Iwata, Nintendo tre anni dalla sua scomparsa 39

Sono passati tre anni dalla morte di Satoru Iwata: quanto ci manca, e perché sarà insostituibile

SPECIALE di Alessandro Bacchetta   —   11/07/2018

Oggi è l'undici luglio 2018, il che significa che sono passati tre anni esatti dalla morte di Satoru Iwata, il quarto presidente Nintendo. Prima di ricordarne i meriti, non secondariamente quelli emersi dopo la scomparsa, è necessario ribadire quanto questa tragedia abbia turbato profondamente chiunque abbia amato, o rispettato, la società kyotese: basterebbe questo per far capire cosa rappresentasse Iwata per il mondo Nintendo. Bambini che lasciano disegni di Mario al Nintendo Store di New York, genitori che depongono fiori, i migliaia di tributi che sono emersi online, sotto forma di disegni o lettere: è stata una scomparsa vissuta a livello personale. Questo perché Iwata era una persona eccezionale, affabile, ma soprattutto era un presidente che amava il suo lavoro e rappresentava in toto l'azienda che guidava: quei disegni con la sua ascesa al cielo, circondato da Mario, Yoshi o Link, dei disegni in equilibrio tra il commovente e il patetico, con Iwata (a differenza che con Yamauchi, ben più altero e distaccato) non risultavano ridicoli. Ha lavorato fino alla notte prima del decesso che, ve lo rammentiamo, è arrivato dopo un rapido tracollo, a un anno dall'intervento chirurgico.

Ricordiamo bene il momento in cui abbiamo ricevuto la notizia: il comunicato venne diffuso verso le due di notte (italiane) del 13 luglio 2015. La mattina dopo già si parlava di scrivere "l'articolo su Iwata", e chi ancora non era a conoscenza del triste evento fu colto da un orrendo sospetto, che Google impiegò pochi secondi a confermare. È stato come perdere un conoscente: immaginiamo che molti di voi abbiano provato la stessa sensazione, e che in maniera simile si ricordino quando e come hanno appreso la notizia. Iwata aveva solo cinquantacinque anni: era destinato a guidare Nintendo per tanto tempo ancora.

Anche Switch è un suo successo

Quell'articolo su Iwata poi è uscito il giorno stesso, e lì potete leggere nel dettaglio cosa ha fatto per Nintendo, conoscere le tappe della sua carriera. Ha studiato informatica all'università di Tokyo, per poi - avversando il parere della famiglia - entrare in HAL. È sempre stato affascinato dai videogiochi, e ha desiderato crearli ben prima che in Giappone spopolassero: aveva la sensazione che potessero essere "qualcosa di grosso". Aveva ragione, ovviamente. Assieme al suo grande talento da programmatore emersero le capacità analitiche e gestionali, tanto che venne scelto per risanare la crisi finanziaria in cui, a inizio anni '90, HAL si trovava. Sapete tutti com'è andata, e infatti nel 2000 Yamauchi lo inserì nel consiglio di amministrazione Nintendo, per poi promuoverlo suo successore nel 2002, all'alba dell'era GameCube/Game Boy Advance. Iwata è stato il primo presidente dell'azienda a non appartenere alla famiglia Yamauchi, e la cosa divertente è che quando venne convocato dal suo predecessore, in procinto di comunicargli il passaggio di consegne, era convinto che sarebbe stato licenziato.

Sulla sua presidenza ci sono idee contrastanti, ha alternato l'enorme successo dell'epoca Wii/DS ai problematici Wii U/3DS: quando Iwata è morto le azioni Nintendo avevano lo stesso valore del 2002, quando iniziò a guidare l'azienda, ma ha lasciato una disponibilità di fondi ben superiore. Ha lasciato soprattutto, e qui arriviamo al punto principale dell'articolo, NX. Non potevamo sapere se la nuova piattaforma sarebbe stata un successo, ma una cosa l'avevamo intuita già nel 2015: Iwata aveva le idee molto chiare a riguardo, e di solito quando Nintendo ha le idee chiare, e quando viene da un insuccesso (le due cose sono stranamente legate), crea qualcosa di eccezionale. Lasciando da parte la qualità di Nintendo Switch, che in questo contesto poco ci interessa, è indubbio che sia stato un successo. Ed è un successo elaborato da Iwata, un successo che ha comportato la ristrutturazione dell'intera azienda: Kimishima è stato uno splendido esecutore, Furukawa avrà il compito di progettare il futuro, ma quello che Nintendo ha fatto tra il 2015 e il 2018, periodo che ha visto la sua rinascita (che ha stupito molti), è stato pianificato da Satoru Iwata. Paradossalmente l'epoca GameCube/Game Boy Advance, pur portata avanti sotto la sua presidenza, lo riguarda molto meno di quella attuale.

Ha garantito un futuro a Nintendo

Come scrivevamo poc'anzi, Nintendo Switch ha rappresentato il risultato di un processo molto lungo, volto a garantire un futuro (potenzialmente) florido a Nintendo. Iwata ha investito tanto in questo ambito, ma i danari non sono stati spesi invano. Aveva capito, visto il poco personale creativo, e vista la volontà di non ampliarlo per non minare l'eccezionalità del talento, che la scissione tra i team interni, la divisione tra lo sviluppo software e quello hardware, ma ancora di più la differenziazione tra dimensione fissa e portatile di Nintendo, erano tutte caratteristiche da superare. Perciò ha voluto costruire un nuovo edificio a Kyoto, una nuova sede in cui annidare tutto il personale creativo, che adesso opera in sinergia, e con estrema flessibilità; il vecchio palazzo è ancora in uso, e lì si prendono tutte le decisioni che esulano dalla creazione di videogiochi in senso stretto.

Questo è stato un cambiamento epocale, ma ancora più visionaria è stata la volontà di comprendere - e trasmettere - il DNA dell'azienda: Iwata sapeva benissimo che (purtroppo) Miyamoto non è eterno, e sapeva altrettanto bene che il suo modus operandi non solo è importante per Nintendo, ma in un certo senso è Nintendo. Perciò ha permesso al maestro, che ha sempre tenuto in massima considerazione, e per cui non ha mai manifestato la minima traccia di invidia, di lavorare a stretto contatto coi giovani. Non è un caso che spesso gli sviluppatori descrivano un loro prodotto, o una loro idea, come "very Nintendo"; o che Iwata abbia definito l'intero progetto NX come una soluzione "Nintendo-like" alla situazione in cui si trovavano. Un atteggiamento del genere è autoreferenziale e apparentemente supponente, ma esplicita l'importanza che Iwata ha dato a ciò che, in un processo creativo, rappresenta la parte più importante per catalizzare il talento: il metodo. Il modo in cui Miyamoto lavora, come pensa, è ormai diffuso in tutta l'azienda, anche tra i più giovani. E questo è vero fin dall'inizio dell'era SNES: la differenza tra oggi ed allora è che Iwata ha voluto perpetuare questa situazione anche deponendo Miyamoto dal ruolo di direttore creativo. In sostanza si lavora sempre allo stesso modo, ma prima il maestro supervisionava tutto, adesso no. Iwata sapeva che Miyamoto è speciale, e ha preparato Nintendo al suo graduale ritiro. Tuttavia, forse non immaginava del tutto quanto lui stesso fosse speciale. E probabilmente insostituibile. Non è escluso che in futuro qualcuno possa divenire un CEO migliore di lui; ma difficilmente avrà un passato da sviluppatore, difficilmente sarà così innamorato dei videogiochi, difficilmente conoscerà Nintendo meglio di lui. Era il presidente della società, e allo stesso tempo un giocatore. Era uno di noi.