Negli Stati Uniti si sta facendo strada una proposta di legge che potrebbe cambiare radicalmente il nostro rapporto con i computer. Ribattezzata "Parents Decide Act" e presentata alla Commissione per l'Energia e il Commercio della Camera con il sostegno bipartisan del democratico Josh Gottheimer e della repubblicana Elise Stefanik, il testo punta a imporre ai sistemi operativi, come Windows, MacOS e persino le distribuzioni open source di Linux, di verificare l'età degli utenti.
Una legge che preoccupa
La legge mira a "richiedere a qualsiasi utente del sistema operativo" di inserire la propria data di nascita sia per "configurare un account sul sistema operativo e utilizzare il sistema operativo". Ma non finisce qui: la parte forse più controversa riguarda la condivisione di questi dati. I fornitori di OS sarebbero infatti obbligati a "sviluppare un sistema per consentire a uno sviluppatore di app di accedere a qualsiasi informazione necessaria, raccolta dal sistema operativo [...] per verificare la data di nascita di un utente". In altre parole, qualsiasi programma installato sul PC avrebbe teoricamente accesso ai dati anagrafici inseriti a livello di sistema.
Il vero nodo della questione risiede però nei metodi di verifica, un dettaglio cruciale che solleva enormi dubbi sulla sicurezza. Attualmente non è chiaro se basterà una semplice autodichiarazione o se sarà richiesto un vero e proprio controllo dei documenti d'identità. Il testo di legge, infatti, delega queste decisioni a una fase successiva all'eventuale approvazione.
Nello specifico, la proposta stabilisce che "entro e non oltre 180 giorni" dalla promulgazione, la commissione dovrà determinare: "Come un fornitore di sistemi operativi possa verificare la data di nascita di un genitore o tutore legale" (o di un utente adulto) e gli "standard di protezione dei dati relativi a come un fornitore di sistemi operativi debba garantire che una data di nascita raccolta [...] avvenga in modo sicuro per mantenere la privacy dell'utente [...] e non venga rubata o violata".
Per gli addetti ai lavori, questa prospettiva suona come un vero e proprio incubo per la privacy. La legge non solo obbligherebbe i sistemi operativi ad archiviare informazioni personali sensibili, ma imporrebbe anche di condividerle con software di terze parti. Una mossa che genera forte scetticismo tra gli esperti di tecnologia, i quali faticano a fidarsi di sistemi di protezione improvvisati, ricordando come fughe di dati e violazioni della sicurezza siano ormai all'ordine del giorno, dai recenti problemi con la verifica dell'età su Discord fino ai massicci furti di dati personali dai database governativi o privati.