighissimo di questa storia, Teseo affrontò numerose avventure, vincendo sempre. A Epidauro, per esempio, Teseo sconfisse il bandito Perifete e si impossessò della sua clava, l'arma iconica che impugna in quasi ogni raffigurazione. A Sini uccise un altro bandito e sedusse sua figlia. Teseo batté in duello anche il re Cercione e altri briganti, poi raggiunse Atene. A corte non rivelò subito la sua identità, ma Medea lo riconobbe e, temendo che potesse spodestare suo figlio Medeo, lo sfidò a catturare il toro di Maratona. Teseo ovviamente ci riuscì, così Medea tentò di avvelenarlo: all'ultimo momento, Egeo riconobbe il figlio dalla spada e dal sandalo e gli impedì di bere il vino mortale.

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Theseus VR

Qualche tempo dopo, Teseo affrontò una nuova impresa: il re Minosse di Creta aveva sconfitto Atene in battaglia e aveva ordinato che sette maschi e sette femmine fossero offerti in sacrificio al suo Minotauro ogni nove anni. Teseo decise di eliminare il problema alla radice e si recò a Creta per uccidere il mostro. Arianna, la figlia di Minosse, si innamorò di lui e gli regalò una matassa di filo da srotolare per trovare l'uscita dal labirinto del Minotauro. Teseo ammazzò il mostro e salvò i quattordici ateniesi, quindi ripartì alla volta di Atene insieme ad Arianna... ma poi abbandonò la giovane sull'isola di Nasso. Arianna, disperata, maledisse Teseo e il dio Dioniso, per consolarla, le regalò una corona d'oro. Poi, quando Arianna morì, la trasformò nella costellazione della Corona Boreale. Nel frattempo, Teseo commise un tragico errore: aveva promesso al padre che avrebbe issato vele bianche al suo ritorno per dimostrargli che era sopravvissuto, solo che se ne dimenticò e così Egeo, avvistate le vele nere, si gettò da Capo Sunio nel mare cui fu dato proprio il suo nome. Teseo divenne così il nuovo re di Atene.

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Il minotauro in Assassin's Creed Odyssey

Le fatiche di Ercole

Ercole o Eracle è probabilmente l'eroe mitologico più famoso di tutti, quello a cui hanno dedicato più film e che compare in più fiction o videogiochi, ma nessuno di questi ultimi, a parte qualche titoletto di poche pretese, tratta col dovuto rispetto la leggenda delle sue dodici fatiche. Ercole è figlio del dio Zeus e dell'umana Alcmena: il dio dell'Olimpo proclama che il prossimo erede della stirpe di Perseo sarebbe diventato re di Tirinto e di Micene, così sua moglie Era, presa di gelosia, interviene sulla gravidanza e fa in modo che nasca prima Euristeo, figlio di Stenelo e Nicippe. Ercole quindi non diventa re e molti anni dopo Era lo fa impazzire, inducendolo a uccidere sua moglie e i suoi figli. Una volta rinsavito, Ercole per la disperazione si allontana da tutti, finché il cugino Teseo non lo convince a consultare l'oracolo di Delfi: quest'ultimo rivela a Ercole che dovrà servire il re Euristeo di Tirinto per espiare la sua colpa... lo stesso re che gli ha soffiato la corona per colpa di Era.

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Il piccolo Ercole della Disney in Hercules, 1997

Ercole serve Euristeo - che poi sarebbe suo cugino - per dodici anni e compie imprese straordinarie in suo nome, spesso accompagnato da un alleato che secondo alcune fonti si chiamava Licino e secondo altre era il nipote Iolao. In realtà, Ercole avrebbe dovuto compiere soltanto dieci imprese, ma la leggenda vuole che ne affrontò dodici perché Euristeo non gli aveva, be', convalidato l'uccisione dell'idra di Lerna e la pulitura delle stalle di Augia. Ercole uccise quindi il leone di Nemea dalla pelliccia invulnerabile, intrappolandolo nella sua tana e soffocandolo con le sue stesse mani; catturò la cerva di Cerinea senza versare il suo sangue, trafiggendola a una zampa con una freccia; catturò il cinghiale di Erimanto, imbarazzando Euristeo che si nascose in una botte per la paura; scacciò gli uccelli del lago Stinfalo, spaventandoli con un paio di sonagli della dea Atena; catturò il toro di Creta e poi, quando Era rifiutò il suo sacrificio per non concedere a Ercole l'onore della vittoria, lo liberò e quello arrivò a Maratona, dove poi lo prese Teseo. Euristeo incaricò poi Ercole di rubare le cavalle del gigante Diomede ma, pur riuscendo nell'impresa, qualcosa andò storto. Ercole infatti commise il furto insieme ai suoi seguaci, tra cui spiccava uno dei suoi giovani amanti, Abdero. Costretto a uccidere Diomede durante la fuga, Ercole affidò ad Abdero il compito di sorvegliare le feroci giumente che tuttavia lo sbranarono. Ercole, per vendetta, fece sì che le cavalle si mangiassero anche il loro ex padrone, e fondò la città di Abdera in onore del ragazzo.

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Kevin Sorbo era Hercules nell'omonima serie TV degli anni '90

Ercole si batté poi con Ippolita, la regina delle Amazzoni, per portare la sua cintura in dono a Euristeo. In seguito, affrontò il gigante con tre teste e sei braccia Gerione per soffiargli i buoi; a quel punto, Era cominciava a non poterne più dei successi di Ercole, così decise di intervenire e di ucciderlo con uno sciame di mosche che Ercole eliminò senza problemi. Le ultime due fatiche causarono a Ercole non pochi problemi, ma il nostro eroe le superò con successo. Prima fu incaricato di rubare le mele d'oro nel giardino delle Esperidi, e per farlo Ercole chiese aiuto ad Atlante, offrendosi di sostenere il peso del mondo sulle sue spalle mentre il Titano prendeva le mele per lui. Dapprima il Titano cercò di intrappolare Ercole al suo posto, ma il nostro eroe riuscì a scamparla con l'astuzia. Infine, Ercole dovette scendere nell'Ade e soggiogare nientepopodimeno che Cerbero, il cane a tre teste: ci riuscì e lo portò a Micene. Come ricompensa per le sue fatiche, Ercole avrebbe dovuto diventare immortale. Non sappiamo che cosa gli successe in seguito - alcune fonti dicono che si fosse unito agli Argonauti di Giasone - ma se ne stiamo parlando ancora oggi, forse in un certo senso immortale lo è divenuto per davvero.

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Sapevate che Ercole è anche un Avenger nei fumetti Marvel?

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