La maledizione del top player 56

Il calcio è il gioco più bello al mondo! E quello virtuale?

SPECIALE di Rosario Salatiello   —   19/02/2013

Negli ultimi anni il mondo del calcio ha vissuto una situazione in cui il Barcellona ha dominato ampiamente sia in Spagna che in Europa, imponendo la propria filosofia di gioco, il cosiddetto tiki-taka. Tutto questo potendo contare allo stesso tempo su stelle di altissimo livello nella propria rosa, in grado di formare quella che è a ragione ritenuta una delle squadre più forti della storia del calcio. Anche gli altri, per forza di cose, non sono stati a guardare e, complice l'arrivo di grandi capitali dalle tasche di magnati vari, si sono formati altri team di superstar. Basti pensare a squadre come Real Madrid, Manchester City e così via, fino ad arrivare al

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Ad averci i soldi dell'emiro...

Paris Saint-Germain, in grado di assicurarsi in una sola estate gente come Ibrahimovic, Thiago Silva e Lavezzi, come i tifosi di Milan e Napoli dolorosamente sanno. Nulla di nuovo per carità, se vogliamo lo stesso Milan 20 anni fa è stato padrone della scena più o meno allo stesso modo, come altri ancora prima di lui. Ma di sicuro leggendo la concentrazione di fuoriclasse nelle formazioni attuali delle squadre sopra citate, in altri tempi si sarebbe pensato di trovarsi all'interno di un videogioco, piuttosto che nella realtà. Un mondo, quello videoludico, che ha sempre dimostrato di gradire il pallone: dai classici Kick Off e Sensible Soccer agli attuali FIFA e Pro Evolution Soccer, passando per lo sterminato elenco di altri titoli dedicati al calcio apparsi nel corso della storia del videogioco. Ma di fronte a una situazione del mondo reale come quella appena descritta, come si sono evoluti i titoli calcistici? Insieme a un immancabile progresso dal punto di vista tecnico, la simulazione ha saputo avvicinarsi alla realtà? A queste e ad altre domande cercheremo di rispondere con questo approfondimento dedicato al calcio virtuale.

La sindrome del "precostruito"

Impact Engine, Personality+, Player Trait e altri nomi altisonanti sono quelli che negli ultimi anni gli sviluppatori delle principali simulazioni di calcio hanno sbandierato ai quattro venti, dando così un nome al crescente numero di variabili messe in gioco per gestire le partite effettuate con il joypad in mano. Una serie di parametri che ha indubbiamente reso i match virtuali più simili a quelli della realtà, anche grazie al supporto di una grafica sempre più realistica unita alla rimozione degli ormai famigerati binari. Il punto, però, è un altro: alla lunga i calciatori più forti sono stati riprodotti all'interno dei giochi in modo da rispecchiare perfettamente le abilità delle loro controparti reali, mettendo in mano ai giocatori dei veri e propri fenomeni, per controllare i quali a volte è necessario muovere appena la leva del pad così da assistere a un trick uscito da chissà dove.

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Dategli un pallone, farà tutto lui.

Mosse scriptate quindi, al punto da meritarsi la definizione di "precostruito", scherzosamente usata da chi scrive per sminuire la reale abilità altrui durante le serate di gioco con gli amici. Se una volta il singolo campione era il fiore all'occhiello di una squadra "normale" e per vedere un team pieno di stelle occorreva fare ricorso alle nazionali, quasi fossero un diversivo, adesso la sensazione è diventata quella di non avere scampo nell'essere subordinati agli a precise scelte e script, a discapito della reale abilità di ognuno. Una sensazione che aumenta a dismisura quando si controllano squadre come il Barcellona e simili, al punto che nelle partite online i giocatori che scelgono tali dream team vengono spesso accusati dagli altri di non saper giocare. Non a caso, nelle ultime edizioni di FIFA e PES gli sviluppatori hanno cercato di porre rimedio a questo problema, se così possiamo chiamarlo, facendo in modo che squadre dello stesso livello vadano a scontrarsi con altre a loro simili imponendo parametri sempre più restrittivi. Un sistema che però non funziona in modo infallibile, mettendo spesso il giocatore nella situazione di ritrovarsi con un team minore a confronto di una schiacciasassi e con la frustrante scelta tra il passare per codardi e ammazzare il proprio orgoglio lasciando il match, oppure rassegnarsi ad andare incontro a una probabile sconfitta. Provate poi a entrare in una room di EA Sports Arena, per vedere come la voglia di scommettere i vostri euro in partite del genere passi dopo appena due match disputati contro i soliti noti...

E la realtà?

Chi segue il calcio nel mondo reale sa bene che la presenza di tante prime donne in una squadra non sempre decreta la vittoria, e che anzi i cosiddetti gregari hanno storicamente fatto parte delle formazioni vincenti. Quello che ancora manca nel calcio virtuale è la simulazione di quel mix di lavoro duro, gioco di squadra e un pizzico di fortuna, che può portare gli sfavoriti a sovvertire i pronostici anche nel più classico dei testacoda, dato per scontato alla vigilia. Non a caso, con FIFA 13 e la sua pubblicizzata imprevedibilità, EA Sports ha dimostrato di aver quantomeno capito quale possa essere la strada da intraprendere per inserire tali elementi all'interno del gioco, riuscendoci però solo in parte. Da non dimenticare poi le emozioni, di cui il calcio reale vive dentro e fuori dal campo, grazie alle quali assistiamo ogni settimana alle gesta del portiere che non è conosciuto come un fenomeno, ma dopo due parate si esalta e diventa una saracinesca per 90 minuti, del difensore che dopo due interventi indovinati prende fiducia e non fa passare più nessuno, ma anche in senso negativo del bomber da 30 gol a stagione che dopo due occasioni mangiate in una partita non la mette dentro neanche a porta vuota.

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Le care vecchie frecce di PES.

Sono esempi, per carità, sicuramente più facili da descrivere che da mettere con tutte le loro sfaccettature all'interno di un videogioco. Detto questo, ci siamo poi noi giocatori: che cosa vogliamo veramente? I siti web specializzati sono pieni di polemiche e teorie al limite del cospirazionismo sulla presenza celata del cosiddetto momentum all'interno delle simulazioni calcistiche, elemento con il quale la CPU influenzerebbe in modo poco chiaro le prestazioni delle squadre. Discussioni che al di là della loro fondatezza dimostrano come non tutti quanti vogliano la stessa cosa da un gioco di calcio. Inserire il livello di morale come componente attiva in un titolo sportivo non sarebbe neanche una novità, ma alla luce di quanto appena detto il sistema avrebbe come imperativo quello di non risultare artificioso: forse troppo, per lo stato attuale dell'arte. Cosa potrebbero fare dunque gli sviluppatori più nell'immediato? Un'idea di facile attuazione è legata ai controlli di gioco: eliminare (o almeno smettere d'impostare di default) tiri e passaggi di tipo automatico, compresa la loro forza, rimpiazzando tali impostazioni con il livello semiautomatico, permetterebbe di vedere delle partite più equilibrate. Match dove quantomeno per tirare un missile teleguidato con Ibrahimovic sia richiesta un po' di abilità aggiuntiva rispetto al semplice premere un bottone. Restando in tema di controlli, nella stessa direzione è piaciuta l'introduzione della difesa tattica da parte di EA Sports, se vogliamo a dimostrazione della necessità di un intervento più deciso sulle possibilità date al giocatore. Da prendere in seria considerazione anche lo stato di forma nella singola partita, visto nella serie Pro Evolution Soccer e stranamente non introdotto nemmeno negli ultimi FIFA.

Domani è un altro giorno?

Pur avendo ottenuto evidenti progressi, l'attuale generazione di simulazioni calcistiche per diverse persone ha fallito nell'offrire quello che ogni domenica ci tiene attaccati alla televisione. Quel misto di elementi che abbiamo descritto e che in larga parte ancora latitano nel calcio virtuale. Contemporaneamente, anche i titoli dedicati allo sport più bello del mondo sono stati coinvolti da quell'approccio più morbido che publisher e sviluppatori hanno messo in atto di pari passo con la massificazione del videogioco, portando i titoli attuali a essere (con le dovute proporzioni) lontani dalla difficoltà del vecchio Kick Off. Un bene o un male? Lasciamo a voi la decisione finale, ma la speranza è che, con la prossima generazione di console ormai alle porte, i videogiochi di calcio sappiano compiere quel passo evolutivo che è diventato lecito aspettarsi dopo aver sconfitto la piaga dei binari, coniugando le novità che auspicabilmente arriveranno con le esigenze dei giocatori più navigati, forse un po' bistrattati negli ultimi tempi dopo essere stati per anni e anni lo zoccolo duro del pubblico di questo genere di videogame. Buone partite a tutti.