Assassin's Creed Valhalla: il ruolo della donna nella cultura vichinga 106

Assassin's Creed Valhalla ci permette di scegliere il sesso del nostro protagonista, una decisione che ha lasciato qualche perplessità: vediamo quindi più da vicino quale fosse ruolo della donna nella cultura vichinga

SPECIALE di Alessandra Borgonovo   —   18/05/2020

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Come già successo con Assassin's Creed Odyssey, anche in Assassin's Creed Valhalla sarà possibile scegliere il sesso del nostro protagonista: a differenza del gioco precedente, però, dove Kassandra e Alexios erano due personaggi ben distinti, il nuovo capitolo della saga ne prevede uno solo. Perciò, una volta scelto se giocare nei panni di Eivor uomo o donna, non aspettiamoci di trovare la sua controparte nel corso dell'avventura. Eccoci tornare dunque al protagonista storico unico che ha caratterizzato la serie dagli esordi (fatta una piccola eccezione per Assassin's Creed Syndicate con i gemelle Jacob ed Evie Frye), sebbene con una leggera variazione: quella, appunto, del sesso. Non è una differenza da poco ma gli sviluppatori hanno assicurato che entrambe le storie avranno perfettamente senso di esistere.

Com'era tutto sommato lecito aspettarsi - considerata la protesta montata attorno a Odyssey per la questione di uno spartano senza il suo distintivo scudo, salvo poi scoprire che Alexios o Kassandra erano mercenari - anche in questo caso non sono mancate le polemiche: Eivor donna, infatti, non è da ritenersi una figura storicamente accurata. Fermo restando che senza la visione a tutto tondo della storia di Assassin's Creed Valhalla non è possibile muovere giudizi così definitivi, abbiamo deciso di fare chiarezza sulla figura della donna nella cultura vichinga: c'è ben più da sapere di quanto si pensi.

La donna (non) è vichinga

La prima domanda da porsi non è quale fosse il suo ruolo nella società, bensì se la donna vichinga sia mai esistita. Grammaticalmente parlando, no: come nota Judith Jesch, autrice di "Women in the Viking Age" (1991), la parola norrena "vikingar" si applica soltanto agli uomini, di solito quelli che salpavano dalla Scandinavia per adoperarsi tanto nei commerci quanto nelle incursioni in Gran Bretagna, Europa e Oriente tra l'800 e il 1100 d.C. Ci fu chi tra loro arrivò a stabilirsi in queste regioni, tanto che si sono scoperte colonie scandinave nel Nord Atlantico (Isole Faroe, Islanda Groenlandia). Sebbene siano passati alla storia come feroci guerrieri e brutali predoni, i vichinghi come già detto erano anche abili commercianti che stabilirono rotte commerciali in tutto il mondo conosciuto. Formarono insediamenti, fondarono città (per esempio Dublino) e lasciarono un impatto persistente sulle lingue e le culture locali dei luoghi dove sbarcarono con le loro dreki.

Finezze lessicali a parte, però, è sbagliato pensare che questo abbia tenuto la donna in disparte: laddove una precedente ricerca aveva teorizzato che questi viaggi per mare fossero intrapresi da gruppi solo maschili, uno studio più recente racconta una versione diversa. Pubblicato nel 2014 sulla rivista scientifica Philosophical Transactions of the Royal Society B, ha dimostrato attraverso lo studio del DNA mitocondriale come le donne norrene, di fatto, seguirono i propri uomini nelle migrazioni in Inghilterra, nelle Isole Orcadi e Shetland e in Islanda, ed ebbero un "ruolo molto importante nei processi di migrazione e assimilazione". Denominato "Mitochondrial DNA Variation in the Viking Age Population of Norway", lo studio ha condotto i ricercatori ad analizzare dozzine di scheletri dai 950 ai 1.200 anni, recuperati in Norvegia tra il 1880 e la metà degli anni '80. Esaminando i denti e sezionando pezzi di osso, si sono potuti estrarre alcuni campioni di DNA mitocondriale, proprio appunto dei mitocondri, trasmissibile nella quasi totalità da madre a figlio: confrontandolo con quello di oltre 5mila persone provenienti da Norvegia, Gran Bretagna, Islanda e altri paesi europei, è emerso che il DNA materno degli antichi vichinghi si è dimostrato particolarmente simile a quello degli attuali abitanti dell'Islanda, nonché delle solitarie Isole Shetland e Orcadi a nord della Scozia. Questo conferma che, sebbene a livello lessicale le donne vichinghe non esistano, in termini storici hanno preso parte alle migrazioni dell'Era Vichinga, diventando un tassello essenziale nella colonizzazione di alcuni territori. Adesso non ci rimane che capire il loro ruolo nella società.

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Nella vita di tutti i giorni

Come molte civiltà tradizionali, la società vichinga in patria e all'estero era di base dominata dagli uomini: cacciavano, combattevano, commerciavano e coltivavano, mentre la vita delle donne era incentrata sulla cucina, la cura della casa e la crescita dei figli. La maggior parte delle sepolture vichinghe trovate dagli archeologi riflettono questi ruoli di genere: gli uomini erano di solito sepolti con armi e strumenti e le donne con oggetti di uso domestico, ricami e gioielli. Detto ciò, le donne godevano di un insolito grado di libertà per l'epoca. Potevano possedere proprietà, richiedere il divorzio e persino reclamare le loro doti se i loro matrimoni fossero finiti. Diventavano spose tra i dodici e i quindici anni e le famiglie negoziavano per organizzare questi matrimoni, degli accordi in cui la donna aveva voce in capitolo. Se voleva divorziare, doveva chiamare testimoni a casa e al letto matrimoniale, dove avrebbe dichiarato il divorzio dal marito. Nel contratto matrimoniale era in genere riportata la suddivisione dei beni in caso la coppia avesse divorziato.

Sebbene l'uomo fosse il "sovrano" della casa, la donna svolgeva un ruolo attivo nella gestione del marito e della famiglia: le donne norrene avevano piena autorità nella sfera domestica, soprattutto se i mariti erano assenti. Quando partiva per un viaggio, lungo o breve che fosse, l'uomo consegnava le chiavi di casa alla sposa con una cerimonia pubblica, atta a testimoniare che da quel momento aveva l'assoluta responsabilità di amministrarla fino al suo ritorno. Quelle chiavi si aggiungevano al mazzo che, in quanto donna sposata, ella già portava con sé e chiudevano le casse in cui erano custoditi i beni più preziosi della famiglia. Se l'uomo fosse morto, sua moglie avrebbe assunto questo ruolo su base permanente, amministrando da sé la fattoria di famiglia o l'attività commerciale. Diverse donne dell'era vichinga vennero sepolte con questi mazzi di chiavi che testimoniavano il loro ruolo e potere.

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Alcune donne hanno raggiunto uno status piuttosto elevato. Una delle più grandi sepolture mai trovate in Scandinavia da quel periodo appartiene alla "regina" di Oseberg, una donna che fu sepolta in una nave sontuosamente decorata insieme a numerosi preziosi beni tombali nell'834 d.C. Nel tardo IX secolo, Aud la Saggia, secondogenita dell'hersir norvegese Ketil Bjǫrnsson nelle Ebridi (isole al largo della Scozia settentrionale), sposò Olaf il Bianco - chiamato re di Dublino nell'853. Quando marito e figlio morirono, Aud non si attenne alla tradizione che la voleva come capofamiglia, organizzò invece un viaggio in nave per se stessa e i suoi nipoti in Islanda, dove divenne una dei coloni più importanti. La figura della donna nella cultura vichinga regala dunque molte sorprese ma c'è un dubbio ancora irrisolto: erano guerriere?

Votate alle armi

Sebbene ci siano ben pochi documenti storici che menzionano il ruolo delle donne nei conflitti vichinghi, lo storico di epoca bizantina Johannes Skylitzes registrò donne che combatterono con i vichinghi varangiani in una battaglia contro i bulgari nel 971 d.C. - la Guardia variaga (o dei Vareghi) era la guardia reale dell'imperatore bizantino, che mosse guerra verso i bulgari in un conflitto ricordato come Invasione di Svjatoslav della Bulgaria. Inoltre, lo storico danese del XII secolo Saxo Grammaticus scrisse delle cosiddette skjaldmær (fanciulla-dello-scudo), donne che avevano scelto di votarsi alla guerra, e che circa trecento di queste lottarono nella Battaglia di Brávellir a metà dell'ottavo secolo: si tratta di uno scontro leggendario descritto nelle saghe norrene la cui veridicità è ancora fonte di dibattito. Nella sua famosa opera Gesta Danorum, Saxo scrisse della skjaldmær più famosa passata alla storia, Lagertha, che combatté a fianco del famoso Ragnar Lothbrok in una battaglia contro gli svedesi, e lo colpì così tanto con il suo coraggio che egli la chiese in sposa. La maggior parte di ciò che sappiamo oggi in merito alle donne guerriere nell'era vichinga deriva da opere letterarie, tra cui le saghe romantiche che Saxo ha indicato tra le sue fonti. Sommando la prevalenza di suddette leggende, i maggiori diritti, lo status e il potere di cui godevano, pare molto probabile che le donne nella società vichinga occasionalmente prendessero le armi e combattessero, specie se qualcuno minacciava loro, le loro famiglie o le loro proprietà. Aud la Saggia potrebbe non essere stata un esempio di guerriera, per quanto ne sappiamo, ma getta le basi perché un personaggio come Eivor donna risulti quantomeno plausibile: il resto ce lo dirà la storia di Assassin's Creed Valhalla e il panorama storico-culturale che Ubisoft, questo glielo dobbiamo, è sempre stata maestra nel riproporci.

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