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Thief VR: Legacy of Shadow, la recensione: agire nell'ombra per servire sé stessi

Undici anni dopo l'uscita del rilancio di Thief datato 2014, Maze Theory prova a rilanciare il franchise con una nuova avventura, questa volta in VR.

RECENSIONE di Luca Mazzocco   —   20/01/2026
Magpie si staglia in primo piano, con la Città protagonista degli altri Thief sullo sfondo
Thief VR: Legacy of Shadow
Thief VR: Legacy of Shadow
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Thief è sempre stata una saga molto problematica da far digerire al grande pubblico. Nata su PC nel 1998 dalle sapienti mani di Looking Glass (autori, tra le altre cose, di quella perla di System Shock), la serie arriva su console solamente con il terzo capitolo, denominato "Deadly Shadows". Un successo commerciale comunque parziale, dato che l'unica piattaforma sulla quale approda il terzo capitolo è la prima Xbox di Microsoft. Dal 2004, anno d'uscita di Deadly Shadows, passano altri dieci anni e così, grazie a Eidos Montreal, la serie può tornare a vivere su PC, PlayStation 3 e Xbox 360. Peccato però che la ricezione da parte dell'utenza non si riveli particolarmente entusiastica. Il nuovo Thief, questa volta senza un qualsiasi numero e/o sottotitolo a corredo, venne tacciato di essere troppo semplice e monotono. Un titolo non insufficiente, ma incapace di portare alta la bandiera del franchise.

Da allora sono passati altri undici anni e il mondo intero si è lentamente dimenticato dell'esistenza di questa saga. Sino ad oggi.

Maze Theory è una software house londinese che negli ultimi anni ha saputo sia creare proprie IP, che lavorare con brand di caratura internazionale. Il tutto con la convinzione che la realtà virtuale sia un linguaggio meritevole di attenzione e, per questo, cercando di sfruttarne tutte le possibili sfumature.

Dopo Doctor Who: The Edge of Time e Peaky Blinders: The King's Ransom, il team si è quindi occupato di Thief VR: Legacy of Shadow, nuovo capitolo della serie che ci mette nei panni, questa volta, della ladra Magpie. Basteranno le capacità degli sviluppatori inglesi a riportare in auge la serie? Ma, soprattutto, riuscirà questa nuova avventura a sorprenderci come dovrebbero fare tutti i giochi portati "in vita" dalla realtà virtuale?

La città che non dorme mai

Partiamo da un dato di fatto: Thief non è mai stato un franchise fortemente incentrato sulla narrativa. Il punto di forza della saga ideata da Looking Glass è senz'ombra di dubbio il suo affascinante world building, nettamente più curato rispetto alle varie sceneggiature. La megalopoli nota come "La Città" è un terreno perfetto per coltivare racconti di stampo dark fantasy, con un tocco di steampunk in grado di rendere il tutto ancora più convincente. Un'atmosfera a tratti unica, che nel tempo ha permesso al pubblico di appassionarsi alla serie e ai vari personaggi che vivono questo mondo distorto.

Il mondo di Thief è un mondo tetro e malvagio, dove non sempre il bene riesce a trionfare sul male
Il mondo di Thief è un mondo tetro e malvagio, dove non sempre il bene riesce a trionfare sul male

Thief VR: Legacy of Shadow è l'ennesimo tassello ambientato in questo universo, in grado di regalare nuovi elementi perfettamente coerenti con quanto vissuto in passato. La protagonista della storia è la succitata ladra Magpie, incaricata da Lady Cassandra di indagare sul losco Northcrest, ricco individuo che sembra essere entrato in possesso di una misteriosa reliquia. Reliquia che, se lasciata nelle mani sbagliate, potrebbe contribuire a distruggere una volta per tutte la vita nella Città.

Pur senza risultare sensazionale, la trama di Legacy of Shadow ci ha convinti per la sua capacità di mostrarci nuove ambientazioni e nuovi elementi di un mondo innegabilmente affascinante. Si poteva senza dubbio fare di più, ma come già affermato Thief non è mai stata una serie in grado di stravolgere il mercato grazie alle sue storie. Ammettiamo, però, di essere rimasti sorpresi dal poter affrontare l'intera avventura con i sottotitoli in italiano e di constatare una perfetta integrazione della nostra lingua nel gioco. I vari documenti sparsi per le mappe, infatti, sono stati tutti tradotti, trasmettendo una piacevole sensazione nel poterli leggere direttamente dal pezzo di carta stretto nelle proprie mani virtuali.

Il potere dell'immaginazione

C'è stato un momento, mentre giocavamo a Thief VR: Legacy of Shadow, che ci ha lasciati abbastanza straniti. Stavamo scivolando tra le ombre dei palazzi della Città, quando ci siamo imbattuti in una finestra illuminata. Consci del fatto che avremmo potuto rubare alcuni oggetti preziosi, ci siamo quindi avvicinati di soppiatto, abbiamo lentamente forzato l'ingresso per poi compiere il misfatto. Quello che non ci aspettavamo, però, era di recuperare un documento in grado di farci riflettere sulla nostra azione. Era davvero giusto derubare quella famiglia? E se la refurtiva fosse servita più a loro che a noi? Domande di per sé insignificanti, soprattutto se riguardanti un videogioco intitolato "Thief". Eppure è accaduto.

Questo significa non solo che gli sviluppatori hanno fatto un buon lavoro per immergere il giocatore all'interno del proprio universo, ma anche che la VR continua ad avere un potenziale incredibile. Un potenziale che viene poco sfruttato dagli autori, i quali sembrano preferire semplici meccaniche di gameplay alla possibilità di far riflettere l'utente. Nonostante Thief VR: Legacy of Shadow sia infatti un buon gioco e ci abbia concesso questo spunto di riflessione, rimane a tutti gli effetti un'opera dal sapore classico. Un'opera dalle meccaniche ormai consolidate, che non punta a rivoluzionare un settore che, proprio per colpa di questo costante déjà-vu tra i vari prodotti, sembra non stupire più come un tempo.

Questo, però, non toglie nulla al potere dell'immaginazione e a come la VR possa fungere da carburante per esso. C'è solo bisogno che qualcuno prenda le redini di questo linguaggio, per riuscire a fargli fare il grande salto che merita.

Giù le mani dalla mercanzia

Come accade spesso con i titoli per la realtà virtuale, anche il gameplay di Thief VR: Legacy of Shadow risulta sin da subito immediato. Le varie azioni che è possibile compiere, infatti, quasi non necessitano di essere spiegate e il tutto appare naturale come la vita reale.

Gli scontri di Thief VR: Legacy of Shadow funzionano molto bene quando si affrontano i nemici da lontano. Molto meno nei combattimenti corpo a corpo
Gli scontri di Thief VR: Legacy of Shadow funzionano molto bene quando si affrontano i nemici da lontano. Molto meno nei combattimenti corpo a corpo

Le meccaniche principali dell'avventura firmata Maze Theory ruotano attorno ai vari strumenti in dotazione della nostra protagonista. Alla base di tutto c'è ovviamente la costante necessità di rimanere nell'ombra. Di evitare il più possibile gli scontri, aggirando gli avversari, distraendoli, colpendoli alle spalle o, al massimo, da lontano con il proprio arco. Il tutto mentre spegniamo le piccole luci attorno a noi, ci muoviamo di soppiatto e scassiniamo ogni forziere nella speranza di raccattare qualche oggetto di valore. Gli sviluppatori hanno pensato anche a un sistema di combattimento corpo a corpo, ma che ammettiamo non averci colpito particolarmente. Non dopo aver giocato a Marvel's Deadpool VR o ad Assassin's Creed Nexus VR. Lo stesso si può dire per l'IA avversaria, spesso scadente e incapace di offrire una degna sfida ai giocatori più navigati.

Ad averci sorpreso, invece, è stato il design dei vari livelli. Nelle circa sette ore di durata del gioco, infatti, ci si trova a esplorare ambientazioni differenti con diversi punti d'interesse. È ovviamente possibile andare dritti alla meta per completare lo scenario nel minor tempo possibile, ma è evidente come il team londinese abbia fatto di tutto per spingere il giocatore a vagare in lungo e in largo. Solo in questo modo, infatti, è possibile compiere le varie missioni secondarie necessarie per sbloccare le abilità della protagonista. E solo così, infatti, sarà possibile completare al 100% i vari livelli, che diventano quasi dei piccoli mondi sandbox con diversi segreti da scoprire.

Thief VR: Legacy of Shadow è un gioco che fa dell'immedesimazione il proprio punto di forza. Non si tratta di un prodotto da "una partita e via", bensì di un gioco che necessita del suo tempo per essere goduto, apprezzato e assorbito. Il tutto senza dimenticarsi di essere un'esperienza VR, che deve assecondare alcune necessità come la batteria del visore e/o la difficoltà delle persone di indossare per lungo tempo il caschetto. Per questo motivo, infatti, i livelli non sono mai troppo lunghi e possono essere portati a termine in poco meno di un'ora, nel caso si decida di esplorarli a fondo. Una longevità ben studiata, che dimostra la competenza raggiunta dagli sviluppatori in questo linguaggio.

Poter spegnere le varie candele con un soffio è qualcosa di estremamente soddisfacente e immersivo
Poter spegnere le varie candele con un soffio è qualcosa di estremamente soddisfacente e immersivo

Segnaliamo, infine, l'interessante possibilità di attivare il microfono in partita. Questo non per parlare con gli altri giocatori, bensì per rendere ancora più immersiva l'esperienza, dato che le guardie reagiranno così a ogni nostro minimo suono. In più, come ciliegina sulla torta, è possibile spegnere le candele sparse per la mappa con un soffio, tornando poi rapidamente nell'ombra ed evitando che i nostri avversari ci vedano. Una piccola chicca, ma che contribuisce a rendere l'esperienza davvero avvolgente.

Motion Sickness ne abbiamo?

Sono ormai diversi anni che gli sviluppatori dei titoli VR prestano particolare attenzione alla questione del Motion Sickness. Dopotutto nessuno vuole dare vita a un titolo che rischi di far vomitare, letteralmente, il proprio pubblico. I ragazzi di Maze Theory non sono ovviamente da meno e in Thief VR: Legacy of Shadow hanno deciso di introdurre tutti i classici sistemi di prevenzione della nausea. Dalla tipologia di movimento, all'angolo e alla velocità di rotazione, passando per l'ormai consolidata vignettatura durante le azioni più concitate.

Nonostante queste accortezze, però, ammettiamo di aver provato del leggero fastidio durante alcune sessioni particolarmente intense. Il motivo è forse da ricercare nel movimento ondulatorio del personaggio e nel design parzialmente frastagliato di alcuni bordi, che sembrano rendere determinati elementi più fluidi e meno statici. Nulla toglie, però, che si tratti di un'esperienza estremamente soggettiva, che potrebbe non intaccare tutti i giocatori.

Lo stile che ti aspetti

Da un punto di vista puramente tecnico, su Meta Quest 3 Thief VR: Legacy of Shadow è un'opera gradevole da vedere, pur senza far gridare al miracolo. I modelli tridimensionali dei personaggi fanno il loro dovere ed è evidente che gli sviluppatori abbiano studiato il materiale di partenza. Questo non toglie, però, che mese dopo mese i titoli VR risultino sempre più esteticamente antiquati. Un "problema" aggirabile con una cifra stilistica cartoon, ma che purtroppo soffre molto quando si preferisce una grafica più realistica.

Nonostante qualche problema tecnico, Thief VR: Legacy of Shadow è davvero piacevole da vedere
Nonostante qualche problema tecnico, Thief VR: Legacy of Shadow è davvero piacevole da vedere

Gli amanti della saga saranno inoltre felici di sapere che Stephen Russell è tornato a interpretare lo storico protagonista Garrett, riprendendosi il suo ruolo dopo l'assenza nel titolo del 2014. Un dettaglio che abbiamo apprezzato, che si aggiunge al generale buon lavoro nel doppiaggio da parte di tutti gli altri personaggi. Sottotono, invece, il lavoro fatto nella spazialità dei suoni, che non riescono a diffondersi correttamente in alcune aree. Dimenticabile, infine, la colonna sonora, che funge da buon tappeto musicale, ma che non riesce a rimanere impressa in testa una volta spento il caschetto.

Conclusioni

Versione testata Meta Quest
Digital Delivery Sito Ufficiale
Prezzo 29,99 €
Multiplayer.it
7.5
Lettori (7)
7.6
Il tuo voto

Thief VR: Legacy of Shadow è un buon capitolo della serie e un discreto videogioco per la realtà virtuale. Il "problema" è che l'opera di Maze Theory è esattamente quello che tutti ci aspettavamo. Il team londinese ha preso il suo know how sulla realtà virtuale e lo ha declinato nel mondo di Thief, senza però cercare di fare il grande salto. La VR, e di conseguenza i suoi utenti, non hanno bisogno in questo momento di un nuovo titolo dalle meccaniche ormai consolidate. Hanno bisogno di nuove emozioni. Di qualcosa che renda giustizia a un lessico dal potenziale sconfinato, ma che da troppi anni fatica a spiccare il volo. Negli ultimi tempi, com'è possibile vedere dalle nostre recensioni dei titoli VR, il punto di forza dei giochi per la realtà virtuale sono gli universi nei quali sono ambientati. È evidente che, alla lunga, questo si traduca in un'incapacità da parte degli sviluppatori di dare vita a qualcosa di memorabile attraverso il puro e semplice gameplay. Qualcosa che faccia venire voglia di indossare un Meta Quest 3 anche a coloro che non sono fan del personaggio dei fumetti o del brand videoludico del passato di turno. In ogni caso, se amate Thief, le avventure di Magpie vi sapranno affascinare e intrattenere. Se, invece, non siete fan della saga, vi troverete comunque tra le mani un buon gioco stealth fatto di misteri, furti e magia nera. Vorremmo che il risultato finale fosse stato ancora migliore? Non lo nascondiamo. Ci siamo comunque divertiti durante le nostre sessioni di gioco? Senza dubbio.

PRO

  • Atmosfera decadente e affascinante
  • Le meccaniche di gioco funzionano sin da subito
  • Level Design vario e appagante

CONTRO

  • La trama non stupisce per complessità e/o tematiche
  • IA avversaria poco convincente
  • Nulla in grado di trasmettere l'effetto "WOW" che meriterebbe la realtà virtuale