Come si fa a diventare uno sviluppatore di videogiochi di successo? Molti aspiranti autori si saranno posti questa domanda e ora Don Daglow ha dato una risposta, sebbene sia semiseria.
Daglow potrebbe non essere un nome famoso tra i videogiocatori più giovani, ma è noto per aver creato alcuni dei più grandi giochi degli anni 70, 80 e 90. Infatti si è occupato del design di titoli come il GDR Dungeon (1975), lo strategico Utopia (1982) e l'MMO Neverwinter Nights (1991, ma non confondetelo con il gioco di BioWare con lo stesso nome).
Si tratta di un grande bagaglio di esperienza, dal quale possiamo apprendere.
Il discorso di Don Daglow
Parlando alla Game Developers Conference, Daglow ha spiegato: "Vi voglio dire questa come ultima cosa, perché è qualcosa che volevo rendere ben chiaro. Vi serve un papà ricco." Ovviamente è una battuta, ma la rende un po' più seria affermando: "No, quello risolve solo in parte il problema".
Il vero punto è: "Ciò che dovete volere è creare un nuovo stile, non riflettere qualcosa che esiste". Afferma che è come una competizione sonora: bisogna fare in modo che la propria voce venga riconosciuta e che lo stile sia chiaro entro cinque secondi dall'inizio di una canzone, come fanno Lady Gaga e Billie Eilish.
Nel mondo dello sviluppo, questo significa lavorare sull'atmosfera, citando Hideo Kojima (Metal Gear Solid, Death Stranding, OD, Physint). "Se giochi a un titolo di Kojima, sai subito che è Kojima." Il punto del discorso di Daglow è che bisogna rendersi unici e questo è il miglior modo per rendere le opere senza tempo.
Spiega anche che i videogiochi hanno valore e hanno un impatto sul pubblico, spiegando che persone che a undici anni hanno giocato i suoi giochi si ritrovano poi quaranta anni dopo a incontrarlo e gli dicono che hanno adorato i suoi titoli, che ancora ricordano. Questo tipo di interazioni "danno valore a ciò che facciamo".
"Non li stiamo solo allontanando dalla noia, non li stiamo solo intrattenendo. È qualcosa che, quando siamo al nostro meglio, ha valore". Questo perché i videogiochi sono arte, non solo un prodotto di consumo e intrattenimento. Infine, Daglow invoglia le persone a non sprecare il proprio talento ma a usarlo per creare qualcosa di grande.