Chi se lo scorda il debutto di No Man's Sky? Promesse infrante, bug, un senso generale di smarrimento. Ieri come oggi, mi beccai improperi da ogni direzione: venduto, maledetto, incosciente, ignorante. Nemmeno a Hello Games fecero sconti: "sono scappati con i soldi", "truffatori", "rettiliani!".
Quel mese fu davvero ricco di polemiche e a nulla servì spiegare che dietro le promesse infrante c'era un potenziale infinito. È vero che Sean Murray giocò sporco, ma non credo lo abbia fatto con cattiveria, né con la volontà di fregare gli utenti, altrimenti sarebbe davvero sparito. Più che bugie, le sue erano mezze verità su un gioco che cambiava forma e portata praticamente ogni settimana, incontrando ostacoli lungo il cammino.
Il vero errore fu ricoprire un ruolo, quello delle pubbliche relazioni, senza averne le capacità, pensando che non fosse così diverso dal gestire titoli come Joe Danger. Ma No Man's Sky non è Joe Danger e ce lo dimostra la sua longevità.
Ampio come un oceano
Appena venne presentato, il pubblico perse la testa: No Man's Sky a quel punto poteva essere tutto o niente, ma era già dotato di un fascino irresistibile che, unito allo show messo in piedi da Sony, detonò nella mente degli appassionati, trascinandoli in uno stato di amore cieco.
Il mio problema o, a seconda dei punti di vista, la mia fortuna è che conosco molto bene il mondo dei giochi ambientati nello spazio: sapevo che, al pubblico generalista, anche No Man's Sky, come molti altri titoli che promettono libertà totale tra le stelle, sarebbe apparso largo come un oceano, ma profondo come una pozzanghera. È un'analogia che si sente ripetere da sempre: l'hanno usata per Elite di David Braben, per Freelancer, per X4 e inevitabilmente è toccata anche al gioco di Hello Games, che più di altri ha debuttato praticamente senza una struttura ludica ben delineata.
Mentre il mondo riversava il suo odio su No Man's Sky e Hello Games, io, in silenzio, mi immergevo nella sua proceduralità iridescente, rimanendone completamente estasiato.
Captain Blood
Privo del rigore simulativo di Elite, delle mille attività di X4, dei dogfight alla Wing Commander e di una trama degna di questi nomi, cosa rimaneva da salvare di quel No Man's Sky primordiale? Il suo lato più introspettivo, ai confini del lisergico e i numerosi collegamenti a un gioco che, da piccolissimo, mi colpì più di quanto avrebbe dovuto: Captain Blood per Atari ST.
Uscito nel 1988, questo titolo francese, tradotto persino in italiano su Amiga, presentava caratteristiche sorprendentemente simili a quelle che avremmo poi ritrovato in No Man's Sky, al punto da rendere difficile credere che non abbia in qualche modo influenzato Hello Games. Entrambi i giochi propongono idiomi alieni da apprendere giocando, una grafica acida e sognante, una galassia sterminata e diversa a ogni partita, un protagonista clonato più volte e una colonna sonora firmata da maestri dell'elettronica: Jean-Michel Jarre per Captain Blood, i 65daysofstatic per No Man's Sky.
Lo ammetto e forse non sono il solo: il No Man's Sky originale, ripulito dai bug, per certi versi mi sarebbe bastato.
Xeno Arena
A differenza di quanto molti ricordano, non ci volle poi molto perché No Man's Sky iniziasse a prendere forma. Tre mesi dopo il debutto, nel novembre 2016, arrivò il primo grande aggiornamento, Foundation, e da lì in poi gli aggiornamenti si susseguirono con cadenza regolare, introducendo ogni volta nuove e importanti caratteristiche di gioco.
Inutile ripercorrere qui, per l'ennesima volta, l'intera storia del titolo sulla quale ho già versato fin troppi caratteri. Meglio guardare al presente: un gioco che, contro ogni previsione iniziale, si prepara a festeggiare il suo decimo anniversario. Un traguardo che Hello Games ha deciso di celebrare con un'ultima espansione, solo in ordine cronologico, nuovamente capace di sorprendere.
Chi avrebbe mai immaginato che, dopo oltre trenta espansioni gratuite e dieci lunghissimi anni, No Man's Sky avrebbe ricevuto il suo primo contenuto competitivo? Ancora più sorprendente è scoprire che questo nuovo elemento di gameplay non ha nulla a che vedere con le battaglie spaziali, ma introduce meccaniche di "monster taming" alla Pokémon o Digimon, in modo sorprendentemente efficace.
L'espansione gratuita Xeno Arena aggiunge tornei organizzati dalle tre razze del gioco, sfide giornaliere e medaglie da collezionare; permette inoltre di modificare geneticamente le creature, che ora sviluppano abilità diverse in base al clima e alla specie di appartenenza. Non è un'aggiunta marginale, ma una nuova meccanica capace di risucchiarti per centinaia di ore proprio quando pensavi di aver già dato tutto.
Cloni infiniti
Con oltre millecinquecento ore di gioco alle spalle, anche io sono un viaggiatore, anzi lo sono da prima ancora di diventarlo davvero, visto che le prime cinquanta ore volarono via con la versione più acerba di No Man's Sky.
Ho viaggiato tra le stelle portandomi la console al mare, mentre la mia famiglia era riunita in giardino; mentre la persona che amo dormiva al mio fianco; mentre mia figlia riposava sul mio petto; mentre immaginavo un futuro migliore di quello in cui ci troviamo oggi.
In questi dieci anni, No Man's Sky è diventato parte della mia vita. Nei suoi server persistono centinaia di tracce del mio passaggio: pianeti rinominati, creature scoperte, basi costruite nella roccia o sospese tra le nuvole. Durante una partita ho persino disseminato scorci interessanti con versi della Divina Commedia di Dante Alighieri, chissà se qualcuno si è mai imbattuto in quei frammenti.
Mi piace ricominciare ogni volta da capo. Del resto, la trama stessa di No Man's Sky ruota proprio attorno a questo.
Verso l’infinito…
È incredibile che, dopo oltre trenta espansioni, il futuro di No Man's Sky appaia ancora così vivo, così promettente. Nonostante Hello Games sia al lavoro su Light No Fire, lo studio ha scelto intelligentemente di usare il suo titolo di punta come banco di prova per nuove tecnologie, continuando a immettervi una sorprendente linfa vitale.
A ben vedere, anche il suo disastroso debutto ha finito per generare qualcosa di positivo, contribuendo ad alzare l'asticella qualitativa del panorama indipendente e permettendo a milioni di persone di perdersi e forse ritrovarsi tra stelle che non esistono.