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Resident Evil Requiem, come se la cava il gioco Capcom su PC?

Su PC, l'avventura horror di Capcom gira da paura anche su hardware non di ultimissima generazione, pur con qualche compromesso.

SPECIALE di Lorenzo Kobe Fazio   —   02/03/2026
Il primo piano di Grace Ashcroft, protagonista di Resident Evil Requiem
Resident Evil Requiem
Resident Evil Requiem
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Il RE Engine, che ha esordito sul mercato nel 2017 con Resident Evil 7: Biohazard, in tutti questi anni di onorato servizio ha dimostrato un'invidiabile malleabilità. Dalle gigantesche distese di Dragon's Dogma 2, agli scenari più lineari e contenuti del remake di Resident Evil 2; dai colorati e morbidi modelli poligonali di Street Fighter 6, alla ferrea e ricchissima bidimensionalità di Ghost Trick: Detective Fantasma; da produzioni artisticamente ricercate come Kunitsu-Gami: Path of the Goddess, all'aggiornamento di vecchie glorie del passato, con Onimusha 2: Samurai's Destiny che ne è un buon esempio in questo senso; non si può certo dire che Capcom non abbia sfruttato intensivamente la sua creatura.

Non sempre le cose sono andate nel migliore dei modi, beninteso. Monster Hunter Wilds è stato criticato per un comparto estetico e tecnico non particolarmente esaltante, per usare un eufemismo, fulgido esempio di come il RE Engine fatichi dannatamente con alcuni tipi di open-world, mentre si trovi più a suo agio nel gestire ambientazioni contenute, ma generose di dettagli e straripanti di effetti.

Resident Evil Requiem, qui c'è la nostra recensione, era atteso da molti come un banco di prova. Un esame determinante per un motore grafico a cui era richiesto non un semplice sforzo per rendere onore ad uno dei prodotti di punta del publisher nipponico, quanto un'ulteriore e definitiva dimostrazione della sua proverbiale malleabilità adattandosi, questa volta, a più configurazioni PC possibile, senza per questo mortificare il raffinato lavoro di level design, scenografia e regia messo in piedi dagli artisti di Capcom.

La missione, dopo la nostra prova, non può che dirsi pienamente riuscita, anche a fronte della partnership con NVIDIA che ha messo a disposizione del gioco praticamente tutte le migliori tecnologie disponibili per le schede grafiche di ultima generazione (e non) della casa californiana.

Le tecnologie a disposizione per scatenare l’orrore

Partiamo da un presupposto fondamentale. Resident Evil Requiem può fare faville su configurazioni estreme, ma si adatta piuttosto bene anche su PC ben più umili e datati. I requisiti minimi, facilmente reperibili su Steam, testimoniano proprio una situazione del genere includendo nella lista schede video come la GeForce GTX 1660 o la Radeon RX 5500 XT ed esplicitando la necessità di essere equipaggiati di almeno 16 GB di RAM, un valore non così esorbitante per chi utilizza il computer anche in ottica gaming. Sulla carta, pur trattandosi di un tripla A che punta forte anche sull'aspetto estetico, Capcom ha insomma incluso virtualmente una fetta piuttosto ampia di utenti PC.
L'inclusività non guarda solo al basso, tuttavia. La già citata collaborazione con NVIDIA, difatti, ha portato in dote tutto il set di tecnologie ormai rodato della casa californiana, garantendo un colpo d'occhio strepitoso per chi ha l'hardware per permetterselo. In questo senso, fortunatamente, l'operato degli sviluppatori di Capcom si è mosso nella direzione dell'ottimizzazione, in modo da permettere anche alle configurazioni più modeste una resa soddisfacente e, soprattutto, in linea con la visione degli artisti.

Tanto per cominciare, Resident Evil Requiem vanta il pieno supporto al ray-tracing e, soprattutto, al path tracing, ovvero due tecniche di rendering (la seconda più raffinata della prima) che consentono di simulare la propagazione della luce nello spazio e di come questa si rifletta sulle varie superfici. Nelle prove effettuate, anche con il ray-tracing disattivato permangono parte dei riflessi sulle superfici metalliche, così come non viene completamente a mancare la profondità di campo garantita dai fasci di luce che si fanno strada attraverso le finestre, o l'inquietante danza di ombre che dona vivacità alle schermate in cui l'oscurità fa da padrona quasi incontrastata.

La miglioria più evidente apportata dal ray-tracing e path tracing consiste nella gestione del riflesso dei personaggi del gioco su vetri, specchi e altre superfici riflettenti
La miglioria più evidente apportata dal ray-tracing e path tracing consiste nella gestione del riflesso dei personaggi del gioco su vetri, specchi e altre superfici riflettenti

Attivando il ray-tracing, naturalmente, a guadagnarne innanzitutto è la profondità visiva, con riflessi convincenti, vivi, che includono anche pozzanghere, asfalto, altre superfici che altrimenti assorbirebbero completamente la luce. Con il path tracing, infine, si raggiunge un livello di realismo a tratti stupefacente, ulteriore incremento visivo realmente godibile solo in 4K, dove è più semplice ammirare l'occlusione ambientale anche sulle superfici più contenute e sui dettagli più distanti dal punto di vista dell'avatar.

L'utilizzo di questa tecnologia avanzata rende giustizia alle scenografie di Resident Evil Requiem, con un gioco di luci e ombre che incrementa a dismisura l'ansia, la tensione, il senso di oppressione che certe ambientazioni vogliono trasmettere nel videogiocatore. In questo senso, gioca ovviamente un ruolo fondamentale anche il Ray Reconstruction, attivo già con il meno performante ray-tracing. Questo denoiser che sfrutta l'IA, elimina quasi completamente il rumore dell'immagine e qualsiasi artificio legato al ghosting.

L'occlusione ambientale e la gestione delle ombre sono in grado di arricchire enormemente le ambientazioni del gioco
L'occlusione ambientale e la gestione delle ombre sono in grado di arricchire enormemente le ambientazioni del gioco

Naturalmente, il path tracing ha anche un ovvio rovescio della medaglia: affatica moltissimo non solo la GPU, ma anche la CPU, rendendolo di fatto attivabile solo negli hardware più performanti, oppure rinunciando ad altri orpelli estetici o abbassando la definizione ad un più che onorevole full HD, sebbene, come dicevamo poco sopra, le migliorie apportate dal path tracing diventino meno tangibili rinunciando al 4K.

In aiuto delle configurazioni più datate, ma anche di quelle più performanti come diremo in seguito, giunge in aiuto il DLSS. Da una parte, infatti, il DLSS attenua l'impatto di tutti gli effetti attivati su GPU e CPU. In modalità performance, al netto di una lieve perdita di dettagli, viene garantita una fluidità generale stabile in ogni situazione di gioco, senza per questo rinunciare al path tracing, o al ray-tracing, e al lavoro in combinazione con il Ray Reconstruction.

In 4K e con il path tracing attivo, Resident Evil Requiem ci mette appena due secondi per lasciare di stucco
In 4K e con il path tracing attivo, Resident Evil Requiem ci mette appena due secondi per lasciare di stucco

Dall'altra, invece, contando su schede grafiche di ultima generazione, il DLSS in modalità qualità è in grado non solo di mantenere alto il livello di dettaglio globale, ma di garantire una fluidità che si aggira intorno ai 100fps anche in 4K. Se a tutto questo, infine, ci si aggiunge anche il supporto al DLAA, che si occupa di eliminare drasticamente l'anti-aliasing, avrete un quadro globale destinato certamente ad uso esclusivo di pochissimi, dal momento che soprattutto il DLAA pesa moltissimo sulla CPU, ma che dona un aspetto estetico a Resident Evil Requiem semplicemente stupefacente.

Non fosse già abbastanza, NVIDIA ha messo a disposizione anche il Multi Frame Generation, esclusiva per le schede grafiche della generazione RTX 50. Si tratta di una tecnologia che non tutti apprezzano, dal momento che incrementa la latenza. Eppure, dati alla mano, vista anche la natura non competitiva del gioco, chi ne ha la possibilità non dovrebbe pensarci due volte ad attivarla. In 4K, una RTX 5090 può fornire 280fps con una latenza entro i 40 millisecondi. In QHD il frame rate schizza a 388fps, con una latenza inferiore ai 35 millisecondi. In full HD, infine, si può raggiungere l'assurda cifra di 458fps con meno di 30 millisecondi di latenza. Dati che comprovano l'efficienza del Multi Frame Generation applicato a Resident Evil Requiem.

Soprattutto l'utilizzo del ray-tracing e del path tracing è fondamentale per permettere alla scenografia del gioco di esprimersi in tutto il suo splendore
Soprattutto l'utilizzo del ray-tracing e del path tracing è fondamentale per permettere alla scenografia del gioco di esprimersi in tutto il suo splendore

Chi è equipaggiato di una scheda grafica RTX delle generazioni precedenti, 30 o 40 per intenderci, dovrà invece accontentarsi del frame generation garantito dal DLSS o dall'FSR. Attenzione però a quest'ultimo: l'incremento di FPS c'è, ma la latenza aumenta di conseguenza e in certi casi si fa proprio sentire, soprattutto nelle fasi più concitate con Leon, dove una certa rapidità con i comandi è necessaria.

Inoltre, come lasciato intendere sin dall'introduzione dell'articolo, il RE Engine, trovandosi a proprio agio con gli scenari contenuti del gioco, garantisce una stabilità globale invidiabile, con qualsiasi configurazione, con rarissimi tentennamenti e ancor meno crash già in questa fase di lancio, senza bisogno di alcuna patch.

A cosa rinunciare per un buon compromesso grafico?

Arrivati a questo punto, il discorso per chi è equipaggiato di una configurazione di ultima generazione diventa estremamente semplice. DLSS, Ray Reconstruction e path tracing, al servizio di una definizione in 4K, rendono Resident Evil Requiem un autentico spettacolo per gli occhi. Il tutto, tra l'altro, non si limita ad un comparto tecnico di prim'ordine, con pochissimi singhiozzi e, praticamente, nessuna problematica degna di nota da segnalare (non fosse per la questione dei driver di NVIDIA, che fortunatamente sembra già in via di risoluzione). Le tecnologie NVIDIA, difatti, lavorano in sinergia con una costruzione scenografica strepitosa, che fa sì che ogni raggio di luce e ogni ombra concorra ad incrementare la costante ansia e tensione che proverete vestendo i panni di Grace e Leon.

Ma cosa può fare, invece, chi non può contare su specifiche da capogiro?

I raggi di luce che si propagano dalla finestra, ma soprattutto il riflesso quasi perfetto di Grace sul vetro di fronte a lei: innegabilmente dover rinunciare al path tracing potrebbe essere un vero peccato
I raggi di luce che si propagano dalla finestra, ma soprattutto il riflesso quasi perfetto di Grace sul vetro di fronte a lei: innegabilmente dover rinunciare al path tracing potrebbe essere un vero peccato

Come lasciato intendere poco sopra, Resident Evil Requiem proprio non ci riesce ad apparire esteticamente sciatto. Anche rinunciando a buona parte dell'effettistica, settando tutti i parametri al ribasso, potrete comunque godervi uno spettacolo più che degno e sempre affascinante, anche per merito della già citata costruzione scenografica.

Tuttavia, ci sentiamo in obbligo di consigliarvi un compromesso figlio della nostra esperienza e degli esperimenti compiuti in questi giorni a partire da una CPU i9 di dodicesima generazione, una RTX 3090ti e 32GB di RAM, configurazione certamente di tutto rispetto, ma non esattamente di ultimo grido.

Anche il ray-tracing, tuttavia, se la cava alla grandissima
Anche il ray-tracing, tuttavia, se la cava alla grandissima

Innanzitutto, vi consigliamo di impostare il DLSS in modalità prestazioni. La perdita del dettaglio è minima, del tutto ininfluente se paragonata alla solidità del frame rate che vi garantirà questa impostazione. Secondariamente, andrà fatta una scelta: path tracing o 4K? Nella nostra prova, al massimo della definizione, il path tracing influiva e non poco sulla fluidità generale del gioco. Resident Evil Requiem era ampiamente godibile, ma non erano così rari i rallentamenti, soprattutto giocando con Leon dove la scena si riempie di nemici, a fronte di un frame rate mai troppo oltre i 30fps.

Dipende dalla vostra sensibilità in materia di fluidità, insomma, ma basta scegliere tra path tracing e 4K per raggiungere un compromesso assolutamente ideale. Il nostro consiglio, nello specifico, è quello di accontentarsi del ray-tracing che risulta perfettamente in grado di sopperire al desiderio di riflessi ed effetti luce in modo più che degno e soddisfacente. Il Full HD, difatti, per quanto anch'esso assolutamente onorevole, impasta fin troppo l'immagine, mortificando l'eventuale impatto dello stesso path tracing.

Anche optare per il QHD, al posto del 4K, potrebbe essere un buon compromesso per non rinunciare al path tracing
Anche optare per il QHD, al posto del 4K, potrebbe essere un buon compromesso per non rinunciare al path tracing

Se il vostro PC dovesse zoppicare comunque, pur rinunciando al 4K o alla gestione della luce più raffinata, potreste prendere qualche altro piccolo accorgimento che impatta solo superficialmente sulla resa dell'immagine. Per esempio, potreste impostare la qualità delle mesh su basso. Anche rinunciare a ombre estremamente definite diminuirà il carico su GPU e CPU in modo sensibile, a discapito di dettagli non così visibili in termini globali. Anche lesinare sulla qualità dei VFX può essere un compromesso utile a non affaticare troppo il PC. In ultima battuta, se doveste avere ancora problemi a far girare il gioco con una fluidità accettabile, potrete optare per diminuire la resa dei capelli di protagonisti e nemici. È un vero peccato, dal momento che i programmatori di Capcom sono riusciti a costruire acconciature e ciuffi dai movimenti e riflessi davvero credibili, ma potrebbe essere una rinuncia capace di far respirare a dovere CPU e GPU.