Siri è razzista? L'assistente virtuale di Apple al centro di uno studio 16

Uno studio cerca di capire se Siri sia razzista o meno nei confronti di alcune tipologie di utenti Apple: ecco i risultati sull'assistente virtuale.

NOTIZIA di Simone Pettine   —   25/03/2020

Di recente alcune voci di corridoio sono tornate ad insistere sul presunto razzismo di Siri, il celebre assistente virtuale sviluppato da Apple e attualmente disponibile sui dispositivi iOS (iPhone e iPad). Ma Siri è davvero razzista? Vediamo i risultati di uno studio compiuto di recente.

Tutto è cominciato dallo studio della rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, la quale ha concluso che il sistema di riconoscimento vocale di Siri è razzista, o comunque presenta "tendenze razziste": non sembra riconoscere allo stesso modo le parole pronunciate da utenti Apple bianchi e da quelli di colore. In particolare, l'assistente virtuale durante i test ha sbagliato nel riconoscere il 23% delle parole pronunciate dai bianchi, e il 45% di quelle pronunciate dagli afroamericani.

Il New York Times è tornato però sulla questione, fornendo nuovi spunti alla riflessione, e invitando a non banalizzare. Prima di tutto questi test sono stati condotti su un sistema di riconoscimento vocale alla base anche di assistenti virtuali come quelli di Apple, Amazon, Google (e attenzione, perché forse gli impiegati di Google ascoltano gli utenti), IBM e Microsoft: comune, ma non definitivo. Fondamentalmente chiunque può accedere a questi strumenti, che comunque Apple ha poi raffinato e perfezionato prima di arrivare a creare Siri. Tra l'altro questi strumenti risalgono allo scorso giugno 2019: è possibile che ora Siri funzioni in modo completamente differente, e dunque che non sia più "così razzista".

Seconda considerazione: pare che a mettere in difficoltà Siri non sia tanto l'accentazione o l'inflessione vocale, quanto piuttosto la terminologia utilizzata. Difatti viene messa in difficoltà nello stesso identico modo da bianchi e afroamericani, se questi ultimi cominciano a parlare in slang. Gli afroamericani, durante il test incriminato, parlavano effettivamente utilizzando molti vocaboli e costrutti relativi allo slang: da qui, probabilmente, l'incapacità di Siri di comprenderli. Niente razzismo dunque: mera sociolinguistica. Almeno fintanto che non arriveranno nuovi studi.