Character.AI ha presentato ieri richiesta di fallimento secondo il Chapter 11, la procedura statunitense che permette a un'azienda di ristrutturarsi sotto la supervisione di un tribunale. Nei documenti depositati la società indica attività e passività comprese, per ciascuna voce, tra i 50 e i 100 milioni di dollari.
Tra i soggetti interessati all'acquisto compare Disney, che ha aperto le offerte con 20 milioni di dollari. La cifra, però, non basterebbe ad assicurarsi l'app, ma darebbe diritto soltanto a una licenza non esclusiva su una parte della tecnologia. Il gruppo, inoltre, il mese scorso ha già assunto l'ex amministratore delegato di Character.AI e una parte del suo team tecnico.
Fuga dalle responsabilità
La vicenda è particolarmente rilevante non solo perché riguarda un'azienda IA, ma anche perché Google pagò circa 2,7 miliardi di dollari per ottenere una licenza sulla tecnologia dell'azienda e riportare al proprio interno i fondatori. In quell'operazione i primi investitori incassarono sulla base di una valutazione di circa 2,5 miliardi. Il cofondatore Noam Shazeer, secondo quanto riportato, avrebbe ricevuto una somma tra i 750 milioni e il miliardo di dollari. La società rimasta senza i suoi vertici ha mantenuto l'applicazione e, con essa, le cause legali legate ai suicidi di alcuni adolescenti.
Alcune delle famiglie coinvolte hanno raggiunto un accordo con Character.AI e Google a gennaio. Per le cause ancora aperte, però, il Chapter 11 comporta una sospensione: i ricorrenti dovranno attendere in coda insieme a tutti gli altri creditori di un'azienda che attualmente vale meno di 100 milioni di dollari.
Secondo hedgie.markets si tratterebbe di una manovra per evitare i costi legali, eludendo i controlli nel caso si fosse praticata una normale acquisizione. Il denaro e le persone confluiscono nella società più grande, mentre le responsabilità restano in una struttura ormai svuotata. Da qui la proposta: le autorità di regolamentazione dovrebbero trattare questi accordi come vere e proprie acquisizioni, in modo che la responsabilità segua i soldi. Finché ciò non accadrà, conclude, è probabile che altre startup dell'intelligenza artificiale facciano la stessa fine. Insomma, commettono dei crimini, spesso orrendi, e scappano tutelati dalla legge.
Il caso di Character.AI, in sostanza, mette in evidenza una questione che va oltre la singola azienda: che cosa accade a utenti, famiglie e creditori quando il valore di una società viene trasferito altrove prima che emergano i suoi costi legali? Per ora non è chiaro quale sarà l'esito della procedura né se Disney sarà l'unica a presentare un'offerta.