Satisfactory, il provato 32

Il provato di Satisfactory, un nuovo sandbox, gestionale con elementi survival in cui l'obiettivo è costruire fabbriche su di un pianeta incontaminato

PROVATO di Simone Tagliaferri   —   17/06/2020

Indice

Se avete giocato a un qualsiasi survival negli ultimi dieci anni è probabile che possiate già figurarvi il funzionamento generale di Satisfactory, di cui abbiamo avuto modo di provare la versione in Accesso Anticipato lanciata in questi giorni. Si tratta di un sandbox survival con elementi gestionali, giocabile da soli o in cooperativa in cui bisogna costruire delle fabbriche su di un incontaminato pianeta alieno, chiamato Massage 2(AB)b, per sfruttarne le risorse.

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Lì dove c'è il verde noi porteremo il grigio. Lì dove c'è la vita noi la stermineremo per erigere il nostro impero economico. Nemmeno i mari si salveranno dalla nostra furia espansionistica. Detta così sembra spietata... e in effetti lo è, considerando anche la connotazione completamente amorale alle nostre azioni.

In un certo senso lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali è il fulcro stesso del genere survival, vera e propria celebrazione del turbocapitalismo, quindi è inevitabile che sia così. Con Satisfactory, Coffee Stain è stata particolarmente brava a prendere tutti gli elementi tipici di una forma videoludica nota rendendoli al meglio, tanto che già in Accesso Anticipato lo vediamo benissimo come la nuova hit intorno alla quale si raccoglieranno tutti i fan dei vari Minecraft, Rust, Conan Exiles, Ark: Survival Evolved, Subnautica, Factorio e affini, che recentemente avevano faticato a trovare un nuovo videogioco che li soddisfacesse pienamente.

Meccaniche di gioco

La trama di Satisfactory è di una semplicità estrema: il giocatore veste i panni di un impiegato della multinazionale FICSIT e ha come obiettivo quello di estrarre le risorse di un pianeta molto ricco.

Per farlo deve costruire delle infrastrutture tali da garantirsi il costante approvvigionamento di materie prime, utili per espandere la fabbrica. La prima cosa da fare una volta sbarcati sul pianeta è di riciclare i materiali del nostro pod di sbarco, quindi possiamo iniziare ad andare in cerca di risorse seguendo le indicazioni del nostro scanner, che ci conduce in men che non si dica nel luogo dove recupereremo il materiale che darà il là ai nostri domini: il ferro.

Prima di costruire una piattaforma, che possiamo considerare il nucleo fondante della nostra fabbrica, è meglio guardarsi intorno per vedere se ci sono dei giacimenti nelle vicinanze, così da farci risparmiare tempo nelle prime fasi di gioco. Quindi possiamo avviare le danze. La piattaforma contiene inizialmente solo un banco da lavoro, con cui produrre semi-lavorati, una cassa, in cui mettere i materiali in eccesso, e una console di comando, da usare per espandere la piattaforma stessa. Si tratta di funzioni essenziali che ci daranno accesso a nuove strutture e a nuovi strumenti di lavoro, indispensabili per prosperare.

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Combattimento e sviluppo

Il pianeta su cui ci troviamo non è disabitato. La fauna locale non è molto amichevole con noi e tenterà in continuazione di renderci concime per le piante. Fortunatamente la FICSIT ci ha dotati di una tuta corazzata che ci protegge dai danni e di una specie di taser ad alto voltaggio con cui possiamo sterminare allegramente tutti gli oppositori del progresso, almeno quelli più piccoli. Più avanti nell'avventura avremo a disposizione anche delle altre armi, che andranno naturalmente costruite. In questo modo sarà possibile ripulire i siti di estrazione da presenze indesiderate e ottenere anche qualche materia prima interessante di natura animale.

Considerate però che il combattimento non è il fulcro di Satisfactory. Anzi, nella nostra esperienza si è rivelata essere un'attività secondaria, considerando il gameplay nel suo complesso. Molto più centrali sono l'esplorazione e l'automazione. La prima non crediamo che abbia bisogno di grosse spiegazioni: per ottenere le materie prime migliori bisogna cercarle, spesso allontanandosi anche di molto dalla nostra base operativa. La seconda invece possiamo definirla come un vero e proprio obiettivo implicito: il raggiungimento di un livello di sviluppo che ci consenta di rendere la fabbrica un sistema completamente autosufficiente.

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Ad esempio potremo creare dei trasporti su gomma o su rotaia che ci consentiranno di consegnare le materie prime direttamente nei nostri depositi, senza la necessità di andarle a prendere a mano (da notare che i veicoli sono tutti guidabili). Vi garantiamo che la rete di comunicazione tra i vari siti che si viene a creare è uno spettacolo di per sé.

Per raggiungere questo livello di autonomia della fabbrica si parla però di dover giocare per ore, visto che le varie strutture e infrastrutture andranno comunque costruire una a una e c'è sempre la ben studiata progressione da considerare. Da questo punto di vista Satisfactory è il classico titolo che può tenervi occupati per centinaia di ore senza che ve ne accorgiate, anche perché la sua parte migliore, nonché quella che gli dà un senso, è proprio la crescita fine a se stessa. Potrà sembrare un'assurdità, ma in verità non lo è affatto.

Sandbox

Il titolo di Coffee Stain non ha degli obiettivi veri e propri. Ossia, ce li ha, ma servono solo come presupposto per l'azione, tanto che a un certo punto si finisce per ignorarli.

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Ciò che conta è scorrere le centinaia di oggetti costruibili, assemblare le varie parti per dargli un aspetto unitario in linea con il nostro gusto, erigere l'ennesima rampa da far girare intorno alla fabbrica per il solo gusto di farlo e stare a guardare le macchine lavorare al nostro posto. Quando si riesce a padroneggiare il lato creativo di Satisfactory tutto il resto sfuma e diventa un surprlus. La versione Accesso Anticipato è di suo già molto ricca e consente di sbizzarrirsi nella creazione della fabbrica dei sogni. Volendo sarebbe potuta essere venduta come un gioco completo e non se ne sarebbe accorto nessuno.

Anche dal punto di vista tecnico siamo già su ottimi livelli. Il gioco ha qualche bug secondario, ma in generale fila liscio come l'olio e appare già ben ottimizzato. Massage 2(AB)b è formato di biomi molto differenti tra loro che offrono ognuno uno scenario unico in cui giocare. Anche le creature sono ben fatte, nei limiti di un titolo simile.

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Un'ultima nota la merita il supporto. Coffee Stain è una software house molto seria, quindi non c'era da dubitare che avrebbe continuato a sviluppare il gioco rimanendo in costante contatto con la comunità, cosa che sta regolarmente avvenendo. Aspettiamoci quindi un bel po' di nuovi contenuti nei mesi a venire.

Satisfactory può già ambire alla corona per il miglior survival gestionale sulla piazza, nonostante sia ancora in accesso anticipato. La sua formula non è nuova, ma è decisamente intrigante e, soprattutto, ben realizzata. Chi ama il genere e non vede l'ora di costruire, costruire e costruire, non guardi oltre e lo prenda anche in versione accesso anticipato. Non se ne pentirà.

CERTEZZE

  • Il gioco è già solidissimo e pieno di contenuti
  • Pochi bug, grande stabilità

DUBBI

  • La formula di gioco è quella dei survival, se vi ha stancato lasciatelo perdere