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D-topia, la recensione di un’avventura narrativa a cavallo tra utopia e distopia

Annapurna e Marumittu Games firmano D-Topia: un videogioco nel quale vengono raccontati i limiti di un mondo perfetto.

RECENSIONE di Fabio Di Felice   —   14/07/2026
Shiro è il protagonista di D-topia
D-topia
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C'erano una volta Akira Mitsuhashi e Hiroco Shiino, due sviluppatori giapponesi che si conoscono negli uffici del colosso Level-5. Nonostante il rapporto amoroso tra colleghi non sia troppo incentivato in Giappone, i due scelgono invece di sfidare le convenzioni e sposarsi. Poi, di nuovo contro ogni aspettativa, si licenziano, si trasferiscono a Kyoto e fondano uno studio tutto loro: Marumittu Games, dedito alla creazione di videogiochi piccoli, perlopiù esperienze mobile. Scelte, le loro, in totale controtendenza rispetto al rigido schema delle regole giapponesi. Qualcuno direbbe: fatte con il cuore anziché con il cervello. Ed è forse questo che ha ispirato il loro videogioco più importante fino a questo momento: si intitola D-topia ed è prodotto e distribuito da Annapurna Interactive.

In questa piccola simulazione di utopia, c'è spazio per un dibattito moderno e universale. Nonostante l'ambizione da videogioco cozy sia insita nello stile grafico, nell'accompagnamento sonoro, perfino nelle premesse narrative nelle quali aiuti gli altri esseri umani a essere felici, D-topia non nasconde una vena inquietante. Nel suo universo a misura d'essere umano, infatti, non sono questi ultimi a prendere decisioni, ma una serie di androidi guidati da un'intelligenza artificiale che ha a cuore tanto il benessere degli abitanti quanto il proprio algoritmo.

Tot è uno dei personaggi con cui stringeremo amicizia
Tot è uno dei personaggi con cui stringeremo amicizia

D-topia è una breve parentesi perlopiù dolce e piena di sentimento, nata e concepita da persone che hanno deciso di rimettere in gioco le loro esistenze. Giocandolo, tornano alla mente perfino le parole dell'ultima, e sorprendentemente moderna, enciclica papale scritta da Leone XIV pochi mesi fa. Questo videogioco giapponese è in effetti un inno alla "magnifica humanitas" delle persone, con i loro errori, le loro imperfezioni e le scelte poco assennate. Fuori da ogni logica, se non quella irrazionale dell'amore.

Benvenuti nel futuro

D-topia è il nome di questa città asettica, avvolta da un bianco abbagliante. È una città del futuro, dove tutto funziona a puntino: le persone lavorano (poco) la mattina e poi trascorrono il pomeriggio come desiderano, i pranzi e le cene vengono preparati dai robot, perfino il meteo viene deciso dall'algoritmo. I residenti sono selezionati e vengono sottoposti puntualmente a dei test per verificare la perfetta compatibilità dei cittadini con le regole di D-topia e con lo spirito che anima questo posto: felicità, realizzazione personale, efficienza e un rispetto assoluto delle norme. Chi non supera il test viene espulso e finisce a Z-Topia, o in qualche altro centro urbano di serie B, dove le macchine hanno meno controllo. Lì la felicità non ha la certezza matematica dell'algoritmo.

A D-topia operano delle figure particolari: gli adiuvanti. Una squadra di addetti alla felicità dei cittadini. Queste persone si occupano di ascoltare i desideri degli altri abitanti di D-topia e di aiutarli con le loro questioni personali. Questo è anche il compito che è stato assegnato a Shiro, il protagonista del videogioco. È appena arrivato in città ed è ancora stordito dal candore dei palazzi. Il suo è l'appartamento numero 46, e i troidi dell'intelligenza artificiale gli spiegano come si vive a D-topia: la mattinata in fabbrica a risolvere problemi e poi il pomeriggio speso ad ascoltare le richieste degli altri.

Un puzzle d’avventura

Le premesse sono chiare e la routine è cristallina. Resta però da capire che tipo di videogioco sia D-topia. In buona parte si tratta di un'avventura narrativa. Il gioco esorta immediatamente a prendere decisioni mentre si conoscono i comprimari dell'avventura. C'è Amane, una ragazza con qualche problema relazionale che rischia di essere fatta fuori al prossimo test di compatibilità; c'è Tot, che è un ragazzo timido pronto a mettersi nei guai per aiutare gli altri, e c'è Mari, una bellissima donna che nasconde un segreto inconfessabile. Camminando per le strade di D-topia si incontrano una decina di personaggi che hanno tutti una storia, un grado di relazione con Shiro e una sottotrama da portare a termine attraverso scelte di dialogo e bivi narrativi da imboccare alla fine di ogni giornata. Tutti i protagonisti sono teneri e irresistibili, francamente è impossibile pensare di non aiutarli nelle loro lecite preoccupazioni per un futuro così poco aderente alla vita umana.

Uno dei puzzle proposti da D-topia prevede di spostare dei cubi numerati nel posto giusto
Uno dei puzzle proposti da D-topia prevede di spostare dei cubi numerati nel posto giusto

D-topia è però, inaspettatamente, anche un puzzle game con delle meccaniche non banali, sebbene mai davvero sfidanti. Ogni giorno inizia allo stesso modo: ci si sveglia, ci si lava il viso, si fa colazione e si esce di casa. Prima di aprire la porta l'IA ci propone un puzzle che spesso anticipa una nuova meccanica che ci sarà proposta durante il turno lavorativo. Nella sua breve durata di circa 3 ore, D-topia presenta diversi tipi di rompicapo: percorsi che prevedono di raccogliere dei numeri per arrivare a destinazione con una certa somma, blocchi che vanno spostati e richiamano meccaniche simili a Sokoban. Oppure ancora, un certo numero di segnalini che vanno distribuiti per rispettare le richieste delle caselle adiacenti. Con il passare dei giorni queste meccaniche diventano più complesse e stimolanti, specialmente durante l'orario lavorativo, e risolvendo tanti rompicapo si ottengono dei crediti da spendere per arredare il proprio appartamento.

Gli stessi puzzle vengono proposti anche in situazioni legate alla narrativa del gioco. Ci sono momenti in cui i troidi smettono di funzionare e rimetterli in funzione richiederà l'applicazione degli stessi trucchetti appresi in fabbrica. Oppure frangenti in cui bisogna riparare guasti, dirottare flussi d'energia o semplicemente hackerare dispositivi. In ogni caso, i puzzle non saranno mai davvero difficili. Considerate che in fabbrica è perfino possibile saltarli se ci si blocca per troppo tempo. Restano però un intermezzo stimolante, posizionati in un limbo che li rende semplici e non scontati.

La casa di Shiro può essere arredata comprando nuovi mobili al negozio
La casa di Shiro può essere arredata comprando nuovi mobili al negozio

Non sono però il cuore di D-topia, nonostante concorrano decisamente a dare identità a questo originale progetto, e lo facciano a loro modo anche in maniera narrativamente intrigante. Verrebbe da chiedersi, infatti: perché le macchine chiedono agli esseri umani di risolvere problemi che per loro risulterebbero straordinariamente semplici? È il tentativo di darci un obiettivo necessario per non impazzire? È quello che abbiamo scambiato per la nostra libertà decisionale? Pur in questa inversione dei ruoli misteriosa e inquietante, il centro dell'avventura resta insindacabilmente il racconto e il rapporto con gli altri.

Le leggi o la vita?

Ognuno dei sette giorni che compongono il gioco è legato alla storia di uno dei personaggi. Nel corso della sua prima settimana da adiuvante, a Shiro capiteranno eventi che gli permetteranno di conoscere meglio gli altri protagonisti e, a fine giornata, dovrà prendere una decisione importante in una fase che D-topia chiama Ponderazione. Perché D-topia è un posto perfetto, sì, ma ha delle regole assai dure, spesso inadatte all'imprevedibile vita umana. Alla sera, dopo aver raccolto le informazioni necessarie, dovremo scegliere se aiutare uno dei personaggi o se assecondare il sistema. Aiutarli significa sempre contravvenire a una regola di D-topia. Per farvi un esempio: in uno dei primi capitoli c'è un gatto che è stato abbandonato dal padrone precedente. Una delle leggi di D-topia vuole che non possano esistere animali randagi, e la procedura standard prevede che l'animale venga soppresso. Durante la fase di Ponderazione si segue un semplice schema a risposta multipla che porta a esiti diversi a seconda di come decideremo di direzionare il pensiero di Shiro.

Una delle fasi di Ponderazione
Una delle fasi di Ponderazione

Tutto si riduce a una domanda: obbedire alle regole oppure restare umani? Cosa rende un'esistenza degna di essere vissuta? L'idea di un ordine perfetto, oppure la libertà di scavalcare quel concetto e trovare senso nella nostra magnifica humanitas? La cosa interessante è che, a seconda della risposta che diamo a questo dilemma, la storia oscilla dalle parti dell'utopia o della distopia. L'inevitabilità della tecnologia non viene messa in discussione: quello che Marumittu Games sembra punzecchiare è più la nostra pigrizia nel mettere in mano alle macchine la fatica della scelta.

In D-topia vivono tutti quei frammenti distopici che la nostra società ha provato a corteggiare nel tempo: l'idea dei punteggi sociali, l'organizzazione dei cittadini a seconda dell'aderenza alle leggi del sistema, la massima felicità per il maggior numero di individui a scapito dell'infelicità di alcuni. Sta al giocatore cercare una risposta a questi dilemmi e poi comunicarla alla fine di ogni giornata, decidendo l'esito dei vari personaggi e avviandosi verso uno dei finali del videogioco. A questo proposito, l'unico grande appunto che ci sentiamo di fare a D-topia è che questi dilemmi morali a cui ci costringe non sono mai sfumati. Si tratta sempre di scegliere tra un'opzione palesemente poco umana e l'altra carica di buon senso. L'unica volta in cui sembra aver trovato il coraggio per mettere sul piatto della bilancia uno scambio davvero difficile, ci dà perfino una scappatoia da deus ex machina.

Se questa è la vita che fanno a D-topia...
Se questa è la vita che fanno a D-topia...

Però, pur essendo un'avventura fin troppo semplice, questo piccolo videogioco giapponese riesce a danzare a suo agio tra il sogno utopico del massimo ordine e la distopia tecnocratica, con un approccio toccante. Alla fine, nel suo incedere mai noioso e nei pochi extra che mette in campo per aumentare un po' l'esigua longevità, la risposta alla sua domanda è abbastanza univoca: è l'anomalia che ci rende umani, la scelta di uscire fuori dagli schemi, di innamorarci e di sposarci sul posto di lavoro, di trasferirci per inseguire un sogno, proprio come hanno fatto Akira Mitsuhashi e Hiroco Shiino, i due fondatori di Marumittu Games.

Conclusioni

Versione testata PlayStation 5
Digital Delivery Steam, Epic Games Store, PlayStation Store, Microsoft Store, Nintendo eShop
Prezzo 18,99 €
Multiplayer.it
7.0
Lettori
ND
Il tuo voto

D-topia è in parte puzzle game e in parte videogioco narrativo. La prima natura è presente nella routine lavorativa del protagonista. Il cuore della produzione, però, si nasconde altrove: nel rapporto con gli altri personaggi. In questa città del futuro, dove gli esseri umani svolgono il lavoro delle macchine e dove l'intelligenza artificiale prende le decisioni, sta a noi cercare un senso per il futuro della razza umana. Rinunceremo al cuore per seguire un algoritmo di sicura felicità, oppure riconosceremo che è la capacità di sbagliare a dare senso a tutto? Un'avventura semplice che si porta a termine in appena tre ore e a volte si rivela fin troppo manichea. Il messaggio però arriva dritto al cuore: sono le decisioni rischiose che prendiamo a renderci umani e quindi meritevoli della felicità.

PRO

  • Lo stile grafico è minimalista e delizioso
  • Una storia semplice con una bella morale
  • I puzzle di contorno sono intriganti

CONTRO

  • Le scelte sono poco sfumate
  • Alcune idee narrative restano appena accennate
  • La durata breve comprime un po' il tempo del racconto
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