Days Gone e la magia dell’Oregon selvaggio 22

Magnetico, antico, mistico, misterioso, oscuro quando la luna non riesce a bucarne i rami e iridescente nel momento in cui il sole appena sveglio incendia le punte delle più alte e silenziose conifere. L'Oregon di Days Gone.

SPECIALE di Francesco Serino —   09/05/2019

Lo stato dell'Oregon di Days Gone è chiaramente parte integrante dell'immenso fascino di quest'ultima esclusiva PlayStation, capace di nascondere, svelare e illuminarsi di vedute strabilianti. Abeti e pini si danno il cambio lungo il parallelo, aprendosi raggianti per far posto a enormi specchi d'acqua ancora incontaminata, L'Oregon è tra i dieci Stati degli Usa più grandi, eppure la popolazione non va oltre i quattro milioni di abitanti, ovvero poco più della sola città di Roma. Con occhi Europei, sembra difficile immaginare un posto che, oltre ad essere cosi vasto e poco popolato, includa al suo interno cosi tanti diversi ecosistemi. Qui è possibile trovare foreste come quelle che dipingono le prime ore di Days Gone, deserti, catene montuose di oltre tremila metri e zone infiammate da vulcani. A dar vita e nome a uno Stato dove oltre il 60% della superficie è coperta da alberi, ci pensa il fiume Columbia, lo stesso che i francesi chiamavano ouragan, uragano, divenuto poi Oregon.

Alberi che danzano

Posizionato sulla costa occidentale degli Stati Uniti, a nord della California, l'Oregon è, nonostante le non rare nevicate, un luogo dal clima piuttosto mite. Anche per questo, in passato, venne abitato da un gran numero di tribù indiane come i Bannock, i Chasta, i Kalapuya, che naturalmente hanno lasciato ben più di una traccia e di una leggenda, da riscoprire oggi per ridar vita ai morti, o per far crollare il cielo sotto i colpi di agghiaccianti cantilene ancestrali. Non c'è posto migliore di un paradiso in terra da trasformare nel peggiore degli inferni. Anche David Lynch lo ha fatto spesso nei suoi disturbanti lavori, da Twin Peaks che nel setting non è poi così dissimile dal gioco Bend Studios, alla scintillante quanto satanica Hollywood di Mulholland Drive. Ma la trama di Days Gone si adatta estremamente bene all'ambientazione scelta perché, proprio come i diversi avamposti che popolano il gioco, l'Oregon è oggi un punto nevralgico per secessionisti di ogni credo politico. Forse è un caso, o forse no: con Days Gone, Bend Studios sembra quasi voler comunicare che l'unica scusa per dividersi è un ritorno forzato al passato, proprio come quello che avviene nel gioco.

Mistica bellezza

La bellezza mistica dell'Oregon non funziona soltanto in Days Gone, ma dà prova di sé in un altro gioco molto famoso per la sua onirica ambientazione: Life is Strange. L'avventura dei francesi Dontnod trae buona parte del suo innegabile fascino proprio dall'Oregon in cui prendono vita i suoi personaggi. Anche qui il tempo sembra fermarsi, anzi non sembra: si ferma e si riavvolge più volte con il rischio di far collassare l'intero continuum, seguendo miti che non hanno radici se non quelle che aleggiano nell'atmosfera rarefatta della baia. L'Oregon è stato scelto anche per Before the Storm, Captain Spirit e Life is Strange 2.

Negli stessi luoghi sono ambientate anche altre avventure, tutte permeate dalla stessa magia che, così forte, è in grado nel caso limite The Bureau: Xcom Declassified persino di tenere in piedi un progetto nato già fallimentare, proprio come quello 2K. Anche il bellissimo Gone Home è ambientato in Oregon, ma qui il setting si accontenta di rimanere alla finestra, letteralmente, riuscendo comunque a infilarsi nella casa puzzle del gioco grazie alle sue tipiche atmosfere. Una versione più particolare di questa intrigante area degli Stati Uniti fa da sfondo al secondo Fallout, il meraviglioso gioco di ruolo isometrico finito poi nelle mani di Bethesda. Tra l'Oregon e Washington, quindi poco più a nord, è ambientato Alan Wake, gioco di Remedy che nonostante i suoi grossi limiti è proprio grazie alle sue ululanti foreste - in alcuni casi così simili a mani protese verso il cielo - che oggi tutti ne sognano un seguito. Sfondando le barriere geopolitiche, proseguendo ancora un po' più su, verso l'Alberta, dove lo scenario è simile ma fa molto più freddo, troviamo infine Until Dawn, una delle esclusive PlayStation 4 che meriterebbe a nostro parere una maggiore considerazione da parte degli appassionati, anche a partire dallo scenario scelto dagli sviluppatori. E che dire poi di Red Dead Redemption 2? Anche il capolavoro Rockstar, con le Grizzlies, prova a riprodurre le bellezze incontaminate di questi luoghi.

Come abbiamo visto, Days Gone non è certo il primo a sfruttare le affascinanti cartoline che il nord ovest americano garantisce a chi ne sa sfruttare le particolarità, ma è comunque il primo a portarle in vetta alle classifiche di mezzo mondo. Speriamo che questo sia solo l'inizio perché riscoprire territori poco battuti, almeno videoludicamente parlando, è importante come tutto il resto: la trama, i personaggi, il gameplay. Che sia forse è arrivato il momento di un remake anche per The Oregon Trail, il seminale rogue like del 1971 utilizzato per molti anni nelle scuole statunitensi per insegnare la dura vita dei migranti in viaggio verso ovest?