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Microsoft licenzia troppi americani: Trump blocca i permessi di soggiorno per i lavoratori stranieri

Guerra all'immigrazione qualificata negli USA: l'amministrazione Trump ha congelato i visti per Microsoft, Adobe e gli atenei della Ivy League.

NOTIZIA di Raffaele Staccini   —   09/10/2026
Asha Sharma, capo di Xbox

L'amministrazione Trump ha sospeso le certificazioni per la residenza permanente legate a diverse società informatiche e ha avviato indagini su nove università. Nel mirino l'utilizzo dei visti per lavoratori stranieri e ricercatori. La stretta sull'immigrazione qualificata negli Stati Uniti coinvolge alcune delle maggiori aziende tecnologiche e università del Paese.

Nello specifico, il Dipartimento del Lavoro ha annunciato la sospensione delle procedure di certificazione lavorativa necessarie per ottenere molte green card attraverso l'impiego, prendendo di mira Microsoft, Adobe e diversi grandi gruppi di consulenza informatica. Parallelamente, l'amministrazione ha aperto indagini su nove atenei, tra cui Harvard, Yale e Stanford, per verificare possibili irregolarità nell'impiego di visti destinati a studenti, ricercatori e visitatori stranieri.

Quali aziende sono coinvolte e cosa cambia per i lavoratori

Secondo il vicepresidente JD Vance e il Dipartimento del Lavoro, le misure puntano a contrastare gli abusi del sistema e a tutelare l'occupazione e i salari dei lavoratori statunitensi. La decisione potrebbe però complicare il percorso verso la residenza permanente per molti professionisti stranieri, soprattutto nel settore tecnologico. Oltre a Microsoft e Adobe, la sospensione riguarda sei grandi società di servizi informatici: Cognizant, Infosys, Tata Consultancy Services, Wipro, HCL Technologies e Capgemini.

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Il Dipartimento del Lavoro ha dichiarato che non accetterà nuove domande né elaborerà quelle già pendenti per la certificazione PERM presentate da queste aziende. La procedura PERM è un passaggio necessario per molte richieste di green card basate sul lavoro: il datore deve dimostrare che l'assunzione di un lavoratore straniero non danneggia le opportunità occupazionali e salariali dei cittadini statunitensi. La sospensione non equivale a un blocco generalizzato di tutti i visti, ma può interrompere o ritardare il percorso verso la residenza permanente dei dipendenti interessati.

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La misura resterà in vigore per un periodo non precisato. Il vicepresidente Vance ha accusato in particolare Microsoft di aver licenziato migliaia di dipendenti statunitensi mentre continuava a utilizzare i programmi per lavoratori stranieri. L'azienda ha replicato che circa l'80% delle domande H-1B presentate nell'ultimo anno fiscale riguardava dipendenti già in forza, per proroghe o cambi di status, e ha affermato di retribuire i lavoratori con visto H-1B come gli altri dipendenti che svolgono mansioni comparabili.

Già a luglio, in corrispondenza di una grossa ondata di licenziamenti nella divisione Xbox, Microsoft si era dovuta difendere da accuse simili, con tanto di tweet diretto di Frank X. Shaw, capo della comunicazione dell'azienda statunitense. Trovate il suo messaggio poco più sopra in questa pagina, dove viene difesa la stessa responsabile di Xbox, Asha Sharma, accusata di non essere statunitense pur essendo nata e cresciuta in Wisconsin.

La stretta si estende comunque al mondo accademico. Nove università, tra cui Harvard, Yale, Stanford, Brown e il Massachusetts Institute of Technology, saranno sottoposte a indagini sull'eventuale uso improprio dei visti per visitatori e ricercatori stranieri. Secondo l'ispettorato del Dipartimento del Lavoro, sono già stati notificati alcuni mandati di comparizione. Gli investigatori esamineranno anche possibili influenze esterne e rapporti finanziari che potrebbero compromettere la ricerca finanziata con fondi federali.

Le conseguenze potrebbero andare oltre le singole aziende e università. Gli studenti internazionali contribuiscono infatti all'economia statunitense attraverso rette e spese di soggiorno, mentre il settore tecnologico si affida da tempo a professionisti provenienti dall'estero. Le nuove restrizioni aprono quindi interrogativi sulle modalità con cui gli Stati Uniti intendono conciliare la tutela dei lavoratori locali con il reclutamento di competenze specialistiche. Continua insomma a non essere un ottimo momento per lavorare negli USA: se siete tra gli italiani nel paese, fateci sapere nei commenti come state affrontando questa nuova stretta (in piena campagna elettorale).

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