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GTA killer: i 10 giochi che hanno sfidato Rockstar (e vorremmo rivedere)

Da True Crime a Sleeping Dogs, passando per Mafia e Watch Dogs: ripercorriamo i migliori "GTA killer" della storia dei videogiochi e perché vorremmo rivederli.

SPECIALE di Diego Trovarelli   —   11/07/2026
Just Cause

Il mercato dei videogiochi open world a sfondo criminale ha sempre vissuto all'ombra di un unico, imbattibile sovrano: Grand Theft Auto. Da quando la saga di Rockstar ha compiuto il leggendario salto tridimensionale nei primi anni duemila, la concorrenza ha infatti cercato a più riprese di decodificare la sua formula magica del successo, ma senza mai metterne davvero a repentaglio la leadership.

I cosiddetti "GTA killer", quelle produzioni che miravano a spodestare il re dal suo trono o, quantomeno, a rubargli una fetta consistente di pubblico, in certi casi si sono rivelati un buco nell'acqua, è vero, ma in altri ci hanno regalato esperienze a loro modo memorabili. Ed è per questo che qui abbiamo deciso di raccoglierne dieci: alcuni che ci piacerebbe rivedere presto; altri, che speriamo continuino a tenere duro di fronte a sua maestà GTA.

True Crime

Nel lontano 2003, lo studio di sviluppo Luxoflux decise che era giunto il momento di rispondere al dominio di Rockstar affrontando l'open world urbano da una prospettiva differente. True Crime: Streets of L.A. metteva il giocatore dalla parte della legge e lo proiettava in un'impressionante riproduzione di una Los Angeles mappata con precisione incredibile.

Il protagonista di True Crime: Streets of L.A. è il poliziotto Nick Kang
Il protagonista di True Crime: Streets of L.A. è il poliziotto Nick Kang

La trama seguiva le vicende di Nick Kang, un detective del LAPD dai metodi decisamente poco ortodossi, sospeso dal servizio e successivamente richiamato in azione per investigare su una serie di crimini legati alla Triade cinese e alla temibile mafia russa.

Il gameplay si configurava come un calderone ricchissimo che univa la guida spericolata a un sistema di combattimento corpo a corpo profondo ispirato direttamente ai migliori film di arti marziali di Hong Kong; il tutto, intervallato da sparatorie coreografiche con tanto di doppia pistola d'ordinanza.

Una delle caratteristiche più celebrate della produzione era il sistema di moralità dinamico che distingueva il comportamento del giocatore in base alle sue azioni, catalogandolo come poliziotto buono o poliziotto cattivo; una scelta, questa, che modificava l'atteggiamento dei cittadini nei nostri confronti e che sbloccava persino finali differenti.

True Crime: New York City spostava l'azione dall'altra parte degli USA
True Crime: New York City spostava l'azione dall'altra parte degli USA

Il successo commerciale del gioco portò all'uscita, nel 2005, del seguito, True Crime: New York City, che spostò l'azione criminale nella Grande Mela seguendo le peripezie dell'ex criminale diventato poliziotto Marcus Reed e introducendo una gestione ancora più complessa e stratificata dei reati casuali e della perquisizione attiva dei sospetti.

Rivedere oggi questo storico franchise significherebbe riabbracciare un open world poliziesco crudo, dinamico e privo di peli sulla lingua, che manca sugli scaffali da troppo tempo.

Scarface: The World is Yours

Se esiste un titolo che può essere considerato lo spin-off ideale di GTA: Vice City, quello è senza dubbio Scarface: The World is Yours, pubblicato nell'autunno del 2006 e sviluppato dai canadesi di Radical Entertainment.

In Scarface: The World is Yours ce n'era di caos da scatenare
In Scarface: The World is Yours ce n'era di caos da scatenare

Basato sul capolavoro intramontabile di Brian De Palma, il gioco compiva un'operazione narrativa audace quanto sfacciata, modificando la tragica conclusione del film per permettere a Tony Montana di sopravvivere al sanguinoso assalto alla sua sontuosa villa di Miami.

Ferito nell'orgoglio e nel corpo, ma deciso più che mai a riprendersi tutto, Tony si ritrova così privato del suo immenso impero finanziario e del suo potere territoriale, costretto a nascondersi e a ricominciare da zero per consumare la sua spietata vendetta contro Alejandro Sosa.

Oltre a guidare splendide auto d'epoca e a ingaggiare furiose sparatorie con le gang rivali, il giocatore era chiamato a gestire un autentico impero della droga, acquistando attività commerciali di facciata per riciclare denaro sporco e contrattando i prezzi della cocaina con i distributori.

In questa storyline alternativa Tony Montana è sopravvissuto
In questa storyline alternativa Tony Montana è sopravvissuto

Questo titolo di ottima fattura non ha solo cercato di imitare la ricetta di Rockstar, ma ha arricchito la struttura classica dell'open world urbano con una profonda componente gestionale, che catturava perfettamente l'essenza del mito cinematografico a cui si ispirava.

Il Padrino

Nello stesso anno di Scarface: The World is Yours, anche Electronic Arts decise di scendere nell'arena dei giochi d'azione a mondo aperto con un'artiglieria pesante senza precedenti, dimostrando e dichiarando l'ambizione di voler sottrarre a Rockstar lo scettro del genere.

Con Il Padrino EA lanciò una grande sfida a GTA
Con Il Padrino EA lanciò una grande sfida a GTA

Per raggiungere questo obiettivo, la compagnia acquisì i diritti di una delle pellicole più importanti e venerate della storia del cinema, dando vita a Il Padrino, titolo sviluppato internamente da EA Redwood Shores. Nei toni generali, la produzione si manteneva più vicina alla filosofia realistica della serie Mafia rispetto a quella fortemente satirica e scanzonata di GTA, ma la sua imponente struttura ludica gridava sfida aperta al lavoro di Rockstar in ogni singola schermata.

La storia introduceva l'inedito personaggio di Aldo Trapani, un giovane di umili origini che, per vendicare la morte del padre, entrava a far parte della prestigiosa famiglia Corleone e scalava rapidamente i ranghi del potere mafioso nella New York degli anni quaranta.

Il taglio de Il Padrino era squisitamente cinematografico
Il taglio de Il Padrino era squisitamente cinematografico

L'indiscusso punto di forza del gameplay risiedeva nel brillante sistema di estorsione, che permetteva al giocatore di spaventare i negozianti newyorkesi distruggendo le loro merci o picchiandoli al fine di farsi pagare la protezione.

Questo racket commerciale, l'acquisizione di attività illegali per i nostri loschi affari e la lotta alle famiglie mafiose concorrenti sorreggevano un progetto che nel 2009 ricevette anche un sequel, Il Padrino II, e che oggi speriamo possa tornare in auge.

Saints Row

Nel 2006 vide però la luce anche un'attesissima esclusiva per la neonata Xbox 360: il primo capitolo di Saints Row, il prodotto che forse più di tutti gli altri apparve come un clone dichiaratamente modellato sullo stile di Grand Theft Auto.

La trama principale raccontava le movimentate vicende di un protagonista completamente personalizzabile nell'aspetto, che veniva salvato da una violenta sparatoria da Julius Little, capo della banda dei Third Street Saints.

Col passare degli anni la serie Saints Row ha finito per virare verso l'eccesso
Col passare degli anni la serie Saints Row ha finito per virare verso l'eccesso

Il protagonista entrava così a far parte della gang, che mirava a farsi rispettare nella caotica città di Stilwater e, nonostante le pesanti e innegabili somiglianze con GTA San Andreas, il titolo aveva dalla sua una buona sceneggiatura e un gameplay che garantiva ore di sano divertimento.

In tutto questo, a distinguersi era una realizzazione tecnica di tutto rispetto, che faceva da sfondo a una nutrita serie di attività - anche facoltative - da portare a compimento per poter accedere a vari capitoli della storia. Soltanto con i capitoli successivi la serie avrebbe sviluppato una propria identità votata all'anarchia, ma quel memorabile primo episodio resta un esempio lampante di come si possa competere a testa alta con i mostri sacri.

Just Cause

Quando il capostipite della serie Just Cause fece il suo debutto sul mercato - indovinate un po'? Nel 2006 - grazie ad Avalanche Studios, l'etichetta di potenziale sfidante di GTA gli venne subito affibbiata d'ufficio dalla stampa internazionale e dai giocatori di tutto il mondo. Ma sebbene gli sviluppatori svedesi non avessero mai espresso l'intenzione di voler rivaleggiare con Rockstar, il titolo che aveva come protagonista indiscusso il carismatico Rico Rodriguez divertiva, anche al netto di un gameplay alquanto approssimativo.

La serie Just Cause ha sempre fatto dell'esagerazione il proprio fiore all'occhiello
La serie Just Cause ha sempre fatto dell'esagerazione il proprio fiore all'occhiello

L'obiettivo di minare il potere di sanguinari dittatori per favorire le rivolte popolari aveva il suo bel fascino, e per fare questo l'opera si appoggiava su una spettacolarità e su una libertà di azione e distruzione davvero massicce.

Grazie alla combinazione tra il celebre rampino retrattile, un paracadute "ricaricabile" e poi una stilosa tuta alare, nei capitoli successivi la serie ha puntato sempre di più sulle acrobazie impossibili e sulle esplosioni a catena ad alto impatto visivo, abbandonando qualsiasi pretesa di realismo a favore dell'esagerazione più pura.

La serie è in stand-by dal 2018, anno di uscita di Just Cause 4, ma agganciare i nemici a bombole di gas per farli volare via e dirottare caccia militari in volo sarebbe gustoso ancora oggi, non nascondiamoci.

Sleeping Dogs

Sviluppato da United Front Games e pubblicato da Square Enix, Sleeping Dogs fu un piccolo fenomeno che esplose nel 2012 nato dalle ceneri del cancellato True Crime: Hong Kong.

Il giocatore impersonava Wei Shen, poliziotto sotto copertura della polizia di Hong Kong incaricato di infiltrarsi nella spietata organizzazione criminale della Triade Sun On Yee, che si trovava però combattuto tra il proprio senso del dovere e il profondo legame fraterno che iniziava a stringere con i membri della malavita.

È un peccato che il marchio Sleeping Dogs sia fermo da così tanto tempo
È un peccato che il marchio Sleeping Dogs sia fermo da così tanto tempo

Anziché sulle armi da fuoco, il gameplay si focalizzava su un sistema di combattimento corpo a corpo fluido e comprensibilmente ispirato alle coreografie del cinema d'azione orientale, arricchito da una gran quantità di interazioni ambientali che permettevano di eliminare i nemici nei modi più brutali.

La suggestiva riproduzione di Hong Kong, dai quartieri alti ai bassifondi, unita a frenetici inseguimenti automobilistici ha reso Sleeping Dogs un piccolo cult, la cui assenza dal mercato attuale pesa come un macigno nel cuore degli appassionati.

LEGO City Undercover

Il mondo degli open world urbani non è fatto solo di violenza esplicita e sparatorie sanguinose, e a dimostrarlo ci ha pensato TT Fusion nel 2013 con il suo LEGO City Undercover, inizialmente pubblicato come una delle esclusive di punta per la sfortunata Wii U.

Il titolo si presentava come una coloratissima versione adatta a tutta la famiglia della collaudata formula open world poliziesca, intrisa di humour e ricchissima di citazioni cinematografiche pensate appositamente per intrattenere il pubblico adulto.

LEGO City Undercover debuttò come esclusiva Wii U
LEGO City Undercover debuttò come esclusiva Wii U

Il protagonista era il detective Chase McCain, richiamato d'urgenza a LEGO City per dare la caccia al pericoloso criminale evaso Rex Fury e smantellare così una volta per tutte i suoi loschi piani di conquista della metropoli.

L'esperienza riprendeva la classica struttura a esplorazione libera, ma la declinava abilmente attraverso la caratteristica meccanica dei travestimenti utilizzabili, ognuno dotato di abilità uniche, indispensabili per superare ostacoli ed enigmi ambientali sparsi per la mappa.

LEGO City Undercover era una simpaticissima declinazione dell'open world urbano a misura di famiglia
LEGO City Undercover era una simpaticissima declinazione dell'open world urbano a misura di famiglia

Chase poteva infatti vestire i panni del ladro per scassinare porte blindate, del minatore per distruggere rocce a colpi di piccone, mentre nella sua divisa standard da poliziotto aveva facoltà di leggere gli indizi con il suo scanner e di usare una pistola rampino.

La città era insomma un immenso parco giochi fatto di mattoncini pieno di segreti da scoprire e ha dimostrato come la formula ludica resa celebre da Rockstar potesse essere reinterpretata con freschezza e intelligenza.

Watch Dogs

Nel periodo immediatamente successivo all'uscita di GTA V, Ubisoft diede in pasto al mercato il suo tentativo di golpe, che però spostava il focus dell'esperienza sull'hacking e sulla tecnologia. Il risultato? Molto buono, ma forse inferiore alle aspettative generate da un battage pubblicitario senza precedenti.

Aiden Pearce si muoveva in una Chicago iperconnessa
Aiden Pearce si muoveva in una Chicago iperconnessa

Watch Dogs, infatti, era il dichiarato guanto di sfida lanciato dalla casa francese allo strapotere di Rockstar; un'avventura che ruotava attorno alle nuove e inquietanti frontiere tecnologiche e al controllo totale delle informazioni sensibili in un mondo iperconnesso e vulnerabile.

La storia era ambientata in una versione alternativa della città di Chicago, gestita in ogni suo aspetto dal sistema operativo ctOS, e seguiva Aiden Pearce, un hacker brillante ma mosso da un desiderio di vendetta privata per la tragica morte della sua nipotina, causata da un attentato fallito ordito contro di lui da misteriosi sicari.

Oltre ad apprezzabili elementi stealth, il gameplay si faceva forte di un sistema di interazione ambientale rivoluzionario, gestito interamente tramite lo smartphone del protagonista, che poteva innescare diversivi e ostacoli per i nemici con un semplice click.

In Watch Dogs era possibile fare qualsiasi cosa con lo smartphone
In Watch Dogs era possibile fare qualsiasi cosa con lo smartphone

Il giocatore aveva poi la facoltà di spiare indisturbato le vite private e i conti bancari dei passanti grazie al profiling digitale costante; uno scenario che gettava importanti ombre tematiche sul valore della privacy nella nostra quotidianità.

Watch Dogs ha indubbiamente portato una ventata di aria fresca concettuale, tanto da meritarsi ben due sequel; una ventata che sarebbe bello veder riproposta oggi con quella stessa atmosfera thriller e cospirazionistica delle origini.

Mafia

Il duello tra GTA e Mafia, di fatto, è inesistente, perché la serie nata nel lontano 2002 grazie allo studio ceco Illusion Softworks ha sempre rifiutato il confronto, scegliendo di giocare su un altro campo: quello dell'ambientazione storica. Tuttavia, tra i marchi associati nel tempo a un'ipotetica sfida con il colosso di Rockstar, Mafia è quello che si è dimostrato il più longevo e solido, essendosi ritagliato una buona fetta di estimatori grazie alla pubblicazione di un buon numero di episodi.

Mafia II si concentrava sui guai di Vito Scaletta una volta tornato dalla guerra
Mafia II si concentrava sui guai di Vito Scaletta una volta tornato dalla guerra

Il tono ha davvero poco a che spartire con GTA, perché il brand ha sempre preferito di gran lunga una visione artistica basata sul rigore storico, sul realismo simulativo e su una narrazione fortemente cinematografica e lineare, che utilizzava la città aperta semplicemente come un suggestivo palcoscenico per le vicende dei protagonisti.

Attraverso le indimenticabili storie di Tommy Angelo nella Lost Heaven degli anni trenta, di Vito Scaletta nella Empire Bay del dopoguerra e di Lincoln Clay nella New Bordeaux degli anni sessanta, la serie ha saputo raccontare l'ascesa e l'inevitabile caduta morale all'interno della criminalità organizzata americana con una scrittura matura e una drammaticità artistica encomiabile.

Il gameplay ha sempre rispecchiato fedelmente questo approccio compassato introducendo ad esempio elementi come la necessità di rispettare i limiti di velocità una volta in auto, ed è proprio questa grande solidità concettuale ad aver conferito alla saga una propria identità ben definita.

L'ultima iterazione del franchise è freschissima, quel Terra Madre datato 2025 che ci ha catapultati in Sicilia agli inizi del '900 e che tuttavia non ha accontentato tutti; speriamo dunque che la serie torni a splendere il prima possibile.

MindsEye

MindsEye è il caso di potenziale "GTA killer" più recente, sebbene gli sviluppatori di Build a Rocket Boy abbiano dichiarato senza mezzi termini che la loro opera non ha mai avuto alcuna velleità in questo senso. E dopo averci giocato abbiamo anche capito il perché.

In MindsEye non si salva davvero nulla
In MindsEye non si salva davvero nulla

Eppure le premesse per fare bene ci sarebbero pure state, se non altro per il prestigioso coinvolgimento di Leslie Benzies nel progetto, storico produttore dietro ai successi planetari dei vari Grand Theft Auto e di Red Dead Redemption.

Va da sé che questa illustre firma ha portato l'opinione pubblica a etichettare istantaneamente il gioco come avversario e magari killer designato del franchise di Rockstar; peccato solo che la situazione sia precipitata in un attimo, e questo a causa di un'infinità di problemi tecnici che hanno fatto da contorno a un open world vuoto e tutt'altro che interessante.

Ambientato nella futuristica metropoli di Redrock, il titolo ci mette al comando di Jacob Diaz, ex soldato dotato di un impianto neurale che lo tormenta con ricordi frammentati, ma tutto questo non è comunque bastato a salvare la produzione dal baratro in cui è precipitata.

Alla sua uscita, MindsEye era falcidiato dai problemi tecnici
Alla sua uscita, MindsEye era falcidiato dai problemi tecnici

Tra dialoghi scritti in modo davvero pessimo, dei combattimenti noiosi e un mondo di gioco dimenticabile, nulla si è infatti salvato dall'insufficienza, e speriamo che il suo tonfo serva almeno a indicare la strada da non imboccare agli altri sviluppatori.

È vero, forse abbiamo barato un po' nella premessa, perché augurarsi di rivedere in qualche modo il marchio MindsEye sui nostri schermi è molto difficile, ma, come si suol dire, chiunque è ben accetto; anche se Leslie Benzies avrà parecchio da farsi perdonare.

Come detto, Grand Theft Auto ha tracciato il cammino e molti emuli lo hanno seguito; quali sono secondo voi quelli che hanno interpretato nel modo migliore questa veste?

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