Hyrule Warriors: L'era della calamità, recensione: un eccellente spin-off di Zelda

Tiriamo le somme sul chiacchierato spin-off di The Legend of Zelda che ci racconta cos'è successo cento anni prima di Breath of the Wild: Nintendo e Koei Tecmo hanno fatto centro?

RECENSIONE di Christian Colli   —   18/11/2020
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Abbiamo riflettuto a lungo sul modo migliore per cominciare questa recensione di Hyrule Warriors: L'era della calamità e alla fine abbiamo deciso che sarebbe stato meglio toglierci subito il proverbiale sassolino dalla scarpa. Non cominceremo nel solito modo, invitandovi a leggere le prossime righe per sapere se è un gioco che fa per voi ma, al contrario, dissuadendovi dal proseguire nella lettura, se rientrate in almeno due categorie preponderanti. La prima è quella dei detrattori dei musou: per voi questo genere è il male, un cancro da estirpare senza mezze misure con la distruzione degli uffici di Koei Tecmo e Omega Force. Voi giocate soltanto i soulslike, gli action GDR per uomini veri e disprezzate qualunque altro genere in cui non si debba versare sudore, sangue e lacrime per arrivare ai titoli di coda. Inutile spiegarvi che Hyrule Warriors non è il solito musou: avete già deciso che il titolo Nintendo non fa per voi.

Se appartenete alla seconda categoria, allora non tollerate l'idea che il brand possa assumere forme diverse dall'avventura in terza persona. Qualunque deviazione, in tal senso, è pura eresia. Temete che Nintendo possa marciare sul franchise e il vostro incubo peggiore è un match-3 per sistemi mobile. The Legend of Zelda significa enigmi, rompicapi, esplorazione e open world, anche se l'open world nella serie esiste solo in Breath of the Wild. Il fatto che Hyrule Warriors sia un prequel, poi, è inconcepibile: le storie ora si raccontano solo per suggestioni e panorami, tant'è che avete saltato ogni cinematica di Breath of the Wild e avete preso a mutare i dialoghi in ogni altro gioco.

Ecco, se rientrate in almeno una di queste due categorie, continuare a leggere questa recensione sarebbe perfettamente inutile. Se invece vi sentite un po' ribelli e sovversivi, e siete disposti ad allargare i vostri orizzonti, allora Hyrule Warriors: L'era della calamità potrebbe sorprendervi.

La storia: Zelda sì o Zelda no?

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Inutile sprecare tanti giri di parole: Hyrule Warriors è un musou, tant'è che in Giappone si intitola proprio ゼルダ無双, Zelda Musou. È un genere fondato sull'immediatezza e la spettacolarità, in cui basta un colpo di spada a sbaragliare interi plotoni di nemici, particolarmente adatto a inscenare l'azione nei titoli che raccontano grandi guerre ed epici conflitti. Hyrule Warriors non è The Legend of Zelda, ma era il modo migliore per adattare sotto forma di gameplay l'apocalittica battaglia che serve d'antefatto a Breath of the Wild. In più, il precedente Hyrule Warriors: Definitive Edition era andato benissimo, soprattutto nel Sol Levante dove i musou sono molto più apprezzati, dunque aveva perfettamente senso ritentare l'esperimento con una marcia in più, ovvero la supervisione di Eiji Aonuma e del team che ha sviluppato Breath of the Wild.

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Non ce la sentiamo di dare totalmente torto ai detrattori della seconda categoria, quelli che non vedevano la necessità di raccontare la storia prima di Breath of the Wild. Il capolavoro targato Nintendo faceva dell'environmental storytelling il suo cavallo di battaglia, limitando l'esposizione a brevi cinematiche che non dicevano proprio tutto tutto sulla guerra che ha messo Hyrule in ginocchio, e che lasciavano ai giocatori il piacere dell'interpretazione.

D'altro canto, grazie anche ai dialoghi doppiati e a una direzione artistica straordinaria, Breath of the Wild ci ha regalato alcuni tra i personaggi più carismatici di tutto il franchise che sarebbe stato davvero uno spreco non coltivare. La buona notizia è che Hyrule Warriors: L'era della calamità non è un vero e proprio prequel. Il gioco inizia effettivamente come tale ma, complice l'escamotage dei viaggi nel tempo, prende una piega tutta sua in termini di narrativa, garantendo qualche sorpresa inaspettata.

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Le prime ore di gioco raccontano in modo più dettagliato, ma anche più maldestro, l'inizio della guerra contro la Calamità Ganon: i primi intermezzi animati non sfoggiano una scrittura particolarmente acuta, ma più si prosegue nella campagna e più interessanti diventano le interazioni tra i numerosi personaggi che vanno a imbastire il cast.

La storia, in particolare, si concentra molto sul rapporto tra Zelda e suo padre, re Rhoam, e sulle macchinazioni del clan Yiga che, insieme a un misterioso stregone, sta azzardando la resurrezione del dio del rancore. Non vi anticiperemo nulla, tranne che le ultime missioni sono un susseguirsi di momenti esaltanti che sembrano un crocevia tra Il Signore degli Anelli cinematografico, coi suoi galvanizzanti discorsi agli eserciti riuniti sul fronte comune, e gli anime nipponici d'azione, con una regia delle cinematiche che miscela sapientemente le inquadrature e la colonna sonora splendida e incalzante, un po' ripresa da Breath of the Wild e un po' inedita.

Il gameplay: azione e sentimento

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Inutile spendere altre parole sul sistema di combattimento, sul quale abbiamo concentrato le anteprime e i provati delle ultime settimane: la demo è disponibile per il download e propone l'intero Capitolo 1 con la possibilità di esportare il salvataggio alla release, quindi vi consigliamo di scaricarla per farvi un'idea del gameplay. Tuttavia tenete presente che la demo gratta soltanto la superficie.

Certo, Hyrule Warriors non è un vero e proprio gioco di ruolo con una progressione verticale e quello che fate nella demo, bene o male, continuerete a farlo per tutto il tempo. Noi abbiamo completato la campagna in circa quaranta ore, risolvendo quasi tutte le missioni secondarie nel mezzo e lasciandone qualcuna in sospeso, alle quali si sono aggiunte quelle che vanno a costituire un nutrito post-game. Abbiamo passato il tempo a sfondare i battaglioni nemici a colpi di combo, come succede in tanti musou, ma l'introduzione delle rune Sheikah nel gameplay si è rivelata un'intuizione vincente che ha raffinato moltissimo l'esperienza.

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Ne avevamo già parlato nel nostro ultimo provato, ma proseguendo nel gioco abbiamo potuto apprezzare ulteriormente questa meccanica che, come detto, cambia sensibilmente a seconda del personaggio utilizzato, costringendo il giocatore a rivalutare il timing e il posizionamento, soprattutto quando si combattono i miniboss più potenti come gli Hinox, i Guardiani o i terribili e velocissimi Lynel. Più sono grossi e più rumore fanno quando cadono, si potrebbe dire, ma in realtà le aperture si fanno sempre più brevi, il tempo per usare una runa Sheikah di contrattacco si riduce tantissimo e Hyrule Warriors smette di essere un action game spensierato per mettere il giocatore alle strette già al livello di difficoltà standard dei quattro disponibili. Non serve soltanto usare le rune o le bacchette magiche elementali per indebolire il nemico, ma bisogna anche valutare quali combo usare, onde evitare di restare intrappolati in un'animazione troppo lunga mentre il nemico si è ripreso e si sta già preparando a colpire.

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C'è poi un rapporto elementale da tener di conto, che non si limita all'interazione ambientale: come probabilmente saprete se avete letto i nostri approfondimenti o giocato la demo, le bacchette del fuoco possono incendiare l'erba propagando i danni in aree più ampie, quelle elettriche possono paralizzare i nemici nelle pozzanghere, così come quelle di ghiaccio o la runa Glacyor possono congelare i bersagli a mollo. Alcuni nemici sono poi infusi di poteri elementali che cambiano i loro attacchi e anche il nostro approccio, sicché colpire un Hinox del ghiaccio con la bacchetta di fuoco, per esempio, ci permette di indebolirne la corazza, aiutandoci ad aggredire più facilmente il suo punto debole con il potente attacco extra. Tutti questi meccanismi aiutano a mantenere una sostanziosa varietà per tutta la durata dell'avventura, aggirando l'annoso problema della ripetitività nei musou: sì, in Hyrule Warriors fate sempre la stessa cosa in generale, cioè combattere nemici e miniboss a manetta, ma potete farlo in modi diversi.

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In questo senso, la varietà del cast è uno degli aspetti migliori del titolo Koei Tecmo. Hyrule Warriors: L'era della calamità conta una ventina di personaggi giocabili, e fortunatamente nessuno di essi è un clone degli altri. Ogni eroe sbloccato usa le rune Sheikah in modo diverso e, sebbene sfrutti le stesse identiche combo che alternano i tasti X e Y, gode di una cosiddetta azione personale che lo definisce perfettamente anche a livello narrativo. Alcuni personaggi funzionano in modo così diverso dagli altri - per esempio Revali, che può volare - che non sarà difficile trovare al più presto quello che si preferisce in termini di gameplay. Fermo restando che giocarli tutti a rotazione è la soluzione migliore, anche perché alcune missioni principali e secondarie impongono l'utilizzo di uno o più personaggi specifici e le armi che si trovano nei vari stage corrispondono ai personaggi che state usando in quel momento.

Oltre il combattimento

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Nelle ore che abbiamo trascorso con Hyrule Warriors ci siamo raramente fermati a "grindare" materiali o punti esperienza. Abbiamo usato qualche trucchetto, come i cibi che aumentano i punti esperienza, per crescere a rotazione i vari personaggi nelle missioni, rivolgendoci poi al servizio di addestramento a pagamento per allineare i livelli e avere praticamente l'intero cast principale - perché, sì, ci sono anche alcuni personaggi segreti! - sempre pronto alla sfida. Ovviamente è possibile rigiocare gli stage completati più volte, magari per trovare i Korogu e gli scrigni nascosti: abbiamo apprezzato molto anche un'altra strizzatina d'occhi a The Legend of Zelda come franchise, con le rune Sheikah che non servono solo a combattere, ma anche a risolvere qualche rompicapo ambientale. Le bombe radiocomandate possono distruggere massi e mura incrinate, mentre Calamitron può sollevare i forzieri sotterrati esattamente come in Breath of the Wild, e così via.

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Le mappe non sono particolarmente interattive, ma Koei Tecmo le ha sostanzialmente estrapolate da Breath of the Wild, confinandole in scenari più ristretti ma comunque sufficientemente ampi da garantire un minimo di soddisfazione a chi ama esplorare. La maggior parte delle volte, tuttavia, bisognerà fare i conti coi limiti di tempo, specialmente nelle missioni secondarie che lo impongono nove volte su dieci, ma c'è da dire che gli stage opzionali sono generalmente molto più brevi e ridimensionati rispetto a quelli della campagna, rappresentando un ottimo contenuto per chi ama giocare in portabilità. Non siamo ai livelli di Hyrule Warriors: Definitive Edition e la sua immensa modalità Avventura - che però fu costruita, nel tempo, attraverso numerosi DLC - ma la nuova struttura è sicuramente meno dispersiva e soverchiante.

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In questo senso, Hyrule Warriors è un titolo insospettabilmente interessante dal punto di vista contenutistico perché i tanto chiacchierati incarichi secondari che si completano direttamente sulla mappa premendo qualche tasto non sono poi così semplici come sembrano. A un certo punto diventano così tanti che dovrete letteralmente microgestire la situazione. Consumerete i materiali che avete messo da parte per aggiungere un cuore all'energia vitale di Impa oppure sbloccherete una nuova combo per Daruk? Meglio sbloccare subito il radar che suggerisce le missioni e i negozi in cui trovare i materiali che servono a completare gli incarichi, oppure un bello sconto presso i negozi di Hyrule Est?

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E sì, a un certo punto, magari, dovrete ripetere gli stage per racimolare qualche materiale che vi manca, ma l'immediatezza e la frenesia che contraddistinguono il sistema di combattimento rendono l'inconveniente molto meno fastidioso di quanto possa sembrare, anche perché si ottiene sempre qualcosa, per esempio le rupie - che non sono mai abbastanza - o nuove armi da fondere presso il fabbro. Anche questo è praticamente un gioco nel gioco, dato che le armi generate automaticamente possono vantare abilità casuali che potrete combinare nel tentativo di forgiare l'arma migliore per ogni personaggio. Gli incarichi sulla mappa vi consentiranno di sbloccare nuove funzionalità presso il fabbro, compresa la lucidatura - che può trasformare gli utensili arrugginiti in armi potentissime - e la possibilità di rimuovere e ricombinare i bonus sulle armi. Risolvere gli incarichi è una sorpresa continua perché la maggior parte è intrecciata, segue una logica narrativa che sblocca nuove missioni secondarie, costumi per Link, potenziamenti e funzionalità aggiuntive.

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Avevamo temuto che la mappa fosse un semplice intermezzo tra gli stage, e invece si è rivelata un machiavellico contenuto che si incastra bene nel ritmo di gioco, e che qualche volta ci ha obbligato a spremere le meningi e a considerare attentamente le nostre possibilità. Gli stage veri e propri sono comunque tantissimi, e forse avremmo preferito un level design leggermente diversificato perché le missioni in cui bisogna microgestire i movimenti della squadra durante i combattimenti sono quasi tutte nella campagna. Per intenderci, Hyrule Warriors non è un gioco in cui basta premere tasti a caso e spostarsi da un punto all'altro per vincere: soprattutto nelle missioni avanzate, diventa fondamentale aprire il menu per ordinare agli altri personaggi di attaccare certi nemici o difendere alcune basi alleate mentre noi ci occupiamo di un'altra emergenza. In questi frangenti, il titolo Koei Tecmo dà davvero il meglio di sé, esercita una pressione notevole sul giocatore e lo obbliga a scegliere tatticamente percorsi e obiettivi.

Il frame rate che ci provava

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Se avete giocato Breath of the Wild, allora saprete benissimo che l'esercito di Hyrule, a un certo punto, ha combattuto per proteggere il castello dalle armate di Ganon. Hyrule Warriors vi catapulta in quel momento cruciale della storia nel modo più spettacolare possibile. Piove. Nel cielo avvampano i lampi mentre a terra è il finimondo. Orde di grublin, lizalfos e moblin infestano la pianura circostante. I Guardiani posseduti sopraggiungono da ogni angolo. Il vento scuote l'erba, ci sono nemici dappertutto. L'esercito di Hyrule lotta insieme a voi sopra e sotto la roccaforte. Fuoco e fiamme ovunque. Se vi guardate intorno, potete vedere anche i Colossi Sacri bombardare i nemici da lontano. È una missione assolutamente spettacolare, accompagnata da una colonna sonora straordinaria, ed è un vero peccato che spesso il gioco perda fotogrammi perché non ce la fa, perché sullo schermo si muove troppa roba contemporaneamente.

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In un'epocale incarnazione digitale del detto "voglio ma non posso", Hyrule Warriors ha un grosso problema di frame rate. Cerca disperatamente di mantenere i 30 fotogrammi al secondo ma non sempre ci riesce e, quando capita, scende anche sotto i 20. Succedeva anche a Breath of the Wild prima di uno dei suoi iniziali aggiornamenti, e non è detto che Nintendo non se ne esca con una patch anche in questo caso, ma è importante segnalare questa criticità in un mercato che, nel bene o nel male, ha ormai fatto della risoluzione e della fluidità un biglietto da visita. Quindi Hyrule Warriors perde frame, e lo fa spesso, specialmente se state combattendo tanti nemici in uno scenario particolarmente complesso, ma non è un difetto che ha viziato in modo significativo la nostra esperienza. Avremmo preferito una modalità performance come in Fire Emblem Warriors? Assolutamente sì. Hyrule Warriors ci è piaciuto lo stesso nonostante i rallentamenti? Assolutamente sì.

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C'è un momento nella vita di ogni videogiocatore in cui bisogna decidere se rifiutare con una smorfia ogni problema tecnico oppure fare spallucce e godersi quello che c'è di buono intorno. Ma si potrebbe dire lo stesso di qualunque altra cosa, in qualunque altro contesto. Abbiamo letto commenti indignati per settimane sul frame rate di Hyrule Warriors e sì, siamo d'accordo con chi ritiene che Koei Tecmo e Nintendo avrebbero dovuto fare qualcosa di più, magari facendo qualcosa di meno: sacrificare l'effettistica per bilanciare la fluidità, invece di puntare al top senza essere sicuri di arrivarci. Hyrule Warriors, tuttavia, non è un titolo estremamente sofisticato dal punto di vista del gameplay, quindi i rallentamenti non inficiano più di tanto l'esperienza. Sono sgradevoli quando si verificano, punto e a capo. Che poi, messa così, sembra quasi che Hyrule Warriors rallenti continuamente, e non è neanche vero. Abbiamo trovato molto più fastidiosa la telecamera, se per questo, che impazzisce quando si combatte vicino ai muri tenendo un bersaglio agganciato, specialmente se si sta giocando un personaggio particolarmente caotico nei movimenti.

Per il resto, Hyrule Warriors: L'era della calamità è un titolo splendido sia sul TV che in portabilità. Ha un filo di aliasing che sporca le immagini più di quanto avremmo voluto e inevitabili pop-up, ma la direzione artistica è sublime e lo sviluppatore giapponese ha lavorato su colori, animazioni e dettagli con una cura e un rispetto senza precedenti. La varietà di armi, costumi, nemici e scenari è enorme, e non è solo un omaggio a Breath of the Wild dal punto di vista grafico, ma anche acustico: Hyrule Warriors riprende i jingle, le musiche e gli effetti sonori del The Legend of Zelda che ha accompagnato il lancio di Switch, senza contare che gode di un doppiaggio in italiano azzeccatissimo. Non è semplicemente fanservice. Il primo Hyrule Warriors e Fire Emblem Warriors, coi loro stravaganti crossover, puntavano sul fanservice prima di tutto, mentre L'era della calamità si regge sulle sue gambe senza ammiccare troppo ai fan, ma anzi rispettandoli con contenuti coerenti, sensati e ispirati.

Modalità 2 giocatori

È possibile giocare Hyrule Warriors: L'era della calamità in cooperativa premendo lo stick sinistro sulla mappa di Hyrule. Durante le missioni la schermata si divide orizzontalmente, concedendo a ogni giocatore metà dell'immagine. È una soluzione spiccia che incontra gli stessi problemi di frame rate dell'esperienza single player: se vi accontentate, giocare insieme a un amico potrebbe rivelarsi molto divertente.

Commento

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8.5

Lettori (29)

8.2

Il tuo voto

Se proprio non riuscite a digerire i musou e credete che uno spin-off a tinte action di Breath of the Wild sia un insulto al franchise, Hyrule Warriors: L'era della calamità probabilmente non vi farà cambiare idea. Ma forse vi prendete anche un po' troppo sul serio e rischiate di perdervi un titolo che, al di là degli evidenti problemi di frame rate, omaggia The Legend of Zelda con una cura per i particolari e i contenuti sopra le righe. L'esperimento firmato Koei Tecmo e Nintendo funziona, e si rivolge a tutti quelli che, senza pregiudizi, cercano un gioco d'azione immediato e coinvolgente incentrato sul mondo, la storia e gli indimenticabili personaggi di Breath of the Wild.

PRO

  • Direzione artistica e colonna sonora straordinarie
  • Le rune Sheikah e le altre meccaniche si integrano bene col gameplay
  • Tanti contenuti che garantiscono una notevole longevità
CONTRO
  • Il frame rate è incostante, la telecamera può diventare capricciosa
  • Avremmo preferito una maggior varietà di missioni secondarie
  • Il viaggio nel tempo è un escamotage che può far storcere il naso

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