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Orbitals, la recensione dell’esclusiva Switch 2 che omaggia gli anime d'altri tempi

Ci siamo immersi in Orbitals, l'esclusiva Switch 2 che unisce due riti dell'infanzia: i cartoni animati dopo pranzo e il videogiocare in compagnia sul divano.

RECENSIONE di Mattia Pescitelli   —   01/09/2026
Maki e Omura, i due protagonisti di Orbitals
Orbitals
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Se avete messo piede in questo mondo tra la seconda metà del secolo scorso e i primi anni di questo nuovo millennio, probabilmente anche voi tornavate a casa da scuola e accendevate la televisione, con più o meno interesse, su uno dei diversi canali che, a quell'ora, proponevano i "cartoni animati". E, sempre se prendete posto sotto quell'ombrello transgenerazionale, sicuramente vi sarà capitato di andare a casa di compagni di scuola e videogiocare in compagnia, sullo stesso schermo, fino all'arrivo dei vostri genitori. Questi "rituali" hanno incrociato, per vie dirette o traverse, l'esistenza di tutti, e forse lo fanno ancora oggi (anche se non possiamo dirlo con certezza perché è da un po' che siamo fuori dal giro). Di conseguenza, si sono cristallizzati in noi come inneschi nostalgici che partono ogni qualvolta ci imbattiamo in un episodio a caso di quella serie che ci faceva compagnia durante le merende pomeridiane o vediamo due controller con cavo prendere polvere su uno scaffale. L'impulso è immediato: resta sul canale e continua a guardare; prendi i "joystick", tuo cugino e attacca la console alla corrente. Questi stessi inneschi entrano in atto quando tutto ciò trova una forma nuova, inedita, in grado, però, di richiamare a quegli eterni pargoletti che dimorano dentro di noi.

Uno dei casi più eclatanti di tale fenomeno, in questo periodo storico pur pieno di commistioni di stili, tecniche e medium, è senz'altro Orbitals, esclusiva Nintendo Switch 2 che ha saputo far parlare di sé sin dall'annuncio, sviluppata dallo studio giapponese dal sapore cosmopolita Shapefarm e distribuita da Kepler Interactive. Noi l'abbiamo giocato in compagnia, proprio come ai "vecchi tempi", e possiamo confermare che quell'innesco si è attivato. Eccome se si è attivato.

Un videogioco consapevole

Orbitals si presenta da subito come un'opera che sa cosa vuole essere: un videogioco cooperativo che non può essere giocato a meno che non si condivida l'avventura con qualcuno, che sia in locale sullo stesso divano o a distanza, online (in quest'ultimo caso, con l'utilizzo obbligato dell'abbonamento al Nintendo Switch Online). Se non avete proprio nessuno sulla faccia della Terra con cui giocarlo, è un problema, ma va detto che gli sviluppatori non hanno certo lesinato sulle modalità di approccio disponibili.

Quella consigliata da loro (e da noi) è, ovviamente, la co-op locale sulla stessa console. In questo caso, vi servirà solo una copia del gioco e due controller (se usate i Joy-Con ve ne serviranno due paia, non potete utilizzare solo il destro e il sinistro). Altro metodo è il codice amico che il vostro secondo giocatore può scaricare gratuitamente dallo store Nintendo.

Infine, c'è la possibilità di utilizzare la funzione GameShare. Se entrambi i giocatori sono connessi alla stessa rete, il possessore del gioco può avviare una sessione anche con possessori di Switch più datate. Inoltre, se anche il secondo giocatore possiede Switch 2, è possibile utilizzare GameChat per giocare assieme anche se non si è connessi alla stessa rete.

Il gioco presenta (quasi) sempre lo schermo condiviso
Il gioco presenta (quasi) sempre lo schermo condiviso

La qualità video per chi riceve il segnale via streaming dalla console che sta facendo girare il gioco, ovviamente, dipende dalla qualità della connessione, ma ci è sembrato comunque abbastanza giocabile, nonostante la quintessenza risieda sempre nel mettersi seduti vicini e condividere lo stesso schermo, tanto lo split screen rimane in ogni caso.

Viaggi interstellari

Sciorinata la questione del "come giocare", entriamo nel vivo di ciò che il gioco offre. I giocatori vengono chiamati a vestire i panni di Maki e Omura, due giovani combinaguai provenienti da una stazione spaziale che non se la passa molto bene, dove tutti, nessuno escluso, è immortale, almeno sulla carta. Rinchiuse le loro anime in delle capsule stoccate sulla base interstellare, i corpi sono diventati niente più di involucri sacrificabili ed eternamente riproducibili.

La base spaziale alla deriva abitata dai personaggi del gioco
La base spaziale alla deriva abitata dai personaggi del gioco

Togen, colui che si occupa della gestione di questo manipolo di naufraghi intergalattici, colpiti anni prima da una tempesta cosmica devastante che, da allora, li tiene "in trappola", chiede ai due inseparabili amici di viaggiare con la loro piccola astronave oltre le fratture spazio-temporali causate dalla tempesta, in cerca di alcuni dispositivi capaci di attivare nuovamente lo scudo della stazione spaziale in vista di futuri cataclismi che potrebbero spazzare via definitivamente la loro piccola comunità, anime comprese.

Senza scendere troppo nei dettagli, la storia orbita attorno a quei temi universali capaci di prenderti anche se il tempo a disposizione per svilupparli non è molto.

Maki e Omura devono viaggiare oltre le fratture per trovare una soluzione ai loro problemi
Maki e Omura devono viaggiare oltre le fratture per trovare una soluzione ai loro problemi

Divisa in capitoli liberamente rigiocabili una volta portati a termine, l'avventura dura in totale non più di una decina di ore, se ci si perde a esplorare ogni anfratto dei livelli in cerca dei minigiochi da sbloccare e portare sulla nave, centro nevralgico della nostra avventura in compagnia.

I personaggi principali non sono molti (oltre i due protagonisti, il resto dei ruoli si può contare con una mano e avanzerebbero le dita), quindi anche con una narrazione breve come questa era difficile non riuscire a dare il giusto spazio a tutti. Tuttavia, alla fine, abbiamo comunque sentito, se non proprio un'estraneità, una certa distanza emotiva tra noi e le voci che danno vita a questa "breve ma intensa" epopea intergalattica.

Lavoro di squadra

È chiaro che il racconto è solo un elemento pretestuoso per portare sullo schermo un'avventura cooperativa vecchio stile. In quest'ottica, Orbitals si avvicina molto (a tratti moltissimo) al lavoro svolto negli ultimi anni da studi come Hazelight Studios, specie il suo capolavoro, It Takes Two. La necessità che muove entrambi i titoli è simile: ritrovare la gioia di giocare insieme, vicini, in una costante lotta tra cooperatività e competizione.

Già dai primi istanti di gioco, la sfida tra giocatori si fa intensa
Già dai primi istanti di gioco, la sfida tra giocatori si fa intensa

Questa filosofia di sviluppo è percepibile praticamente in ogni singolo aspetto del gioco, dal primo impatto con il mondo, dove veniamo messi immediatamente davanti ad attività opzionali per testare e battere record di forza e destrezza, fino alle più intricate interazioni combinate per avanzare all'interno dei livelli di gioco.

Ma Orbitals non è un titolo d'azione duro e puro. Qui si spara poco contro i nemici (praticamente solo nelle sezioni sulla nave spaziale), dato che non ci sono armi, ma strumenti: uno spara-rampini, un cannone a fotoni e uno spara-acqua, con l'aggiunta di qualche altro dispositivo specifico per determinate aree di gioco.

Lavoro di squadra: uno tiene, l'altro fonde
Lavoro di squadra: uno tiene, l'altro fonde

Attraverso questi attrezzi bisogna risolvere, rigorosamente lavorando in squadra, rompicapo ambientali sempre diversi, parecchio inventivi e mai ripetitivi, anche se a volte un po' troppo basilari.

It Takes Two, la recensione di un'altra indimenticabile avventura cooperativa! It Takes Two, la recensione di un'altra indimenticabile avventura cooperativa!

Proprio come in It Takes Two, la varietà delle situazioni e dei modi con cui questi strumenti interagiscono tra loro e con l'ambiente circostante, oltre alle piuttosto intuitive modalità d'uso, rende l'avventura sempre avvincente e mai tediosa, pure se state giocando con persone poco esperte (o siete voi gli inesperti).

Una nave da chiamare casa

Uno degli elementi che ci ha colpito maggiormente di Orbitals non è stato tanto il comparto tecnico o l'impianto di gioco, quanto la sua voglia di far sentire i giocatori "a casa". Shapefarm è riuscita a fare ciò puntando tutto sui dettagli, inezie che non servono assolutamente a niente a livello pratico, ma che ti fanno avvicinare a quei personaggi molto più di qualsiasi dialogo sapientemente scritto e orchestrato.

Orbitals è uno di quei videogiochi che vive di dettagli inutili di per sé, ma fondamentali per l'immersione nell'universo
Orbitals è uno di quei videogiochi che vive di dettagli inutili di per sé, ma fondamentali per l'immersione nell'universo

Nonostante il gioco sia diviso in livelli, i due protagonisti gravitano sempre attorno all'ambiente della loro astronave, elemento che solitamente apre e chiude le tappe percorse nell'avventura. Qui ci si può muovere liberamente per esplorarla.

Man mano che si procede nella storia, si sbloccano nuovi spazi con nuove interazioni oppure passeggeri raccattati durante le nostre scorribande.

La classifica con i record dei vari minigiochi
La classifica con i record dei vari minigiochi

Inoltre, se si esplorano i livelli a fondo, si può incappare in dei "collezionabili" sotto forma di minigiochi che verranno, poi, sbloccati sulla nave.

Questi, tutti rigorosamente diversi, reinterpretano i classici di sale giochi e non, da "acchiappa la talpa" al laser tag, fino al salto della corda, in quel perfetto bilanciamento già citato tra cooperazione e competizione che tiene sempre alta l'attenzione. E non temete: una volta conclusa la storia si sbloccherà un livello apposito dove poter giocare tutti i minigiochi e scalare la classifica (non mondiale, ma solo locale).

Omaggio o identità?

Arriviamo al fiore all'occhiello di questa produzione: il comparto tecnico e artistico. Orbitals, come è sempre apparso sin dal suo annuncio, è un bagno tonificante per gli occhi. Ciò che cattura immediatamente lo sguardo è senz'altro lo stile, che richiama agli anime sia cinematografici che televisivi che hanno spopolato durante la seconda metà del secolo scorso.

L'imponente lavoro svolto da Studio Massket per le scene d'intermezzo
L'imponente lavoro svolto da Studio Massket per le scene d'intermezzo

Lo studio di sviluppo è riuscito, in qualche maniera, a trovare un equilibrio fenomenale tra omaggio e identità, capace di far riconoscere esattamente le fonti d'ispirazione dei singoli personaggi (tutti stilisticamente differenti, eppure tutti perfettamente coerenti con l'universo che abitano) senza, però, risultare un'operazione fine a se stessa.

Le scene d'intermezzo sono quelle che hanno fatto subito parlare del progetto, realizzate magistralmente da Studio Massket, ma sono proprio le sezioni di gioco quelle che ci hanno molto spesso lasciato senza parole.

Le sequenze di gioco non hanno nulla da invidiare ai filmati d'intermezzo
Le sequenze di gioco non hanno nulla da invidiare ai filmati d'intermezzo

In un misto tra cel-shading e tecniche tradizionali, con anche la scelta di animare determinati elementi a 24 o 12 fotogrammi al secondo, lo stacco tra filmati e azione si fa sentire pochissimo, cosa non sempre così scontata, anche nelle produzioni più blasonate.

A legare il tutto c'è, poi, il comparto sonoro, costruito a partire da quegli effetti audio tra il sintetico e il naturale con cui sia noi che gli sviluppatori siamo cresciuti. Il risultato finale è camaleontico, come guardare un qualsiasi anime di quaranta o cinquant'anni fa.

Anche solo guardando un fotogramma si riesce quasi a sentire il paesaggio sonoro della scena
Anche solo guardando un fotogramma si riesce quasi a sentire il paesaggio sonoro della scena

Per non farsi mancare nulla, è stata composta anche una sigla originale cantata da Mami Ayukawa, che in passato ha prestato la sua voce per i temi di apertura e chiusura di anime come Mobile Suit Zeta Gundam e Metal Armor Dragonar.

Chiude il cerchio il doppiaggio, che, sia nella versione inglese che in quella giapponese, vede protagonisti molti veterani del settore, ma è da segnalare la mancanza di quello in italiano, nonostante tutti i testi del gioco siano interamente tradotti anche nella nostra lingua.

Conclusioni

Versione testata Nintendo Switch 2
Digital Delivery Nintendo eShop
Prezzo 49,99 €
Multiplayer.it
8.5
Lettori (6)
8.7
Il tuo voto

Il più grande pregio di Orbitals è la consapevolezza di ciò che vuole essere. Non cerca di fare più di quello che può. Non vuole raccattare pubblico a destra e a manca. Tutto ciò che propone è stato soppesato a monte e solo dopo costruito con una maestria e una precisione che non è sempre facile trovare in questo settore costantemente vessato da una corsa ai contenuti, alle ore e alla vastità. Quello di Shapefarm non è un gioco a mondo aperto, non presenta un alto tasso di rigiocabilità, non ha una modalità per giocatore singolo, non ha negozi interni, non ha skin per i preordini, non dura dalle trenta alle cento ore, non ha livelli o alberi delle abilità e non ha classifiche online. Gli manca praticamente tutto ciò che il mercato pare chiedere oggigiorno. E allora com'è che si è rivelata essere una delle esperienze più galvanizzanti, avvincenti e "vive" degli ultimi anni?

PRO

  • Comparto tecnico sbalorditivo
  • Gameplay cooperativo che diverte
  • Un'avventura compatta

CONTRO

  • La storia avrebbe giovato di un po' di respiro in più
  • Alcuni rompicapo sono un po' troppo basilari
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