Battletoads: la recensione

La recensione di Battletoads: il ritorno delle rane guerriere in un miscuglio di generi che va ben oltre il semplice picchiaduro a scorrimento.

RECENSIONE di Simone Tagliaferri   —   20/08/2020
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Le Battletoads sono tornate e non sono più quelle di una volta, in ogni senso, come vedremo nel corso della recensione. Il gioco inizia raccontandoci del loro attuale status di eroi dimenticati, finiti a svolgere delle mansioni che non hanno niente a che vedere con quelle che li hanno resi famosi. Naturalmente non passa molto tempo che Pimple, Rash e Zitz (le tre Battletoads) decidono di andare in cerca di riscatto gettandosi a capofitto in un nuova avventura, finendo così per incappare in una loro vecchia conoscenza, la Dark Queen, il boss del primo Battletoads (qui in una veste completamente diversa), e riuscendo a inimicarsi un'intera razza aliena (veramente più di una, ma non sottilizziamo).

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Nel mezzo ci sono risse, fughe rocambolesche a bordo di un alieno usato come slitta, combattimenti nello spazio, crisi esistenziali e tanta, tanta azione arcade, con richiami costanti agli anni ottanta e novanta, e con un gusto particolare per il paradossale, che sembra strizzare l'occhio ad alcuni capisaldi dell'animazione moderna come Futurama, Rick e Morty e Final Space, tanto per citare qualche titolo. il tutto viene raccontato con una grafica stile cartoon ottimamente disegnata e animata (peccato per il doppiaggio non proprio di qualità elevatissima), il cui stile rimane uniforme sia nelle sequenze filmate, sia nelle fasi di gioco, nonostante l'utilizzo di diverse tecniche per sottolineare meglio i vari momenti.

Sulla carta Battletoads è un picchiaduro a scorrimento in stile Final Fight, come del resto lo era il capitolo originale sviluppato da RARE e pubblicato su di una moltitudine di sistemi. Correva l'anno 1991 e l'obiettivo dello studio inglese era quello di creare un gioco e dei personaggi che facessero concorrenza alle Tartarughe Ninja, visto il loro enorme successo in sala giochi e sui sistemi casalinghi. Nacque così un ibrido che univa sezioni da picchiaduro a parti platform, probabilmente proprio per richiamare i due principali generi dei più famosi giochi delle Ninja Turtles.

Col senno di poi possiamo dire che quella di Battletoads fu una serie breve e non proprio eccezionale. In particolare il primo capitolo per NES, stranamente quello di maggior successo, fu piagato da una difficoltà folle, che costrinse gli sviluppatori a revisionare le meccaniche di gioco e il level design in fase di port. Nonostante ciò è indubbio che le rane di RARE contino ancora molti fan, tanto che le richieste di dedicare loro un nuovo gioco sono state frequentissime nel corso degli anni, almeno fino a quando l'oggetto di questa recensione non è stato effettivamente annunciato.

Il picchiaduro

In realtà considerare il nuovo Battletoads solo come un picchiaduro a scorrimento è riduttivo, quanto sbagliato. Il gioco è composto da quattro atti (per finirlo una prima volta ci vogliono circa quattro ore) per un totale di venticinque fasi, delle quali soltanto otto appartenenti al genere di Double Dragon e soci. Le altre sezioni sono un caleidoscopio di mini giochi che comprende livelli platform, giochi di abilità, sequenze filmate interattive, sezioni da endless runner e addirittura fasi da bullet hell. Ed è qui che arriva il maggiore problema del gioco, che però richiede una lunga premessa per essere compreso.

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Le sequenze da picchiaduro sono realizzate in modo eccellente, tanto da far desiderare di averne di più. Il sistema di combo funziona a meraviglia e la possibilità di poter saltare da un personaggio all'altro durante l'azione (se si gioca da soli), regala una grossa varietà, che non fa mai sentire stanchi di macinare cazzotti contro i nemici. Mancano le prese e le armi, ma in compenso le ranocchie dispongono di una lingua che può essere usata per afferrare i nemici e gli oggetti sparpagliati nei livelli (soprattutto i collezionabili, che servono per far salire il punteggio e sbloccare gli obiettivi), oltre che per per afferrare delle sporgenze e cambiare piano. I nostri eroi anfibi possono anche sputare delle gomme da masticare che bloccano i nemici per brevi momenti e che si utilizzano per risolvere alcuni piccoli puzzle, solitamente legati ai già citati collezionabili. Parlando proprio di puzzle, a seconda del livello se ne trovano di diversi: dal dover superare dei percorsi a ostacoli per sbloccare delle serrature elettroniche, al dover ricreare dei circuiti per far giungere la corrente elettrica in un punto specifico.

In generale, il feedback dei colpi è stato studiato in modo egregio per dare un peso maggiore a quelli più potenti e uno minore agli attacchi rapidi. È anche un ottimo modo per caratterizzare meglio i personaggi, che si differenziano proprio per velocità, agilità e prestanza fisica, caratteristiche che si riflettono nelle loro tecniche di combattimento. Anche i colpi speciali, delle spettacolari trasformazioni, danno grandi soddisfazioni, soprattutto quando usati in combo con gli altri attacchi.

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A seconda di quanti colpi si riescono a concatenare e della spettacolarità delle combo si riceve un punteggio in ogni combattimento. Gli avversari cambiano di livello in livello e riflettono lo scenario in cui ci si trova. Ad esempio in una mappa del secondo atto affronteremo dei boscaioli alieni capaci di lanciare delle potentissime asce, mentre in altri frangenti dovremo vedercela con delle creature elettriche che possono darci la scossa attraverso i liquidi. Ci sono anche dei boss: quattro in totale, tutti con i loro pattern d'attacco specifici. Non sono insormontabili, ma offrono una buona sfida, in particolare quello finale. Volendo fare un paragone con un titolo molto recente, siamo dalle parti di Streets of Rage 4 per quanto riguarda la cura generale di queste sezioni e l'esaltazione che si prova ad ammucchiare nemici. Quale complimento migliore? Purtroppo gli sviluppatori hanno deciso che a un certo punto dell'avventura le fasi da picchiaduro dovevano essere fatte praticamente sparire, per dare spazio ad altri generi, probabilmente all'inseguimento di un citazionismo incontrollato dell'intero franchise, che si rivela però deleterio sulla lunga distanza.

Se nel primo e nel secondo atto la presenza di sezioni alternative non infastidisce, perché fa da contrappunto a quelle principali, nel terzo atto il Battletoads picchiaduro viene messo completamente da parte, per tornare in modo molto timido nel quarto e ultimo atto, con oltretutto uno scontro non proprio eccezionale e una battaglia contro il boss finale di buona fattura, ma combattuta in un livello senza profondità di movimento ( i personaggi possono spostarsi solo a destra e sinistra, saltando alla bisogna) e in uno scenario tutt'altro che spettacolare.

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La verità è che quando si iniziano a pregustare le meraviglie degli ultimi livelli, con nuovi nemici da prendere a mazzate e qualche boss gigantesco da abbattere, ci si trova delusi a constatare che proprio quei livelli praticamente non esistono. Certo, si possono rigiocare i precedenti aumentando la difficoltà, ma la sensazione che manchi qualcosa è davvero forte, in particolare quando si gioca in cooperativa e si viene privati del gameplay migliore.

Troppi mini giochi

E le altre sezioni? Qui il discorso si complica perché sono quasi tutte di buona qualità, ma nessuna eccelle davvero. Inoltre vale per loro lo stesso discorso fatto per le sezioni da picchiaduro: quando iniziano a poter dire qualcosa di più è anche il momento in cui smettono di apparire. Prendiamo le fasi da platform puro che si trovano nel terzo atto: la prima è molto semplice e complessivamente molto piatta. La seconda inizia a far vedere qualcosa di meglio con ostacoli più complicati e un level design più strutturato, mentre la terza è la migliore, con puzzle logici basati sulla pressione di leve e piattaforme semoventi, una costruzione più labirintica della mappa rispetto alle altre.

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Peccato che a questo punto l'esperienza venga troncata senza troppi riguardi. Lo stesso si può dire per le fasi da bullet hell: si va dalla prima sezione, molto semplice e poco interessante nella sua pacatezza di fondo, fino alla terza, che offre la sfida maggiore e rende di più proprio grazie alla sua maggiore difficoltà, che ha consentito ai designer di far vedere gli elementi cardine del genere, ma diventa fine a se stessa quando ci si rende conto che non dura moltissimo e non ha un seguito. Prese da sole queste fasi sarebbero considerabili come dei piacevoli passatempi, ma quando ci si accorge che per ragioni aliene gli sviluppatori le hanno rese degli elementi portanti di un intero atto, allora la stonatura diventa troppo forte per essere ignorata. Lo stesso dicasi per le sezioni di corse a ostacoli 3D, che citano il livello Turbo Tunnel della versione NES del primo Battletoad: piacevoli, ma perché non approfondirle invece di lasciar loro addosso lo stigma di un mini gioco?

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Badate bene: non stiamo parlando di un brutto titolo nel suo complesso, ma solo di uno che fa venire una rabbia assurda nel suo mancare di un'identità forte che ne sorregga il gameplay fino in fondo. Ciò che ha da offrire è davvero tanto, ma appare troppo frammentato e inconcludente. Se gli sviluppatori avessero puntato maggiormente sulle sezioni da beat'em-up, avremmo avuto tra le mani uno dei migliori esponenti del genere dei tempi moderni. Così com'è, invece, è solo una compilation di mezzi giochi di buona fattura.

Commento

Versione testata
PC Windows
Digital Delivery
Steam, Xbox Store, Windows Store
Prezzo
19,99 €
Multiplayer.it

7.5

Lettori (34)

8.2

Il tuo voto

Battletoads è una mezza delusione, non tanto perché sia un brutto gioco. Anzi, tutto il contrario. Il suo problema di fondo è quello lungamente espresso nell'articolo: non ha un'identità forte a livello di gameplay, nonostante le varie fasi da cui è composto non siano mal realizzate. Così com'è sembra quasi una raccolta di mini giochi di lusso, che però non riesce a lasciare il segno in alcun modo. Speriamo che gli sviluppatori sfruttino il lavoro fatto per realizzare un picchiaduro a scorrimento completo, abbandonando tutto il resto.

PRO

  • Grafica cartoon di buona fattura
  • Alcuni mini giochi ci sono piaciuti
  • Le fasi da picchiaduro sono ottime...
CONTRO
  • ...ma sono troppo poche
  • Alcuni minigiochi non li abbiamo sopportati
  • Identità frammentata