Le modifiche alle illustrazioni delle confezioni dei videogiochi giapponesi destinati al mercato estero sono tornate al centro di un'accesa e interessante discussione su X. A innescarla è stato Ollie Barder, residente nel Regno Unito, che ha fatto notare come la grafica delle versioni estere differisca in modo significativo da quella originale giapponese. Il suo intervento ha attirato le risposte di diversi addetti ai lavori.
Gli interventi sul tema
Tra questi c'è Yoshiki Okamoto, ex direttore esecutivo di Capcom, che ha raccontato la propria esperienza: alcune richieste da parte giapponese furono respinte perché l'attenzione era concentrata soprattutto sul mercato nordamericano. Il compositore Masakazu Sugimori ha invece difeso la posizione degli sviluppatori giapponesi, sottolineando la resistenza opposta a molte modifiche. Nel dibattito sono stati citati anche esempi storici, a partire dalla versione nordamericana di Mega Man del 1987. Il punto su cui si è tornati più volte è che a determinare le differenze siano state soprattutto le diverse sensibilità culturali e le condizioni di mercato, come del resto più volte analizzato nel corso degli anni, nonostante agli albori dell'industria la situazione fosse ben più confusa di oggi, vista anche la difficoltà dei diversi mercati di rapportarsi tra di loro.
Nella discussione è intervenuto anche Hideki Kamiya, che ha scritto due messaggi. Nel primo, pubblicato circa dodici ore prima dell'altro, ha ricordato un episodio già raccontato in passato: "Nella versione nordamericana di Resident Evil 2 hanno cambiato di loro iniziativa il logo del titolo sulla confezione... senza alcun preavviso. Quando ho visto su una rivista estera, o in una pubblicità, un logo di Resident Evil 2 che non avevo mai visto, sono rimasto senza parole". Kamiya ritiene che la decisione sia stata presa da qualcuno di Capcom of America, e aggiunge, con tono tra l'ironico e il polemico: "Chi è stato? Si faccia avanti subito".
Nel secondo messaggio, Kamiya è tornato sulla vicenda con parole più dure verso l'autore della discussione. Ha scritto: "Quindi, in sostanza, questa persona porta la propria esperienza personale e limitata come se fosse un fatto universale, la sostiene con toni perentori usando materiali di opere che non c'entrano con la questione e, quando le risponde chi conosce un altro lato dei fatti, non sa più tirarsi indietro e non riesce a scusarsi con sincerità, giusto?".