Rape Day e i problemi di Steam 87

Il caso Rape Day ha evidenziato per l'ennesima volta alcuni dei problemi di Steam e della sua politica basata sulla totale mancanza di controlli di ciò che vende.

SPECIALE di Simone Tagliaferri   —   14/03/2019

Il caso Rape Day è semplice da raccontare: lo sviluppatore Desk Plant, la cui identità è sconosciuta, usa Steam Direct, il sistema di pubblicazione dei giochi in uso su Steam, per far arrivare Rape Day nel negozio. Desk Plant si dimostra tutt'altro che stupido e segue alla lettera le linee guida dettate da Valve, realizzando sì un gioco dai contenuti controversi, ma che non viola alcuna delle regole dettate per la pubblicazione. Per far notare la cosa il nostro inserisce e rimuove scene di violenza su bambini, così da rendere Rape Day ancora più Steam friendly, come annunciato il 24 febbraio.

Rapeday

Anche le tempistiche non lasciano dubbi sulla volontà provocatoria dell'intera operazione: la polemica nasce pochi giorni prima dell'8 marzo, la festa della donna, e con l'approssimarsi dell'evento Desk Plant fa di tutto non tanto per pubblicizzare le qualità di Rape Day, ma per far sapere che è un gioco sullo stupro di donne da parte di zombi e che non sta violando alcuna regola di Steam. Il suo primo messaggio sulla pagina del gioco, risalente al 19 febbraio, sottolinea il fatto che Rape Day è un gioco per adulti, anzi, per sociopatici, come afferma lui stesso, pensato quindi per una nicchia di persone ben definita, non certo per tutti. Il 23 febbraio pubblica un post per rispondere a chi confronta Rape Day con Active Shooter, titolo bandito da Steam perché metteva nei panni di un ragazzetto in procinto di compiere una strage scolastica. Nello stesso post viene rimarcata la nuova politica dei contenuti ammessi su Steam, entrata in vigore a giugno 2018, e di come Rape Day sia completamente in linea con essa. Desk Plant prima riporta quanto stabilito da Valve in via ufficiale: "Abbiamo deciso che il giusto approccio è di permettere qualsiasi tipo di contenuto su Steam, tranne quelli illegali o realizzati solo per trollare," quindi lo commenta affermando che se Valve deciderà di rivedere la sua politica, allora lui venderà il suo gioco da qualche altra parte, ma aggiunge anche che: "Ora Valve deve testare il gioco e decidere se sia illegale o realizzato solo per trollare. Da dizionario, la differenza tra trollare e offendere è nelle intenzioni. Quindi Valve deve decidere su quelle che crede siano le mie intenzioni."

A quel punto Desk Plant dichiara apertamente quali sono queste intenzioni: creare un porno hardcore violento ambientato durante un'apocalisse zombi, dove il giocatore interpreta il cattivo e può scegliere come far progredire la storia. Ogni altra interpretazione sarebbe una forzatura. Il 5 marzo Desk Plant fa sapere che Rape Day è completo, ma che il processo di revisione di Steam sta richiedendo più tempo del previsto per via dei contenuti di natura sessuale che potrebbero essere illegali in alcuni paesi. All'inizio era stato egli stesso a proporre il bando di Rape Day da alcuni territori, ma alla fine ha deciso di lasciare l'incombenza a Steam, così da avere meno problemi, almeno in via teorica. Il 6 marzo però, Valve annuncia ufficialmente che Rape Day non sarà messo in vendita su Steam: "Rispettiamo il desiderio degli sviluppatori di esprimersi e uno degli obiettivi di Steam è di aiutarli a trovare un loro pubblico, ma questo sviluppatore ha scelto un tema e un modo di rappresentarlo che ci rende davvero difficile aiutarlo." Valve in questo caso si dichiara 'reazionaria' per tutelare Steam e i suoi partner commerciali, ma ormai la frittata è fatta e Desk Plant ha ottenuto il suo scopo: obbligare Steam a censurare il gioco, così da dare forza al vero messaggio che voleva comunicare, che poco aveva a che fare con lo stupro e molto con la il dibattito politico USA.

La colpa è di Steam

Desk Plant sapeva perfettamente come sarebbe finita. Non c'è niente dell'intera operazione Rape Day che non fosse una studiatissima provocazione, a partire dal titolo stesso. Nel condurla, lo sviluppatore misterioso ha sempre mantenuto la calma e ha sempre fatto passare gli slogan che gli interessava passassero, per coinvolgere quello che era il suo vero pubblico, cui poi si è rivolto quando il gioco è stato bloccato. L'8 marzo ha infatti aperto un thread sulla famigerata board 4Chan dove ha trovato la solidarietà di decine di persone, tutte prontissime a dichiarare il caso come l'ennesimo atto di censura dovuto ai cosiddetti social justice warriors e, più in generale, alla sinistra progressista USA, contro quella che, per quanto ripugnante, rimane una forma di libera espressione dell'ingegno umano, che in quanto tale andrebbe tutelata. Nel frattempo il gioco è arrivato all'attenzione di alcuni politici, come la scozzese Hannah Bardell, che lo hanno portato nei relativi parlamenti, tornando a chiedersi quali provvedimenti prendere non tanto contro Desk Plant, quanto contro i negozi digitali che fanno da vetrina a simili prodotti. Una figura notevole per l'industria dei videogiochi, dimostratasi per l'ennesima volta incapace di emanciparsi dalla sua perenne infantilità. In effetti sarebbe bello poter addossare tutta la colpa della faccenda a Desk Plant e al suo volersi fare bello su 4Chan per aver compiuto un'impresa dalla risonanza mondiale, avendo messo in luce una volta di più l'ipocrisia di Steam e dei progressisti.

Il suo gesto è stato autoreferenziale, discutibile e profondamente narcisista, ma rimane un problema di fondo che purtroppo non è possibile eludere: ha ragione lui, perché ha fatto tutto secondo le regole dettate da altri, in questo caso da Valve, ossia ha seguito le linee guida di Steam alla lettera. Rape Day è ripugnante dal punto di vista etico, ma non è l'etica che decide se un gioco può essere messo in vendita in un negozio oppure no, ma le regole dello stesso. Queste ultime possono inglobare un punto di vista etico ma, scritte o sotto forma di filtri d'ingresso, devono comunque esserci. Pena la creazione di un sistema arbitrario che interviene solo lì dove nasce il caso, esattamente come avvenuto con Rape Day. Del resto se fosse stato messo in vendita, il titolo di Desk Plant non sarebbe stato il primo a rappresentare lo stupro in modo compiaciuto. Il mondo delle visual novel è pieno di prodotti che solleticano questa fantasia, e su Steam ci sono regolarmente in vendita titoli come Material Girl, di cui parlammo in un vecchio speciale, che rappresentano la violenza sessuale in modo altrettanto problematico. Insomma, l'intervento di Valve non è stato soltanto tardivo, ma anche profondamente ipocrita, perché ha chiuso il caso senza sciogliere il nodo di fondo che lo ha reso possibile, ossia quel suo laissez-faire che sempre più appare inadeguato a regolare la vendita di beni digitali, come dimostrato anche in moltissimi casi esterni al mondo dei videogiochi.

Parliamoci chiaramente: il caso Rape Day non sarebbe mai potuto nascere sull'Epic Games Store, su GOG, su Uplay, sull'eShop, sul PS Store, sull'Xbox Store e nemmeno su itch.io, negozio più aperto degli altri alle produzioni borderline. Il motivo? Tutti in qualche modo controllano ciò che pubblicano. Steam sono anni che ha deciso di non farlo, per motivi strettamente economici (i controlli costano), prima introducendo quell'assurdità di Greenlight, quindi sostituendolo con Steam Direct, un sistema addirittura peggiore tanto è blando e inefficace. La soluzione è chiara: tornare a investire per porre dei paletti più stringenti alla pubblicazione. Basterebbe che Valve rinunciasse a uno dei suoi tanti progetti assurdi e inconcludenti e con quei soldi pagasse un team che si occupi di farlo. Le difficoltà non sono tecniche, manca solo la giusta volontà.

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