Per limitare l'anarchia, Sea of Thieves stimola la collaborazione tra i giocatori più che impedirne la competizione 51

Rare, alle prese con la natura selvaggia dei videogiocatori, ha studiato varie soluzioni per evitare l'eccessiva anarchia piratesca

NOTIZIA di Giorgio Melani   —   18/07/2016

Può sembrare strano ma uno dei punti su cui Rare si è trovata maggiormente in difficoltà nell'organizzazione di Sea of Thieves è stato il cercare di regolamentare in qualche maniera le interazioni tra i giocatori, nell'ottica del "grande impatto" fornito dalla presenza degli altri utenti nel mondo di gioco, effettivamente un po' troppo tendente all'anarchia piratesca.

A dire il vero tutto rientra in una visione molto piratesca del mondo: trattandosi di un vasto mondo condiviso online ed essendo il gioco basato sulla libertà d'azione, spesso e volentieri i giocatori si trovavano ad agire troppo da pirati e poco da utenti e collaboratori. Come spiegato ad AusGamer, anche nei test condotti internamente da Rare spesso le missioni in cooperativa si concludevano con uno scontro a tradimento tra i componenti di una stessa ciurma per il controllo del bottino alla fine di una quest, a dimostrazione della natura selvaggia del videogiocatore in contesto piratesco.

Sebbene questo faccia parte del gioco, quando si ha a che fare con il libero arbitrio, Rare non voleva che Sea of Thieves fosse troppo punitivo, tipo DayZ o EVE Online. Per impedire l'eccessiva competizione interna, o le uccisioni a tradimento, gli sviluppatori hanno pensato a diversi metodi, compresa inizialmente la rimozione del fuoco amico, a quanto pare poi reinserito. Alla fine Rare ha optato per una soluzione positiva, ovvero incentivare la collaborazione tra i giocatori con ricompense più ricche e vari premi in ambito sociale nel mondo di gioco, che dovrebbero bastare a porre un freno all'anarchia dilagante, almeno nelle intenzioni.