Red Dead Redemption 2, intervista a Roger Clark 18

Abbiamo intervistato Roger Clark, l'attore che ha interpretato Arthur Morgan in Red Dead Redemption 2

INTERVISTA di Umberto Moioli   —   08/12/2019

Ora che Red Dead Redemption 2 è uscito anche su PC (di recente sbarcando su Steam) e Stadia, l'opera di Rockstar si può dire davvero completa. La visione western dello sviluppatore è stata acclamata da critica e giocatori grazie a un mix di gameplay e narrazione che, come spesso accaduto per i titoli del team, hanno in qualche modo imposto nuovi standard all'intera industria del videogioco. L'attenzione riposta nel racconto della storia è anche passata dall'impiego di un team di attori professionisti e di tecniche all'avanguardia, per trasportare la loro recitazione in game. Di recente, invitati a Bilbao nel contesto del festival Fun & Serious, ci siamo seduti in compagnia di Roger Clark, che in RDR 2 interpreta Arthur Morgan. L'intervista contiene alcuni spoiler, quindi proseguite a vostro rischio e pericolo.

Il vero Arthur Morgan

Come sei entrato in contatto e poi come sei stato assunto da Rockstar per il tuo ruolo?
La mia agente mi propose un casting per un ruolo in performance capture [una tecnica che permette di registrare e poi trasportare in game non solo la voce, ma anche i movimenti e le interazioni tra attori], sapendo che già in passato avevo lavorato attraverso questa tecnica. Al tempo non sapevamo di cosa si trattasse, semplicemente mi dissero di preparare un accento in stile western e di indossare degli stivali da cowboy. Fatta l'audizione non li ho più sentiti per mesi finché, mentre mi trovavo il Florida per la mia normale professione di attore di teatro, la mia agente mi ha ricontattato per dirmi che volevano incontrarmi di nuovo: essendo molto impegnato in quel periodo ho dovuto rifiutare ma, con mio grande stupore, qualche tempo dopo si rifecero vivi per chiedermi nuovamente la mia disponibilità. Durante quel secondo incontro con Rod Edge, il direttore del progetto, ci venne chiesto di fare alcune prove con delle piccole parti del copione e fu in quel momento che compresi di che gioco si trattava.

Rispetto al classico doppiaggio, com'è recitare in perfomance capture?
In confronto a dieci o quindici anni fa, la performance capture ha cambiato completamente il modo in cui vengono registrate le prestazioni attoriali nei videogiochi. In Red Dead Redemption 2 solo il 10% del lavoro è stato di registrazione della voce e basta, all'interno di uno stanzino con il microfono davanti e qualche foglio, per il resto abbiamo potuto recitare in maniera molto simile a come si fa al cinema o in teatro. Ci sono ovviamente delle differenze, però si stanno riducendo e con il passare degli anni ci sono un numero crescente di tecniche a nostra disposizione. Abbiamo grande libertà d'espressione oggi come oggi, la tecnologia permette di cogliere le sfumature e l'impronta che ciascun attore vuole dare alla propria prestazione. Tra l'altro avendo davanti a sé gli altri attori, muovendosi con loro, le telecamere possono cogliere quelle idiosincrasie, l'intesa e il crescendo che spesso sono frutto del momento, che non fanno parte del copione.

Come hai lavorato per prepararti al ruolo?
Non è stato semplice perché all'inizio non avevamo a disposizione l'intera sceneggiatura, è stato un processo a tappe in cui la storia e i dialoghi sono stati aggiunti e tolti, modificati a seconda di come si sviluppava il progetto, da una parte, e di come si comportavano gli attori dall'altra. Personalmente ho fatto un lavoro di ricerca sia sul genere western, sia sul contesto nel quale si svolgono le vicende di Red Dead Redemption 2. Ad esempio ho studiato gli effetti della tubercolosi sulla respirazione e sulla voce, cercando di capire come "suona". Mi sono dovuto abituare ai compromessi della performance capture che chiede di recitare sempre nello stesso studio, senza una scenografia vera e propria ma con alcuni accorgimenti tecnici a disposizione. Gli animatori, ad esempio, ci potevano mostrare sullo schermo in tempo reale come apparivano le nostre controparti: con il passare degli anni abbiamo visto quegli ambienti virtuali popolarsi e migliorare, quindi abbiamo capito che domande fare per avere tutti gli elementi utili al nostro lavoro. Com'è il meteo nella scena che stiamo girando? Di giorno o di notte? E così via. Eravamo in uno studio completamente asettico ma allo stesso tempo, nel gioco, ci trovavamo in una palude quindi con le mani dovevamo liberarci dei moscerini e la camminata era resa complessa dall'acqua e dal fango. Potrei fare una marea di esempi simili.

Cosa ti ha affascinato di Arthur Morgan?
Arthur è un personaggio con dei forti contrasti, ha un passato di un certo tipo ma la diagnosi della malattia e la consapevolezza di una morte imminente lo cambiano, modificano la sua prospettiva. I protagonisti del genere western sono tutti d'un pezzo, dei duri, però allo stesso tempo con Arthur ho dovuto capire come mettere in scena un'improvvisa fragilità interiore che penso non sia comune nel genere. Esplorare il tema della redenzione in un western è stato molto interessante.

A chi ti sei ispirato?
Chiaramente a John Wayne, ma anche e soprattutto all'attore giapponese Toshiro Mifune che è stato una grandissima fonte di ispirazione.

Quanto è durato il lavoro complessivamente?
Il mio primo giorno di lavoro è stato ad agosto 2013 e il mio ultimo giorno ad agosto 2018. Cinque anni di impegno in totale, di norma girando sul set per tre settimane con poi due settimane di stop. In totale penso di aver accumulato 400-500 giorni di lavoro su Red Dead Redemption 2.

Ti piacerebbe collaborare ancora con Rockstar in futuro?
Rockstar mi ha dato l'opportunità più importante della mia vita. Prima ero un semi sconosciuto attore di provincia, ma grazie alla fiducia che hanno riposto in me penso di poter dire che abbiamo sviluppato un rapporto personale che andrà avanti per tutta la vita. Quindi assolutamente sì, vorrei tornare a lavorare con loro. Allo stesso tempo penso che ci siano altri studi di sviluppo che stanno facendo un lavoro fantastico: ho di recente iniziato Death Stranding e penso che Hideo Kojima sia davvero un visionario. Ma altri team, come Naughty Dog e Santa Monica, sono composti da dei professionisti incredibili con i quali sarebbe un onore collaborare.